Editoriale

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Mentre continuano le schermaglie nel campo avverso alle destre, ci si chiede se il PD per vincere debba aggregarsi a Calenda e Della Vedova o Bonelli e Fratoianni o al M5S o a tutti quanti. Forse gli elettori dovrebbero guardare il documentario di Massimiliano Mazzotta prima di votare.

Ci siamo da poco occupati di politica 25 SETTEMBRE, VINCA IL MENO PEGGIO! – latestata.it ma un’altra occasione per tornare in argomento la offre lo spettacolo di domenica 31 luglio in piazza Costituzione, a Villanovaforru, piccolo centro a cinquanta chilometri da Cagliari.

La piazza è piena e tutto è pronto per la proiezione del documentario “Chemical bros.” di Massimiliano Mazzotta, già autore degli apprezzati “Oil” e “Manfredonia, la catastrofe continuata”. Reduce da un premio al CinemAmbiente di Torino (L’Associazione dei Sardi in Torino “A. Gramsci” promuove la proiezione dell’ultimo film di Mazzotta (sassarinotizie.com), il documentario ha attirato cinquecento persone.

C’è il sindaco Maurizio Onnis, da sempre impegnato in battaglie democratiche, c’è Andrea Sparaciani giornalista de Il Fatto Quotidiano, presente anche la giornalista Carmìna Conte di Medicina Democratica (il movimento di lotta per la salute che ha patrocinato il lavoro di Mazzotta), Sabrina Licheri ex sindaco di Assemini e vari protagonisti del documentario.

Dopo oltre un’ora di proiezione e i dovuti applausi per il lavoro di Massimiliano Mazzotta (qui il trailer del film: (58) CHEMICAL BROS – Trailer – YouTube), ha luogo il dibattito, come ai vecchi tempi. La piazza non si svuota. C’è curiosità e in tanti intervengono, chi dal posto per fare domande e chi avvicinandosi al regista. Così dopo l’intervento del regista (qui l’intervista a Massimiliano Mazzotta) e al sindaco (qui l’intervista a Maurizio Onnis), intervengono tanti protagonisti del film, alcuni residenti in Veneto dove la battaglia contro i danni da PFAS sono più avanti che in Sardegna.

Vengono messe in chiaro alcune cose. Necessitano altri controlli, come sostiene anche l’articolo di Altroconsumo (link: Birra Ichnusa: valori di fluoruro oltre i limiti. Facciamo chiarezza | Altroconsumo), il fatto che le marce in Sardegna non siano sufficienti, che la vera “terra dei fuochi” sia in Sardegna e non in Campania, se è vero che nell’Isola è compromesso un territorio tre volte più ampio che alle pendici del Vesuvio. Infine che certe spiegazioni siano forse campate per aria come quella leggenda metropolitana che vorrebbe che “le polveri sottili sarebbero provenienti dal Sahara e non da Fluorsid”.

Il documentario di Massimiliano Mazzotta meriterebbe platee più ampie. Non solo Villanovaforru ma Cagliari per cominciare. Difficile riuscire a proiettarlo ad Assemini perché il ricatto occupazionale è molto forte e i lavoratori e certi sindacati preferiscono ignorare i rischi per l’ambiente, animali e persone.

Se davvero il Partito Democratico volesse battere le destre, comprese quelle negazioniste sugli effetti dell’uomo e le industrie su clima e ambiente, forse farebbe bene a valutare se sia più conveniente allearsi col nuclearista Calenda o con chi come i Verdi (tanto temuti) da sempre denunciano i pericoli per l’uomo e l’ambiente.

Intanto continuano gli sforzi di Europa Verde impegnata con Sinistra Italiana in “Alleanza Verdi Sinistra” a trovare “Nuove Energie” per il prossimo Parlamento che verrà fuori dalle urne il 25 Settembre. Gianfranco Mascia e Maria Zinutti danno appuntamento alla base di volontari per portare all’attenzione degli elettori i punti principali del programma che si possono riassumere in giustizia climatica e giustizia sociale.

Ulteriori notizie sul sito www.verdisinistra.it. Gli interessati possono partecipare alla formazione attraverso i prossimi webinar scrivendo a: volontarieuropaverde@gmail.it.

– Per chi è interessato a lavorare nell’Assistenza Web, il webinar specifico è il 3 agosto alle 21. Qui il link per iscriversi e partecipare: https://bit.ly/WebinarAssWebeCommenti

– Per chi è interessato a lavorare nell’Assistenza sul territorio, il webinar specifico è il 4 agosto alle 21. Qui il link per iscriversi e partecipare: https://bit.ly/WebinarAssistenzasulterritorio

25 SETTEMBRE, VINCA IL MENO PEGGIO!

Vincerà chi saprà imporre la propria agenda politica e avrà meno scheletri nell’armadio. Come mobilitare i giovani e i non votanti. C’è bisogno di “nuove energie”. Il ruolo dei social e dei media (la Meloni investirà 300 mila euro sui social negli ultimi dieci giorni di campagna elettorale).

Non è possibile fare un’analisi politicamente compiuta di quel che succede in Italia, perché sei sempre superato dalla velocità degli eventi che travolgono tutti: media, politici ed elettori.

La caduta del governo Draghi risponde principalmente alla legge di Murphy (“se qualcosa può andar male, lo farà”). Poi contano anche le difficoltà di Giuseppe Conte a rivendicare dei punti fermi per il M5S che mal si traducevano con l’eccessiva rigidità del premier Mario Draghi, abituato a fare forse meglio il banchiere centrale che il Presidente del Consiglio di una maggioranza senza precedenti politici. Così come ha contato la voglia di protagonismo di una destra sotto pressioni e ingerenze internazionali, dirette e indirette. Infatti è una vita che la Meloni pregusta di andare a vincere (a cent’anni dalla “marcia su Roma”, e solo per questo, andrebbe evitato) partendo da una posizione di forza all’interno di quella coabitazione improbabile inventata nel lontano 1994 da Berlusconi, dove gli alleati si beccano peggio dei capponi di Renzo ne “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni. Non altrettanto si può dire di Salvini. Non che lui non abbia manie di protagonismo ma sa che non sarà comunque lui a prevalere. Ormai è in caduta libera e prende schiaffi dai sindaci polacchi (della sua stessa area politica) che gli rinfacciano l’uso improprio dell’abbigliamento con facce improponibili nelle t-shirt (Putin), prende calci dai suoi governatori e sindaci (e dagli industriali) che mai avrebbero sfiduciato Draghi senza aver messo al sicuro i fondi del PNRR, subisce sgambetti dal suo amico Vladimir che prima gli paga il biglietto per un imbarazzante viaggio a Mosca (con soggiorno fino a Pechino) di cui nessuno era a conoscenza, poi attraverso le milizie filorusse che controllano i flussi in Libia, gli scatena migliaia di migranti in modo che possa recuperare consensi con il solito teatrino… senza voler dimenticare la triste vicenda del suo portavoce Luca Morisi che si “intratteneva” con stranieri prezzolati del suo stesso sesso offrendo loro sostanze… stupefacenti, ispirando meglio “capitan Papeete” alla lotta allo spaccio, al decreto Zan e al respingimento dei migranti. Chiude il quadro della destra-destra-centro l’ottantaseienne Berlusconi che assiste al proprio disfacimento… politico con l’abbandono fisico di molti suoi ex ministri e parlamentari che ne avevano condiviso le scelte ma che a una deriva fascista, populista e antieuropeista proprio non ci stanno!

Ma sono solo questi i temi della campagna elettorale? Assolutamente no. E le risposte sono arrivate dalla base elettorale di Europa Verde, lista impegnata con Sinistra Italiana in “Alleanza Verdi Sinistra” a trovare “Nuove Energie” per il prossimo Parlamento in versione “slim” che verrà fuori dalle urne il 25 Settembre. Alla domanda posta da Gianfranco Mascia e Maria Zinutti in una partecipatissima riunione online (zero costi per l’ambiente e partecipazione diffusa sul territorio), sono stati proprio i partecipanti a chiedere che l’agenda politica parta dalla emergenza climatica, no al nucleare, sì alle energie rinnovabili e non inquinanti (leggi l’articolo) , lavoro per i giovani, parità di genere, correggere le sperequazioni socioeconomiche tra Sud e Nord, riconoscimento dei diritti sociali, un governo federale europeo, più biologico e meno OGM, turismo sostenibile, più soldi alla cultura e all’istruzione, maggiore integrazione soprattutto per i migranti che sono italiani, non avendo mai conosciuto i paesi di origine, lotta al precariato, trasporto pubblico, riforestazione urbana, equità fiscale.

