Direttore: Vincenzo Di Dino
Editore: Cristian Mameli

La mostra di Monet e gli Impressionisti

A Bologna, nella splendida cornice di palazzo Albergati, la bellezza che ci salverà

... di: Barbara Burattini 11.11.2020 | 219 | Tempo di lettura 8'

Categoria: Mostre
-
Data dal:
06 / NOV / 2020
Evento Concluso
Presso: (Bologna) Via Saragozza 28

“Un momento d’evasione tra luci e colori”: così, definirei la mia visita alla mostra “Monet e gli Impressionisti”.

Protagonista indiscussa di questa mostra è infatti la luce che cambia a ogni ora del giorno e che mutando modifica ogni cosa.

È proprio lo studio della luce e dei suoi “effetti” che porta Claude Monet ad uscire dal suo atelier e a dipingerla nel suo mutare in tutte le ore del giorno.

Sono 57 i capolavori esposti ospitati nella splendida cornice di Palazzo Albergati che compongono la mostra e provengono tutti dal Musée Marmottan Monet di Parigi, ”la casa degli impressionisti” e saranno presenti a Bologna fino al 14 febbraio 2021.

Nella mostra si ha la fortuna di osservare un’anteprima esclusiva visto che, è la prima volta dalla sua fondazione nel 1934, che il Museo parigino cede in prestito le sue opere. Con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Bologna, la mostra è prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia in collaborazione con il Musée Marmottan Monet di Parigi e curata da Marianne Mathieu, Direttore scientifico del Museo.

Come afferma Sergio Gaddi, critico d’arte del Gruppo Arthemisia “Le mostre danno una prospettiva positiva, danno speranza e sono uno stimolo fruibile per tutti, proprio per questo motivo abbiamo deciso di riaprire in un clima di totale incertezza”.

E allora perché perdere questa bellissima occasione per ammirare da vicino l’evoluzione di uno dei movimenti pittorici più noti e amati a livello mondiale. Principalmente Monet, ma anche Manet, Renoir, Degas, Corot, Sisley, Caillebotte, Morisot, Boudin, Pissarro e Signac. Le sezioni sono sei: la prima racconta, attraverso Monet e Renoir, la nascita della collezione Musée Marmottan Monet; la seconda sezione raccoglie opere della pittrice Berthe Morisot, caso più unico che raro della presenza di una pittrice femminile in quest’epoca, visto che l’accesso alle Accademie non era consentito alle donne, la terza sezione si concentra sulla tecnica “en plein air”, mentre la quarta è dedicata alla pittura di figura. Infine, la quinta sezione è incentrata su Monet, e la sesta invece ripercorre le ultime opere di Monet e di Signac. Tra queste, Le Rose: dipinto eseguito all’età di ottantasei anni, poco prima di spegnersi Monet dipinse un mazzo di rose quasi a celebrare per l’ultima volta le sue “compagne di vita”.

I dipinti di grandi dimensioni di Monet, come Le Rose, non furono mai esposti dall’artista in vita, ma conservati nel suo salone-atelier.

PRIMA SEZIONE - Claude Monet: l’origine delle collezioni del Musée Marmottan Monet


L'edificio che attualmente ospita la collezione, era adibito originariamente a padiglione di caccia dal terzo duca di ValmyFrançois Christophe Edmond Kellermann. Fu acquistato dallo storico collezionista d’arte Jules Marmottan, che alla sua morte lasciò in eredità al figlio Paul.

Il giovane Paul raccolse una grande quantità di quadri, disegni, libri, sculture e mobili trasformando così l’edificio da padiglione da caccia in una sontuosa dimora cittadina.

Alla sua morte, lasciò l’edificio e le collezioni all'Académie des beaux-arts affinché venisse aperto un museo a suo nome. Il museo venne aperto al pubblico il 21 giugno 1934 e, nel corso degli anni, si arricchì delle donazioni di numerosi collezionisti, prima fra le quali quella di M.me Victorine de Monchy. Figlia del dottor Georges de Bellio, aveva collezionato un gran numero di opere di artisti che erano soliti sdebitarsi con i loro dipinti per le cure che suo padre aveva prestato loro.

Ma fu soltanto nel 1966, ovvero alla morte di Michel Monet, secondogenito di Claude Monet, che il museo si legò indissolubilmente alle opere di quest’ultimo. Attraverso questa donazione e quella successiva della figlia del pittore Henri Duhem (il museo cominciò ad ospitare opere di pittori come Eugène BoudinGustave CaillebottePaul GauguinÉdouard ManetPierre-Auguste RenoirCamille PissarroAlfred Sisley. Nel 1996 entrò a far parte del patrimonio del museo un'altra importante raccolta, comprendente opere di Berthe MorisotEdgar Degas e Henri Rouart.

SECONDA SEZIONE - Berthe Morisot al Musée Marmottan Monet

Berthe Morisot pittrice di grande spessore, risulta oggi meno nota rispetto ai suoi amici Monet, Degas o Renoir, pur essendo stata sin da subito riconosciuta come una delle artiste più brillanti del gruppo.

