Autore: Noemi.Sabiucciu

Quella che anni fa poteva essere considerata una pesante minaccia di lavoro duro e punizione oggi assume un significato diverso e prelude a una meta turistica colta e alternativa. Il prodotto minerario disperso per tutto il territorio potrebbe essere una buona fonte di turismo “oltre stagione” per la Sardegna, che non possiede solo meravigliose spiagge e acque cristalline, bensì tante altre bellezze naturali e artificiali. Le prime attività minerarie in Sardegna risalgono all’epoca preistorica, intorno al sesto millennio a.C., con l’intensa estrazione dell’ossidiana che veniva prelevata principalmente nel Monte Arci, nella parte centro occidentale dell’isola, che rappresentava uno dei più importanti centri mediterranei di estrazione e lavorazione di questo vetro vulcanico. Questa venne poi, nelle epoche successive, esportata anche in Francia e nell’Italia settentrionale. Già dai tempi più remoti quindi, le coste dell’isola, grazie alle sue ricchezze del sottosuolo, attirarono moltissimi mercanti e conquistatori. Oggi, le principali attività minerarie del territorio si trovano nella zona sud- occidentale, che lavora per valorizzarne storia e scenari come meta turistica alternativa che solo in tempi recenti è riuscita ad acquisire modernità nella realtà occidentale.

In Sardegna è presente un vero e proprio parco geominerario storico e ambientale protetto dall’Unesco dal 1998, di cui fanno parte ben otto aree del territorio sardo accomunante da una lunga storia mineraria e dal loro ruolo ricoperto durante il periodo dell’industria estrattiva. Al suo interno, nella zona dell’iglesiente, tra i comuni di Guspini e Arbus, si trova la miniera di Montevecchio, ricca di blenda e galena, da cui si ricavano zinco e piombo.

Dopo anni di restauri, per cui ha vinto anche il premio Eden nel 2011 (conferito alle destinazioni europee che seguono la via di un turismo rispettoso dello sviluppo sostenibile), può essere totalmente visitata: dal lussuoso palazzo in cui risiedeva la direzione, alle officine, i cantieri, le fonderie, i depositi minerari e il suggestivo cantiere di Piccalinna. Sempre nell’Iglesiente si trova anche il noto sito minerario di Masua, Porto Flavia, dal quale è possibile godere di un meraviglioso panorama dello scoglio di Pan di Zucchero. Porto Flavia non può essere considerata una vera e propria miniera, nonostante la sua funzione sia la medesima, ma piuttosto un’installazione portuale scavata nella montagna, all’interno della quale, attraverso un sistema di gallerie venivano estratti i minerali e portati all’esterno per essere trasportati nelle navi.

Nella zona di Carbonia (che prende proprio il nome dalla prolifera attività estrattiva carbonifera), è situato invece il Museo del carbone, nato dalla ristrutturazione dell’antica miniera di Serbariu, che comprende ben tre aree: la lampisteria (in cui sono esposti gli antichi strumenti utilizzati per lavorare all’interno della miniera); la galleria sotterranea (in cui è stata allestita una ricostruzione delle antiche tecniche di estrazione); infine la sala argani (dove è possibile osservare il macchinario con cui venivano gestite le discese e risalite di materiali e minatori).

Altri siti minerari sono infine presenti a Gonnesa (Fontanamare e miniera carbonifera di Nuraxi Figus, particolarmente importante poiché una delle poche ancora in attività) e Gonnosfanadiga (miniere di Fenugu Sibiri e di Perd’e Pibera).