I due esponenti Verdi hanno raccontato nel webinar, che trovate in galleria, i punti principali del programma che si possono riassumere in giustizia climatica e giustizia sociale. Hanno ricordato come si vota, chi vota e per chi, ad esempio la prima volta dei diciottenni per il voto al Senato. Hanno lanciato il nuovo sito www.verdisinistra.it e cercato i volontari per costruire una società più sostenibile e inclusiva. Gli interessati possono partecipare alla formazione attraverso i prossimi webinar scrivendo a: volontarieuropaverde@gmail.it.

La situazione internazionale è complessa, come risulta anche dal video in inglese che trovate in galleria. E bisogna difendersi dalle fakenews (come quella che vorrebbe la Cirinnà aver detto che la “famiglia è fascista” e che su Avvenire invece è ben spiegata Leggi l’articolo ).

Inoltre la ex baby sitter di casa Fiorello (leggi l’articolo) spenderà ben trecentomila euro in social negli ultimi dieci giorni di campagna elettorale per propinarci autentiche perle di saggezza come quella sull’intelligenza artificiale che mi ricorda la ministra che litigò con i neutrini… Purtroppo il centrosinistra al governo non riuscì mai a fare la norma sul conflitto di interessi e oggi ci ritroviamo la carta stampata schierata a favore di un rissoso centrodestra con i soliti titoli imbarazzanti, poco prudenti e assolutamente pindarici. Eppure sarebbero sufficienti i servizi tv di Report e Presa diretta, per restituire agli italiani la capacità di valutare le politiche energetiche, i conflitti militari, il ruolo di un’Europa politicamente in balia di nazionalismi interessati e in combutta con lobby economicopolitiche filorusse. In più PD e M5S sembra che non riescano ad accordarsi su quel campo largo (leggi l’articolo) che avrebbe potuto fare da argine alle destre antieuropee combattute anche dal PPE di cui Forza Italia è componente con Tajani che è stato pure presidente del PE… Poi si meravigliano perché la stampa internazionale si preoccupa per la situazione in Italia… tra una condanna a Bannon e un giudizio su Trump… Speriamo che il 25 settembre vinca il migliore, anzi i meno peggio…

Luigi Di Maio, ministro degli Esteri, uno dei principali esponenti del M5S, fonda un nuovo gruppo politico con 62 parlamentari.

Luigi Di Maio lascia il suo gruppo di appartenenza “dopo aver dato e ricevuto molto” dal M5S. Il ministro degli Esteri, dopo una carriera tutta interna a quel gruppo politico, fonda con altri 62 parlamentari il gruppo “Insieme per il Futuro”.

Il movimento cinque stelle, fino a qualche tempo fa, era un cartello elettorale di persone per la maggior parte politicamente immature, giovani, senza competenze particolari e di opposte tendenze: il sito del M5S era movimentato da partite IVA al Nord, da disoccupati o lavoratori dipendenti al Sud, prevalentemente giovani sotto trenta anni o pensionati e anziani delusi dalle politiche dei partiti tradizionali di destra e di quel che resta della sinistra.

All’interno del MoVimento si potevano trovare delle persone che, grazie allo slancio iniziale di Beppe Grillo, fossero disposti a dare fiducia a un movimento di lusso (come gli alberghi a 5 stelle).

Il comico genovese infatti, dagli anni ’90 portava in giro nei suoi spettacoli la consapevolezza che la politica andava capovolta e che i cittadini contavano e i politici dovevano rappresentarli ed essere cacciati se avessero rubato.

Il M5S di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio ha compiuto un’operazione meritoria e tendenzialmente democratica grazie al controllo dal basso sul web (che però era controllato dall’alto dai Casaleggio padre e figlio) e che indirizzava costruttivamente in positivo la forza elettorale prodotta dal M5S. Lo stesso non accadde in Grecia col partito nazionalista di destra “Alba Dorata”.

Educandosi alla democrazia parlamentare e venendo a contatto con problematiche complesse e non comprimibili in una scatoletta di tonno, molti parlamentari 5 stelle sono cresciuti, non solo anagraficamente.

Lo dico da tempi non sospetti, unendo simpatia e senso critico verso il movimento.

Ad esempio, l’attacco iniziale ai giornalisti in quanto persone e professione era sbagliata (anche se è vero che forse ci sono persone che non esercitano la professione deontologicamente come in tanti altri mestieri e professioni). Ritenevo sbagliato non rilasciare dichiarazioni alla stampa, così come ritengo che certi programmi TV non siano da vedere.

Esiste una soluzione?

A mio avviso sì, con riforme costituzionali e istituzionali.

Non bisognava ridurre il numero di parlamentari della metà ma ridurne gli stipendi dividendoli per quattro.

Non serve la separazione delle carriere dei magistrati ma quella dei politici: o amministri e governi o fai il rappresentante nei consigli comunali o in parlamento, perché l’ala pragmatica e governista, non può coincidere con chi tutti i giorni è in campagna elettorale e afferma tutto e il suo contrario a giorni alterni.

Che non debba esistere il vincolo di mandato solo nei confronti dei tuoi elettori, è giusto. Ma non si può obbedire ciecamente al tuo segretario di partito e diventarne un suo dipendente. Le tue idee o quelle del tuo segretario possono cambiare o non coincidere, ci mancherebbe. Ma non dovresti poter essere candidato per lo stesso organo per più di due legislature: 2 mandati da consigliere comunale, 2 in consiglio regionale, 2 alla Camera, 2 al Senato, 2 al Parlamento Europeo.

Se invece hai o maturi competenze, puoi amministrare come sindaco o assessore comunale o regionale o ministro.

È impensabile avere, ad esempio, la Meloni da una vita in Parlamento, o avere Salvini ministro o Berlusconi candidato (meno male abbiamo la legge Severino che impedisce ai condannati di poter essere candidati).

Personalmente preferivo Giuseppe Conte come primo ministro e non segretario di partito, Luigi Di Maio come ministro e non parlamentare, e va bene Roberto Fico come parlamentare. Auguri a tutti!

L’INFORMAZIONE PRIMA, DURANTE E DOPO LA PANDEMIA

L’incontro tra giornalisti, sportivi e autorità ha fatto da sfondo al 1° memorial Giampiero Galeazzi, torneo nazionale di padel per giornalisti (22-24 aprile 2022).

Grande successo e non solo sportivo al primo memorial di padel intitolato a Giampiero Galeazzi, noto giornalista sportivo della RAI ma anche uomo di spettacolo soprannominato “Bisteccone” sia per la mole che per essere una “buona forchetta”.

Uomo di sport nel canottaggio come nel tennis, amante della Sardegna e, anche se laziale, con un debole per quell’unico scudetto del Cagliari 1969-’70 che definiva “magico”. Ha rivoluzionato il mondo del giornalismo, forse troppo ingessato, contribuendo a umanizzare gli sportivi avvicinandoli al grande pubblico.

Sul campo, hanno vinto nel Torneo “open guest” il duo Gimmy Maini (ex di Milan, Parma, Bologna, Venezia, Ancona e Vicenza, attuale tecnico Primavera Olbia) – Lele Casini (radiocronista delle partite del Cagliari per Radiolina) ai danni di Dario Marcolin (ex di Lazio, Sampdoria, Napoli, commentatore di Dazn) e Christian Brocchi (già con Milan, Inter e Fiorentina). Nel misto si sono imposti Cristiana Aime (Tgr Sardegna) e Claudio Cugusi (ufficio stampa Regione Sardegna) su Flavia Corda (Rai) e Fabio Meatelli (Umbria tv). Nel torneo maschile prevale il duo isolano Paolo Carta e Stefano Loffredo su Nicola Pisu (Tcs tv) e Marcello Sanfelice (Cus Cagliari press). 

Il venerdì mattina, in Teatro Doglio, si è parlato di “informazione prima, durante e dopo la pandemia”, col presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Sardegna, Francesco Birocchi, l’organizzatore dell’evento Mario Frongia, l’assessora del Comune di Cagliari avv. Rita Dedola, l’on. Andrea Frailis, il presidente nazionale dell’USSI (Unione Stampa Sportiva Italiana) Gianfranco Coppola, il Procuratore della Repubblica Paolo De Angelis, che hanno provato a mettere in guardia i giornalisti presenti in sala e gli studenti della prof. Elisabetta Gola della Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università di Cagliari, che seguivano da remoto, sulla piaga delle fakenews, soffermandosi sull’affidabilità della fonte giornalistica, sulle differenze tra propaganda e capacità di analisi.

Si è parlato di social media, della professione giornalistica, di deontologia professionale ma soprattutto di Giampiero Galeazzi grazie anche alla presenza di Paolo Mastino (USSI regionale), Bruno Perra (CONI regionale), Leonardo Metalli (TG1 RAI), Marco Lai (Caritas), mons. Giuseppe Baturi (arcivescovo di Cagliari), Ignazio Artizzu (Capo ufficio Stampa RAS) e tante glorie sportive di tutti i tempi: Gigi Casiraghi, Gianfranco Zola, Christian Brocchi, Dario Marcolin, Massimo Rastelli, Beppe Tommasini, Adriano Reginato, Renato Copparoni e i contributi video di Donatella Scarnati (giornalista RAI), Gianluca Galeazzi (figlio di Giampiero e giornalista), Giovanni Malagò (presidente nazionale CONI).