Questa mostra ricostruisce il luminoso percorso di una pittrice che, in contrasto con gli usi del suo tempo e del suo ambiente, diventa una figura cardine delle avanguardie parigine, nonché amica intima di Edouard Manet.

In questa sezione l’opera Giove e Antiope (1856) di Manet (ispirato all’omonimo dipinto di Tiziano) evoca l’incontro di Berthe Morisot con Edouard Manet avvenuto nel 1868 al Louvre mentre i due copiavano i capolavori del museo.
Accanto il Ritratto di Berthe Morisot distesa (1876) a prova della sua attività di modella: posò infatti per Manet fino al 1874, anno del suo matrimonio con Eugène.

TERZA SEZIONE - Dipingere en plein air

L’innovazione portata dal movimento rispetto alle generazioni precedenti sta nel fatto che “i nuovi pittori” amano dipingere “en plein air” ovvero all’aria aperta. L’impressionista ama dipingere ciò che vede, i soggetti preferiti di Monet e dei suoi amici ad esempio sono la natura e i suoi paesaggi; ciò vuol dire anche dover portare con sé gli attrezzi del mestiere: il cavalletto, la tavolozza, i colori e la tela. L’artista quindi predilige l’uso di piccoli formati, facilmente trasportabili. Inoltre, dipinge in maniera più veloce, perché le sue ore di lavoro, legate alla luce naturale, sono limitate, quindi l’esecuzione è molto più veloce. Infine, cosa, non meno importante, l’impressionista lavora alla luce del giorno e i dipinti riflettono questo aspetto: egli abbandona i maestosi colori scuri dei suoi predecessori per prediligere quelli chiari.

QUARTA SEZIONE – La pittura di figura

Il termine “impressionista” fu coniato nel 1874 dal critico Louis Leroy, che riferendosi al dipinto di Monet Impression, soleil levant (Parigi, Muse?e Marmottan Monet), stava ad indicare in accezione negativa il modo di dipingere libero e veloce dei dipinti di Monet e dei suoi amici. Attenti osservatori della luce e dei suoi effetti sui soggetti e sul paesaggio, gli impressionisti venivano spesso criticati da coloro che li accusavano di non saper disegnare. Ma non e? cosi? e lo si comprende bene quando si osservano i loro dipinti con figure come il Ritratto di Henri Rouart (1871) e il Ritratto di Madame Ducros (1858), entrambi di Degas.
Renoir, Morisot e Degas consideravano il disegno la vera essenza della loro pratica


 

QUINTA SEZIONE - Monet: da Argenteuil a Giverny

Un ruolo cardine nella vita di Monet è rappresentato dalla natura: egli infatti non si stancherà mai di osservarla e di dipingerla. Nel 1883 Monet si trasferisce in Normandia – e più precisamente a Giverny . Il caratteristico villaggio infatti, aveva attirato l’attenzione dell’artista che viaggiava spesso in treno da Saint-Lazare fino ad Argenteuil, dandogli modo di ammirare le campagne francesi.

È proprio in questo periodo infatti che l’artista dipingerà alcuni dei suoi dipinti più famosi: “Nevicata ad Argenteuil”. Nello stresso periodo, la vita di Monet cambia, nel 1890 compra il casolare di Giverny e comincia a dare vita al sogno che coltiva da sempre: quello di creare un giardino attorno alla sua casa e dedicarsi, insieme alla pittura, anche al giardinaggio, una passione che l’accompagna fin dalla giovinezza. La sua casa di Giverny viene dipinta di rosa e di verde e nel grande giardino vengono coltivati fiori colorati come iris, papaveri, peonie, rose e tulipani; viene creato anche un piccolo stagno, sormontato da un ponte e circondato da piante ornamentali, sulla cui superficie galleggiano le ninfee tanto amate e riprodotte in diverse opere dal pittore francese.

 

 

SESTA SEZIONE - Da Monet a Signac


I dipinti di grandi dimensioni di Monet – primo fra tutti la sua ultima opera Le rose del 1925-26 – non furono mai esposti dall’artista in vita.
i Glicini (1919-1920) e Il ponte giapponese (1918) erano conservati nel suo salon-atelier e nel suo studio, mentre in camera da letto teneva le opere di cui amava circondarsi, ovvero quelle eseguite dai suoi amici.

INFO UTILI

• È possibile raggiungere la mostra prendendo l’autobus 20 e scendere alla fermata Nosadella, percorrendo poi un piccolo tratto a piedi.

• È possibile acquistare il biglietto sul posto, ma la priorità viene data ai prenotati. È fortemente consigliato il preacquisto del biglietto in modo da evitare code all’ingresso.
• L’ingresso è consentito a 25 persone ogni 20 minuti per un massimo di 75 visitatori all’ora.
• Date le misure di sicurezza anti-covid da prevedere, l’ingresso del pubblico senza prenotazione è limitato e regolato in base alla capienza delle sale espositive. Il personale all’ingresso informerà i visitatori in fila senza prenotazione dei tempi di attesa e/o dell’eventuale impossibilità ad accedere, in caso di esaurimento di posti di ingresso disponibili per la giornata.
• Indossare sempre la mascherina.
• All’interno della mostra mantenere sempre la distanza di sicurezza.






© Riproduzione riservata

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