Autore: Roberto Diana

di Roberto Diana

La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è un disturbo complesso che ha diversi aspetti in termini di patologia metabolica, endocrina, riproduttiva e psicologica. Tuttavia, l’eziologia della PCOS rimane poco conosciuta.

La PCOS colpisce il 5-10% delle donne, origina nel periodo puberale ed è considerata l’alterazione endocrina più comune in età fertile (Ministero della Salute )

Diversi studi suggeriscono che l’insulino-resistenza e l’iperandrogenismo svolgono un ruolo centrale nella progressione della fisiopatologia della PCOS.

Secondo i criteri di Rotterdam, la PCOS è definita dall’esistenza di almeno due dei tre criteri, che sono l’iperandrogenismo, l’anovulazione cronica e le ovaie policistiche sui risultati ecografici.

Le strategie di trattamento “comuni” della PCOS si basano (dovrebbero!!) sulla modifica dello stile di vita, che includono esercizio fisico, dieta e terapia di integrazione dei nutrienti.

Studi recenti raccomandano alcuni nutrienti come vitamine, minerali e nutrienti simili alle vitamine per la terapia della PCOS perché ognuno ha almeno una proprietà funzionale nei confronti della PCOS.

Le pazienti con PCOS hanno vari sintomi tra cui disfunzione mestruale, iperinsulinemia, infertilità, intolleranza al glucosio, diabete di tipo 2, irsutismo, obesità, acne, sindrome metabolica, aumento del rischio di sviluppo di malattie cardiovascolari, cancro dell’endometrio, ansia, apnea ostruttiva del sonno e anomalie del profilo lipidico.

Qualcuno afferma inoltre che la causa della PCOS potrebbe essere la carenza di vitamine o minerali.

Di seguito un elenco di tutti gli elementi essenziali:

  • Vitamina A
  • Vitamine del gruppo B (tra cui l’inositolo)
  • Vitamina D
  • Vitamina E
  • Acido Alfa Lipoico
  • Calcio
  • Cromo
  • Selenio
  • Zinco
  • Melatonina
  • NAC

Tra le cause della PCOS ci sono due condizioni patologiche tra cui uno stato cronico di infiammazione e l’insulino-resistenza.

Entrambe le condizioni sono associate, tra l’altro, alla disbiosi intestinale.

La disbiosi intestinale comporta uno squilibrio nel microbiota intestinale, determinando solitamente l’aumento della transizione di batteri cattivi (gram-negativi) del colon nella circolazione sistemica.

Questo comporta una risposta infiammatoria cronica. Il processo infiammatorio influenza la funzione dei recettori dell’insulina e delle vie enzimatiche/metaboliche/ormonali associate alla PCOS, come la biosintesi degli androgeni.

Sebbene la causa scatenante della PCOS sia attualmente sconosciuta, si ritiene che gli androgeni e l’insulina siano due fattori chiave nella sua patogenesi. Pertanto, il trattamento della PCOS è necessario per superare sia l’iperandrogenismo che l’iperinsulinemia. I nutrienti agiscono come cofattori nel mantenimento delle funzioni dei recettori dell’insulina e degli androgeni.

Ogni donna con PCOS richiede un’integrazione diversa a seconda dei sintomi e delle anomalie fisiologiche. Ad esempio, alcune pazienti hanno infertilità a causa della PCOS, mentre altre hanno disfunzioni endocrine e metaboliche.

Gli integratori vitaminici o minerali possono esercitare effetti benefici sui sintomi correlati alla PCOS come infertilità, iperinsulinemia, iperandrogenismo, aumento del BMI, disturbi cardiovascolari, problemi mentali e psicologici.

L’associazione con un corretta alimentazione ed un adeguato stile di vita ATTIVO possono rappresentare una soluzione duratura, sicura ed efficace per la gestione di questa patologia molto invasiva.

Cosa fare se si ha (o si sospetta) PCOS?

1) rivolgersi al/alla ginecologo/a per una diagnosi
2) rivolgersi ad un nutrizionista per una alimentazione adeguata e per una integrazione mirata
3) NO al fai da te

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Fonte della notizia

Esistono due tipi di fattori di rischio: quelli non modificabili e quelli modificabili.

Alcuni accorgimenti sono cruciali per modificare il rischio di sviluppare patologie degenerative.

Esistono fattori di rischio modificabili per la malattia di Alzheimer.

L’Alzheimer è la forma più comune di demenza degenerativa progressivamente invalidante che ha l’esordio prevalentemente in età avanzata (oltre i 60 anni).
La patologia è stata descritta per la prima volta nel 1906, dallo psichiatra e neuropatologo tedesco Alois Alzheimer.

Nel 2006 vi erano 26,6 milioni di malati in tutto il mondo e si stima che ne sarà affetta 1 persona su 85 a livello mondiale entro il 2050.

I fattori di rischio nutrizionali o dipendenti dai nutrienti sono particolarmente importanti perché modifiche dietetiche o l’uso di integratori alimentari possono abbassare il livello dei fattori di rischio.

Eccesso di zuccheri a parte,uno di questi fattori di rischio è la presenza di alti livelli di omocisteina (HCY), che riflette lo stato funzionale di alcune vitamine del gruppo B (B2, B6, B9, B12).

Un gruppo di esperti ha esaminato le prove della letteratura degli ultimi 20 anni concludendo che l’omocisteina totale plasmatica elevata è un fattore di rischio modificabile per lo sviluppo di declino cognitivo, demenza e malattia di Alzheimer nelle persone anziane.