Ognuno di questi complessi minerari ha caratteri e composizioni uniche ricche di storia, cultura e tradizione: antichi strumenti e tecniche per l’estrazione di minerali, splendidi paesaggi, monumenti d’arte architettonica (come gli splendidi palazzi in stile liberty della direzione) e veri e propri musei. Molti di questi siti minerari sono stati per tanti anni trascurati o addirittura abbandonati, considerati di irrilevante portata turistica e inferiori e meno interessanti rispetto ad altri luoghi d’interesse all’interno dell’isola. Intenso è però il lavoro dei comuni, che stanno tentando con tutte le risorse disponibili di arricchire queste meraviglie ancora poco conosciute e trasformarli in ambienti in cui vivere delle vacanze all’insegna del contatto con la natura e con le tradizioni del popolo sardo.

Che possa allora essere “un giro in miniera” la nuova rivalsa del turismo fuori stagione della Sardegna dopo il devastante resoconto turistico lasciato dal Covid-19?

 

Ancora non è stata espressa una data precisa in maniera ufficiale, ma è certo che a breve le università riprenderanno le lezioni in presenza. Una scelta non affatto semplice ma che finalmente riporterà gli studenti tra i banchi e permetterà nuovamente il contatto umano con i docenti. Prima regola? Rispettare le norme sanitarie previste dal decreto anti-covid: il mantenimento delle distanze interpersonali, disinfettare le mani e l’obbligo di indossare la mascherina; inoltre chiunque si trovi all’interno degli Atenei (docenti, studenti e personale tecnico amministrativo) è invitato a scaricare l’app “Immuni” che permette la sorveglianza del soggetto a fini sanitari. 
La presenza all’interno delle aule e nei laboratori sarà ridotta del 50%, per cui gli ingressi saranno contingentati in modo da assicurare il rispetto delle distanze. Essendo le aule a numero chiuso, gli studenti dovranno prenotarsi per poter accedere alle lezioni in presenza o scegliere dall’inizio la tipologia di fruizione. Qualora si fosse scelta la modalità in presenza e dovessero terminare i posti disponibili, si potrà comunque seguire le lezioni da casa online o in streaming (servizio che continuerà sempre a essere attivo). Poiché le aule verranno sanificate a fine giornata, per minimizzare quanto possibile le sanificazioni, in alcune università gli studenti dovranno entrare la mattina o il pomeriggio e frequentare almeno quattro o cinque ore di lezione consecutive. Per permettere che tutti possano accedere alle lezioni in presenza è stata proposta la creazione di turni (a discrezione delle università), che si alterneranno ogni 6 o meno settimane. 
Ancora non si hanno notizie precise per quanto concerne gli esami, per i quali si sta tentando di improntare una soluzione che ne consenta lo svolgimento in presenza, ma ancora forti sono le preoccupazioni e i dilemmi. Tutte le decisioni stabilite saranno comunque sempre in balia dell’impatto che provocheranno sull’aumento dei contagi. La temperatura non obbligatoriamente verrà misurata all’ingresso, per cui ogni persona dovrà essere responsabile del proprio stato di salute e non recarsi negli spazi dell’università e in nessun altro spazio pubblico o privato nel caso di sintomi di infezioni respirazioni, anche se non ancora accertate. Qualora ci dovesse essere un caso sospetto questo verrà isolato  e saranno informate immediatamente le autorità sanitarie. Si provvederà poi a stabilire i possibili contatti che il soggetto potrebbe aver avuto e nel caso in cui si ritenga necessario, a seconda della gravità, potrà essere disposta anche la chiusura dell’intero corso. 

 

 

Nonostante la paura di aver visto quasi perduta la tanto attesa stagione turistica dell’estate 2020, che comporterebbe un disastroso danno economico per l’isola che basa la sua forza principalmente sul settore turistico, la Sardegna non si abbatte e va avanti, stabilendo una serie di norme per tutelare la salute dei cittadini sardi e dei turisti. 
 
