Eclectic Evolution

Nell’immaginario collettivo, è spirituale tutto ciò che si avvicina alla religione ed è connesso a un vivere povero, quasi ascetico, distaccato dalla ricchezza e dai beni materiali. In parte ciò è vero, poiché una visione spirituale della nostra esistenza ci spinge a ricercare significati che vanno al di là della manifestazione tangibile delle nostre esperienze.

Dare un senso a ciò che accade ci aiuta non solo a superare più facilmente il dolore, ma anche a comprendere la funzione evolutiva di un’esperienza. Quando riusciamo a rispondere alle domande: per quale fine? Per chi? Per che cosa? Stiamo accedendo al livello di pensiero più elevato per un essere umano. E’ “spirituale” capire che ogni nostra azione contribuisce a lasciare qualcosa nel mondo in cui viviamo. Vale la pena, quindi, nutrire la bontà delle nostre azioni, come curarne la coerenza con i nostri valori più profondi.

Cosa succede quando questa coerenza manca?
Succede che il nostro GPS reclama con insistenza un “ricalcolo del percorso”, come succede al TomTom quando sbagliamo strada rispetto alla destinazione prescelta.

Arriva un momento della nostra vita in cui sembra che strutture e sovrastrutture crollino inesorabilmente sotto la forza di un uragano che travolge tutto ciò che non appartiene al nostro sentire più profondo. A volte perdiamo il lavoro, altre volte perdiamo un amore che credevamo eterno o si interrompono relazioni personali e professionali su cui avevamo investito tanto. Per alcuni di noi questo evento può ripresentarsi ciclicamente finché non impariamo la lezione e comprendiamo che forse quella intrapresa non era la direzione giusta per noi. Dopo un periodo più o meno lungo di smarrimento in cui ci affanniamo a raccogliere i cocci, abbiamo bisogno di ri-orientarci verso una nuova meta che suoni la musica del nostro cuore.

Ma io sono un businessman. Cosa ho a che fare con tutto questo?
Ebbene, per creare ricchezza e poterne godere in modo etico, anche tu, caro imprenditore e professionista, dovrai assicurarti di allineare i tuoi obiettivi e valori rispetto a ciò che veramente sei.

In caso contrario il tuo navigatore ti chiederà di ricalcolare il percorso, e nel frattempo avrai perso risorse, tempo, opportunità. Avrai anche sentito pesare sulle tue spalle la responsabilità del dover dare risposte valide ai tuoi dipendenti, collaboratori, fornitori, partners.

 

Comprendere che fare impresa d’ora in avanti significherà contribuire, cooperare, condividere ricchezza. Questa è spiritualità nel business!
Uscire dalla logica competitiva per far propria una nuova visione: quella della creatività e dell’abbondanza di risorse. Quella della valorizzazione delle risorse umane e dello sviluppo di una leadership forte e riconosciuta dal basso perché autorevole e coerente nei valori dichiarati.

 

Caro imprenditore, sai cosa fino a oggi ti ha impedito di fare questo salto?

 

La paura di perdere. Il terrore che condividere ti possa portare a una rinuncia in termini di profitto e di potere. Questo ti ha reso fragile e vulnerabile rispetto ai momenti di crisi economico-finanziaria. Domani dovrai riaprire la tua azienda e dare delle risposte. Sei pronto ad andare oltre la paura per espanderti?

 

Domani il rapace godrà per un istante di aver conquistato la sua preda.

L’amante godrà per sempre del poterla guardare negli occhi!

 

Lo incontro in un bar del centro, in una bella giornata di sole, niente formalità, si chiacchera come due amici davanti a un caffè. Col sorriso semplice di chi si dona generosamente agli altri, comincia a parlarmi della sua vita, senza aspettare che sia io a rivolgergli le solite domande di rito. E’ Paul Sark, poeta, scrittore, pittore, musicista, attore… e molto altro. Racchiudere un artista all’interno di una definizione della lingua italiana è sempre un modo di ingabbiarlo, di limitarne il respiro.

Fin da ragazzo si appassiona alla musica afro-americana, è curioso, eclettico, il suo pensiero produce immagini che si rincorrono e giocano tra loro, anche mentre mi parla. Nel 1972 lascia la Sardegna, dove è nato e ha trascorso la sua giovinezza. Oggi torna a vivere qui, alla ricerca di una dimensione più umana rispetto a quella delle grandi città del nord Italia. Mi racconta della sua infanzia, la perdita della mamma quando aveva otto anni, un papà solo e impegnato che chiede alle religiose il conforto e la temporanea ospitalità per i suoi bambini, la porta dell’istituto che si chiude dietro le loro spalle e una sorellina di tre anni da consolare.

