Autore: Marta.Banditelli

Nei fumetti, in televisione, al cinema, Wonder Woman combatte il male in abiti succinti, mantello svolazzante e stivali tacco dieci.

Esistono, nel mondo reale, wonder women che combattono per la giustizia e contro la violenza. Si nascondono fra la gente, indossando giacca e valigetta, armate di codice civile e penale e di una gigantesca dose di coraggio.

Io ne ho incontrata una. Si chiama Gemma Demuro, avvocato e legale del centro anti violenza per l'unione dei comuni dell'Ogliastra .

Sempre più spesso si parla di femminicidio, e nella maggioranza dei casi, questo si configura come l'epilogo, annunciato, di continue e ripetute violenze subìte, accettate, giustificate dalle stesse vittime.

Gemma, quando hai cominciato ad affrontare questa tematica?

Ho iniziato ad occuparmi di bullismo e violenza sulle donne da appena laureata. Venivo guardata come un' aliena, ed ogni qualvolta affrontavo incontri informativi sul territorio la risposta era: “Da noi queste cose non succedono”. Da li ho cominciato a capire quanto fosse grande il taboo che era necessario superare.

Come inquadreresti la problematica della violenza sulle donne?

E' senz'altro un allarme sociale latente. Parliamo di reati che non arrivano all’omicidio, considerati giuridicamente “meno gravi” di quest'ultimo, ma non meno devastanti. Le vittime vengono martoriate da angherie fisiche, psicologiche ed economiche. Sono reati che minano la salute di queste donne e quella delle loro famiglie, e non finisce qui. Hanno un impatto devastante sui figli, bambini ed adolescenti, ovvero gli “adulti di domani”. Un ambiente famigliare violento, un atteggiamento vessatorio dell'uomo nei confronti della donna, costituisce un pericoloso deterrente per una condotta comportamentale deviata. La loro “normalità” è costellata di abusi, che tenderanno a reiterare nel tempo. Nasce anche da questi contesti il fenomeno del bullismo. Le ragazze testimoni di abusi non riescono a farsi valere in ambito domestico,fallendo nel tentativo di difendere la propria madre. Assistono impotenti, e si verifica fuori dalle mura domestiche un capovolgimento dei ruoli, per il quale sono loro stesse a diventare molestatrici.

Come interviene la legge a tutela delle donne e dei minori?

La normativa vigente mira alla repressione e sopratutto alla prevenzione. Negli ultimi anni sono stati fatti enormi passi avanti, ma la strada è ancora lunga, e le leggi possono essere migliorate. Rispetto allo stalking, la svolta è stata apportata dall'Onorevole Mara Carfagna, ministro per le pari opportunità del governo Berlusconi. Il disegno di legge in materia di atti persecutori viene introdotto con l’inserimento nel codice penale dell’art. 612-bis tra i delitti contro la libertà morale. Minacce, lesioni, molestie telefoniche, pedinamenti e comportamenti molesti sono vere e proprie torture debilitanti, capaci di togliere alla vittima l'equilibrio psicologico e fisico. L'avvocato Giulia Buongiorno, con l'associazione “Doppia Difesa”, sta portando avanti alcune proposte di legge che darebbero un aiuto significativo alle vittime. Si chiede che i fascicoli riguardanti presunti abusi in ambito famigliare abbiano una corsia preferenziale nelle aule di tribunale. Attualmente questa procedura è affidata alla sensibilità del capo ufficio . Rientrano fra i reati contro la persona, macro categoria giuridica. In questi casi il racconto dei testimoni è cruciale, ma trattandosi di reati commessi entro le mura domestiche è difficile che ci siano veri e propri testimoni. Fondamentale è il peso attribuito in sede di giudizio alla deposizione della vittima. Un'altra proposta di legge promossa dalla Buongiorno è lo “Stipendio anti violenza”, pensato per tutte coloro le quali temono di allontanarsi dal nucleo famigliare perché sprovviste di sostentamento economico. Importantissima è l'introduzione del reato di violenza assistita, a difesa dei minori che assistono ad atti di violenza perpetrati in famiglia. In questo senso le forze dell'ordine sono all'erta e solerti, e ricevono opportuna formazione, segnalando immediatamente il caso alla procura dei minori.

Quali sono i maggiori ostacoli che impediscono il soccorso delle vittime?

Spesso l'ostacolo maggiore sono le vittime stesse. La donna abusata è il migliore avvocato dell’aguzzino. Una donna inseguita attorno al tavolo dal marito, armato di coltello, giustificò l'accaduto dicendo che probabilmente aveva avuto una brutta giornata a lavoro. Un'altra giustificò una brutale aggressione sostenendo che il marito probabilmente era nervoso perché non aveva trovato subito parcheggio. Nel territorio dell'Ogliastra e del nuorese inoltre è pesantissima la piaga dell'abuso di alcol e droghe, che alterano lo stato psichico di queste persone, esponendo le vittime ad un terribile suplizio. In territori come questi incide enormemente il senso di vergogna. I maltrattamenti in famiglia non sono valutati in modo serio dalle vittime, e pensare di cambiare abitudini di vita nei piccoli centri è ancora più difficile. Venire a contatto con l'aguzzino, o con i suoi amici e parenti, è quasi inevitabile. Questi ultimi in particolare sottovalutano o non comprendono a fondo la situazione, fornendo informazioni costanti sulla vittima al carnefice.

Cosa sono i centri anti violenza e quale supporto offrono alle donne in difficoltà?

I centri anti violenza sono prima di tutto dei centri di ascolto. La legge regionale 8/2007 ne ha sancito l'istituzione su territorio sardo, e fanno capo al 1522, rete unica su territorio nazionale. Componendo questo numero telefonico alla vittima viene indicato il centro anti violenza più vicino, un luogo fisico nel quale può recarsi per ricevere assistenza, prima di tutto psicologica, poi logistica, materiale e legale. E' estremamente importante sottolineare l'aspetto dell' ANONIMATO. L'Anonimato è assoluta priorità del centro. Le donne devono sapere che qualunque cosa raccontino al centro non potrà essere divulgata al di fuori di esso, nemmeno alle autorità e nemmeno in casi in cui, onestamente, a noi operatori “prudono le mani”. Anche volendo, nessuno di noi, legali, assistenti sociali, psicologi, potrebbe denunciare a nome e per conto della vittima. La denuncia deve essere fatta dalla vittima stessa, e questo è il primo, imprescindibile passo da compiere. Assistiamo donne che hanno subìto pratiche sessuali non consenzienti, e spesso a queste scene vengono costretti ad assistere anche i minori. Non è difficile comprendere il pudore e la vergogna nel raccontare tali vicende a pubblici ufficiali. A questo scopo sono state create le “Camere rosa”, ambienti più accoglienti, raccolti e discreti all'interno delle caserme. Sono stanze confortevoli, a porte chiuse, nelle quali il personale femminile dialoga con le donne in difficoltà, mettendole a loro agio, per quanto possibile. Il centro anti violenza è dotato di numeri di telefono cellulare sempre attivi 24 ore su 24. Ogni centro ha la sua assistente sociale, la quale che non può divulgare alcuna informazione agli assistenti sociali esterni. I servizi sociali supervisori seguono l'iter delle denunce una volta presentate, e le vittime usufruiscono di assistenza legale gratuita. Sul territorio esistono delle case di accoglienza, le cui ubicazioni sono segrete anche agli operatori. Si tende a mandare le vittime lontano dai luoghi di provenienza, ed in casi gravi si salta il mare. Queste procedure devono imprescindibilmente essere attuate dopo la denuncia, in caso contrario, con la presenza di figli a seguito, si profilerebbe il reato di sottrazione di minore.

Come vengono finanziati i centri?