Il 13 aprile, dopo i postumi di una frattura al femore.

Una triste notizia mi raggiunge venerdì 15 in mattinata. Mi ha appena chiamato Giacomo Cocco che con Maria Modica gestisce il negozio Libranticheria in via Satta per dirmi che è deceduta il 13 aprile, l’amica Anna Addis, poetessa. Non avevo sue notizie da un po’ di tempo. Mi racconta che due mesi prima si era fratturata un femore. Come spesso capita in queste situazioni, lo stato di salute degenera (infezioni, polmonite). Essendo venerdì santo, non è stato fatto il funerale. Sola in vita e sola per l’ultimo viaggio.

Si affastellano pensieri e ricordi. Una poetessa in lingua italiana anche se sardissima (gallurese e ogliastrina ma da sempre a Cagliari). Ex insegnante, nubile, combattiva. Una presenza ingombrante in grado di far ombra a tanti vati e rimatori ma anche talent scout di giovani poeti. Amava raccontare di quelle volte che, ancora giovane, mieteva successi nell’Isola e in continente… ‘la vincitrice del premio viene dalla bella Sardegna!’ e quella volta che ‘tremante, chiesi la prefazione del mio libro a Cenza Thermes!’. La coinvolsi nella giuria del Premio Letterario Internazionale San Bartolomeo fino a quando l’ho vista in difficoltà, soprattutto dopo la morte dell’amata sorella Giovanna, e mi chiese di non fare più la giurata. Fu anche vincitrice del Premio ‘Serata in Onore di…’ per aver dato lustro a Cagliari e alla Sardegna, che viene attribuito ogni anno all’interno del Festival Letterario & Solidale San Bartolomeo.

Ho cercato nella memoria i pensieri personali e ho chiesto agli amici i loro, affinché la si possa ricordare meglio. Silvana Migoni, che mi aveva recentemente chiesto di lei, è la prima ad essere informata e mi invita a ricordarla giovedì 21 aprile alla Fondazione di Sardegna (via San Salvatore da Horta) in occasione delle premiazioni per Donne al Traguardo.

Questo il suo intenso ricordo, letto nella bella serata: “Anna Addis, una vita come un film.

Anna Addis si è affacciata alla vita dell’associazione Donne al Traguardo molti anni fa,

quasi all’inizio della nostra avventura. Il nostro concorso era alle primissime edizioni

quando partecipò raccontando la sua esperienza di giovanissima maestra inviata al primo

incarico in uno sperduto paese della Sardegna. Tra noi fu amicizia a prima vista e

corrispondenza di interessi per la bella scrittura, per i libri, per la vita delle donne, per

l’attenzione ai loro vissuti e alle loro emozioni più intime. Anna, da buona maestra,

scriveva benissimo, con pochi tratti riusciva a farci immedesimare nelle sue storie e nelle

sue delicate poesie. Perché Anna era soprattutto una grande, grandissima poetessa.

La sua lirica delicata e sensibile era il frutto di una vita costellata da grandi sofferenze.

A cominciare dalla cacciata della sua famiglia dalla Libia, dove aveva sempre vissuto,

come tanti altri italiani. I suoi sogni di bambina si infransero all’improvviso, con la corsa

verso il traghetto che la riportò in Italia, in mezzo al disprezzo e agli sputi della gente

lungo la strada di una città che riteneva sua e dove invece dovette lasciare ogni avere e

ogni bel ricordo. Il dolore per quella separazione rimase vivo in lei e quando riandava a

quei giorni gli occhi le si riempivano di lacrime.

Con il padre, la madre e la sua amata sorella Giovanna, cominciò un nuovo capitolo della

sua vita fatto di studio e di nuove aspettative. Anna era una bella ragazza, una maestra, una donna colta, moderna (all’epoca erano davvero poche le donne che lavoravano fuori casa), elegante e molto corteggiata.

Stava per convolare a nozze col suo fidanzato quando questi morì improvvisamente. Un

nuovo dolore per lei e nuova forza per ricominciare da capo. Non riuscì a realizzare il

sogno di farsi una famiglia, avere dei figli. Riversò il suo animo sensibile nella poesia e

occasionalmente nella prosa. Arrivò prima al premio nazionale ‘Parole di corsa’ bandito

dalle Ferrovie di Stato col racconto ‘Così muore Salil’. Per la poesia i riconoscimenti non

si contano, ma la sua più grande soddisfazione fu quella di riuscire a pubblicare alcune

raccolte dei suoi lavori. Per anni, poi, ha fatto parte della giuria di tanti concorsi di poesia

oltreché, a lungo, del nostro Concorso Donna al Traguardo dell’Anno. Anna amava molto

la sua terra e amava molto anche la cucina. In più di un’occasione ha tenuto lezioni di piatti tipici della sua Lanusei al nostro corso di gastronomia sarda. Proverbiale la bontà di uno dei suoi piatti preferiti: fregula sarda con il lardo di Ogliastra. Amava le feste, a cui non

mancava mai, amava la compagnia e le lunghe chiacchierate con le amiche, possibilmente a casa sua dove non mancava di offrire un bicchierino del suo moscato preferito. Era sicuramente una buona forchetta. Collezionava presepi da tutto il mondo e in più di un’occasione riuscimmo a metterli in mostra nella nostra sede sociale perché tutti potessero ammirarli. Nella sua casa tutta pizzi, merletti e vecchi ricordi di cui andava fiera,

accoglieva con gioia e manteneva in bella vista tutti i fiori che le venivano regalati,

componendo variopinti mazzolini disseccati a dovere.

Negli ultimi anni la solitudine si faceva sentire, perciò pensando di farle cosa gradita, le

regalammo un cucciolo che chiamò Cilla, come un vecchio cane scomparso e tanto amato.

Cilla, cagnolina viziatissima e chiassosa, riempiva le sue giornate e la costringeva a uscire

di casa. La scomparsa della sua carissima sorella Giovanna fu senz’altro un dolore

grandissimo e alcune incomprensioni con i familiari non resero tanto felici i suoi ultimi

anni. Così come la scomparsa della sua piccola Cilla. Uno degli ultimi momenti di

gioia, fu forse un reading di poesia a lei dedicato da un gruppo di giovani amici nel teatro di S.Eulalia.

Carissima Anna, sei stata un’amica, un esempio di resistenza femminile, una donna

straordinaria, una cara e bella persona”.

Rosanna Floris ha letto la poesia di Anna Addis, ‘Donne di Sardegna’, una delle sue preferite.

Tra i giovani poeti che più apprezzava Anna, un posto di riguardo lo ebbero Silvia Serafi e Massimo Steri. Silvia scrive: “Carissima Anna, a te, ora, rivolgo il mio canto, come tu lo hai dedicato sempre all’Amore, alla Poesia, alle donne, come te, lacerate dai fulmini. Hai scritto: Sono un’ombra anch’io stasera sulla laguna, ove tutto ora è silenzio.

E le voci e i rumori sanno d’eterno. Sei anche tu un’ombra che danza fra polvere di stelle e rugiada. Ma la Luce che sempre hai avuto e l’Amore che hai sempre ardentemente cercato e donato non sono solo parole scritte sull’acqua. No. Restano incise nel mio cuore e ora volano alte sin dentro l’infinito abbraccio del Cielo”. E così Massimo: “Ricorderò sempre la poetessa Anna Addis. È stata in giuria in concorsi di poesia a cui ho partecipato e quando ho pubblicato i miei libri mi ha dato ottimi consigli e ha scritto delle recensioni per me. Ci lascia una delle migliori poetessa della Sardegna, una donna forte e in gamba che conosceva molto bene i meccanismi dell’arte poetica. Ho nostalgia dei molti momenti belli trascorsi con lei. Fra questi i più belli sono stati quelli nell’intimità della sua casa, dove esprimeva totalmente se stessa. Arrivederci Anna. Spero di incontrarti in un’altra dimensione”.

“Mi dispiace moltissimo, estendo le condoglianze ai familiari e a chi le ha voluto bene” mi scrive Maria Grazia Caligaris “Ricordarla è un dovere civile e sociale. La cultura perde una persona speciale dal cuore generoso di sentimenti e poesia. Un abbraccio”. Mirella De Cortes è addolorata e avendola apprezzata in vita mi scrive: “io la ricordo sempre un po’ con la testa fra le nuvole, molto attenta a ciò che aveva attorno e… a se stessa. Gentile e un po’ piacevolmente e buffamente… stramba. In senso buono s’intende, era sempre disposta ad aiutare e ad ascoltare chi le chiedeva un consiglio, un parere. Sensibile e affettuosa se le andavi a genio ma altrettanto dura e tagliente se non le piacevi per niente. Con lei ho imparato a migliorare il mio modo di ‘far poesia’ ad usare le parole scarne senza infiocchettarle di aggettivi inutili, a non ripetere i concetti già espressi, a scegliere accuratamente le parole, a rivedere ciò che avevo scritto senza paura di tagliare frasi intere che appesantivano il discorso. Grazie Anna, io non ti dimenticherò”.