Due lacrime trattenute a stento sul ciglio, la voce che si rompe… non solo quella di Paul, anche la mia. Ma non siamo tipi che nascondono le emozioni dietro un paio di occhiali da sole. “Forse l’arte sublima il dolore, sai, l’artista vede il mondo da prospettive diverse che gli altri non vedono. Scrivo e produco le mie opere per risvegliare le coscienze rispetto al degrado del mondo e ai temi sociali: l’inquinamento, la violenza sulle donne, la povertà, le guerre, la condizione di alcune popolazioni, lo sfruttamento dei bambini, sono solo alcuni esempi. Vorrei lasciare di me un ricordo positivo e sapere che nel mio piccolo ho contribuito a rendere migliore il mondo”.

Ex insegnante, educatore e animatore, ha frequentato il liceo artistico, il liceo scientifico e la scuola magistrale, portando la sua arte anche presso le case di riposo, le scuole, le comunità. Anche la recitazione teatrale è stata strumento di condivisione e sensibilizzazione, oltre che diletto. Le sue opere sono state esposte in 450 mostre, da Milano a Madrid, da Saragozza a New York. Si tratta di dipinti, testi, libri oggetto, scatole poetiche contenenti sculture, oggetti, personaggi legati da una tematica particolare, quadri composti da materiali di riciclo.

La nostra conversazione si fa intrigante quando Paul mi confida di non sognare mai luoghi conosciuti, ma paesaggi fantastici. Io subito immagino scenari come Alice nel paese delle meraviglie, cerco di indagare, ma poi il tempo tiranno mi impone di concludere con l’ultima domanda: “chi sono le tue Muse?”

Senza esitazione mi risponde: “mia madre e moglie Loredana” poi aggiunge “per la verità devo molto anche a una professoressa del liceo che mi fece amare la filosofia e la letteratura. La considero una specie di iniziazione”.

Ci salutiamo dandoci un appuntamento Cagliari, in via Santa Margherita 6, nei locali dell’agenzia Onali, che ospita la mostra IMAGO, uno spazio che Paul Sark condivide con l’artista AMArini fino al 30 Marzo. Un appuntamento da non perdere!

 


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Forse la luce di una candela non è sufficiente, ma è il simbolo che per il sesto anno consecutivo unisce tutti coloro che vogliono testimoniare la propria solidarietà nella lotta contro le nuove schiavitù.

Sabato 8 Febbraio ricorre la sesta Giornata Mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di esseri umani.

Per comprendere meglio l’importanza e la gravità del fenomeno, dobbiamo considerare i suoi legami con i nuovi flussi migratori e il contesto politico e sociale internazionale in cui essi hanno luogo. Il fenomeno del traffico di migranti e della tratta di persone – un tempo ben distinti – si sovrappongono e si confondono l’uno con l’altro. Spesso un percorso iniziato come migrazione irregolare può infatti trasformarsi in sfruttamento e riduzione in schiavitù, una volta che la persona giunge nel paese di destinazione e la condizione di vulnerabilità la porta a cadere in circuiti di assoggettamento.

Lo sfruttamento lavorativo e sessuale, l’accattonaggio forzato, il traffico di organi, sono soltanto alcune delle forme di grave sfruttamento cui sono destinate donne, uomini e bambini che giungono nel nostro paese in cerca di nuove e migliori opportunità di vita. Enti e associazioni impegnati nella lotta alla tratta intravedono una soluzione nella collaborazione tra Stati e organizzazioni e nelle attività di informazione e sensibilizzazione sul territorio.

E per non dimenticare chi nella propria vita ha conosciuto le sofferenze della schiavitù, la ricorrenza si celebra ogni anno nel giorno in cui si ricorda la memoria Liturgica di Santa Bakhita.

E’ promossa dal Comitato per la Giornata Mondiale di Preghiera e Riflessione contro la tratta, coordinato da Talitha Kum (UISG-USG), la Rete Internazionale della Vita Consacrata contro la tratta di persone. I partner del Comitato sono: la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica (CIVCSVA), il Dicastero per il Servizio allo Sviluppo Umano Integrale, la Sezione Migranti e Rifugiati, Caritas Internationalis, l’Unione Mondiale delle Organizzazioni Femminili Cattoliche (WUCWO), l’Anti-Trafficking Working Group (UISG/UISG), Jesuit Refugees Service.