Il sole 24 ore, in riferimento ai dati del 2013, ha fatto una stima del danno economico provocato dalla violenza sulle donne , per le casse statali. Si calcola un costo pari a 17 miliardi di euro, calcolando cure mediche, assistenza sociale giorni di assenza a lavoro e via discorrendo. Per la sola violenza domestica, perpetrata quindi ai danni di un coniuge o di una persona legata da vincoli affettivi, si stima una spesa di 13 miliardi di euro, numeri da manovra finanziaria. Un calcolo cinico? Certamente, ma questo brutale conteggio ha agevolato lo stanziamento da parte dello stato di una considerevole cifra. Per il 2018 sono stati stanziati a livello nazionale 30 milioni di euro. La regione Sardegna, regione a statuto speciale, si è potuta concedere di aggiungere ulteriori risorse per combattere il fenomeno. I centri anti violenza, i cui operatori lavorano su base volontaria, usufruiscono di contributi e fondi privati e pubblici. In Ogliastra il centro è del tutto pubblico, finanziato da un fondo speciale della regione, e nel quale ogni comune dell’unione contribuisce attivamente.

In che modo la popolazione può attivamente combattere questo fenomeno?

L'educazione al rispetto è la base di partenza. Deve essere appresa e fatta propria: è un lavoro lungo quello che ci aspetta. E' una battaglia che certamente possiamo vincere, ma non senza il coinvolgimento degli uomini. Portiamo avanti progetti nelle scuole, campagne di sensibilizzazione ed ogni anno solenizziamo la giornata contro la violenza sulle donne. Quando sentiamo parlare di numeri in crescita dobbiamo gioire, e non scoraggiarci. Non sono infatti in aumento il numero dei reati, bensì i casi denunciati, e questo non può che essere un segnale positivo. Ciò che in realtà preoccupa è l'atteggiamento sessista della politica, dei media, della stampa, che continuano a connotare sessualmente ed attaccare le donne per il fatto di essere donne. Un politico donna, nel nostro paese, è prima di tutto una donna bella o brutta, avvenente o meno, e viene stigmatizzata e giudicata per questo, con epiteti spesso irripetibili. L'esempio viene sempre dell'alto, ed in questo la politica è purtroppo lo specchio del paese. Quindi, per tornare alla domanda, certamente aiuterebbe una maggiore attenzione al linguaggio, all'esempio, alla condotta personale. E' necessaria inoltre una maggiore attenzione da parte di chi sta attorno alle donne, amici, parenti, ma anche medici e infermieri al pronto soccorso. Esiste la possibilità di catalogare un caso sospetto come “codice rosa” in tutti i pronto soccorso. In fase di triage l' infermiere che dovesse accorgersi che qualcosa non va deve allertare il personale femminile in sede, che porterà la donna in una stanza confortevole, sicura, e lontana dal marito se è stato lui ad accompagnarla. L'approccio al colloquio non deve suggerire una risposta giustificatoria all'accaduto. La frase corretta non sarà quindi “Signora, quel livido sull'occhio se l'è fatto sbattendo sulla porta?”, ma “Signora, quel livido sull'occhio non sembra affatto un colpo accidentale: cos'è successo?” . In questo modo si crea il clima necessario al dialogo, nel quale la donna si senta a suo agio nel raccontare l'accaduto. Un campanello d'allarme, una lesione frequentissima e frequentemente sottovalutata, è la lesione al timpano. Le donne abusate riportano molto spesso questo tipo di menomazione, conseguenza del classico “schiaffone”. Sono donne che a trent'anni si ritrovano ad essere praticamente sorde, in quanto la lesione, non visibile a occhio nudo, spesso non viene curata tempestivamente, rendendo il danno irrimediabile. Prestare attenzione a questi segnali fa la differenza, in molti casi fra la vita e la morte, una morte prima psicologica che fisica. Se dovessi descrivere il sentimento che più caratterizza queste donne, sarebbe certamente la tristezza, ancor più che la paura. Sono donne rassegnate, che non vedono un domani all'orizzonte, tenute in vita unicamente dall'amore che le lega ai loro figli. Fosse per loro si lascerebbero uccidere dalla tristezza prima ancora delle botte. Per questo rimarco l'urgenza di estirpare questo male sociale, un fenomeno culturale prima che giuridico o amministrativo.

Esiste un legame profondo ed ancestrale che lega un figlio ad una madre. Un legame indissolubile, viscerale, che nessuna distanza o circostanza riescono ad intaccare.

Cagliari è una madre silenziosa, che custodisce nel suo cuore misteri insospettabili. Pierluigi Serra, giornalista e scrittore, omaggia e venera in tutti i suoi romanzi, editi da La Zattera Editore, una Cagliari bella e dannata.

Ricerca e storia vengono annodate al telaio di Pierluigi, presentando forme ed immagini suggestive quanto affascinanti, in trame occulte e metafisiche.

“Cagliari esoterica”, “Fantasmi a Cagliari” e “Anthanor, il quadrilatero del mistero” sono il risultato della passione dell'autore per il capoluogo sardo che l'ha visto nascere.

Le origini

«Sono nato nel 1960, il 25 giugno a Cagliari, sotto il segno del Cancro e nel pieno del Solstizio d’Estate. Alle mie spalle ho studi umanistici, ed è il carattere, il contesto familiare ed una innata curiosità che mi hanno portato ad intraprendere l’attività giornalistica, e quella legata in termini più ampi al mondo della comunicazione. Sin da piccolo ho avuto la passione per il viaggio e la scoperta dei luoghi, affascinato dalle letture di Emilio Salgari e Jules Verne.

La curiosità, il viaggio, la voglia di descrivere emozioni e sensazioni che ogni contesto geografico e sociale riesce a trasmettere hanno fatto da volano alla scrittura. La descrizione di fatti e luoghi, personaggi e situazioni, è anche il fattore che mi ha portato ad appassionarmi alla fotografia, uno dei modi per esprimere l’idea del viaggio, raccontato attraverso immagini. Le mie passioni sono il riflesso diretto del mio animo. La magia del viaggio si concretizza con il rientro nella terra dove sono nato, per percepire i profumi e la dolcezza del paesaggio. L’idea del viaggio ha sempre come méta quella del ritorno. Il mare è il mio elemento. Trovo nella silenziosità di una immersione nel profondo blu ogni stimolo per gioire delle meraviglie che la mia terra conserva».

La scrittura

«Fin dai tempi del liceo ho avuto una grande curiosità per la scrittura: mi affascinava l’idea della narrazione e del racconto, e mi affascinavano i grandi narratori e gli scrittori che avevano la capacità di trasportare il lettore in luoghi e situazioni differenti. Forse è questo il momento nel quale ho iniziato a maturare con fermezza l’idea della scrittura, e del voler raccontare con parole mie gli avvenimenti e le storie. Poi esiste il grande fascino che la storia ha sempre esercitato nei miei confronti. Nella casa dei miei nonni paterni avevo a disposizione raccolte intere di riviste dedicate alla storia. La lettura di quelle cronache e la loro spiegazione – in termini di divulgazione – mi permetteva di entrare a stretto contatto con i personaggi del passato, rivivendo con loro le grandi vicende delle epoche trascorse. Il vero inizio è sancito dalla collaborazione con la redazione cagliaritana di un quotidiano isolano. E' stata una vera e propria scuola di giornalismo, utilissima per comprendere a pieno la città, i suoi protagonisti e le vicende del quotidiano. E' stata altrettanto importante l’attività di documentarista. Qui l’espressione della parola si plasma perfettamente con l’immagine. Queste bellissime esperienze mi hanno portato, tra le altre cose, a realizzare un documentario sulla vita e la figura di Giordano Bruno, filosofo al quale sono particolarmente legato».

I personaggi

«Negli ultimi tre libri pubblicati con la casa editrice La Zattera i personaggi descritti sono protagonisti della vita cagliaritana. Le loro storie, affascinanti e poco conosciute, si intrecciano con il mistero e gli ambiti più accattivanti di una città che mostra un volto carico di leggende. “Fantasmi a Cagliari”, “Cagliari Esoterica” e “Athanor” seguono una trama ben precisa, sulla scia di racconti che nascono da storie reali e documentate. Proprio l’attività di ricerca, compiuta all’interno di archivi e biblioteche, comprese quelle di Torino, sono alla base delle pubblicazioni. Uno dei personaggi tra i più affascinanti è quello di Stefano Cardu, che da giovanissimo s’imbarca – incarnando l’ideale del viaggio romantico – e approda dopo diversi anni nelle coste del Siam. La sua vicenda, culminata poi con il rientro a Cagliari, oramai ricco e famoso, sembra tratteggiata sulla fisionomia di personaggi altrettanto avventurosi nati dall’idea di scrittori del passato. Vi sono anche altri protagonisti, come il capitano olandese Johannes Hendrikus Looman, deceduto nella nostra città sul finire del 1800, le cui vicende sono poi l’ossatura del romanzo storico “Athanor”».

