La corsa de L’Ora: docufilm su mafia e giornalismo - La Testata

La corsa de L’Ora: docufilm su mafia e giornalismo

Condividi l'articolo con i tuoi fan

Giovedì 29 novembre 2018, presso la Cineteca Sarda di Cagliari, si è svolta la proiezione di “La corsa de L’Ora”. Nato dalle abili mani di Andrea Bellia, il documentario racconta la fenomenale vicenda del quotidiano palermitano L’Ora nella lotta contro la mafia.

Il docufilm ripercorre la storia del giornale siciliano negli anni della direzione di Vittorio Nisticò, tra il 1954 e il 1975. In un clima di paura e omertà scatenato dal crescente potere della mafia sulla società italiana, il direttore Nisticò ha formato una squadra di intellettuali capaci di rivoluzionare il rapporto tra giornalismo e società. La redazione de L’Ora si scaglia contro i meccanismi di mutismo di cui la mafia si fa padrona e contrattacca avvalendosi dell’arma più pericolosa per le personalità malavitose: parlare di mafia.

Il regista porta sullo schermo una sequela di interviste realizzate con alcuni dei giornalisti che hanno trasformato il giornale in un punto di riferimento per chiunque fosse in cerca della verità; tra immagini storiche della Sicilia degli anni ‘50/’60/’70 e reperti delle incisive pubblicazioni de L’Ora, scorrono sullo schermo parole infuocate di denuncia sociale: “Pane e morte”, “Così uccide la mafia”. Questi anni segnano un momento storico per il nostro paese: per la prima volta in Italia si parla di mafia.

Vittorio Nisticò e i suoi collaboratori erano consapevoli del rischio notevole a cui si stavano esponendo e infatti le intimidazioni delle organizzazioni mafiose non tardarono ad arrivare. Il 19 ottobre del 1958 la sede de L’Ora fu devastata dall’esplosione di cinque chili di tritolo; l’attentato ebbe un forte impatto sulla società siciliana ma non riuscì a bloccare la battaglia intrapresa dal quotidiano, che ricominciò il suo lavoro più forte di prima.

Il documentario riporta fedelmente alcune delle citazioni più iconiche di Vittorio Nisticò rievocate da Pippo Delbono, che con la sua incredibile bravura riesce a interpretare un personaggio enigmatico come il direttore de L’Ora.

Il regista Bellia realizza il documentario spinto dalla volontà di raccontare la sua Sicilia “bella e ricca di forza”; l’incredibile potenza comunicativa del docufilm ha investito gli spettatori attirando numerosi consensi. Nel 2018, il film ha vinto il premio Nastro D’Argento nella sezione Documentari.

La conferenza di presentazione del film è stata introdotta da Francesco Birocchi, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Sardegna, e da Antonello Zanda, scrittore e critico, che ha riportato tristemente un elenco dei più importanti giornalisti italiani assassinati dalla mafia, dagli anni Sessanta ad oggi, per le loro attività di denuncia pubblica.

Cosimo Cristina, giornalista de L’Ora, assassinato il 5 maggio 1960. Archiviato come caso di suicidio;

Mauro De Mauro, giornalista de L’Ora, assassinato il 16 settembre 1970. Rapito da Cosa nostra e mai più ritrovato;

Giovanni Spampinato, corrispondente da Ragusa de L’Ora, assassinato il 27 ottobre 1972;

Giuseppe “Peppino” Impastato, giornalista e attivista, assassinato il 9 maggio 1978. Fu inscenato un attentato in cui la stessa vittima appariva come suicida;

Mario Francese, giornalista italiano, assassinato il 26 gennaio 1979. Fu il primo a denunciare i Corleonesi di Totò Riina;

Giancarlo Siani, giornalista napoletano, assassinato il 23 settembre 1985;

Mauro Rostagno, sociologo e giornalista, assassinato il 26 settembre 1988;

Giuseppe “Beppe” Alfano, assassinato l’8 gennaio 1993;

Giuseppe Fava, giornalista e scrittore, assassinato il 5 gennaio 1984. Fondatore de I Siciliani, secondo giornale antimafia in Sicilia, ucciso da Cosa nostra.

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *