Autore: Flavio Garolla

A Monserrato aggiornato il Plus 21. L’assessora Tiziana Mori: “E’ un importante strumento per facilitare le famiglie con anziani o disabili”

Il registro pubblico degli assistenti familiari del Plus 21 è in fase di aggiornamento: è costituito da figure professionali, adeguatamente formate e con un’esperienza lavorativa specifica nel settore dell’assistenza a persone non autosufficienti, nella residenza dell’utente. “La casa, e ciò che le sta attorno, rappresenta la parte rilevante della domiciliarità della persona” scrive l’assessora Tiziana Mori su Facebook. E aggiunge: “E’ un importante strumento per facilitare le famiglie con anziani o disabili”

L’obiettivo è quello di venire incontro a queste famiglie, che usufruiscono del registro per cercare assistenti familiari disponibili- dichiara ancora l’assessora comunale delle politiche sociali e Famiglia Tiziana Mori “costituisce un importantissimo strumento che ha l’obiettivo di facilitare ai cittadini questa ricerca, ma anche di sostenere l’inserimento lavorativo di chi offre questo servizio nel pieno rispetto delle normative di legge”

Nella pagina principale del sito ufficiale del Comune, sotto “Notizie in evidenza”, alla voce “Plus 21- iscrizione e aggiornamento del registro degli assistenti familiari”, si può accedere all’avviso pubblico e al modulo per fare la domanda di iscrizione, ed è possibile consultare l’aggiornamento al registro pubblico.

https://www.comune.monserrato.ca.it/archivio10_notizie-e-comunicati_0_984.html

foto ricordo al colle.

Colle di Sampeyre e Vallone d’Elva: due capolavori naturali del cuneese fra la terra e il cielo, ammirando il Monviso.

Come amatore, ho sempre visto la bicicletta da corsa non come un mezzo per gareggiare, ma principalmente come un portale per visitare il territorio “a misura d’uomo”: la bici fa passare attraverso numerosi luoghi in poco tempo, non c’è niente fra di noi e il mondo esterno, solo il vento che sbatte sulla pelle.

Torino, città in cui vivo, permette a un ciclista numerose opzioni: il canavese, la collina torinese, fino ad inoltrarsi all’astigiano, al roero o alla langa; oppure verso le montagne, fra le tante valli che si dipanano, talvolta, fino alla Francia.

Il treno è spesso una buona possibilità per avvicinarsi a nuovi luoghi, e d’estate lo uso per partire ai piedi delle alture, alla ricerca anche di un po’ di refrigerio. Il 4 giugno scorso feci la mia prima escursione in quota dell’anno, provando ad approcciare il selvaggio Colle di Sampeyre, passo che scoprii qualche tempo fa in rete.

La ferrovia che passa più vicino alla Val Varaita, all’interno della quale sale il colle, è la Torino-Fossano: decido di fermarmi a Savigliano, una stazione a circa 20 km dall’imbocco della valle. Ci arrivo alle 9:50 ma fa già piuttosto caldo e purtroppo sono sempre sotto il sole, in aperta campagna. Ma c’è un leggero vento favorevole che quasi sempre, fino al pomeriggio, risale le valli, un toccasana per noi ciclisti. Arrivo in meno di un’ora a Costigliole Saluzzo, porta delle Val Varaita, e vedo in lontananza una bici leggermente più lenta di me: dopo qualche tempo la raggiungo e inizio una conversazione con un simpatico signore sulla sessantina, del posto, che mi accompagnerà per buona parte del viaggio.

La dolce salita che porta fino a Sampeyre è ancora più semplice se si discorre; Franco (si chiama così) mi parla delle sue lunghi viaggi in bici in tutta europa, e io rimango piuttosto stupefatto. Dopo altri venti km siamo a Sampeyre, all’incirca a quota mille metri, ma la la vera salita inizia ora: da Sampeyre, ridente paesino, parte una strada abbastanza stretta, fra i boschi, che impiega ben 16 km all’8% di pendenza media per arrivare ai 2280 metri del colle. Lentamente cominciamo, e ognuno va al proprio ritmo: dopo pochi metri sono già davanti, da solo. Mi supera un altro ciclista e torno con i piedi per terra.