“Mi dispiace tanto. Era, una donna combattiva, sempre” così inizia l’epitaffio di Angelo Pili “la signora Anna Addis, ci ha lasciato. Era una grande donna, artefice di tante rassegne poetiche, che ha vivacizzato le notti culturali di Cagliari. Animatrice del rinascimento poetico cagliaritano, musa ispiratrice di tantissimi poeti e intellettuali. La conobbi una sera, dove lei era stata la mattatrice di una manifestazione letteraria, per chiederle la sua collaborazione per chiudere la pubblicazione di un libro. Da quel momento scaturì una grande amicizia. Era una presenza essenziale nel Festival Letterario di San Bartolomeo, esprimendo sempre un giudizio imparziale sul lavoro di poeti e scrittori. Amante di Cagliari e del suo avito Castello, scrisse varie poesie che ho raccolto. Una è

‘NOTTE IN CASTELLO’

Di notte mi piace girare come in un sogno per vicoli e piazzette tra barocchi palazzi cariati restauri infiniti di vecchie facciate ed archi incombenti su frane e sottani.

Di notte incontro nella libertà del sogno fantasmi di epoche andate.

Mendicanti ciechi e donne incappucciate in scialli neri biascicante litanie lungo come tristi pensieri.

E deliri d’amore per improbabili dame dal volto di cera alla notte confida il povero matto allupato”. Chiude così Angelo il ricordo di Anna Addis, una donna gallurese e ogliastrina, trapiantata a Cagliari, cittadina del mondo.

Padre Antonio Sconamila la ricorda nelle sue preghiere così come Anna Cristina Serra.

Daniele Cardia, Angela Teresa Corronca, Eugenia Cervello, Rita Russu, Patrizia Floris, Salvatore Capra, Tullio Boi, Marco Boato, ognuno esprime condoglianze e un pensiero.

“Mi spiace per Anna Addis” esordisce Maria Paola Murru “e in ogni caso, a detta di chi si occupa di energie, la morte non esiste: il veicolo malandato dobbiamo lasciarlo”.

“Pochi giorni fa ci ha lasciato la nostra amica Anna per andare in un mondo migliore. Mancherà a noi tutti il suo modo di fare poesia ma anche la sua professionalità nell’affrontare argomenti di vita quotidiana e non solo ma anche la sua pronta disponibilità per le iniziative che il gruppo A.R.K.A. Eventi Culturali organizzava” afferma Mariano Cossellu “in primis il Festival Letterario dove la nostra amica ha dato il suo apporto sia come poetessa ma anche come giudice del Premio Letterario omonimo nel valutare il lavoro dei suoi colleghi con grande sensibilità. Sicuramente dove si trova adesso starà poetando assieme ai grandi del passato. Ciao Anna”.

“Ho appena letto della scomparsa di Anna Addis. Da tempo non avevo sue notizie, e questi due anni e più di pandemia, non hanno alleggerito la situazione” esordisce Maria Luisa Businco “ricordo Anna e la sua chioma leonina, il suo straordinario dinamismo, l’amore quasi viscerale per la poesia che declamava con impeto, creando intorno a lei vortici di straordinaria potenza. Era una donna straordinaria. Ci mancheranno la sua carica vitale e la sua inestinguibile ansia di appartenenza ad una stirpe, quella dei poeti, che non può estinguersi”.

“La ricordo per la sua infaticabile voglia di fare” dice Marcello Polastri “per il suo poetare dolce che infondeva amore e seminava speranza. Con la poetessa Anna Addis, ci confrontammo in più occasioni sulla complessità del tempo moderno che, ‘rispetto a quello passato, ha spesso meno contatto umano’ mi disse in più occasioni, mostrandomi con una certa malinconia, le immagini delle sue amiche ‘volate via troppo presto’, e con la rinnovata speranza di realizzare insieme una serata culturale, ‘per spezzare la monotonia, con un evento culturale e poetico, lunghe giornate senza colore’. Ciao, cara Anna, che la terra ti sia lieve”.

“Mi dispiace tanto” mi dice Carmen Salis “l’ho conosciuta nella sua straordinaria irrequietezza… nel suo essere originale e sempre se stessa”.

“L’amico Vincenzo Di Dino oggi mi ha dato una brutta notizia, lei non c’è più” scrive su facebook Rita Solinas, (la foto di questo articolo è sua, ritratta a un the letterario di qualche anno fa, a Calamosca) “Quando il 7 gennaio del 2006 ricevetti due menzioni al premio ‘Cagliari si risveglia’ nel teatrino di Sant’Eulalia, fu lei a farmi salire sul palco per ben due volte e molto tempo dopo lei mi vide nei pressi dell’ex Upim di via Dante e mi riconobbe subito. Si ricordava di me e la cosa mi colpì. Poi il destino ci ha fatto reincontrare al Festival Letterario di San Bartolomeo dove ho collaborato per quattro anni. Un giorno in compagnia di Mariano Cossellu andammo a trovarla e le portammo con un certo timore una pianta di crisantemi. Ci rivelò che erano i suoi fiori preferiti e che tutti avevano quasi paura di offenderla nel regalarglieli. Il giorno volle donarmi una raccolta di poesie, la tengo cara come ricordo di lei e della sua forza di vivere. Mi dispiace non essere stata più presente e averle fatto sentire la mia amicizia, ma la mia timidezza forse superava di gran lunga la sua irruenza. Fai buon viaggio”.

Maria Modica la descrive come “uno spirito libero, la cui libertà di pensiero e di vita si riflette nelle sue meravigliose poesie che ho sempre adorato. Quella che mi sento di ricordare in questo momento è ‘Un mandorlo dolce amaro’ ai piedi del quale Anna avrebbe voluto finire i suoi giorni. Mi mancherà la tua forza, la tua grandezza e la tua generosità”.

Gianni Mugnani e Marcella Ambu sono le persone che le sono state più vicine negli ultimi tempi e dicono: “cara Anna, la morte non esiste. La gente muore quando viene dimenticata. Non ci sono addii per noi: ovunque tu sia, sarai sempre nei nostri cuori”.

Preferisco non commentare quanto succede al centro dell’Europa che va dai monti Urali alla penisola iberica. Chi ha ragione? Papa Francesco! Concentriamoci sui profughi, come il Conservatorio di Cagliari, per esempio.

Come un più noto collega, mi sono sottratto fino a oggi al giochino del chi ha ragione tra Putin e Zelensky e se sia più giusto per il resto del mondo appoggiare l’uno o l’altro. Hanno entrambi torto, entrambi usano milizie formate da pendagli da forca che si rifanno a ideologie distrutte nel 1945, entrambi sono solo dei nazionalisti falliti, entrambi sono ricchi e disprezzano i loro popoli. Entrambi fanno uso di propaganda più che di corretta informazione. Entrambi cercano di ricattare l’Occidente e non solo anche se con diversi mezzi. In questo mese di guerra RussiaUcraina ognuno ha potuto cercare le fonti che ha preferito, leggere documenti più o meno segreti, verificare le responsabilità attuali o pregresse e non sarò io a tentare di convincervi se questo giustifica un’invasione. Anche perché niente giustifica una guerra e le atrocità che vengono compiute nell’aggressione o nella reazione.

Ha ragione papa Francesco nel chiedere la cessazione delle ostilità, nel ribellarsi al luogo comune che più si è armati e più si è sicuri, a chiedere che quel 2% destinato agli armamenti, invece di andare ai produttori e trafficanti di armi e di morte siano spesi in sanità, istruzione, alimenti, perché queste sono le cose che servono all’Umanità e non armi che possono distruggerla non una ma più volte (da un conflitto nucleare non si salverebbe nessuno).

E ha ragione anche Leonardo Becchetti nel suo bell’articolo su Avvenire a lamentare che i danni alle relazioni saranno molto più gravi e a lungo termine di quelli causati in termini di vite umane, all’economia, alle finanze, le cui ricadute sono già sotto gli occhi di tutti.

Concentriamoci sui milioni di profughi allora, in maggior parte bambini e donne che hanno visto cambiare il loro destino in un attimo per la furia e l’imbecillità di due e più individui. Hanno perso familiari, case, sofferto il freddo e la fame, hanno visto l’abbruttimento della natura umana, hanno raggiunto il confine con l’ultimo treno, con l’auto che si è fermata per mancanza di carburante, a piedi e quanti non ce l’hanno fatta…

Qualcuno è arrivato lontano, fino a noi, qualche volta perché ha un parente qui oppure è solo e ha bisogno di tutto. Dalle prime necessità (un tetto, mangiare, lavarsi) a quelle di tornare a vivere e dimenticarsi delle sofferenze che almeno per il momento si è lasciato alle spalle.