Citazioni

«C’è una frase alla quale sono particolarmente legato

”Nessun libro arriva mai per caso”

Forse questa incarna alla perfezione l’idea stessa che ha portato alla scrittura dei miei lavori, e credo sia il segreto dell'accoglienza che hanno ricevuto i miri libri da parte del pubblico. A corollario dell’uscita degli ultimi tre libri ho organizzato una serie di tour esclusivi nella città, per descrivere i luoghi ed i personaggi delle singole storie. Sia i lettori che i partecipanti ai tour cittadini si sono ritrovati a scoprire siti e persone rimaste per lungo tempo avvolte nella nebbia del mistero, innamorandosi delle storie ma anche dei luoghi. I libri insomma sono stati una sorta di chiave che ha aperto le porte di una città misteriosa e poco nota. E' emblematico il caso del cimitero di Bonaria, che rappresenta a tutti gli effetti una pagina importantissima del nostro passato, e delle vicende storiche che hanno segnato la città e l’intero bacino europeo».

Il pubblico

«Ho notato con piacere che il pubblico dei miei lettori è vasto, ed è accomunato non solo dalla curiosità per gli eventi soprannaturali e difficilmente spiegabili, ma anche dalla passione per la storia e per le storie che riguardano la città. Così si ritrovano gli appassionati della Cagliari del passato, antico e recente, e coloro i quali amano conoscere fatti e cronache che sono magari passate inosservate e taciute. Mi è capitato diverse volte di osservare delle guide turistiche che operano nella nostra città raccontare episodi e fatti che sono tratti dai miei libri. È una soddisfazione che ripaga, tra le altre cose, del tempo trascorso a fare ricerca e a mettere insieme i dati e le fonti. Altrettanto spiacevole è notare che qualche guida, a volte abusiva, stravolge storie da me raccontate, episodi che hanno come dicevo un fondamento storico ben preciso, per tirar fuori delle vicende che non hanno senso e sono prive di fondamento» .

Cenni autobiografici

«Ogni libro racchiude dentro di sé una parte dell’autore, in termini di esperienze e di vissuto. Per molti versi i libri che ho pubblicato rappresentano una parte del mio vivere, dell’avventura e della passione per la storia. Alcuni personaggi storici, realmente vissuti, sono effettivamente molto vicini al mio vivere, e per molti versi mi accomuna a loro l’idea stessa del viaggiare e dello scoprire. Nel romanzo “Athanor” alcune sfumature del personaggio principale sono – come in ogni romanzo storico – frutto della creatività dell’autore, ed in questo senso vi sono nel Capitano Looman delle caratteristiche che mi avvicinano al suo modo di essere, di come è stato in vita».

Il mondo dell'editoria

«Il mondo dell’editoria, soprattutto in questi ultimi anni è cambiato radicalmente, anche per la possibilità che molti scrittori hanno nel pubblicare per loro conto le opere scritte. A fronte del self-publishing vi è anche il sorgere di tante case editrici che non sempre si muovono in maniera corretta. Per mio conto ho avuto la buona sorte di trovare nel mio editore Alessandro Cocco un imprenditore corretto e leale, che mostra piena affidabilità e competenza nelle scelte e nell’indirizzo della propria azienda. Ma potrei citare diversi casi di editori che, per contro, operano ai margini della correttezza. Qualcuno di questi, improvvisandosi nel mestiere, per scampare ad una normativa italiana che tende a tutelare le opere di ingegno, ha situato la propria sede legale all’estero. Rendendosi – spesso e volentieri – irreperibile laddove sorgano contenziosi.

Forse il panorama editoriale è carente di figure professionali come gli agenti letterari, disposti ad esaminare opere di autori esordienti. E’ un ambito difficile nel quale muoversi, e necessiterebbe di un servizio che si muova ben oltre le agenzie letterarie consolidate».

Un aneddoto

«Il primo libro pubblicato con l’editore La Zattera ha avuto un grande riscontro tra i lettori. Tutti i libri rappresentano comunque un momento importante nella mia vita e nel mio modo di scrivere. Diversi sono gli episodi curiosi che riguardano i temi trattati. Vi è un personaggio che è stato “adottato” dai lettori per la storia e le vicende che lo hanno visto protagonista. Nel cimitero di Bonaria, dove si trova tutt’ora la tomba del capitano olandese Looman, all’indomani del racconto che narra la sua storia diverse persone si sono soffermate a guardare i simboli presenti nella sua lapide. Qualcuno porta delle rose. E' un modo per rendere eterna la figura di questo uomo dal passato avventuroso».

Progetti imminenti

«E’ in procinto di pubblicazione il nuovo lavoro che affronta il tema della stregoneria e della magia, attraverso una serie di racconti che hanno come protagonisti personaggi della storia, cagliaritana ed europea. Il filo rosso che unisce ogni racconto è quello che riguarda il ruolo della Santa Inquisizione e del potere smisurato che ha esercitato per secoli sia nella nostra Isola che nel contesto più ampio dell’Europa. Le figure della strega o del mago, dell’eretico e della fattucchiera sono riviste in una chiave storica ricca di eventi e fatti. Si tratta di un viaggio nelle cronache storiche più ampie, basato anche su vicende personali».

“Fantasmi a Cagliari”, “Cagliari esoterica” e “Athanor” sono distribuiti in tutte le librerie italiane, così come sarà distribuito in Italia il nuovo libro in uscita a brevissimo. Le opere sono disponibili anche in formato elettronico.

E' previsto per il 3 Febbraio alle ore 17,30 presso la Mondadori Bookstore "I MULINI", sita in Via Piero della Francesca 3, Selargius (CA), l’evento di presentazione del libro “Ti vedo per la prima volta” dello scrittore romano Diego Galdino.

In occasione di questa attesa uscita, chiacchieriamo, davanti ad un ideale caffè, con l'autore di "Il primo caffè del mattino".

Quando nasce in te la consapevolezza di dover scrivere?
Di solito gli scrittori di romanzi d’amore iniziano a scrivere sempre per una donna, ed anch’io non sono stato da meno. Ho scritto il mio primo romanzo perché volevo raccontare una storia d’amore che, a differenza della mia, finisse bene.E non ho più smesso.

“Ti vedo per la prima volta” è il tuo ultimo romanzo, edito da Sperling & Kupfer. Protagonista è un’affascinante quanto misteriosa donna dagli occhi verdi. Chi è Josephine?
Josephine, per tutte le persone che la amano Peach, è una donna guerriera che lotta ogni giorno con una malattia altamente invalidante come la narcolessia, che cerca d’impedirle di vivere una vita normale, fatta di emozioni, amore, soddisfazioni. Ma lei non molla mai, non si arrende, è decisa a non perdersi nulla, a sorridere malgrado tutto e a fare in modo che la sua malattia se ne faccia una ragione.

Roma fa di nuovo la sua comparsa nei tuoi scritti, magnifica coprotagonista delle vicende dei tuoi personaggi. Che ruolo gioca la città eterna in quest’opera e che rapporto hai con Lei?
Se ne ho la possibilità cerco di celebrare sempre la mia città nelle mie storie, magari dando la possibilità a chi già se n’è innamorato, e a chi ancora non l’ha fatto, di scoprire luoghi nuovi e magici. Ho fatto così anche in questo romanzo, lasciando che Roma divenisse il giusto palcoscenico per uno spettacolo di belle persone. Io amo Roma, tanto da affermare che la più bella dichiarazione d’amore che possa fare un romano alla persona che ama sia:”Io per te rinuncerei a Roma”

Altro grandioso coprotagonista,l’Amore, grande costante e fonte d’ispirazione. Qual’è l’amore che viene raccontato il “Ti vedo per la prima volta”?
In "Ti vedo per la prima volta" racconto diversi tipi di amori; quello tra genitori e figli, quello tra fratelli e quello tra due persone che erano destinate ad incontrarsi e a stare insieme.