Già prima dell’emergenza Covid, diversi comuni avevano avviato una procedura di tutela di alcune spiagge, sempre molto popolate nel periodo estivo, attraverso la limitazione degli accessi e tutta una serie di politiche per preservare la bellezza del territorio marino e l’inquinamento in queste aree. L’estate 2020 sarà però ancora diversa: a contingentare gli ingressi nelle spiagge non sarà solo la volontà di preservare le meraviglie del territorio sardo, ma anche l’attenzione al rispetto della salute dei cittadini attraverso il mantenimento delle distanze di sicurezza anti Covid, che restringono ulteriormente i numeri già limitati di accessi. 
Alcuni comuni hanno infatti deciso di contingentare gli accessi alle spiagge attraverso un app in cui è possibile prenotarsi, di rilasciare un ticket d’ingresso, di creare delle spiagge smoke free, e di stabilire il pagamento di una piccola quota aggiuntiva così da poter garantire tutti i servizi funzionali alla sicurezza degli stessi bagnanti.
 
Le restrizioni per alcune spiagge delle Sardegna riguardano: 
Il Poetto: spiaggia appartenente al comune di Cagliari, in cui il sindaco Paolo Truzzu, per preservare l’inquinamento, ha vietato sia l’utilizzo della plastica monouso che il fumo nella parte del litorale appartenente al suo comune. 
Tuerredda: situata nel comune di Teulada è considerata una delle meraviglie del Sud Sardegna. Qui gli accessi a non potranno superare i 1.100 al giorno ( di cui 371 riservati agli stabilimenti balneari e i restanti 729 alla spiaggia libera). Sarà possibile controllare in tempo reali i posti disponibili collegandosi su http://tuerredda.spacli.it oppure su www.comune.teulada.ca.it . Inoltre anche qui è stato imposto il divieto di fumo fuori dalle apposite aree e di utilizzo della plastica monouso, con l’aggiunta di un ulteriore regola che impedisce di portar via la sabbia, e di introdurre i cani nella spiaggia, fuori dagli appositi spazi autorizzati e delimitati
Chia: la sindaca del comune di Domusdemaria, Maria Concetta Spada, ha suddiviso gli ingressi alle diverse spiagge in dieci varchi, e si occuperà di predisporre dei “posti spiaggia” che rispettino il distanziamento di 5 metri dall’ombrello e 1,5 metri tra i lettini
Cala Goloritzé: Una delle più belle spiagge della Sardegna situata nel comune di Baunei, non potrà ospitare più di 250 bagnanti. Questi dovranno prenotare l’ingresso attraverso l’app “Heart of Sardinia”, facilmente scaricabile da App Store, al costo di €6 per adulti e gratis per bambini sotto i sei anni e residenti. Sono stati ridotti gli ingressi anche per Cala Mariolu, Cala Biriola e la spiaggia dei Gabbiani, sempre legate al comune di Baunei.
La Pelosa: Un altra delle perle dell’isola, si trova a Stintino. Anche questa a numero chiuso (non più di 1500 ingressi al giorno), è possibile prenotarsi accedendo al sito www.lapelosastintino.com con un contributo di €3,50 per persona e gratuito per i bambini sotto i 12 anni. Il ticket verrà successivamente ricevuto per posta elettronica non appena sarà stato confermato il pagamento.

Il ministro dello sport Vincenzo Spadafora scrive in un post su Facebook “Sono riprese praticamente tutte le attività, i gruppi di amici si vedono e passano ore insieme, mangiando allo stesso tavolo, ma soprattutto abbiamo visto in ogni parte d’Italia persone giocare ad ogni tipo di sport nei parchi o sulle spiagge.
Riprendere le attività dei centri sportivi, con le garanzie assicurate dal documento delle Regioni su sanificazione e mantenimento dei dati per i giorni necessari, aumenterebbe – io credo – la sicurezza per tutti.” 
Già da qualche giorno il ministro ha infatti confermato la sua approvazione riguardo la ripresa degli sport di contatto.
“Non sono d’accordo con questo parere del cts, confermo il mio parere positivo e resto in attesa del parere del ministro Speranza” dice, in riferimento al rifiuto ricevuto, nei giorni scorsi, da parte del Cts, comitato tecnico-scientifico. Questo non ritiene infatti che al momento possa essere fattibile autorizzare la violazione delle raccomandazioni sul distanziamento fisico stabilite dal governo. Aggiungendo che la deroga a tali prescrizioni è stata validata solo per la ripresa delle competizioni di calcio professionistico limitate alla seria A, in quanto la società sportiva si è assunta la piena responsabilità di realizzare un rigido protocollo di diagnosi e monitoraggio continuo degli atleti e degli spazi. 
La ripresa degli sport di contatto, inizialmente prevista per il 18 giugno è quindi slittata al 25 giugno, ma ora il Cts, ritiene di non poter assumere al momento delle decisioni differenti relativamente al distanziamento fisico. Nessuna ripresa quindi, per le società sportive dilettantistiche come quelle di basket, calcetto, sport da combattimento e pallavolo, che restano ormai chiuse da mesi e che si trovano a dover fronteggiare una grave crisi economica che ha già prospettato, per alcune società, il licenziamento di diversi collaboratori. 

Con l’acronimo ERASMUS si intende “European Comunity Action Scheme for the Mobility of University Students”, ovvero un programma di mobilità studentesca dell’Unione Europea iniziato nel 1987. Esistono differenti tipologie di intercambio ERASMUS, a seconda dei propri interessi:

  • Erasmus mundus: È rivolto a studenti, docenti e ricercatori, e prevede un periodo di studio in un paese straniero (non necessariamente all’interno dell’Unione Europea), o la frequentazione di un master o un dottorato congiunto all’estero.

  • Erasmus Placement o traineeship: Consente agli studenti iscritti ad un corso di laurea di primo e secondo livello, di svolgere un periodo di tirocinio dai 3 ai 12 mesi, presso imprese o centri di formazione e ricerca in uno dei Paesi Europei appartenenti al programma.

  • Erasmus + per programmi di volontariato: Il Servizio Volontario Europeo permette ai giovani di svolgere un’attività di volontariato internazionale (principalmente nei Paesi dell’area geografica europea ma anche in Africa, Sud America, Asia, Oceania) per un periodo che va da 2 a 12 mesi, adoperandosi come “volontari europei” in progetti locali in vari settori.

Quest’esperienza è accessibile a tutti gli studenti universitari regolarmente iscritti che ne facciano richiesta, e che possiedono i requisiti più specifici, stabiliti unicamente dalla propria università, per la partecipazione al bando.

Il periodo di studi all’estero deve essere in linea con le esigenze di apprendimento per la laurea (offre infatti anche la possibilità di comporre la propria tesi all’estero, nella lingua del paese di destinazione) o semplicemente per il proprio corso di studi all’interno del quale il programma deve appunto inserirsi. Perché lo studente possa effettuare l’ Erasmus +, deve necessariamente essere sottoscritto un accordo interistituzionale tra l’istituto di provenienza e quello di destinazione. Successivamente, una volta aver superato le selezioni della propria università, ed essere quindi riusciti a partecipare al programma, questa metterà a disposizione un numero limitato di borse di studio, che verranno assegnate per meritocrazia (un collegio di docenti realizzerà una media tra il numero degli esami sostenuti, i voti conseguiti e il punteggio ottenuto nella lettera motivazionale che vi verrà chiesto di realizzare durante l’iscrizione al bando). Il quantitativo economico vinto verrà poi stabilito su base reddituale e relazionato al costo della vita del paese di destinazione, e al periodo di tempo che si desidera svolgere.

Attenzione però, perché per poter partire, sarà necessario un attestato di livello di lingua come richiesto dall’istituto accogliente (lo troverete specificato all’interno dello stesso bando d’iscrizione al programma). Nel caso in cui già non si possegga il livello corretto, si dovrà sostenere un corso, solitamente messo a disposizione dalla propria università, ma può essere anche un corso privato, alla fine del quale si sosterrà un esame di verifica delle competenze, che vi permetterà di poter continuare il vostro percorso.