Il Progetto Elen Joy delle Figlie della Carità, presente in Sardegna con particolari programmi di protezione delle vittime e inclusione sociale, propone per questa giornata tre iniziative:

il 7 febbraio alle 10.00 incontro con gli studenti dell’istituto Sacro Cuore di Cagliari per una giornata di sensibilizzazione sul tema della tratta e la presentazione di due fumetti creati da una classe dell’Istituto nell’ambito del Progetto “Migrare è Umano” realizzato dal Progetto Elen Joy.

il 7 febbraio alle 19.00 Santa Messa presieduta da S.Ecc. Mons. Giuseppe Baturi Arcivescovo di Cagliari Cappella della Casa Provinciale FdC.

8 febbraio alle 20.00

Accendi una luce contro la tratta” richiede il coinvolgimento di parrocchie e associazioni che propongono e donano ceri da accendere e porre sul davanzale della propria casa come segno di solidarietà. Un gesto simbolico, una proposta che nasce dal desiderio di aderire ad una iniziativa internazionale e sensibilizzare la popolazione su una tematica così delicata e ancora attuale.

Questa Giornata Mondiale di Preghiera e riflessione accompagna i lavori delle Nazioni Unite per il Global Migration Compact, uno strumento internazionale con il quale i Capi di Stato e dei Governi di tutti i paesi membri delle Nazioni Unite mettono al centro della loro agenda politica il tema di migranti e rifugiati, riconoscendo il bisogno di un approccio comune e coordinato della questione migratoria. La tratta di persone è uno dei temi centrali del dibattito.

locandina 8 febbraio 2020

"I media hanno il grande potere di costruire un immaginario che per l'opinione pubblica diventa realtà". Si è aperto con questa considerazione l’incontro formativo "Stereotipi nei media", in calendario per l’Ordine dei Giornalisti della Sardegna, ma aperto anche agli studenti universitari perché organizzato in collaborazione con la Facoltà di Studi Umanistici di Cagliari e Giulia Giornaliste Sardegna. Al tavolo dei relatori, Valeria Melis, grecista e filologa classica, ricorda come già nell’antica Grecia, tra i filosofi e i politici si dibatteva frequentemente su quanto fosse inopportuno riconoscere alle donne il diritto di esprimere pubblicamente la propria opinione e quanto fosse dannosa la loro presenza e visibilità in contesti sia politici che artistici. Ricordiamo che nel teatro greco infatti, i ruoli femminili erano interpretati da uomini che indossavano delle maschere. Insomma, già allora alle donne si richiedeva di rimanere… un passo indietro!

In particolare sulle discriminazioni di genere, interviene Cristina Cabras, docente di psicologia sociale. Spiega come lo stereotipo nasce dalla necessità di mettere ordine e semplicità dove c’è complessità. Ha la caratteristica di essere piuttosto resistente e produrre pregiudizio. Il termine stereotipo fu traslato dal giornalista Lippmann dal lessico utilizzato in tipografia per identificare lo stampo tipografico utilizzato per produrre copie uguali tra loro. Emerge dal suo intervento un’immagine della donna non solo stereotipata, ma talvolta violentemente relegata ad oggetto del desiderio, quasi corpo esposto nella sua bellezza ma privato dei propri significati e sentimenti profondi.

Claudia Onnis, giornalista e formatrice del Formez P.A. ricorda che l’Italia più volte ha ricevuto dei richiami da parte dell’Unione Europea per l'inadeguata applicazione delle politiche di gender equality e delle buone prassi. Anche se possiamo ben essere fieri di piani formativi come quello che proprio il Formez in questo periodo sta conducendo sulla prevenzione della violenza di genere nelle Pubbliche Amministrazioni.

Gli stereotipi e i pregiudizi pervadono la nostra società, riguardando non solo la discriminazione di genere, ma anche le diversità etniche, culturali, religiose. Celestino Tabasso, presidente di Assostampa, fa riferimento al linguaggio utilizzato nei titoli e alla sua coerenza rispetto al punto di vista che il giornalista vuole adottare, ovvero: “Uccide la moglie” oppure “Viene uccisa dal marito”? “Hitler invade la Polonia” oppure “La Polonia viene invasa da Hitler”? E poi, perché è consuetudine utilizzare i termini massaia e operaia, ma non notaia? Ecco che, mentre nel diritto, la legge prevale sulle consuetudini, sottolinea Tabasso, nel linguaggio le consuetudini prevalgono sulle leggi.

A conclusione dei numerosi e interessantissimi interventi, la giornalista e fotografa professionista Daniela Zedda, con uno stile narrativo coinvolgente e garbatamente umoristico, richiama i concetti di etica e professionalità nel giornalismo e nel reportage fotografico. Rende noto come attualmente molti articoli giornalistici siano corredati da fotografie estratte dai social networks, prassi che non rende giustizia ad un mestiere importante come quello del giornalista, che veicola non soltanto fatti di cronaca e immagini, ma idee, concetti, convinzioni e pezzetti di cultura che vanno a costruire, giorno dopo giorno, la società in cui tutti noi vorremmo vivere.