Dopo qualche kilometro il fitto bosco si apre di tanto in tanto, lasciando spazio a prati verdissimi, con vista sulla valle; il cielo è nuvoloso e a circa metà della salita scende una leggera pioggerella che rinfresca piacevolmente, e mette in pace con il paesaggio e la natura circostante. L’atmosfera diventa ancora più cupa quando entro nelle nuvole, in mezzo alla nebbia, sperando che la pioggia non aumenti di intensità. Si sale sempre di più e invece di aumentare la pioggia cessa; il sole esce improvvisamente e sono oltre il mare di nebbia, con gli alberi che ormai si diradano (nelle alpi sempre attorno ai duemila metri di quota). Inizio ad intravedere in lontananza la cima del colle, ma a destra mi si pone una visione spettacolare: Il Monviso, il gigante di pietra, che svetta impassibile in tutta la sua imponenza. Nonostante abbia tenuto un’andatura blanda, la fatica inizia a farsi sentire per l’aria rarefatta, ma so che manca poco e stringo i denti: arrivo al colle dopo un’ora e mezza da Sampeyre.

Decido di fermarmi per aspettare il mio nuovo compagno di “avventure”; vedo un piccolo monumento, qualche auto e altri ciclisti che si godono il paesaggio. Il cielo sopra di me alterna le nuvole al sole, e talvolta si alza il vento e scende un scroscio di acqua gelata. La vista sulla valle Macra, quella che percorreremo al ritorno, è anch’essa spettacolare e mi riserverà una sorpresa più in basso. Spunta Franco, foto di rito, mantellina, e giù per la discesa.

La discesa sembra ancora più panoramica della salita, la temperatura è piacevole; di un tratto, però, le nuvole diventano nere e per qualche minuto ci sono circa tredici gradi (il clima è davvero imprevedibile in queste zone). E poi la sorpresa: il Vallone di Elva, una gola profondissima che potrebbe ospitare un film fantasy alla “Signore degli Anelli”. Franco mi racconta che queste zone, nonostante siano paesaggisticamente incredibili, sono poco battute ed esenti dal turismo di massa: “Ci sono più tedeschi che italiani” dice. Dopo alcune storie su queste zone, proseguiamo per la discesa lasciandoci alle spalle alcune graziose frazioni. Arrivati alla base della valle le nostre strade si separano: io mi fermo all’Ape Maira, piccolo bar e ristorante, per rifocillarmi, e lui ritorna subito verso casa.

Dopo la pausa si sono fatte già le sedici e decido di tornare velocemente verso Savigliano: ancora cinquanta km, tutti in leggera discesa. Macra, Cartignano, Dronero e Busca sono alcuni dei comuni che attraverso, prima fra le montagne e poi fra le fattorie e i campi di grano. Raggiungo Savigliano intorno alle diciotto, esausto ma felice, con la consapevolezza di avere scoperto delle zone magnifiche e ancora inesplorate. Nel treno di ritorno parlo con una ragazza del conservatorio di Torino – mi sono incuriosito dopo aver visto una custodia di un violoncello, tutta di colore giallo – : e condivido l’esperienza con lei. E’ importante per me fare conoscere le potenzialità nascoste del nostro territorio. Le opportunità di turismo in Piemonte e in tutta Italia sono infinite, molte ancora da scoprire.

foto ricordo al colle.
Foto ricordo al colle.
il cupo panorama, più in basso
Le nuvole cupe, più in basso.
Il vallone d’Elva.

http://www.vallidelmonviso.it/valle-varaita

https://www.vallemaira.org/

La conferenza stampa alla Casa del Jazz di Roma del 28 luglio

Anche Berchidda (Ss) con il progetto Insulae Lab di Time in Jazz
tra i sette centri di produzione musicale ammessi al finanziamento FUS.