Ecco perché le numerose iniziative che vengono portate avanti sono così preziose e vanno nella direzione indicata prima. E tra queste assume particolare rilevanza quella che illustra la direttrice del Conservatorio di Cagliari, Aurora Cogliandro nella videointervista, oltre alle tante cose belle che mi ha raccontato a telecamere spente. Dopo il primo concerto del 13 marzo, quello del 20 marzo (e altri seguiranno) all’Auditorium dell’ente musicale cagliaritano, in Piazza Porrino 1. La formula del concerto-aperitivo consente ai concittadini la solidarietà che allevia le sofferenze ai rifugiati ucraini. Un ringraziamento quindi a chi ha prestato la propria opera per il programma musicale (Sestetto per pianoforte e fiati op. 6 di Ludwig Thuille e Sestetto per pianoforte e fiati di Francis Poulenc), i docenti Alessandra Giura Longo (flauto), Mario Frezzato (oboe), Enrico Silvestri (clarinetto), Efisio Lilliu (corno), Alessandro Mura (fagotto), Fabio Centanni (pianoforte) e a chi lo farà in futuro.

“Quest’ultima guerra aperta, drammaticamente scatenata sul suolo d’Europa, dovrebbe insegnarci che nessuna conquista è per sempre. Un’intera generazione non ha vissuto le guerre mondiali e si è cullata nell’illusione che democrazia e pace fossero conquiste acquisite una volta per tutte, guardando con poco entusiasmo a manifestazioni e celebrazioni dei nostri padri che ricordavano l’emozione di quelle conquiste” scrive Becchetti “Oggi dobbiamo tutti capire che la pace si deve continuare a costruire giorno per giorno, proprio lavorando e potenziando i meccanismi di democrazia e i giacimenti di ‘terre rare‘ relazionali che sono al fondamento di relazioni di pace e di costruzione di comunità coese. La dolorosa esperienza di queste settimane ci insegna che il fine di tutto questo non è solo dare sostanza a un’economia più civile, ma anche investire concretamente ed efficacemente sulla pace”.

E questo, al Conservatorio di Cagliari, lo stanno realizzando. Prendiamo esempio.

All’età di 92 anni compiuti da poco, scompare un volto storico della tv in bianco e nero diventato celebre per aver raccontato nel 1969 l’avventura dell’Apollo 11 e il “piede sulla Luna” di Neil Armstrong.

Chi di voi non ricorda queste strepitose immagini:

https://youtu.be/CkQem6qs3VA?t=4

Col fascino del “bianco e nero”, il pubblico italiano incollato alla tv. Era il 20 luglio 1969. Non andavo ancora in prima elementare ma avevo già deciso che da grande avrei fatto l’astronauta, come la maggior parte dei bambini di quell’età. Tito Stagno da studio e Ruggero Orlando inviato da “Nuova York” battibeccarono per il momento esatto dell’allunaggio del LEM (modulo lunare). Nessuno dei due voleva cedere sull’aver tradotto correttamente dall’inglese le parole dei tecnici NASA della base spaziale di Houston (Texas) o più probabilmente provenienti dal modulo lunare di quel razzo che giorni prima era partito da Cape Canaveral in Florida per la missione Apollo 11 e il primo piede sulla Luna di Neil Armstrong.

Ha toccato! Ha toccato in questo momento il suolo lunare”. Questa frase è unica ed è quella che ha caratterizzato per oltre cinquant’anni il giornalista nato a Cagliari il 4 gennaio 1930.

La RAI era alla sua prima maratona: 25 ore di trasmissione, dallo studio 3 di via Teulada, in collegamento con Houston dove c’era Ruggero Orlando, per coinvolgere gli italiani in quell’attimo storico in cui l’uomo mise piede sulla Luna. Un evento di cui Tito Stagno fu “prigioniero” perché il primo a raccontare e occuparsi di spazio, un settore in ascesa, fin dal 1957 quando i sovietici lanciarono lo Sputnik, che per i giovani di oggi è solo un vaccino russo. E nel 1961 fu il telecronista che commentò il primo volo di Jurij Gagarin intorno alla Terra. Lui giornalista sportivo, responsabile de La Domenica Sportiva dal 1976 al 1995, inviato speciale, mezzobusto tv negli anni ’60 e ’70, documentarista, iniziò a 19 anni, raccontava la sua adesione a “una stagione di entusiasmi, di coraggio, di desiderio di conoscenza che si rivelò poi troppo breve”, con tanta nostalgia e forse una punta di amarezza.

In un suo libro, l’autobiografia “Mister Moonlight – Confessioni di un telecronista lunatico”, ha raccontato l’avventurosa biografia di un ragazzino della provincia italiana del dopoguerra che passa i pomeriggi al cinema e che all’improvviso si trova catapultato sul palcoscenico della storia, e qui si gioca la vita. Con tutta la consapevolezza che “non basta essere testimoni del proprio tempo ma bisogna esserne, con curiosità e coraggio, protagonisti”.

Se ne va un gran pezzo di Storia del Giornalismo. Un abbraccio ai familiari da parte della redazione e i lettori de www.LaTestata.it

Fake news? Sì, forse, però… Max ha vinto il sondaggio de LaTestata.it. Il momento è drammatico ma non è serio. Abbondano le schede bianche per le elezioni del PdR ma intanto si sollevano venti di guerra, inflazione, spread, morti di covid, morti sul lavoro. Però avremo lo studio di RaiNews24 firmato da Renzo Piano. Ma quanto mi divertirei a commentare il voto in tv?

Vi ricordate l’articolo al quale era legato il sondaggio? Leggi l’articolo Ebbene arrivano i primi risultati. Al momento è in testa Massimiliano Tronci, l’outsider sardo ha la meglio tra tanti nomi famosi. Certo le regole sono diverse da quelle per l’elezione del PdR come da Costituzione vigente. Si possono dare tre preferenze, i votabili sono per metà donne e metà uomini. Però abbiamo messo a correre i nomi che giravano all’inizio dell’anno. Poi qualcuno ha chiesto di inserire il giovane giurista, ma candidabile in quanto over 50, ed ora è in testa alle preferenze di chi, pur non essendo “grande elettore” ha il coraggio di esprimere le proprie convinzioni e fare scelte consapevoli.

Intanto la prima notizia è che le donne hanno raccolto più voti degli uomini, quindi i tempi sarebbero maturi per una Presidenta o Presidentessa. Pochi voti vanno a un uomo o una donna diversi da quelli somministrati nel sondaggio che vuol dire che i nomi proposti rappresentano il comune sentire. Tutti hanno preso voti tranne Pier Ferdinando Casini, che nella realtà invece potrebbe diventare PdR come seconda scelta per via dei veti incrociati tra partiti.

Vince (al momento, perché il sondaggio è ancora aperto) Massimiliano Tronci, specializzato in diritto amministrativo, tributario e ambientale (settore Ecologia). Lavora nell’Ufficio Legale di un Ente pubblico. Impegnato nel mondo del Terzo Settore da sempre. Laureato in Giurisprudenza all’Università di Cagliari, è stato Tutor in materie giuridiche per UNICEF, si è occupato di diritto ambientale, cooperazione internazionale ed emergenze umanitarie, è tra i soci fondatori di COOPI Sardegna. Autore di diversi saggi in ambito di diritto ambientale e amministrativo (raccolti nella Miscellanea dei vari Corsi CUMES – Corso Universitario Multidisciplinare di Educazione allo Sviluppo) organizzati in collaborazione con l’Università di Cagliari. Già docente di Diritto in materia di protezione della fauna selvatica sarda. Ha collaborato con una redazione televisiva. Appassionato di trekking e ciclismo. Sposato, un figlio, formazione cattolica, non legato partiticamente, apprezzato per la sua pacatezza ed equilibrio di giudizio. Una persona preparata ma proveniente dal popolo e non dai salotti lontani dalla realtà di tutti i giorni.

Nella classifica seguono quattro donne: Rosy Bindi e con più distacco Monica Frassoni, Marta Cartabia, Claudia Zuncheddu. Poi Gustavo Zagrebelsky, Giuseppe Conte, Liliana Segre, Maria Elisabetta Alberti Casellati, Silvia Costa, Sergio Mattarella, Mario Draghi, Silvio Berlusconi, Anna Maria Paola Luigia Finocchiaro. In coda: Romano Prodi, Emma Bonino, Dario Franceschini, Paolo Gentiloni, Letizia Maria Brichetto Arnaboldi Moratti, Paola Severino Di Benedetto, Giuliano Amato e chiude Pier Ferdinando Casini.