“Il primo caffè del mattino” diventerà presto un film. Possiamo anticipare qualche dettaglio?
Come ripeto sempre quando si parla di cinema in Italia, ‘presto’ diventa una parola grossa. Ci sono storie che, malgrado la serietà del progetto e la ferma volontà di chi pensa di farle diventare un film, ci mettono anni per arrivare nelle sale. Per il momento abbiamo una sceneggiatura di Vittorio Moroni, uno dei più bravi in Italia, Paolo Marchione come regista, e qui basta dare un’occhiata al video dei Negramaro. Basta così per capire di chi stiamo parlando. Quasi sicuramente avremo Giorgio Colangeli come amico fraterno del protagonista e voce fuori campo del film.

Il bancone del bar è un davanzale sul mondo, dal quale il barman scorge l’umanità che gli si palesa davanti. La studia, la osserva, interagisce da una posizione privilegiata, quasi super partes. Quale contributo ha dato questo mestiere alla tua scrittura, e quali spunti, aneddoti e personaggi ti hanno ispirato?
In realtà il più delle volte non traggo ispirazione dal mio lavoro, perché scrivendo cerco di evadere dal mio contesto quotidiano. Certo, ne "Il primo caffè del mattino", e nel suo seguito che sta per uscire con il titolo di "L’ultimo caffè della sera", il Bar, con tutti i suoi personaggi e i vari aneddoti, tornano predominanti. Ma questi due romanzi, specialmente il secondo, vogliono essere una celebrazione della mia vita da barista, del posto dove sono nato, cresciuto ed ho amato, e delle persone che non ci sono più.

L’evento di presentazione la Mondadori Bookstore "I MULINI" sarà la tua prima tappa sarda? Ce ne saranno delle altre?
Sono davvero orgoglioso ed onorato di poter presentare un mio romanzo in Sardegna, ed ancora di più perché sarà la mia prima volta in questa splendida isola. Spero che sia la prima di una lunga serie.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Ho solo un progetto futuro, l’uscita in primavera del mio prossimo romanzo, come ho già detto il seguito de "Il primo caffè del mattino". Ogni volta che rileggo "L’ultimo caffè della sera" mi chiedo sempre se sarò in grado di scrivere un libro più bello di questo.

Sabato 27 gennaio 2018. Persso la sede della Mediateca del Mediterraneo (Mem) di Cagliari è avvenuta la presentazione ufficiale del nuovo libro di Vanessa Roggeri, scrittrice cagliaritana. La presentazione è stata organizzata e condotta dal club di Jane Austin Sardegna, con la direzione artistica di Giuditta Sireus. "La cercatrice di corallo" narra la vicenda di una donna coraggiosa, impavida, di nome Regina, di professione cercatrice di corallo. La vicenda comincia nel 1919, nel momento in cui Regina, ancora piccola, incontra Achille, al quale dona un rametto di corallo rosso fuoco che, gli promette, porterà a lui tanta fortuna. I due si reincontrano anni dopo, in modo casuale, e tra loro nascerà un amore travolgente, contrastato dalle loro famiglie, coinvolte in una faida che si perde nella notte dei tempi.

 

Vanessa è al suo terzo romanzo. I primi due, "Il cuore selvatico del ginepro" (2013) e "Fiore di fulmine" (2015), hanno riscosso un ottimo successo di pubblico, e per questo suo terzo la scrittrice cagliaritana comincia la sua collaborazione con Rizzoli Editore. La passione per la scrittura la deve ai racconti di sua nonna, miti e leggende della tradizione sarda che la affascinano e la coinvolgono.

Durante la presentazione dell'opera, uscita martedi 23 gennaio, è stato evidente il caloroso rapporto di affetto fra la scrittrice ed i lettori. La sala era gremita, e la fila per la firma della copia tanto nutrita da dover essere sospesa e ripresa dopo l'evento. Un vero e proprio spettacolo ha accompagnato un dialogo fra Vanessa Roggeri e Giuditta Sireus. Preziosi gli interventi di Marina Ferraro, maestra del corallo, delle sorelle Podda, stiliste, e di Daniele manunza, rievocatore storico, che insieme a Claudia Tronci, danzatrice, ha messo in scena la leggenda legata al corallo.

Vanessa Roggeri dichiara una data precisa nella quale in lei è nata l'idea per questo suo ultimo romanzo: 31 agosto 2015. Si trovava ad Alghero per due giorni, in occasione della presentazione del precedente romanzo, "Cuore di fulmine". Passeggiando per le stradine del centro storico con sua madre, si trova a passare davanti alle deliziose vetrine piene di corallo. In questo contesto sono sorte spontanee delle domande. Per la prima volta si chiede:"ma possibile che io, nata in Sardegna, dove il corallo è così importante, non sappia niente della storia del corallo?Non sappia niente di chi ha pescato e pesca oggi il corallo, di chi lo lavora ?.

Folgorata da questi pensieri, così, improvviasamente, comincia a vedere, con gli occhi della mente, la protagonista. Regina si tuffava dalla barca, e affondava così negli abissi marini in cerca di corallo. La storia si forma dentro di lei con potenza e ambivalenza. Un anno dopo, il 31 agosto del 2016 porta a termine il romanzo;un anno preciso per pensarlo, studiare e documentarsi ed affrontarne la stesura. In questo romanzo affronta una Sardegna diversa rispetto agli altri due romanzi, una Sardegna con un respiro più ampio ed una contrapposizione netta. E' la Sardegna della costa, la Sardegna del mare e il suo senso di libertà, e poi l'entroterra, quello degli altri protagonisti appartenenti ad una delle due famiglie, l'entroterra legato così alla terra, al lavoro della terra.

Il romanzo è dedicato alla Sardegna. E' il terzo libro che le dedica, anche se gli altri non in maniera esplicita, ma solo idealmente, nel suo cuore. Per questo terzo ha proprio voluto che fosse scritto nella dedica: "Dedicato alla mia terra, fonte inesauribile d'ispirazione". La Sardegna è motore delle sue emozioni. Racconta l'autrice:"Noi tutti sardi abbiamo un legame fortissimo, identitario con la nostra terra. La terra diventa Madre nel momento in cui tu tenti di conoscerla anche nei suoi aspetti meno noti,nelle sue pieghe un pò più oscure, nelle sue contraddizioni, e nel momento in cui accetti queste sue ombre la terra diventa madre. Un rapporto così intenso e forte diventa per noi indelebile, ed io sono sicura che nel momento in cui dovessi scrivere una storia che non racconta prettamente una trama sarda, la Sardegna sarebbe comunque per me fonte di ispirazione proprio perchè è dentro di me, è nel D.N.A., e non ho scelta".

 

 

Come nasce un prodotto cinematografico?

Per rispondere a questa domanda ci siamo avvalsi del contributo di chi il cinema lo respira, lo vive, lo coltiva e lo sviluppa.

Angelica La Sala è amministratrice di Pentamedia Management srl, società che si occupa di produzione cinematografica, videoproduzione, servizi fotografici e molto altro ancora.

Chiediamo ad Angelica:

Quando nasce Pentamedia?

Pentamedia nasce ufficialmente nel 2013 ma viene attivata successivamente. Alla nascita è seguito un momento di riflessione, nel quale abbiamo avuto modo di far convergere professionalità e sinergie che mettiamo a servizio del cliente.

Quali e qunti servizi offre?

Oltre alla produzione video e foto si occupa anche di seguire gli attori e reperire i cast per le produzioni nelle quali operiamo. Abbiamo un database di attori dal quale attingiamo a seconda delle differenti esigenze, ed ampliamo costantemente la scelta valutando candidature sempre nuove. Di conseguenza offriamo opportunità di lavoro per attori, ma anche macchinisti, truccatori, tecnici luce e audio, e per tutte quelle figure professionalità che gravitano attorno al mondo del cinema, spesso difficili da reperire. Pentamedia quindi si propone come vera e propria agenzia di management.

Le produzioni delle quali vi occupate sono sia sarde che estere. Possiamo fare qualche esempio?