C’è anche Insulae Lab, il progetto presentato da Time in Jazz, l’associazione culturale presieduta e diretta da Paolo Fresu a Berchidda (Ss), tra i sette Centri di Produzione Musica ammessi al finanziamento FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo), ben cinque dei quali operanti in prevalenza nell’ambito del jazz: un importante riconoscimento che corona anni di dialogo e confronto con il Ministero della Cultura da parte degli organismi coinvolti e delle principali realtà che rappresentano il settore, in particolare l‘Associazione I-Jazz e la Federazione Nazionale Il Jazz Italiano; un riconoscimento tanto più importante per un piccolo centro della Sardegna come Berchidda che per questo progetto ha ottenuto anche uno dei punteggi più alti.

L’ufficialità è arrivata il 19 luglio con la pubblicazione del decreto del Direttore Generale dello Spettacolo; giovedì scorso (28 luglio), alla Casa del Jazz a Roma, la presentazione alla stampa dei nuovi Centri di Produzione Musica. Insieme ad Insulae Lab, altri centri di area jazzistica sono stati ammessi a Novara, Roma, Firenze, Pisa e Pescara.

Insulae Lab, come suggerisce il nome, guarda alle isole, quelle del Mediterraneo, per coinvolgere e mettere in relazione tra loro musicisti, esperienze e tradizioni non solo della Sardegna ma anche di Sicilia, Corsica, Elba, Baleari, Cipro, Malta, Creta. Favorire lo scambio e la circolazione di artisti e progetti, stimolare la progettazione comune e le coproduzioni, offrire percorsi di residenza creativa, promuovere i nuovi talenti, incentivare la multidisciplinarietà: è su questi obiettivi principali che si snoda il progetto Insulae Lab, con un impegno previsto per il triennio 2022/24 di tremila giornate lavorative, circa trecento musicisti coinvolti, centoventi repliche di produzioni proprie (alcune delle quali si potranno apprezzare prossimamente al trentacinquesimo festival Time in Jazz, in programma dal 7 al 16 agosto a Berchidda) e almeno sessanta produzioni ospitate. Un impegno che Time in Jazz affronta grazie anche al cofinanziamento della Fondazione di Sardegna e dell’Unione dei Comuni “Monte Acuto – Riviera di Gallura, Territori di eccellenza della Sardegna”.

Questo progetto per Berchidda ha un valore simbolico perché premia un piccolo centro della Sardegna:
«La nascita dei Centri nazionali di produzione del jazz rappresenta un importante riconoscimento per la valenza contemporanea della nostra musica ed è frutto di un lungo cammino che oggi porta a un luminoso traguardo» commenta soddisfatto Paolo Fresu: «Il progetto Insulæ Lab, sviluppato in un piccolo centro della Sardegna e che coinvolge tutte le isole del Mediterraneo, è da noi inteso come un contributo fondamentale per la costruzione del tessuto culturale del Paese, per l’incidenza creativa, economica e professionale sui territori e per il disegno di quella rete di relazioni e connessioni che la ricca realtà del jazz italiano sta da tempo edificando. Un successo che leggiamo come semina e raccolto di ciò che si può costruire, con serietà e passione, nelle isole proiettate nel mondo dando una risposta alle istanze sul ruolo dei borghi come straordinari laboratori di creatività umana e culturale».

Associazione culturale TIME IN JAZZ
via Umberto I, 37 • 07022 Berchidda
tel. 320 38 74 963 • e-mail: info@timeinjazz.it
www.timeinjazz.it
www.facebook.com/timeinjazz

Ludovico Einaudi

Ludovico Einaudi suonerà mercoledì, giovedì e venerdì a Tharros (OR), per le uniche tappe sarde (tutte sold out) del suo tour “Underwater”.