Ci dessero retta. Invece assistiamo a schermaglie tattiche tra segretari di partito. Mentre rischiamo una guerra in Europa, aumenta lo spread, crescono i morti di covid, crollano le borse, salgono i prezzi per inflazione e costi energetici, si moltiplicano i morti sul lavoro e siamo ancora in piena pandemia, transizione ecologica e PNRR – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (che alcuni vorrebbero ripartire così: ripresa al Nord, resilienza al Sud).

Però avremo lo studio di RaiNews24 disegnato da Renzo Piano, sono riprese le partite allo stadio con il pubblico e a giorni riparte il Festival di Sanremo sul quale si fonda la Costituzione (articolo 1) o era il lavoro?

Ma quanto mi divertirei a commentare in tv i risultati quirinalizi? Tanto. Ma non per polemizzare, sia chiaro. Perché hanno ragione tutti. O quasi. Ad esempio… Mattarella bis, ma magari! Peccato che per ragioni costituzionali (e forse per età) abbia detto NO! un mucchio di volte, in ogni occasione pubblica e chissà quante volte in privato lo abbia sussurrato a corazzieri, cuochi, personale del Palazzo.

Draghi? Ma se non hanno voluto Conte ter come Presidente del Consiglio, e ci hanno messo il superbanchiere… apprezzato più nel mondo che in Italia forse perché esterna e sorride poco. E poi non ci risolverebbe il problema. Non possiamo permetterci in questi anni, né elezioni anticipate, né cambi di governo o grossi rimpasti. A memoria, infatti, non è mai successo di eleggere PdR la quarta carica dello Stato (PdC).

Allora volete la soluzione istituzionale? Fico non ha l’età, Casellati sì ed è anche donna… ma ve la immaginate Capo delle Forze Armate, oggi, col rischio di guerra?

E Conte? Renzi avrebbe un debito nei suoi confronti (dal momento che staccò la spina al Conte bis), andrebbe bene al centrosinistra e ad una parte del M5S. Ma ora è un leader di partito e questo potrebbe non essere gradito in quanto politico attivo.

Eppure hanno ragione i segretari: Conte (M5S) che si rende conto che questo non è il momento adatto per far scendere dalla nave il comandante col mare in tempesta; Salvini (Lega) che dice che ci sono cose più importanti da seguire in questo momento (anche se cita solo le bollette accresciute per i costi energetici); Letta che invita a chiudere i grandi elettori e tenerli a pane e acqua fino ad avvenuta elezione come nel conclave del 1268 (che durò oltre mille giorni); Meloni che avanza una rosa di nomi (Moratti, Nordio e Pera) con più spine che profumo, in verità.

E invece servirebbe un nome nuovo, giovane, con voglia di fare per le fasce più deboli della popolazione, che volesse scommettere sui giovani e l’Europa, rispettoso delle istituzioni ma capace di affrontare le sfide globali di oggi, in particolare per quanto riguarda la lotta contro il cambiamento climatico, la disuguaglianza, l’intolleranza, le migrazioni e il progressivo indebolimento della democrazia e delle libertà in Italia (e in UE). Massimiliano Tronci si è detto disponibile.

LA MORTE DI DAVID SASSOLI

Il Presidente del Parlamento europeo e Giornalista (con la G maiuscola) italiano è morto nella notte dell’11 Gennaio 2022. Ricoverato dal 26 dicembre per una grave forma di disfunzione del sistema immunitario è morto a 65 anni al centro oncologico di Aviano (PN). Ieri il suo portavoce annunciava la cancellazione di ogni impegno ufficiale del presidente ma David Sassoli, il giorno stesso, twittava: “Il mio cordoglio per la prematura scomparsa di #SilviaTortora. Una vita spesa per il garantismo, per la memoria del padre #Enzo vittima di malagiustizia, per un Paese più maturo e più civile”.

Sposato e con due figli, David Sassoli aveva già dovuto annullare gli impegni istituzionali da settembre a inizio novembre del 2021 a causa di una “brutta” polmonite dovuta al batterio della legionella come lui stesso aveva spiegato in un video dopo la guarigione. Il suo portavoce Roberto Cuillo su Twitter ha dato l’annuncio: “The @EP_President David Sassoli passed away at 1.15 am on 11 January at the CRO in Aviano( PN), Italy, where he was hospitalized. The date and place of the funeral will be communicated in the next few hours. 3:12 AM · 11 gen 2022·Twitter for Android”. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea twitta: “Sono profondamente rattristata dalla morte di un grande europeo e italiano. David Sassoli è stato un giornalista appassionato, uno straordinario Presidente del Parlamento europeo e soprattutto un caro amico. I miei pensieri vanno alla sua famiglia. Riposa in pace, caro David”. Il segretario del Partito Democratico Enrico Letta twitta: Le parole che non avrei mai voluto pronunciare. Per un amico unico, persona di straordinaria generosità, appassionato europeista. Per un uomo di visione e principi, teorizzati e praticati. Che cercheremo di portare avanti. Sapendo che non saremo all’altezza. #AddioDavid #Sassoli”. La collega giornalista Tiziana Ferrario lo ricorda così: “Amavi il giornalismo, amavi la politica, eri antifascista e europeista. Quante discussioni, quanti ricordi, quante risate. Sono smarrita e incredula che te ne sia andato così presto. Un abbraccio a tutta la tua famiglia #DavidSassoli”. Dario Franceschini, Ministro della Cultura: “Ciao David, amico di una vita intera”. Il giornalista e senatore Sandro Ruotolo: #davidsassoli Ciao David, presidente dell’#europarlamento, amico e cronista cronista. Che la terra ti sia lieve!”. Paolo Gentiloni, Commissario europeo per l’Economia e collega di partito: “David #Sassoli ci ha lasciato. Una notizia terribile per tutti noi in Italia e in Europa. Ricorderemo la tua figura di leader democratico e europeista. Eri un uomo limpido, generoso, allegro, popolare. Un abbraccio alla famiglia. Riposa in pace”. Mario Calabresi, giornalista: “Il sorriso di #DavidSassoli non era mai finto, impostato o di maniera. Ma significava apertura al mondo, curiosità di guardare oltre lo steccato e passione. Che dispiacere che ci abbia lasciato così presto”. Marianna Aprile, giornalista: “Che tristezza grande. #Sassoli”. Massimo Giannini, Direttore di La Stampa: “Il volto pulito della politica, la forza gentile dell’Europa, il sorriso luminoso dell’amico. Ciao #DavidSassoli, ci mancherai”.

 

 

Chi succederà a Sergio Mattarella per i prossimi sette anni al Quirinale? E se lo chiedessimo direttamente agli italiani, chi vincerebbe? Siamo pronti ad eleggere una donna al colle più alto di Roma dopo tredici uomini? Il nostro sondaggio: un gioco, o forse no.

Sergio Mattarella ha concluso il suo settennato, ammirato ed apprezzato in Italia e all’estero. Lo testimoniano i numerosi applausi raccolti in ogni sede. Ma che non gradisse il bis, oltre ad averlo detto più volte adducendo ragioni costituzionali, lo ha fatto capire pronunciando in piedi il suo ultimo discorso a reti unificate di fine anno agli italiani, quasi a dire “me ne sto andando, non ho tempo di stare seduto dietro la consueta scrivania”.

Tra venti giorni, deputati, senatori e rappresentanti delle Regioni saranno chiamati ad eleggere il quattordicesimo Presidente della Repubblica, la più alta carica dello Stato. Una responsabilità riservata a poco più di un migliaio di grandi elettori. Ci sarà un accordo tra le forze politiche perché si possa eleggere entro i primi tre turni con una maggioranza dei due terzi dell’Assemblea che per l’occasione si riunirà a Monte Citorio o si andrà ad oltranza dal quarto scrutinio in poi con una maggioranza del 50% + 1?

Eleggeranno un vecchio o un giovane (comunque over 50), un politico o un “laico”, un uomo di partito o della società civile, un uomo o una donna? Succede quasi sempre ai PdR quello che capita nei Conclavi: chi entra papa, esce cardinale. Forse perché si tratta comunque di stabilire l’inquilino del Palazzo che fu dimora dei Pontefici fino a dopo l’Unità d’Italia. E questo spiega anche perché i partiti sono restii a fare nomi almeno fino a pochi giorni prima: non vogliono “bruciare” i loro candidati migliori.

Ma se interpellassimo gli italiani, questi per chi voterebbero? Lanciamo un sondaggio facendo votare tra alcuni uomini e donne che in questi giorni sono gettonati o che ci piacerebbe che lo fossero.