 

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E’ un momento particolarmente turbolento per la scena politica italiana. Il fatto che i mass media riportino quotidianamente con grande accuratezza di dettagli, ciò che accade “dietro le quinte” del teatro in cui si decidono le sorti di un Paese, forse non aiuta gli elettori, che tempestati da migliaia di contrastanti informazioni e stimoli, a volte cercano di orientarsi e a loro volta orientare la loro scelta di voto. In tutto questo, colui che decide di dedicare parte della sua carriera e del suo tempo allo svolgimento dell’azione politica, vive costantemente sotto i riflettori e per questo ha il dovere di apparire sempre adeguatamente preparato anche nelle situazioni difficili. Da uomo di strada a personaggio politico, il passo richiede una serie di competenze, attitudini, qualità personali che possono essere tendenze innate dell’individuo, ma il più delle volte necessitano di essere costruite con un adeguato percorso formativo. La capacità di prendere le giuste decisioni e risolvere incombenti problematiche in tempi strettissimi, l’attitudine alla leadership, la pianificazione degli obiettivi, il saper comunicare in maniera autentica ed efficace, gestire le emozioni, la frustrazione, il senso di fallimento, avere un adeguato autocontrollo quando ci si sente sotto pressione, gestire le emergenze, mediare in condizioni a rischio di conflitto.

Queste sono alcune delle più importanti competenze che la persona impegnata nell’azione politica deve sviluppare e padroneggiare. Sono pochissimi i politici che in passato si sono avvalsi di un mental coach per ottenere un supporto al proprio sviluppo personale e professionale, ma sono tanti quelli che attualmente ne stanno scoprendo il grande valore.

Il professionista del coaching politico è una figura neutrale rispetto alla posizione ideologica, ma altamente specializzata nello sviluppo delle soft skills e nel saper individuare, insieme al proprio cliente, un percorso fortemente specializzato sulle sue esigenze. Ho partecipato con grande interesse agli incontri organizzati la primavera scorsa a Roma presso il Ministero per lo Sviluppo Economico, coinvolta in un costruttivo confronto tra i professionisti specializzati in questo settore. Ora credo che oltre a spendere le mie competenze e l’esperienza maturata come life and business coach, sia il momento di “scendere in campo”, come direbbe qualcuno, per supportare chi intende dedicarsi all’azione politica e sente il dovere di farlo con onestà intellettuale e vera consapevolezza e competenza, poiché sa di rivolgersi a una popolazione di cittadini ed elettori sempre più informati, consapevoli e bisognosi di risposte coerenti ed efficaci.

Corinne Vigo

Corinne Vigo, Mental coach, formatrice e attrice teatrale, Laurea in psicologia del lavoro e della comunicazione, Master Practitioner in Programmazione Neurolinguistica, Omega Health coach.

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In tutte le civiltà e le culture nel mondo esiste l’espressione artistica. La preistoria ci offre straordinari esempi di arte figurativa, l’antica Grecia ci riporta alla mente il teatro, e in tutte le parti del mondo si danza e si suona. Non possiamo negare che l’arte sia nella natura dell’essere umano, che canalizza in questo modo la propria energia vitale e comunica in maniera creativa e metaforica. Se la routine quotidiana e la pressione del mondo del lavoro privano parzialmente l’uomo moderno della possibilità di esprimersi nell’arte, non è mai troppo tardi per comprendere che essa rappresenta un linguaggio per parlare alla nostra anima ed entrare in contatto con le nostre emozioni.

Grazie all’esperienza decennale come formatrice, personal coach, attrice teatrale e ballerina, ho potuto supportare tanti giovani artisti nella scoperta dei loro talenti e nell’acquisizione di tecniche fondamentali attraverso le quali poter padroneggiare il palcoscenico e il contatto col pubblico rendendo eccellenti le proprie performances. La declinazione del coaching nel contesto artistico consiste in un intervento assimilabile a quello del coaching sportivo e utilizza in parte le stesse tecniche e strategie, ma con un’attenzione particolare alla sensibilità di chi veicola in questo modo le proprie emozioni e i propri vissuti.

Ho il privilegio di guidare per il terzo anno di seguito i giovani e le giovani partecipanti al Concorso Nazionale Miss & Mister Sardegna, un concorso di bellezza e talento che consiste in un percorso formativo attraverso il quale i candidati crescono e apprendono competenze artistiche e relazionali che possano poi spendere nel mondo del lavoro. Lavorare come operatori dello spettacolo richiede non soltanto lo sviluppo di doti artistiche, ma soprattutto una maturità e una consapevolezza che permettano ai giovani talenti di rimanere con i piedi per terra e crescere con equilibrio.