Attualmente stiamo portando avanti "The dope show", un progetto che si sviluppa in quatro paesi diversi, Messico, Stati Uniti,Inghilterra ed Italia. Per quanto riguarda la parte italiana ci stiamo muovendo per poter girare in Sardegna, ma questo è ancora in fase di realizzazione. Il progetto è in coproduzione con la Kalifilm Productions, società di prduzione cinematografica tedesca.

La Sardegna è sempre stata meta della cinematografia, ma spesso non le è stata resa sufficiente visibilità. In questo senso Pentamedia pensa di poter sviluppare il mercato cinematografico in Sardegna?

Abbiamo dei progetti importanti da fare in Sardegna, produzioni che avranno un grosso riscontro dal punto di vista visivo. Abbiamo una produzione da fare con i paesi esteri citati pocanzi, ed altri cinque progetti, con dei nomi noti nel cast artistico. Al momento non posso rivelare ulteriori dettagli. Quello che posso dire è che stiamo cercando di proporre dei prodotti sardi ben visibili anche all'estero, prodotti di respiro internazionale fatti in Sardegna.

Come avviene la progettazione e la realizzazione di un prodotto cinematografico?

Tutto nasce dall'idea, e questa può nascere ovunque. Da una chiacchierata, da qualcosa che si vede, da un'ispirazione estemporanea. Poi si sviluppa, e man mano che il progetto si sviluppa si valutano esiti sempre diversi; idee nuove, persone che si aggiungono al progetto, nuovi spunti creativi. E' un continuo disegno in corso d'opera.

Il cortometraggio di Salvatore Iantorno "Arcadia", candidato al premio David di Donatello, è una vostra produzione. Ti ha sorpresa questa candidatura?

Io devo dire la verità: non sono sorpresa. Se certe tematiche non venissero considerate in questi concorsi sarebbe davvero grave. Noi stiamo affrontando la tematica della S.L.A., una malattia terrificante che coinvolge in prima istanza il malato, ma non meno i suoi cari.

Quanto tempo è stato necessario per realizzare questo cortometraggio?

Molto poco, perchè tutti hanno amato il progetto sin da subito, ed hanno voluto lavorare perchè si realizzasse. Il cast è stato selezionato da Salvatore, e crediamo che il lavoro abbia grandissime potenzialità

Da quale ispirazione è nato "Arcadia", e come è legato alla Sardegna?

E' una storia che può essere raccontata ovunque, perchè parla di dolori familiari, casi di disabilità e smarrimento per una condizione che non concede scampo. Non è legato solo alla Sardegna, nonostante purtroppo nella nostra regione si registrino tanti casi di S.L.A. Si pensi ai casi di Salvatore Usala, o ad Andrea Turnu, in arte dj fanny, il più giovane malato di S.L.A. al mondo, che ultimamente ha lanciato un appello per poter partecipare come ospite al festival di San Remo.

Sono già in cantiere nuovi progetti cinematografici che vedranno protagonista la Pentamedia Management srl. Attori, cantanti, danzatori, artisti, tecnici e truccatori possono inviare i propri curricula a:

casting.pentamedia@gmail.com

 

“Le cose che sono nell’aria”, edito da La Zattera Edizioni, è il secondo romanzo di Giampaolo Manca, avvocato civilista e curioso di professione.

C’è una vicenda, personale e professionale, che porta il protagonista Filippo Roversi a fare i conti con un passato irrisolto. Ha deciso di terminare la sua carriera da giudice con l’ultima sentenza, quella più pesante. E’ una sentenza che lo riporta ad un trauma mai superato, una ferita ancora aperta che lo fa vacillare, rendendo il suo equilibrio pericolosamente precario. E’ un appuntamento con se stesso, con le sue cicatrici, con tutto ciò che è stato rimandato per tanto, troppo tempo a data da destinarsi.

Per affrontare quest’ultimo gravoso compito decide di ripartire proprio dal passato. Si rifugia nella vecchia casa di famiglia, in un piccolo borgo abitato oramai da poche anime. Quelle strette viuzze l’hanno conosciuto bambino, poi ragazzo ed infine adulto, come prima di lui suo padre. E’ un viaggio a ritroso nel tempo, che lo spinge a riportare alla memoria persone, luoghi e vicende, che tessera dopo tessera formeranno un mosaico finalmente compiuto. Sarà l’occasione giusta per mettere ordine, per dare un senso, per conquistare pace e serenità finora solamente sognate.

Quella di Filippo è una macro-storia, all’interno della quale si inseriscono le vicende di diversi personaggi, tutti quanti legati al protagonista dall’Amore, in ogni sua declinazione.

E’ un romanzo che recita l’amore tenendolo fra le dita, come i grani di un rosario.

Racconta quello tra un padre ed un figlio, mai affrontato, frainteso, viziato da pregiudizi e preconcetti, intaccato da frasi mai dette, da presenze mancate ed età della vita sempre su binari diversi.

Parla dell’amore nella terza età, quando si è tanto simili ai bambini da confondere chi si ha accanto, quando la solitudine riesce a portarti ad un oblio che è una morte prima della morte, alla quale ci si sottrae solo se scaldati dal calore umano.

Ricorda l’amore dell’infanzia, pulito ed idealizzato, e quello giovane, pazzo, senza alcun senso o pianificazione, che non sente ragioni ne limiti, e poco impoorta che sia per sempre o per una notte. E’ l’amore dei vent’anni, “una conchiglia su cui posarsi per ascoltare la risacca”(Cit.).

Tratta dell’amore maturo, quello arrivato relativamente tardi, incontrato in terra straniera e divenuto casa.

Affronta l’amore al quale si da un prezzo, l’amore praticato per professione ed indigenza, quello che lascia segni non tanto sul corpo quanto sull’anima, colpita da giudizi scagliati come pietre da chi una mano non te l’ha tesa mai.

Descrive l’amore deluso, finito e passato, che lascia dietro di se tanta amarezza, dei figli da far crescere e tanta voglia di riscatto. Descrive il senso di smarrimento dopo un tradimento, la delusione per le incrollabili certezze dei “per sempre” che si sgretolano sotto il peso degli anni; l’offesa, la caduta, la risalita.

Compatisce quello mai arrivato, perchè sacrificato sull’altare della rinuncia, nel nome e per amore di un legame familiare, l’unico degno di chiamarsi tale in una vita fatta di abbandoni e bugie.

Ogni romanzo riuscito è un racconto autentico, genuino, per certi versi rischioso per l’autore, nudo davanti ad un pubblico che ne scruta debolezze e fragilità. I romanzi autentici ti sanno condurre dentro vicende altrui, che pagina dopo pagina scopri tue perchè universali.

“Le cose che sono nell’aria” possiede ognuna di queste caratteristiche. Arriva un momento nella vita di ognuno di noi nel quale siamo chiamati ad emettere “l’ultima sentenza”, a fare i conti con noi stessi, con ciò che siamo, con ciò che vogliamo essere o non essere più. Arriva un momento in cui ognuno di noi è Filippo Roversi.  

 

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Nuovo anno: si va in scena. E’ ufficiale il calendario per il 2018 della programmazione di Sardegna Teatro, ambizioso progetto che coinvolge il teatro Massimo di Cagliari ed il Teatro Eliseo di Nuoro. Sotto la Direzione Generale di Massimo Mancini, si replica la vincente squadra organizzativa e progettuale dell’anno passato.

Il 2017 è stato l’anno dei successi. Nove candidature al prestigioso Premio Ubu, due i premi vinti. La giuria ha incoronato “Miglior spettacolo dell’anno” l’opera “Macbettu”, rappresentazione interamente in lingua sarda, coprodotto con Teatropersona. Il “Miglior allestimento scenico Gianni Strapoli” è stato quello de “Il cielo non è un fondale”, coprodotto con Teatro Metastasio di Prato ed Emilia Romagna Teatro Fondazione.

Elevato valore artistico, produzione creativa eccellente ed immensa passione hanno portato il teatro sardo a superare i confini territoriali, per affermarsi quale realtà competitiva a livello nazionale ed internazionale.