Tra gli uomini, si citano: Silvio Berlusconi, lombardo, imprenditore, 85 anni compiuti (concluderebbe il mandato a 92 anni!), fondatore di Forza Italia, detto “il Cavaliere” (perché gli fu attribuito il Cavalierato del Lavoro, poi revocato in seguito a una condanna penale), del già Presidente del Consiglio e del Milan si conoscono vizi (tanti) e virtù (poche) che non vale la pena ricordare in questa sede; Giuliano Amato, piemontese (di famiglia siciliana, trasferitosi durante l’infanzia in Toscana), docente universitario, 83 anni suonati (concluderebbe a 90 il mandato), noto come “il Dottor Sottile”, ha ricoperto svariati incarichi politici in quota socialista, all’ombra di Bettino Craxi, quello fuggito in Tunisia per evitare l’arresto; Pier Ferdinando Casini, da Bologna, politico di lungo corso, 66 anni quasi tutti spesi in politica in molte formazioni partitiche funzionali a spostare il suo pacchetto di voti centristi ora a destra ora a sinistra, grazie anche a ciò, è al momento il parlamentare più longevo, un “usato sicuro”, finirebbe il settennato a 73 anni, ancora giovane per tornare a sedersi a Palazzo Madama come senatore a vita; Mario Draghi, 74 anni (finirebbe il mandato come PdR a 81 anni), economista e banchiere, nato a Roma ma trasferito presto in Veneto dopo la morte della mamma, attuale figura centrale come Presidente del Consiglio, gli si riconosce una abilità internazionale che ha saputo usare nel salvare l’Euro come Presidente della BCE ma non per salvare la Grecia anni prima, gode di un credito illimitato più all’estero che in Italia, decisionista, è accusato anche di aver dimostrato poca attenzione nei confronti del ruolo democratico del Parlamento, se fosse eletto a succedere a Mattarella, farebbe implodere il governo nel momento più delicato sia dal punto di vista pandemico, che da quello economico-finanziario di gestione del PNRR e, dal punto di vista internazionale, in un momento in cui si affaccia un nuovo governo tedesco (dopo 16 anni di Angela Merkel) e forse tramonta la presidenza francese Macron, lascerebbe quindi l’Europa priva di una figura forte alla mercé delle potenze continentali straniere all’esterno e in balia dei partiti sovranisti all’interno: un bel disastro e forse proprio per questo ha ottime possibilità di diventare Presidente della Repubblica; Giuseppe Conte, della provincia di Foggia, 57 anni, avvocato, giurista, politico e accademico italiano, attuale presidente del Movimento 5 Stelle. Dal 1º giugno 2018 al 13 febbraio 2021 è stato Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana, autodefinitosi “Avvocato del popolo”, da Presidente del Consiglio dei Ministri affronta la pandemia di COVID-19 e la conseguente crisi economica e sanitaria, riuscendo a ottenere risorse finanziarie del Next Generation EU, è stato il secondo Presidente del Consiglio a non ricoprire alcun incarico politico prima della sua nomina, dopo Carlo Azeglio Ciampi nel 1993, il primo proveniente dall’Italia meridionale dopo Ciriaco De Mita nel 1989 e il primo in assoluto a guidare due governi sostenuti da maggioranze afferenti ad aree politiche opposte (centro-destra il primo, centro-sinistra il secondo), è stato inoltre il presidente del Consiglio che ha mantenuto più a lungo la carica da indipendente, seppur sia stato accreditato come molto vicino alle posizioni del Movimento 5 Stelle, a cui ha formalmente aderito nel 2021 e del quale, nello stesso anno, è divenuto capo politico; Romano Prodi si è dichiarato indisponibile, Gustavo Zagrebelsky potrebbe fare il candidato di bandiera ai primi turni per il M5S, Dario Franceschini e Paolo Gentiloni potrebbero esserlo per il PD. Ma se invece si decidesse per una donna?

Emma Bonino si è dichiarata indisponibile alla soglia dei 74 anni; Liliana Segre ne ha 91 e si sta ritirando dalla vita pubblica; Marta Cartabia, 58 anni (forse è troppo giovane), giurista, docente universitaria ma con nessuna esperienza politica; Letizia Maria Brichetto Arnaboldi vedova Moratti, 72 anni, dirigente d’azienda e vicepresidente della Regione Lombardia, potrebbe apparire una scelta stonata in chiave di transizione ecologica oltre che troppo “lontana” dalla gran parte degli italiani; Maria Elisabetta Alberti in Casellati, 75 anni (finirebbe a 82 anni), veneta, Presidente del Senato (seconda carica dello Stato), passata alla storia per aver avallato la tesi che Ruby sarebbe stata la nipote di Mubarak, ha recentemente sfiorato l’incidente diplomatico con un intervento di solo due minuti più corto del Presidente Sergio Mattarella; Rosy Bindi, toscana di quasi 71 anni, era accanto a Vittorio Bachelet (del quale era assistente universitaria a Roma) nel momento del suo assassinio il 12 febbraio 1980 da parte delle Brigate Rosse, una forte personalità spesa tra la Democrazia Cristiana, il PPI, la Margherita, l’Ulivo e il Partito Democratico, ministro, parlamentare, europarlamentare, Presidente della Commissione Antimafia, da ministro della Sanità cercò di correggere le storture tra sanità pubblica e privata causate dal ministro De Lorenzo, presa di mira da Berlusconi “lei è più bella che intelligente”, rispose “sono una donna che non è a sua disposizione, e ritengo molto gravi le sue affermazioni”; Silvia Costa, 72 anni, di Firenze ma risiede a Roma, giornalista, parlamentare, europarlamentare, sottosegretaria, è attualmente Commissario straordinario di Governo per il recupero dell’ex carcere borbonico sull’isolotto di Santo Stefano a Ventotene, europeista, potrebbe essere la persona giusta in un momento in cui l’Italia ha bisogno di rafforzare il rapporto con l’Europa e rafforzare il ruolo stesso dell’UE, cofondatrice di Telefono Azzurro, si è occupata di minori, povertà, cultura, istruzione, diritti della donna, uguaglianza di genere, libertà civili, giustizia, affari interni, dimostrando sempre doti di equilibrio e intelligenza; Paola Severino Di Benedetto, napoletana, 73 anni, ex ministro della Giustizia nel governo Monti, avvocato penalista in processi importanti, docente universitaria, preside, rettrice, assieme al ministro Filippo Patroni Griffi ha redatto la “legge Severino” (D.Lgs. 235/2012), sull’incandidabilità e divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi, vive in una villa che non sarà il Quirinale ma poco ci manca; Anna Maria Paola Luigia Finocchiaro, 67 anni, siciliana, magistrato, ex ministra per le pari opportunità e politica, militante nei DS e Ulivo; Monica Frassoni, 58 anni, lombarda, attualmente consigliera comunale del municipio di Ixelles (Bruxelles) in una coalizione ambientalista ecologista e verde, è stata europarlamentare per dieci anni, carriera politica in formazioni giovanili europee e internazionali, conosciuta per l’impegno nelle politiche giovanili e di parità di genere all’interno dell’Unione europea e nel resto del mondo, è impegnata nelle tematiche di risparmio energetico, di politiche migratorie eque all’interno dell’Unione europea, di diritti umani e d’assistenza ai processi democratici, si batte per la realizzazione di una “Unione federale”, che dia priorità di investimento verso un vero e proprio “Green New Deal”, per l’eliminazione dei poteri di veto per ogni Stato membro della UE, per un ruolo più incisivo per il Parlamento europeo, per una UE profondamente riformata capace di affrontare le sfide globali di oggi, in particolare per quanto riguarda la lotta contro il cambiamento climatico, la disuguaglianza, l’intolleranza, le migrazioni e il progressivo indebolimento della democrazia e delle libertà nell’Unione Europea. In seguito ai primi voti del sondaggio, è emersa la richiesta da parte dei votanti di inserire altri due nomi di sardi della società civile. Ecco quindi alcune note biografiche di un uomo e una donna dalla Sardegna. Claudia Zuncheddu, 70 anni, medico in pensione, specializzata in malattie tropicali. Ha esercitato nei quartieri cagliaritani di Castello e Sant’Elia, occupandosi, oltre che dei residenti, anche di cittadini immigrati extracomunitari.
Studiosa di antropologia africana, e curatrice della collezione privata riguardante etnie e culture del centro Africa, Sahariane e del Maghreb. Appassionata di rally ha partecipato a diverse gare nel deserto. Ha svolto attività politica in formazioni locali di area autonomista progressista (Rosso Mori e Sardigna Libera) ed è stata consigliera regionale nel gruppo Sinistra Ecologia e Libertà, Comunisti, Indipendentistas. Massimiliano Tronci, 53 anni, giurista specializzato in diritto amministrativo, tributario e ambientale (settore Ecologia). Impegnato nel volontariato fin dagli anni dell’Università (tutor didattico in materie giuridiche ai corsi organizzati dall’UNICEF di Cagliari) è poi passato all’ambito del diritto ambientale e per quello della cooperazione internazionale ed emergenze umanitarie (è tra i soci fondatori di COOPI Sardegna, ed è pure tra i soci del Comitato INTERSOS Sardegna). Autore di diversi saggi in ambito di diritto ambientale, amministrativo e tributario raccolti nella Miscellanea dei vari Corsi CUMES (Corso Universitario Multidisciplinare di Educazione allo Sviluppo) organizzati in collaborazione con l’Università di Cagliari.
Collabora con Sardegna Ranza Tv in ambito del Diritto ambientale e normativa europea. Già docente di Diritto in materia di protezione della fauna selvatica sarda. Tra i suoi hobby ciclismo e trekking.
Più vicino a chi sta battagliando con chi porta avanti temi dove il cittadino sia al centro delle iniziative che lo riguardano che alla politica partitica attiva.