Successivamente andranno svolti una serie di passaggi prima, durante e dopo il periodo di mobilità. Elenchiamoli:

Prima della partenza:

  1. Il partecipante dovrà firmare un contratto di studio con l’istituto di destinazione e quello di provenienza, che garantirà trasparenza nei processi di scambio, definendo i diritti di tutte quante le parti interessate.

  2. Riceverà online una carta dello studente Erasmus + che gli spiegherà i diritti e i doveri in relazione al suo periodo all’estero.

  3. Con l’aiuto del referente Erasmus della propria università (solitamente un docente del corso), che si occuperà di guidare lo studente e approvare o discutere le sue scelte, si dovrà stabilire, a seconda della tipologia di Erasmus scelto, l’eventuale tesi di laurea (che dovrà essere attinente alla destinazione), l’azienda o l’impresa estera scelta, oppure gli esami che si hanno intenzione di sostenere (che dovranno essere sempre associati a un esame corrispettivo del proprio piano di studi). Le informazioni verranno inserite all’interno del modulo “Learning Agreement” nella sezione “After the mobility”, che si potrà trovare nella segreteria dell’università o nel sito internet della stessa, e che dovrà essere firmato, e quindi approvato, dallo studente, dal referente Erasmus dell’università di partenza e dalla sede estera ospitante, di modo che tutto il lavoro svolto possa poi essere certificato in maniera ufficiale alla fine del soggiorno. Tranquilli, nel caso in cui, una volta giunti nella sede estera, vi rendiate conto che gli esami scelti non sono di vostro gradimento o che la frequenza alle lezioni risulta ostacolata perché coincidenti agli stessi orari, potrete sempre modificare il Learning Agreement nella sezione “During the mobility”, eseguendo la medesima procedura antecedente alla partenza.

Tutto deve essere in linea con il proprio percorso di studio o i propri interessi.

Attenzione, se risultate vincitori di borsa di studio Erasmus +, per non perdere il sostegno economico (che in caso contrario, al rientro, dovrà essere restituito interamente all’ente dal quale vi è stato conferito), è necessario raggiungere il numero di CFU stabilito.

 

Durante il soggiorno:

  1. Giunto nell’università estera, lo studente dovrà far firmare al docente Erasmus di riferimento della sede, il “Certificato di arrivo”, e inviarlo alla propria università, che attesterà l’avvenuta accoglienza (attenzione sempre alle numerose date di scadenza). Questo permetterà di iniziare ufficialmente l’esperienza.

  2. Nel caso in cui lo studente voglia diminuire il periodo di soggiorno messo a disposizione dalla sede ospitante, dovrà compilare, firmare e far firmare dalla sede estera, il documento di richiesta di riduzione del periodo di mobilità, e consegnarlo all’università di provenienza.

 

Dopo il soggiorno:

  1. L’istituto di destinazione dovrà fornire allo studente (che poi si occuperà di inoltrarlo all’istituto di appartenenza) un fascicolo accademico che confermi il completamento del programma concordato.

  2. La sede estera dovrà inoltre fornire allo studente il cosiddetto “Transcript of records”, in cui si troveranno registrati gli esami sostenuti, i voti ottenuti e i CFU raggiunti.

  3. L’istituto di provenienza dovrà invece riconoscere e certificare i CFU (utilizzando i crediti ECTS o un sistema equivalente) come concordato nel contratto di studi prima della mobilità.

Approfittando dell’emergenza COVID-19, dilagano sempre più le truffe online. Ne incontriamo di vario genere: vendita di mascherine inesistenti o a prezzi esorbitanti, prodotti falsamente pubblicizzati come innovativi sistemi per non contrarre il virus, e tentativi di phishing attraverso l’invio di un SMS fasullo dell’INPS.