Tante le novità, ed i graditi ritorni. Si replica con il vincente “Macbettu” di Alessandro Serra, “Donne che sognarono cavalli” di Daniel Veronese, “Come sto” di Batisfera Teatro, e “Quasi Grazia”, spettacolo tributo alla figura della scrittrice sarda Grazia Deledda, premio nobel per la letteratura nel 1926, interpretata dalla scrittrice Michela Murgia.

Torna sull’Isola anche Davide Iodice, regista teatrale di indiscusso talento, con il suo “Sonnai”, spettacolo applaudito lo scorso anno per le tematiche e la poetica espressa. Iodice propone inoltre due nuovi lavori: “Urania d’Agosto” di Lucia Calamaro, e “Mal’essere”, tratto dall’Amleto di William Shakespeare.

La stagione cagliaritana si aprirà con “Lezioni di storia”, curate dalla casa editrice Laterza. Tema principe sarà il Viaggio e l’Isola, luogo di migrazione ed approdo.

Da Gennaio a Maggio 2018 l’agenda degli appuntamenti da non perdere sarà davvero fitta. Prendete nota consultando il sito http://www.sardegnateatro.it/

Il gioco della seduzione si nutre di mistero, incognite ed immaginazione. Uno sguardo fugace, un dettaglio svelato creano la magia dell'attrazione, per la quale una minima porzione di pelle scoperta vale più di cento nudi.

La copertina di un libro è la sua parte nuda. Le case editrici investono denaro e speranze nella buona riuscita della grafica, che ci si augura attiri maggiormente i potenziali acquirenti. E se questo assioma, dato per certo, fosse smentito?

Questa è l'ambiziosa sfida lanciata da “Libri al buio”, della casa editrice Mds. Intervistiamo Silvia Belli, collaboratrice responsabile del progetto.

Silvia, ci può spiegare cos'è la Mds Editore?

MdS Editore è una piccola casa editrice pisana composta da tre soci: Sara Ferraioli, la presidente, Fabio della Tommasina e Carmine Santangelo, il grafico. Abbiamo appena festeggiato il nostro quinto compleanno. In questi cinque anni siamo cresciuti molto, grazie a un impegno imprenditoriale e morale concreto: non pubblicare mai a pagamento e investire totalmente nella qualità dei testi che scegliamo di pubblicare. Certo, serve anche un po’ di follia e idee originali come il “Bookathome”, presentazioni di libri ospitate a casa degli stessi lettori, o i “Libri al buio”.

Come nasce l'idea di "Libri al buio"?

Quando si compra da un piccolo editore, in realtà, si compra sempre al buio. Son pochi i libri o gli autori che sono già conosciuti. E allora ci siamo detti che valeva la pena offrire ai potenziali acquirenti un modo diverso per lasciarsi conquistare da un libro; non l’immagine di copertina o il titolo ma tre aggettivi scritti su un incartamento neutro.

L’effetto sul pubblico alle fiere, ad essere sinceri, ha stupito anche noi. Il grande successo è forse dato anche dalla novità che interrompe la monotonia. Paradossalmente non avendo colori o immagini attirano di più l’attenzione e la curiosità. Molto dell’attrattiva dipende anche dalla qualità artigianale dei pacchetti che nascondono le copertine. Mi sono incaricata personalmente, con l’aiuto di Lucia Scatena, di incartare i libri, di scrivere gli aggettivi e anche di lasciare un piccolo spazio dietro per scrivere una dedica, nel caso lo si volesse regalare. Abbiamo anche ideato un pacchetto natalizio che è piaciuto moltissimo. E stiamo lavorando a grandi novità per il 2018.

Come vengono catalogati i libri?

Quello che ci caratterizza è la scelta degli aggettivi che individuano i singoli libri: essendo un piccolo editore abbiamo un contatto quotidiano con i nostri autori. Abbiamo quindi potuto chiedere agli autori stessi di definire il proprio scritto con tre aggettivi: anche a loro abbiamo voluto offrire una diversa possibilità di raccontarsi ai lettori.

Quali generi vengono selezionati?

Non facciamo molta letteratura di genere, in realtà. I nostri “libri al buio” provengono dalle nostre collane di narrativa: “…Storie”, diretta da me, la collana più antica di MdS, “Cattive Strade” ideata e diretta da Fabrizio Bartelloni, “Lumina”, che contiene gli autori eccellenti come Manganelli, Bigongiali o Bencivenga, e “Sfridi”, dedicata alle raccolte di racconti. Ne abbiamo diverse, il racconto è un modo espressivo che ci interessa particolarmente, anche se nell’ambiente letterario si dice che i racconti non vendano. Rientra in parte nella nostra piccola follia.

Tutti i nostri testi sono di autori emergenti, giovani scrittori, spesso esordienti. Crediamo che sia il ruolo principale della piccola editoria quello di dare voce ad autori con buone idee e stili interessanti ma che non hanno una fama da giocarsi in campo editoriale.

Dove e come possiamo trovare i "Libri al buio"?

Fino a poco tempo fa i nostri “Libri al buio” si potevano acquistare soltanto durante le fiere del libro, ma da qualche mese si possono acquistare anche in alcune librerie della città di Pisa e, ovviamente, sul nostro sito http://www.mdseditore.it/ , e sulla pagina facebook 

Se c’è una cosa che l’indimenticato “Twin Peaks” del maestro David Lynch ci ha insegnato negli anni novanta, è che nulla è come appare. Abbiamo imparato a vedere oltre ogni distensiva cascata, oltre ogni bosco rasserenante, oltre ogni tranquilla vita di montagna un fitto ed oscuro mistero. La domanda alla quale siamo in definitiva chiamati a rispondere non è, come si potrebbe pensare, “Chi ha ucciso Laura Palmer?”.

La vera domanda è: “Chi era Laura Palmer?”

Luna è poco più che adolescente. E’ solare, giudiziosa, sempre sorridente: è la figlia modello che ogni genitore vorrebbe. Il giorno del suo diciottesimo compleanno esce di casa per festeggiare con le amiche, e non fa più ritorno.

E’ questo l’incipit de “L’altra faccia della luna” di Simona Mendo. Simona ha 40 anni, vive a Genova, dove porta avanti con dedizione lo studio odontoiatrico di famiglia. Simona legge da una vita, e scrive da quando, a 17 anni, decide letteralmente di “riscrivere” le sue storie d’amore vissute, modificandone il finale a modo suo, rigorosamente a mano e con la penna blu. Riempie quaderni su quaderni, e sforna tre romanzi. I primi due non sono ancora pronti, l’ultimo invece, “L’altra faccia della luna”, la soddisfa, e si decide a pubblicarlo.

E’ un romanzo a più voci, e in ogni capitolo la storia viene narrata, vissuta e interpretata da diversi punti di vista. La protagonista principale, Luna, appare come una giovanissima ragazza ideale. La sua famiglia è perfetta, la sua media scolastica è perfetta, la sua condotta è perfetta ed ineccepibile. Entrando nel vivo della vicenda scopriamo che questa facciata nasconde delle crepe inattese. La scomparsa di Luna dà il via a una serie incessante di scoperte imprevedibili, inaspettati tasselli di un puzzle che va costruendosi pagina dopo pagina. C’è un amore nell’esistenza di Luna, una presenza prepotente ed oscura, che si alimenta con ciò che di lei non si vede in superficie. E’ un avvicendarsi di elementi celati, di segreti e colpi di scena che faranno crollare il castello di certezze che pareva quantomai solido a prima vista.

Chiediamo all’autrice.

Simona, qual’è stata la risposta del pubblico a questo romanzo, in apparenza leggero ma dai contenuti decisamente forti?

Il testo, che inizialmente era stato pensato per un pubblico femminile dai 25 ai 45 anni, ha riscosso un successo notevole in tutte le fasce d’età dai 18 anni in su. Per i contenuti a volte un po’ troppo forti, mi sento di sconsigliarlo ad un pubblico troppo giovane. Con stupore ho verificato che i commenti più entusiastici li ho ricevuti dagli uomini e, soprattutto, dai “non lettori” che, travolti dalla trama avvincente, hanno riscoperto la magia di un buon libro.

Quanto c’è di autobiografico nel testo?