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di Vincenzo Di Dino

l WWF ha diramato un appello per evitare l’uso dei fuochi artificiali rumorosi che hanno un impatto pericoloso nei confronti di tutti gli animali oltre che per gli uomini. Vediamo perché.

Migliaia di animali cadono vittime dei botti ogni anno e quindi il WWF lancia un accorato appello per evitare l’uso dei fuochi pirotecnici la notte di San Silvestro, per privilegiare la sicurezza e dare un chiaro segnale di attenzione verso la Natura e per il difficile periodo legato all’emergenza Covid-19 che stiamo attraversando. 

Il WWF ricorda che sebbene siano conosciuti i rischi e i danni ambientali causati dai fuochi pirotecnici e il forte disturbo agli animali, c’è il rischio che la notte di San Silvestro si ripeta l’utilizzo di botti di Capodanno a cui seguirà, purtroppo il consueto bollettino di guerra, tra incidenti e feriti. Il WWF invita pertanto i Sindaci ad intervenire per vietare l’uso di quei prodotti che, per dimensioni, entità del rumore e gittata rappresentano un grave rischio e disturbo non solo per l’uomo ma anche per gli animali domestici e selvatici, tra cui tanti uccelli.

La legge 447/95 riserva ai Comuni la verifica del rispetto della normativa per la tutela dall’inquinamento acustico. A questa si aggiungono le norme (L. 394/91) all’interno di parchi e aree protette, che impongono il divieto di disturbo della fauna selvatica. Molte specie protette sono estremamente sensibili al disturbo acustico, come rapaci notturni, volpi e pipistrelli, e altri piccoli e grandi mammiferi, ricorda il comunicato del WWF che ha avuto attenzione anche nei tg nazionali.

Ogni anno sono sempre di più le città d’Italia che cercano di contrastare i botti di Capodanno con apposite ordinanze che ne vietano l’uso, come ha annunciato il Comune di Potenza in questi giorni. “La nostra presenza sul Pianeta è già abbastanza invasiva, evitiamo l’accensione ed i lanci di fuochi d’artificio, lo sparo di petardi, lo scoppio di mortaretti, razzi ed altri artifici pirotecnici che, oltre a traumatizzare e spesso provocare il ferimento o la morte di molti animali selvatici e domestici, avvelenano ancor di più l’aria delle nostre città con ulteriori sostanze chimiche” è l’appello di Fulco Pratesi, Presidente onorario WWF Italia.

I fuochi artificiali sono causa di un grave inquinamento, non solo acustico ma anche atmosferico, a causa delle emissioni di particolato fine e composti altamente pericolosi, tra cui metalli e perclorato d’ammonio. A seconda della composizione delle polveri, possono essere emessi metalli pesanti ed elementi pericolosi quali antimonio, bario, arsenico e altri con valori non trascurabili. E’ dimostrato come la notte di Capodanno si registri un inquinamento dell’aria, con particolare riferimento alle polveri sottili, superiore alle peggiori giornate di traffico veicolare. Il danno è amplificato dalla simultaneità dell’evento, quando l’intero territorio è “bersagliato” da esplosioni pirotecniche. Infine, va considerata l’enorme quantità di rifiuti generati dai fuochi, soprattutto per quelli detonati in mare. L’alluminio, a contatto con l’acqua salata del mare, può modificarsi e rilasciare sostanze nocive. Per non parlare della plastica e dei suoi frammenti che, sia a terra sia a mare, costituisce un vero pericolo per la biodiversità. 

Si stima inoltre che ogni anno in Italia almeno 5.000 animali muoiano a causa dei botti di fine anno. Di questi circa l’80% sono animali selvatici, soprattutto uccelli, anche rapaci, che spaventati perdono il senso dell’orientamento e fuggono istintivamente rischiando di colpire un ostacolo a causa della scarsa visibilità. Altri abbandonano il loro dormitorio invernale (alberi, siepi o tetti), vagano al buio alla cieca e non trovando altro rifugio muoiono per il freddo a causa dell’improvviso dispendio energetico a cui sono costretti in una stagione caratterizzata dalla scarsità di cibo che ne riduce l’autonomia. Lo scorso anno destò indignazione la moria di centinaia di storni a Roma.

Nei gatti, e soprattutto nei cani, il botto crea stress e spavento, fino  indurli a fuggire dal rumore insopportabile. Ciò è dovuto in particolare alla loro soglia uditiva infinitamente più sensibile di quella umana. Negli animali d’allevamento come mucche, cavalli e conigli, le conseguenze delle esplosioni possono provocare addirittura l’aborto da trauma da spavento. 

Non utilizzare i botti sarà anche un segno di civiltà e sensibilità nei confronti di tutti gli operatori, come i Vigili del Fuoco, che ogni fine anno devono intervenire per soccorrere animali rifugiatisi ovunque e per gravi incidenti alle persone e per i tanti medici e infermieri impegnati negli ospedali per l’emergenza Covid. 

Le 103 copertine dei libri nell’almanacco 2022 dell’Associazione curatrice del Festival Letterario & Solidale San Bartolomeo. In collaborazione con laTestata.it e Cristian Mameli editore.

Un calendario molto particolare quello di A.R.K.A. Eventi Culturali per il 2022. Contiene le 103 copertine dei libri già presentati e ancora da presentare nel periodo pandemico tra il 2020 e il 2022. Molti degli autori, circa un centinaio, sono stati presentati con dirette su zoom o streamyard e potete trovare le videointerviste su latestataonline in facebook. Altri sono stati presentati dal vivo ma le videointerviste sono reperibili allo stesso indirizzo su facebook. Molti altri saranno presentati nel corso del 2022 con gli stessi sistemi. Il calendario è stato realizzato in collaborazione con www.latestata.it e Cristian Mameli Editore.

Il calendario si può ottenere gratuitamente acquistando cinque biglietti della lotteria “Miglior Libro” che mette in competizione amichevole i libri presentati al Festival. L’estrazione si effettuerà domenica 18 dicembre 2022 quando tutti i libri saranno stati presentati e il pubblico potrà farsi un giudizio attraverso le dirette facebook. Ma se volete un consiglio, non aspettate dicembre perché i biglietti della lotteria potrebbero finire prima! Il primo estratto vincerà un premio tecnologico di alto valore e il libro più votato ne farà vincere uno anche all’autore. Il regolamento lo trovate qui:

I calendari sono in tiratura limitata, quindi i primi che acquisteranno cinque biglietti, se lo aggiudicheranno. Un cult con le copertine dei libri che sono un consiglio per la lettura di ottimi testi nella tradizione del Festival Letterario & Solidale San Bartolomeo ma anche un motivo di orgoglio per il centinaio di autori che si vedono le copertine dei loro libri in bella mostra nei muri dei lettori votanti.

Inoltre la copertina del calendario è un mosaico di fotografie che riassumono la storia dell’associazione A.R.K.A. Eventi Culturali e del Festival Letterario & Solidale San Bartolomeo e più di qualcuno si riconoscerà nelle foto. E se non bastasse, in ogni pagina del calendario c’è una frase lunga un anno che racchiude i venti anni di A.R.K.A.: “Col tuo aiuto, abbiamo portato il diritto allo studio ai piccoli siriani, abbiamo promosso azioni contro la violenza di genere e il cyberbullismo, abbiamo raccolto generi alimentari per i meno fortunati, abbiamo organizzato eventi nelle migliori location, abbiamo messo a dimora alberi, abbiamo regalato libri alla biblioteca di Lampedusa e Linosa, abbiamo scambiato libri dandogli una nuova vita, abbiamo promosso le arti, le attività ludiche e la socializzazione, abbiamo premiato i meritevoli, abbiamo diffuso cultura col Festival Letterario & Solidale San Bartolomeo e promosso la lettura, abbiamo intervistato gli autori tenendovi compagnia durante la pandemia, abbiamo fatto escursioni in luoghi caratteristici di Cagliari e votando il Miglior Libro puoi vincere la lotteria!” contribuire alla diffusione del calendario sarà un modo di aiutare l’associazione per continuare a svolgere le attività che l’hanno fatta conoscere in tutto questo tempo. Visita il sito www.arkaeventiculturali.it