Il phishing è una truffa informatica effettuata inviando un'e-mail con il logo contraffatto di un istituto di credito o di una società di commercio elettronico, in cui si invita il destinatario a fornire dati riservati come il numero di carta di credito, la password di accesso al servizio di home banking, ecc., motivando tale richiesta con ragioni di ordine tecnico.

Ma i truffaldini sono sempre alla ricerca di nuovi trucchi per estorcere denaro. Sentite questa. Recentemente un lettore ci ha segnalato di aver ricevuto un SMS che lo avvertiva che il pacco ordinato online è stato bloccato in dogana, riportando il testo: “Ciao, il tuo pacco è stato trattenuto al Terminal 2 a causa delle spese di spedizione mancanti. Conferma la consegna al link: […]”.

Il lettore aveva effettivamente richiesto un ordine online e non si è quindi insospettito. Anche perché l’ordine era stato fatto su un sito che riteneva sicuro. La ricezione dell’SMS lo ha quindi tratto in inganno.

Scendiamo nei dettagli. Nella parte finale del messaggio ricevuto dal nostro lettore, è collocato un link, che rimanda ad un sito malevolo in cui viene richiesto di inserire i dati della propria carta, al fine di pagare 1 euro di spedizione aggiuntiva e far ripartire il pacco.

Questo sistema consente ai malintenzionati di sottrarre soldi dai conti e carte prepagate o, nel caso in cui vengano solamente richiesti dei dati personali, permette loro di ottenere delle informazioni private che potrebbero danneggiare la vittima.

Il consiglio è quello di effettuare una ricerca online sul numero dal quale si è ricevuto il messaggio, per assicurarsi che a esso corrisponda un ente o un sito web certificato. Ugualmente si esorta a diffidare da tutti quei contatti che non possiedono nessun numero associato, ma solamente un nome generico come “Info”, oppure da SMS o mail di cui non vi abbiano anticipatamente annunciato l’invio.

 

A seguito dell’emergenza COVID-19, il Consiglio dei Ministri, sotto la presidenza di Giuseppe Conte, ha varato il decreto legge “Cura Italia”, che prevede una serie di misure straordinarie per la tutela della salute e il sostegno dell’economia.

Delineando i principali sussidi in campo economico:

  • Indennizzo di 600 euro, su base mensile, non tassabile, per i lavoratori autonomi e le partite IVA. Possono accedere al sussidio:

  • i liberi professionisti con partita IVA attiva alla data del 23 febbraio 2020, iscritti alla Gestione separata; ugualmente vale per i co.co.co.

  • Artigiani, commercianti, coltivatori diretti e mezzadri

  • Lavoratori con qualifica di stagionali del settore del turismo e degli stabilimenti termali, purché abbiano cessato il loro rapporto lavorativo nell'arco temporale che va dal 1° gennaio 2019 alla data del 17 marzo 2020.

  • Operai agricoli a tempo determinato purché possano fare valere nell'anno 2019 almeno 50 giornate di effettivo lavoro agricolo dipendente e purché non siano titolari di pensione.

  • Lavoratori dello spettacolo iscritti al Fondo pensioni dello spettacolo, che abbiano almeno 30 contributi giornalieri versati nell'anno 2019 al medesimo Fondo e che abbiano prodotto nel medesimo anno un reddito non superiore a 50.000 euro.