Nonostante io mi sia limitata a raccontare la straordinaria storia che Luna ha vissuto, nel romanzo c’è tutta me stessa, in ogni parola, in ogni lacrima, in ogni sorriso c’è una parte di me. Ho creduto tanto in questo testo, e per questo motivo non mi sono rassegnata ai primi “No”. Ho proposto il mio romanzo a tutte le case editrici che trattano lo stesso genere ma, non avendo ricevuto risposta, mi sono rivolta a una piccola casa editrice della mia città. Purtroppo ho capito ben presto, a mie spese, che in libreria finiscono solamente i romanzi di persone famose, non necessariamente “scrittori”, e i romanzi che vendono. Difficilmente si investe su scrittori emergenti.

Conservi qualche ricordo particolare legato alla stesura del tuo romanzo?

Ricordo un’estate in particolare, di due anni fa, durante la quale ero in vacanza in Val d’Aveto, in montagna. Per un mese intero ogni giorno andavo in gita con la mia famiglia e, durante le scarpinate, le mie bambine mi costringevano a raccontare loro la storia di Luna, più e più volte, e mi davano suggerimenti, consigli. Quell’estate in particolare rimarrà nel mio cuore per sempre. Mi sto dedicando con tutta me stessa a pubblicizzare il mio romanzo e, a tempo perso, sto riprendendo in mano uno dei due romanzi precedenti.

Dove possiamo acquistare “L’altra faccia della luna”?

il mio romanzo è acquistabile online ,su Amazon e IBS, e su ordinazione in ogni libreria d’Italia.

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11 Gennaio 2018. Questa mattina, alle ore 10 presso il liceo scientifico "Michelangelo" di Cagliari, si è tenuta l'inaugurazione dell'opera-tributo al Maestro Buonarroti di Manu Invisible, street artist, muralista ed artista di talento. Si tratta di un'opera realizzata su una superficie di otto metri per ventiquattro, lungo la facciata della scuola.

Il nome del genio protagonista del Rinascimento italiano è delicatamente segnato su uno sfondo che ricorda la carta ingiallita dal tempo. Tutto intorno gli elementi grafici riconducibili al suo vissuto artistico: il "David" e la nota leggenda legata al suo naso, gli studi anatomici e la candela, a simboleggiare la luce della conoscenza.

Presenti alla cerimonia le autorità pubbliche, fra le quali il sidaco di Cagliari Massimo Zedda, docenti ed amministratori della scuola, e numerosi studenti e cittadini, che con calore hanno salutato l'artista e promosso la sua opera.

Chiediamo a Manu invisible.

Manu, quanto tempo è stato necessario per realizzare un'opera di queste dimensioni?

I lavori sono durati una settimana. Ho utilizzato pitture al quarzo, sullo sfondo uno spruzzino a nebulizzazione e spray professionali. I materiali utilizzari garantiranno all'opera una protezione dagli agenti atmosferici, mettendola al riparo, per quanto possibile, dall'usura del tempo.

Questa non è la tua prima opera realizzata per un'ente pubblico, ed in particolare per una scuola. Basti ricordare il magnfico murales alla scuola "Ugo Foscolo" di Cagliari. Nascendo come street artist, qual'è il tuo rapporto con le opere "autorizzate"?

Sono due facce di una stessa medaglia. Continuo a realizzare lavori senza alcun permesso, in Italia come all'estero, ed accetto con estremo piacere commissioni come questa.

Dove ti vedremo prossimamente?

A Marzo sarò in Francia, ad Aprile a Milano, e molto presto, entro il 2018, conto di fare visita alla Grande Mela.

 

Il lavoro di Manu inaugurato oggi ha goduto dell'alto paternariato della University of Cambrige, che dopo il liceo classico "Dettori", ha scelto di integrare ufficialmente nel suo progetto anche il "Michelangelo". Un divertente aneddoto è legato alla realizzazione del murales. Durante la prima giornata di lavoro, le forze dell'ordine sono state allertate rispetto alla presenza di un "tizio mascherato che imbratta i muri della scuola". Chiarito l'equivoco, ciò che emerso è stato il senso civico degli abitanti del quartiere.

Chiediamo al sindaco Massimo Zedda.

 

Manu invisible nasce e si sviluppa come artista in un contesto di illegalità. Come si concilia questo aspetto con un incarico da parte di una amministrazione pubblica?

Esiste una netta differenza fra gli artisti, come Manu, ed i vandali. I primi, pur agendo nell'ambito del "non autorizzato" hanno cura dei monumenti storici, dei siti di interesse storico-artistico e del partimonio culturale della città. Agiscono in contesti di degrado estetico, penso ai cavalcavia, o agli enormi muri di cemento delle periferie urbane. Loro non distruggono, ne deturpano, ma al contrario riqualificano, esteticamente e culturalmente. La cittadinanza è sempre stata favorevole e ben felice di accogliere opere di artisti, perchè di questo si tratta. Opere come quelle di Manu segnalano la differenza fra artisti e vandali. Per questi ultimi esiste tolleranza zero. Agiscono su opere pubbliche quali il Bastione, la torre spagnola, o le mura del quartiere Castello, anche solo per apporre la loro "tag". Questo è ne più ne meno il comportamento del gatto che fa pipì per segnare il territorio. La differenza sta nel fatto che la pipì si elimina facilmente, per quanto riguarda la venice invece l'amministrazione deve fare ricorso ad imprese specializzate, e ad un iter burocratico lungo e dispendioso. L'amministrazione è costretta a limitare la propria creatività in fatto di opere pubbliche per fare azione preventiva sui vandali, scegliendo ad esempio panchine in cemento per evitare che vengano portate via la mattina dopo, e nanotecnologie in grado di dare una protezione ai momumenti che fa da repellente per le vernici. Questo non è possibile in ogni caso, si pensi alla pietra porosa delle mura storiche, ma ci impegnamo quotidianamente per preservare la bellezza della nostra città dall'azione degli irresponsabili.

 

E' notizia di pochi giorni fa. In Italia si leggono sempre meno libri, meno di qualunque altro paese occidentale: i dati istat in questo senso sono impietosi, in particolare nella fascia d'età dai 15 ai 24 anni.

Per farla breve, si scrive più di quanto si legga, e gli stessi scrittori dimostrano di essere dei lettori discontinui.

C'è chi di questo aspetto della cultura letteraria ha fatto un punto di principio. Il buon scrittore è prima di tutto un ottimo lettore. La lettura è propedeutica alla scrittura, conditio sine qua non di una eventuale carrirera autoriale.

E' con questo spirito che Elisa Mura, classe 1985 di Genova, affronta la sua avventura come autrice di romanzi, dei quali tre gia' pubblicati ed uno in lavorazione.

 "Ho iniziato solamente quando mi sono sentita pronta, cioè poco più di un anno fa" racconta. " Dovevo migliore la mia sintassi ed il mio vocabolario. Ho letto tantissimi libri di vari generi prima di iniziare, e questo ha aumentato il mio desiderio di creare qualcosa di mio da tramandare. Sarà un luogo comune, ma è vero che per diventare scrittori bisogna necessariamente essere prima di ogni altra cosa dei lettori praticanti".

Le sue prime tre opere spaziano ampiamente fra i generi, sottolineando la versatilità ed il talento poliedrico della scrittrice, certamente corroborato dalle numerose letture.

“Le anime pure” il primo libro, è un romanzo tra il gotico ed il thriller. Siamo nel Kent di fine ‘800, e due protagonisti maschili e due femminili animano la storia. Edward è un uomo di mezza età a cui piace lavorare sodo: è un amico leale e premuroso, che si ritrova in mezzo ad una strada di punto in bianco. Durante la ricerca di un nuovo lavoro viene a conoscenza di fatti inquietanti che accadono in una sontuosa villa di campagna. Le apparizioni di un mostruoso fantasma angosciano l’esistenza dei suoi abitanti, in particolare quella di Sebastian Ash, l’appassionato proprietario della casa. Otto anni prima, nella stessa abitazione era avvenuto un terribile omicidio; quello di sua moglie.

Edward si convince a recarsi a Southfield Park per proporsi come domestico, ed affrontare di persona il mistero della casa. Qui le vite dei due personaggi si intrecciano. Faranno la loro comparsa Adele, figlia di Edward, ragazza solare e amorevole, e Louise, sorella di Sebastian. Quest'ultima, di salute cagionevole e silenziosa, trascorre il tempo nella sua stanza delle bambole, che colleziona con maniacale cura. Cosa si cela dietro alle apparizioni? Niente accade per caso.