Approda in Sardegna uno dei protagonisti più attesi del ventiquattresimo festival Dromos, in svolgimento nell’Oristanese; tutto esaurito per i tre concerti di Ludovico Einaudi che si terranno mercoledì, giovedì e venerdì (3, 4 e 5 agosto), tutti con inizio alle 21,15. Il suggestivo scenario dell’Anfiteatro di Tharros, allestito di fronte al mare, nel territorio di Cabras (OR), coronerà la performance. Il pianista e compositore torinese, tra i musicisti classici più apprezzati a livello mondiale, suonerà nell’isola per le uniche tappe in Sardegna, all’insegna del suo nuovo album di inediti “Underwater”, uscito lo scorso gennaio con Decca Records. I tre concerti troveranno qui la loro collocazione ideale, immersa nel tempo sospeso tra natura e storia umana, perfetta per le note e le atmosfere del disco. Con Ludovico Einaudi al pianoforte suoneranno Redi Hasa al violoncello, Federico Mecozzi al violino e Francesco Arcuri all’elettronica e alle percussioni.

Ludovico Einaudi è uno dei compositori contemporanei più presenti nelle classifiche di musica classica a livello mondiale e l’artista più ascoltato di tutti i tempi nello streaming classico. Uno stream su dieci in Gran Bretagna, pari a oltre 2,5 milioni di stream al giorno e a 4 miliardi in totale, deriva dalle sue composizioni. La sua musica trascende le generazioni e, oltre ai successi raggiunti nelle classifiche e nello streaming, ha più di un milione di abbonati e 10 milioni di visualizzazioni YouTube e oltre 150 mila su TikTok.

“Underwater” è il primo lavoro di Einaudi in pianoforte solo degli ultimi vent’anni; registrato “quando il mondo fuori era fermo e silenzioso”, nel tempo sospeso del lockdown, ha visto il compositore immergersi “in uno spazio libero e senza confini, in una dimensione fluida e parallela, senza interferenze esterne”. Ne sono venute fuori “forme brevi, quasi canzoni, scritte di getto al pianoforte”. Anche il suono è il risultato di una ricerca, sottolinea l’artista: “Ho cercato un suono preciso che corrispondesse all’espressione di questa musica, morbido, caldo e profondo. Volevo un pianoforte che parlasse e cantasse.”

“Underwater” è uscito dopo un anno molto significativo per Ludovico Einaudi, che ha visto la pubblicazione dell’album “Cinema” – una raccolta delle sue colonne sonore più famose (tra cui quelle per i film “Nomadland” e “The Father”, vincitori di Oscar, Bafta e Golden Globe) -, e la serie podcast “Experience: The Ludovico Einaudi Story”, con la partecipazione di registi e attori come Russel Crowe, Chloé Zhao (“Nomadland”), Florian Zeller (“The Father”), Shane Meadows (“This is England”), Eric Toledano e Olivier Nakache (“The Intouchables”).

I concerti di giovedì 4 e venerdì 5 saranno preceduti alle 19 nella Basilica di San Giovanni di Sinis, grazie alla collaborazione della Curia arcivescovile di Oristano, dal progetto Climate Space di Ludovico Einaudi a cura di Francesco Cara: uno spazio immersivo per sensibilizzare sul cambiamento climatico. Giovedì 4 verrà proiettato il cortometraggio “Voice Above Water” di Dana Frankoff, con la sonorizzazione innovativa Clavius – basata sulla meccanica del pianoforte acustico e le possibilità di fusione tra analogico e digitale – di Daniele Ledda. Venerdì 5 sarà la volta di “Cries of our ancestors”(le grida dei nostri antenati) di Rebecca Kormos e Kalyanee Mam, sonorizzato dal violoncellista Redi Hasa.