E’ possibile effettuare richiesta attraverso il sito INPS:

dalle 16.00 alle 8.00, come privati cittadini oppure rivolgendosi ai Patronati e Intermediari abilitati dalle 8.00 alle 16.00

 

  • Cessione di buoni spesa per generi alimentari e di prima necessità. Possono effettuare domanda:

  • Soggetti o nuclei familiari privi di qualsiasi reddito e/o copertura assistenziale, in condizioni di fragilità. Di questi fanno parte: coloro che sono già seguiti dai servizi sociali ma non sono assegnatari di sostegno pubblico oppure beneficiano del reddito di cittadinanza (i cui bisogni verranno rilevati dall’assistente sociale di riferimento); i nuclei familiari monoreddito, ma anche quelli il cui titolare o datore di lavoro abbia richiesto il sostegno, o in cui gli sia stato sospeso o ridotto l’orario lavorativo per cause riconducibili all’emergenza, o ancora chi è stato costretto a chiudere un attività o precedentemente svolgeva lavori intermittenti.

Come richiederlo: Scaricare il modulo apposito presso il sito internet del proprio comune e inviarlo compilato insieme a una copia della carta d’identità all’indirizzo email indicato. Nel caso in cui non fosse possibile inviare la mail verrà fornito un contatto telefonico (differente per ogni comune) a cui rivolgersi.

  • Fondo per il reddito di ultima istanza, per coprire tutti gli esclusi dall’indennizzo di 600 euro. L'indennità – pari a euro 600 e non concorrente alla formazione del reddito imponibile – è riconosciuta, per il mese di marzo 2020, ai professionisti e lavoratori autonomi iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria, che abbiano percepito, nell’anno di imposta 2018, un reddito complessivo:

  • Non superiore a 35.000 euro se l’attività è stata limitata dai provvedimenti restrittivi

  • Tra 35.000 euro e 50.000 euro per cessazione dell’attività (con chiusura della partita IVA, nel periodo compreso tra il 23 febbraio 2020 e il 31 marzo 2020) o per riduzione o sospensione dell’attività lavorativa (a tal fine occorre una comprovata riduzione di almeno il 33% del reddito del primo trimestre 2020, rispetto al reddito del primo trimestre 2019)

Il professionista/lavoratore autonomo deve essere in regola con gli obblighi contributivi relativi all’anno 2019, e ha tempo per fare richiesta fino al 30 aprile 2020. Questa va presentata agli enti di previdenza di iscrizione secondo modalità e schemi predisposti dai singoli enti previdenziali.

  • Premio per il lavoro svolto nella sede: per il mese di marzo è riconosciuto un premio pari a 100 euro ai lavoratori dipendenti con reddito complessivo lordo non superiore a 40.000 euro che non possono beneficiare della modalità “smart-working”, da calcolare in proporzione al numero dei giorni di lavoro svolti nella sede. Esso è riconosciuto in via automatica dal sostituto d’imposta e viene inserito nella busta paga relativa al mese di aprile.

  • Bonus baby-sitting: a seguito della sospensione del servizio scolastico, è prevista l’assegnazione di un bonus per l’acquisto di servizi di baby-sitting nel limite di 600 euro, aumentato a 1.000 euro per il personale del servizio sanitario nazionale e le forze dell’ordine.

La domanda può essere inoltrata entrando nel seguente link:

  • Misure di sostegno per i magistrati onorari in servizio: riconoscimento di un contributo economico mensile pari a 600 euro per un massimo di tre mesi. Il contributo non spetta ai magistrati onorari dipendenti pubblici o privati, anche se in quiescenza, e non è cumulabile con altri contributi o indennità.

Per ottenere il modulo da compilare per avviare il sostegno consultare il sito del ministero della giustizia:

  • Settore agricolo e pesca: possibilità di aumentare dal 50 al 70% la percentuale degli anticipi spettanti alle imprese che hanno diritto di accedere ai contributi PAC e la costituzione di un fondo presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, per assicurare la continuità aziendale delle imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura, per la copertura degli interessi passivi su finanziamenti bancari e dei costi sostenuti per interessi maturati sui mutui, nonché per l’arresto temporaneo dell’attività di pesca.