“I sogni di Alice” è moderno, divertente ed eccentrico: è un romanzo comico contemporaneo. Alice sogna di essere la protagonista dei libri e dei film che legge, ma il suo obbiettivo è quello di diventare una vera attrice di teatro, passione che coltiva sin da bambina. Incontrerà sul suo cammino tanti personaggi, che le stravolgeranno la vita, nel bene o nel male. Alex è il suo migliore amico. E' stato il suo primo fidanzato, e innamoratosi di un altro ragazzo, la lascia con un amico in più ed un fidanzato in meno . Kei, il nuovo ragazzo di Alex, sempre di buonumore, riesce a diventare un punto di riferimento per lei. Tutti e tre si trasferiscono a Milano, dove la ragazza frequenterà una scuola di recitazione, in un condominio abitato da persone invadenti e svitate, tra cui Rudy, lo spogliarellista/agente immobiliare, e Andrea, lo scontroso ed enigmatico ragazzo di città. Alice è determinata a seguire la sua vocazione e niente riuscirà a fermarla.

“Gli indesiderabili” è indiscutibilmente un fantasy. I protagonisti sono caratterialmente diversi gli uni dagli altri, ma possiedono tutti un potere sovrannaturale. Siamo nella Parigi della Belle Epoque, dove nuove arti si mescolano al progresso. Troviamo Michel, un pittore dal grande talento, solitario e solo per via del suo aspetto poco avvenente. E' timido, insicuro, ma con uno straordinario dono: è capace di dominare la mente altrui grazie ai ritratti. Ci spostiamo a Vienna, culla dell’impero asburgico, dove conosciamo Emma, una gitana che sogna di fare la ballerina ed abbandonare la vita nomade. Giovane e ottimista, con il tocco della mano può leggere nei desideri più reconditi di coloro i quali vengono in contatto con lei. L'incontro con Vicken le cambierà la vita, e la porterà a Parigi.

Vicken è un mago apprendista dai trascorsi catastrofici, ambizioso e bello a dismisura, ed ha accidentalmente scoperto di poter manovrare la gravità a suo piacimento.

Le vite dei tre sembrano aver innescato qualcosa di terribile, degli omicidi ben celati dietro brutali riti massonici.

Elisa non si ferma qui, e decide con la sua quarta opera di varcare le soglie del paranormale. Il suo prossimo libro, per il quale ha già firmato un contratto editoriale, sarà ambientato nell'aldilà, e per il momento sulla trama vige il massimo riserbo.

Potete trovare le opere di Elisa Mura "Le anime pure" e "I sogni di Alice" nelle librerie fisiche e negli store, sia in cartaceo che in digitale. De "Gli indesiderabili" potete trovate il cartaceo solo su amazon, ed in digitale su tutti gli store.

 

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Mattia Compagnucci è nato ad Empoli, nel 1996. Ha 21 anni, e vive ad Ortimino con la famiglia, proprietaria di un azienda vitivinicola. Cresce a contatto con la natura, nelle dolci colline del chianti. Si diploma in enogastronomia presso l’istituto Federigo Enriques di Castelfiorentino.

Le sue passioni sono la cucina, il buon vino, e la letteratura, in egual misura centrali nella sua vita.

Si occupa della gestione dell’azienda di famiglia, che da oltre 60 anni produce vino ed olio. La cucina come la scrittura sono parte integrante della sua quotidianità, e la scrittura ha fatto capolino fra le sue ambizioni da qualche anno.Posata la padella passa all’inchiostro, mettendosi in gioco e sfidando se stesso, in un mix dal sapore sperimentale ed accattivante.

“Tutto è nato con l’idea di un romanzo di fantascienza” racconta Mattia riguardo al suo pimo esperimento letterario. “Era basato su una storia post-apocalittica, ma fin da subito l’idea , da principio stimolante, si è rivelata molto più complessa del previsto. Dopo aver cestinato l'ipotesi fantascientifica, ho mantenuto i protagonisti e l’ambientazione, ricreando un poliziesco. Per la sua stesura mi sono ispirato alle mie letture di gialli e noir. Come in cucina ho unito in un piatto elaborato tutti gli elementi, ed il sapore mi è piaciuto tanto da utilizzarlo per creare la tesina della maturità”.

Nasce così “Questione d'onore”,edito da Ibiskos Editrice Risolo di Empoli.

La vicenda affonda le radici nell'attualità di una Firenze che nasconde la verità su un delitto. Gesualdo Roganti, noto imprenditore proprietario di un’agenzia di viaggi, viene trovato morto in circostanze misteriose. La città è sconvolta dalla vicenda, sulla quale inizierà a indagare la giovane ispettrice Adele Hope Olivieri, coadiuvata dal suo fidato collaboratore Blake Ferrara. Adele durante le indagini si ritroverà a dover affrontare un fantasma nascosto nei meandri del suo passato. Immagini e flash back dell’infanzia la riportano indietro nel tempo, riportandola in connessione con la figura del nonno. Scoprirà delle verità che non avrebbe mai voluto conoscere, e sarà lei a far placare una maledizione caduta sulla sua famiglia.

Chiediamo all'autore.

Mattia, chi è Adele?

Adele, protagonista del mio romanzo, è una bellissima donna di circa 38 anni.Ispettrice al commissariato di Firenze, Adele è una donna a tutto tondo, capace di risolvere le indagini, pur combattendo contro i suoi demoni interiori. Coraggio e lealtà fanno di lei una persona di cui potersi fidare. Sempre sorridente e pronta ad aiutare gli altri, mettendo in secondo piano la sua vita. Attraverso il cibo riesce, per quel poco di tempo ad evadere dalla realtà o meglio dal mondo che la circonda.

L'elemento della cucina comapare nella sua vita, ricoprendo un ruolo importante. Quanto c'è di te in questo?

Il libro è molto autobiografico. Ho deciso di inserire luoghi e sapori a me cari,per far entrare il lettore nel mio mondo, e per quanto riguarda i protagonisti ho fatto un accurato studio sulle persone che mi circondano. Il personaggio dell’ispettrice è una sorta di mio alter ego dal punto di vista caratteriale.La sua personalità e molto forte nella narrazione, molto testarda: se decide di voler fare una cosa la fa, anche a costo di andar contro l'opinione di chi le sta attorno.

Da giovanissimo autore, quale messaggio pensi di poter dare con il tuo libro?

Sono orgoglioso di essere riuscito a realizzare qualcosa a cui tenevo veramente tanto, ma soprattutto sono orgoglioso di poter lanciare un messaggio con questa mia prima opera. Il mio dev'essere un messaggio di speranza per tutti i giovani che voglio avere la propria opportunità, e soprattutto vorrei spronare tutti gli scrittori emergenti a non arrendersi alla prima difficoltà. Si cade, ma con coraggio bisogna sempre rialzarsi. Penso che se nella vita si lotta per ciò in cui si crede, alla fine si riesce davvero a realizzare i propri sogni. Prima che la Ibiskos pubblicasse il mio romanzo avevo ricevuto quattro rifiuti da altrettante case editrici. Ma non mi sono arreso. E adesso posso dirmi orgoglioso di me stesso e soddisfatto per non aver rinunciato.

Cosa ritieni sarebbe utile per facilitare il percorso agli scrittori emergenti?

Gli scrittori emergenti sono più in difficoltà nel farsi conoscere ed essere apprezzati dalle case editrici. Mi piacerebbe che ci fossero maggiori opportunità per farsi conoscere, uno spazio dedicato a chi si affaccia in questo mondo ed è alle prime armi dal punto di vista pubblicitario, senza pestare i piedi a nessuno. Farsi pubblicità da soli tramite presentazioni o attraverso i social, è positivo, ma a volte non basta.

“Questione d'onore” è disponibile presso la libreria La rinascita di Empoli, sul portale internet ibs, sul sito della casa editrice oppure contattando l'autore all’ indirizzo email mattia.compagnucci@virgilio.it.

 

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