Per volontà dell’artista il palco verrà allestito su un piccolo promontorio naturale di fronte al mare e senza la platea; i partecipanti siederanno sulla sabbia, tra la macchia mediterranea, dunque è consigliato un cuscino o una stuoia (sedie non consentite). Nell’area archeologica sarà interdetto l’accesso ai cani e non si potranno effettuare registrazioni di alcun genere. Sarà inoltre necessario lasciare l’automobile nei parcheggi di San Giovanni di Sinis e proseguire a piedi.

Sarà prenotabile una zona dedicata ai disabili, raggiungibile tramite un pulmino dal parcheggio riservato, e saranno presenti due punti ristoro.

L’azienda tessile di Samugheo M/U Mariantonia Urru, ha donato al festival dei tappetini realizzati con gli sfridi della lavorazione al telaio, in piena economia circolare; il progetto, in collaborazione con Treedom, andrà a sostenere ed ampliare il Bosco di Dromos.
 
 Per la protezione degli artisti e del personale tecnico, si potrà fare affidamento sul Sanyphone l’innovativo dispositivo di sanificazione di set e microfoni a tecnologia UV-C ideato e prodotto dall’azienda oristanese Sanycar.
 
Festival itinerante, Dromos dedica una particolare attenzione alla collaborazione con i vari operatori attivi nel territorio: tra questi la Fondazione Mont’e Prama e la Fondazione Oristano, che per tutti i possessori di biglietti del festival, e per tutta la durata della manifestazione, ha previsto una serie di sconti per visitare i vari siti culturali del territorio di Cabras e Oristano.

 I concerti a Tharros sono presentati con il sostegno del Comune di Cabras in collaborazione con Ponderosa Music & Art, la Soprintendenza Archeologia, Belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna, la Società Cooperativa Penisola del Sinis e la Fondazione Mont’e Prama.

 Per informazioni, la segreteria del festival risponde al numero di telefono 0783310490, al numero WhatsApp 3348022237 e all’indirizzo di posta elettronica info@dromosfestival.it. Notizie e aggiornamenti anche sul canale Telegram e nelle pagine Facebook e Instagram di Dromos.

Nella serata del 31 luglio, alle 21.30, si è tenuto ad Alghero l’ultimo appuntamento del mese di JazzAlguer, la rassegna organizzata dal comune con l’associazione culturale Bayou Club-Events, con la direzione artistica di Massimo Russino.
Sul palco de Lo Quarter si sono dunque incontrate due formazioni di grande spicco nel panorama jazz sardo isolano, il Woodstore Quintet e l’Orchestra Jazz della Sardegna, in collaborazione per una produzione originale dell’associazione Blue Note Orchestra, intitolata “Wide Sounds”.
Il Woodstore deve il suo nome ad un laboratorio artigianale ove furono tenute le prime prove, poco più di dieci anni fa; i suoi membri, esperti musicisti (il sassofonista Massimo Carboni, il pianista Mariano Tedde, il contrabbassista Paolo Spanu e il batterista Gianni FIlindeu) si sono uniti in questo gruppo dopo una lunga esperienza nel jazz contemporaneo.
L’Orchestra Jazz della Sardegna, operante in continuità dagli esordi, risalenti al 1989, ha un organico composto da diciotto musicisti; un organico che si suddivide nei tradizionali raggruppamenti di un’orchestra jazz, fino a sconfinare in altre sezioni strumentali (archi, legni, flauti, percussioni).
Questa duttilità permette all’Orchestra di affrontare un repertorio molto vasto, dallo swing alla musica etnica.
I due gruppi sono stati affiancati dal trombettista finlandese Tero Saarti, nell’esecuzione di un repertorio originale arrangiato da Luigi Giannatempo con la direzione di Gavino Mele.

I prossimi appuntamenti di agosto verranno inaugurati venerdì 5 ancora a Lo Quarter, con un appuntamento d’eccezione (inizio ore 21.30) con la voce di Sarah Jane Morris e la musica di Nick The Nightfly.