In una varietà di studi clinici, il rischio relativo di demenza negli anziani per l’omocisteina moderatamente elevata (entro l’intervallo normale) e il rischio attribuibile alla popolazione varia da 4,3 a 31%.

Studi di intervento su anziani con deficit cognitivo mostrano che il trattamento per abbassare l’omocisteina con vitamine del gruppo B rallenta notevolmente il tasso di atrofia cerebrale intera e regionale e rallenta anche il declino cognitivo.

Non è infrequente riscontrare elevate concentrazioni di omocisteina totale anche in soggetti non anziani o addirittura molto giovani (es. una ragazza vista recentemente in studio, età 30aa, con valori superiori a 30 μmol/L oppure un uomo, cinquantenne, visto poche settimane fa con un valore con un valore di 70 μmol/L).

Il significato per la salute pubblica dell’aumento dell’Hcy nella popolazione non dovrebbe essere sottovalutato, poiché il trattamento dell’iperomocisteinemia è facile, economico e sicuro, nonostante sia solo uno degli step della prevenzione.

Secondo la teoria causale introdotta da Rothman, una causa sufficiente di demenza conterrebbe una varietà di “cause componenti” come età, iperomocisteinemia, ipertensione, fumo, scarsa attività fisica, genotipo ApoE4, altri fattori di rischio vascolare, ecc.

La forza dell’iperomocisteinemia come fattore di rischio per la demenza non deriva dalla forza del suo ruolo nello sviluppo della demenza da sola, ma dipende anche dalla prevalenza delle altre componenti causali nelle cause sufficienti a cui appartiene l’iperomocisteinemia.

Eliminando l’iperomocisteinemia dalla popolazione anziana, le “cause sufficienti” che includono l’aumento dell’Hcy come componente diventeranno quindi insufficienti per causare la demenza.

Il polimorfismo comune (C677T in MTHFR) è associato a un modesto aumento – se presente in eterozigosi – della concentrazione di tHcy (omocisteina totale) MA è associato a un aumento significativo del rischio di Alzheimer.

Lo screening andrebbe fatto soprattutto in presenza di fattori rischio o di familiarità per malattie cardiovascolari ,neurovascolari o per malattie autoimmuni.

Purtroppo non viene fatto quasi mai.

Attuale prevenzione: “ma tanto ce l’hanno in tanti la mutazione MTHFR, prendo un po’ di acido folico e ricontrollo l’omocisteina tra 3 mesi”
Sarebbe un po’ come dire: “tanto gli incidenti li fanno tutti, è inutile mettere la cintura di sicurezza, vai un po’ più piano e via”.

La salute inizia dalla corretta informazione e dalla prevenzione.

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BARRETTE PROTEICHE KETO FATTE IN CASA

Ingredienti (in proporzione):

80 g farina di cocco o mandorle
150 g albume d’uovo
40 g cacao amaro in polvere
50 g eritritolo
30 g burro chiarificato
200 g proteine del siero di latte gusto cioccolato – proteine vegane in polvere per vegani
Scorza di 2 arance
Cannella
Latte o bevanda vegetale senza zucchero q.b. per regolare la consistenza


In una ciotola versare tutti gli ingredienti e mescolare bene con un cucchiaio. Regolare la consistenza con bevanda vegetale o latte AD per ottenere una crema.

Versare il composto in una teglia foderata con carta da forno ed appiattire per dare lo spessore di 1 dito in altezza. Infornare per 10-15 minuti a 180 °C.

Le barrette proteiche fatte in casa si conservano in frigorifero per una settimana: meglio incartarle singolarmente e conservarle in un contenitore ermetico. Per conservarle di più (un paio di mesi), si possono congelare.

TORTA MARGHERITA GLUTEN FREE : ingredienti e preparazione

Per questa torta margherita gluten free, procurarsi:

farina di mandorle, 200 g

amido di mais (o maizena), 2 cucchiai

zucchero semolato, 200 g

uova, 6

burro, 1 cucchiaio

limone, 1 solo la scorza

cannella in polvere, 1 pizzico

sale, 1 presa

mandorle a lamelle, q.b. per decorare

zucchero a velo, q.b. per decorare

Versione keto: sostituire zucchero con eritritolo ed usare esclusivamente farina di mandorle.

Preriscaldate il forno a 180°. Foderate una tortiera a cerniera da 22 centimetri di diametro con la carta apposita, bagnatela e strizzatela per farla aderire perfettamente ai bordi e al fondo. Se preferite, ungetela e inzuccheratela o infarinatela. In due ciotole distinte separate tuorli da albumi. Montate i primi neve ben ferma con lo sbattitore.
Unite ai rossi lo zucchero e lavorate fino a sciogliere tutti i granelli, dovete ottenere un composto denso e spumoso. Inserite ora la farina di mandorle, la maizena, la cannella, il sale, la scorza di limone e il cucchiaio di burro. Uniformate il composto e aggiungete anche i bianchi montati, servendovi di una spatola e compite delicati movimenti dal basso all’alto. Trasferite l’impasto nello stampo, distribuite le mandorle a lamella sulla superficie dopo averla livellata perfettamente e infornate per 30 minuti. Fate la prova stecchino, se asciutto estraete la torta, se ancora umido continuate la cottura per altri 5 minuti. Lasciate raffreddare completamente e spolverate con lo zucchero a velo o l’eritritolo.