  • Cassa integrazione in deroga: viene estesa all’intero territorio nazionale, a tutti i dipendenti, di tutti i settori produttivi. I datori di lavoro, comprese le aziende con meno di 5 dipendenti, che sospendono o riducono l’attività a seguito dell’emergenza epidemiologica, possono ricorrere alla cassa integrazione guadagni in deroga con la nuova causale “COVID-19” per la durata massima di 9 settimane. I datori di lavoro che nell’anno 2020 sospendono o riducono l’attività lavorativa per l’emergenza COVID-19, possono presentare domanda di trattamento ordinario di integrazione salariale o di accesso all’assegno ordinario con causale “emergenza COVID-19. La domanda andrà presentata entro la fine del quarto mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa e non è soggetta alla verifica dei requisiti.

  • Autorizzazione a Invitalia a erogare finanziamenti agevolati o contributi a fondo perduto alle imprese produttrici di dispositivi medici e dispositivi di protezione individuale. La domanda può essere inviata esclusivamente online, attraverso la piattaforma informatica di Invitalia nel link.

Per accedere alla piattaforma è necessario registrarsi nell’area riservata del sito ed è inoltre indispensabile per portare a termine la richiesta disporre di una firma digitale e di un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC).

 

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CORONAVIRUS, A RISCHIO LA SALUTE DELL'ECONOMIA

Il decreto governativo sull’emergenza COVID-19 ha segnato la chiusura di tutte le scuole fino al 4 maggio. Via lezioni frontali, compiti in classe e ansia da interrogazioni. La scuola italiana dal 6 marzo 2020 diventa temporaneamente digitale. L’istruzione sta lavorando per rendersi il più flessibile e concreta possibile: l’attività formativa prende posto fuori dalle aule scolastiche per insediarsi nelle case degli alunni senza grandi pretese, basta solo un computer o un cellulare. La didattica digitale, spesso largamente criticata dai più conservatori, ora sembra essere l’unica possibilità per non abbandonare l’apprendimento, e sta dimostrando di essere efficiente non solo dal punto di vista formativo ma anche da quello relazionale grazie a chat, gruppi WhatsApp e videochiamate. I pareri a tal proposito sono però spesso contrastanti. Chi considera questo sistema un ottimo metodo di apprendimento alternativo che diminuisce tempistiche e stress, e chi invece sostiene che generi una scuola “light” passiva di contenuti concreti.

Quello che è evidente è che il personale scolastico non era preparato a dover fronteggiare una situazione simile e soprattutto a dovercisi adattare in tempi così rapidi. Il governo, con l’attuazione del decreto legge “Cura Italia”, stanzia quindi, per potenziare la didattica a distanza, 85 milioni di euro. Di questi, 5 milioni verranno utilizzati per la formazione dei docenti online, 10 milioni per lo sviluppo di didattiche innovative grazie alla figura fondamentale dell’animatore digitale, un professore interno alla scuola che affianca il Dirigente e il Direttore dei servizi amministrativi nella progettazione e realizzazione dei progetti di innovazione digitale. I restanti 70 milioni sono invece finalizzati a mettere a disposizione dei dispositivi digitali gratuitamente in comodato d’uso, per tutti coloro che non hanno la possibilità di acquistarli.

Vengono inoltre messe in campo delle piattaforme apposite a supporto dei ragazzi con disabilità, che vengono seguiti in maniera molto attenta da una docente abilitata.

La categoria di cui però non si tiene conto in mezzo a questo complesso labirinto di click e pagine web è quella dei genitori. Alcuni di essi infatti stanno creando le loro prime impronte nel mondo virtuale: materiale didattico da scovare in rete, video su Youtube, videoconferenze, consegne di compiti online e tanto altro. Dopo l’ancora recente trauma dovuto all’inserimento del registro elettronico, alcuni genitori sono in balia della confusione. Dunque sarebbe forse opportuno che ogni istituto impartisse dei tutorial su come utilizzare i sistemi digitali scelti? In fondo anch’essi, insieme ai loro ragazzi, sembrano tornare tra i banchi di scuola.