Nella giornata di lunedì, il Bitcoin ha subito un rapido calo, scendendo temporaneamente sotto gli 83.000 dollari. Il ribasso è stato determinato da una combinazione di fattori, tra cui la scarsa liquidità, le turbolenze macroeconomiche del fine settimana provenienti dal Giappone e la crescente preoccupazione per possibili modifiche alla metodologia MSCI.
Nella mattinata di martedì, ora asiatica, il prezzo del Bitcoin si è stabilizzato sopra gli 85.000 dollari, in linea con XRP ed Ether. Altre criptovalute come ADA di Cardano, SOL di Solana e BNB di BNB Chain hanno registrato perdite fino al 2%.
Secondo gli operatori di mercato, il calo non è legato a fattori macroeconomici standard, ma piuttosto alla difficoltà del mercato di assorbire anche modeste pressioni nell’attuale contesto. Farzam Ehsani, CEO del cambio di valuta virtuale VALR, ha evidenziato la debolezza della struttura del mercato e le precarie condizioni di liquidità durante il fine settimana come cause principali.
Ehsani ha spiegato che il portafoglio ordini era superficiale e il mercato non possedeva la profondità necessaria per resistere a nuovi shock di liquidità macroeconomici, accentuando la pressione complessiva sul mercato.
Alcuni operatori si concentrano sulla possibile decisione di MSCI di escludere dagli indici globali le società con bilanci fortemente concentrati in criptovalute. La proposta potrebbe interessare aziende con oltre 137 miliardi di dollari in asset digitali, tra cui Strategy, Marathon, Riot, Metaplanet e American Bitcoin, equivalenti a circa il 5% di tutti i Bitcoin esistenti.
Ehsani ha suggerito che il mercato stia già tenendo conto della possibilità di deflussi forzati dai fondi indicizzati nel caso di una riclassificazione di queste società. Modifiche alle regole potrebbero innescare una revisione delle partecipazioni, portando alla vendita forzata di azioni e a significativi flussi di capitale. Gli investitori si starebbero preparando a “squilibri a breve termine associati ai movimenti forzati di capitali”.
Un inizio di dicembre debole ha seguito il calo di Bitcoin a novembre, con una chiusura mensile in ribasso del 17,5%, il calo mensile più consistente degli ultimi tre anni.
Una rottura prolungata al di sotto degli 80.500 dollari potrebbe aprire la strada a un movimento più profondo verso l’obiettivo tecnico di 64.000 dollari monitorato da alcuni trader. Secondo Ehsani, se il mercato dovesse continuare a scendere, Bitcoin potrebbe testare il range tra 60.000 e 65.000 dollari, livelli a cui i principali investitori istituzionali potrebbero essere interessati all’acquisto di grandi quantità di Bitcoin.
Parallelamente, si sono registrati afflussi selettivi verso gli ETF crittografici quotati negli Stati Uniti. I fondi di Solana sono stati acquirenti netti per cinque settimane consecutive, aggiungendo oltre 600 milioni di dollari dalla fine di ottobre. Gli afflussi cumulativi negli ETF spot su XRP hanno superato i 666 milioni di dollari.
I dati on-chain di CryptoQuant e Glassnode indicano che la leva finanziaria sta uscendo dal sistema, mitigando alcuni rischi strutturali, sebbene non in misura sufficiente a compensare le attuali incertezze macro e legate agli indici. Il mercato delle criptovalute rimane quindi in una fase di valutazione e assestamento.
Bitcoin potrebbe crollare a 65.000 dollari, segnando la fine delle alternative
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