Vivere l’esperienza del palcoscenico offrendosi in pasto al pubblico mette a nudo l’attore, che si espone al giudizio, allo sguardo inclemente degli esperti, alla critica talvolta distruttiva della persona annoiata e inconsapevole. Ecco perché è importante essere padroni non soltanto della performance, ma anche della gestione delle proprie emozioni e dei livelli di concentrazione e attenzione.

Essere supportati da un bravo coach offre la possibilità di aver chiari i propri talenti, gestire l’ansia da palcoscenico, lavorare sulla propria autostima e la propria sicurezza, trasformare le convinzioni limitanti, migliorare la comunicazione col pubblico, apprendere nuove strategie per aumentare i livelli di concentrazione e memoria rendendo eccellente il risultato del proprio lavoro. Fondamentale è anche il ruolo del coach per migliorare l’affiatamento, la coesione, la motivazione e l’armonia all’interno del gruppo artistico, esattamente come si fa nel team sportivo. Parlare la stessa lingua dell’artista che diventa cliente, offre una straordinaria condivisione ed empatia nell’esperienza del coaching, e ha un effetto moltiplicatore sulla passione e l’energia che poi si sprigionano nella performance. 

Ancora una volta è la cultura orientale a condurci nell’affascinante scoperta di noi stessi. In particolare parliamo di un aspetto fondamentale del nostro benessere: l’equilibrio energetico-emozionale. Proviamo ad immaginare che il nostro corpo fosse attraversato da linee immaginarie, fatte di luce e impercettibili alla nostra vista. Proviamo ad immaginare che al centro del corpo e lungo la colonna ci fossero delle sfere di luce dei colori dell’arcobaleno… ecco, abbiamo descritto il corpo eterico con i suoi principali centri energetici. Ora non ci resta che immaginare un’armonia tra queste luci e colori e la sensazione di poter esprimere quest’armonia in ogni nostro sguardo, in ogni nostra azione e relazione.

Nella realtà materiale viviamo ovunque la contrapposizione tra due polarità; ciò che divide, separa, giudica e allontana. Il giorno e la notte, il bianco e il nero, il bello e il brutto, il bene e il male, giusto e sbagliato. Probabilmente è anche il riflesso di ciò che scorre dentro di noi: il femminile e il maschile, Yin e Yang, le nostre luci e le nostre ombre. E anche dentro di noi, dove la separazione porta conflitto, l’integrazione porta armonia.

Dell’energia femminile si dice tanto, ovunque, ma il maschile non si indaga, non si scruta, semmai lo si subisce senza poterne assaporare e comprenderne la vera essenza. Mentre il femminile rappresenta lo spazio, il ricevere, il movimento ciclico, il nutrimento; il maschile è linearità, azione, direzione, autoaffermazione. Vediamo perché è indispensabile che sia uomini che donne sviluppino correttamente questa parte del sé:

Azione: passare dall’essere all’agire, dall’immaginazione all’azione, dall’ascolto alla rapidità e proattività.

Direzione: è la chiarezza negli obbiettivi, la focalizzazione, il saper andare verso, il dare le giuste priorità senza divagare.

Penetrazione: il saper andare a fondo, isolare un elemento, ragionare con lucidità mentale e linearità, analizzare e trovare soluzioni.

Assertività: Lo sviluppo di questa abilità permette di definirsi e affermare la propria volontà bilanciando l’aggressività. Con coraggio, calma e autorevolezza.

Perseveranza: è l’imprimere forza e coerenza alle nostre azioni, affinché possano condurci al raggiungimento dei nostri obbiettivi.

Autorità: non l’acquiescenza a un’autorità esterna, ma la fedeltà ai propri valori e la capacità di farsi guidare da punti di riferimento e regole interne e solide. E’ simbolicamente connessione con Dio e col Padre.

Mentre dal punto di vista fisico, l’equilibrio tra energia maschile e femminile porta a un rafforzamento della salute e una minore vulnerabilità del nostro sistema immunitario, nella sua accezione spirituale, l’armonia tra le due energie porta all’Unione, all’ascensione e all’evoluzione della nostra anima. Rappresenta un momento evolutivo di ritorno all’integrazione del sé, come era prima della nostra nascita.

Nel mio lavoro di life coach e di trainer in percorsi formativi e di sviluppo personale, amo integrare diversi approcci e tecniche, e in particolare valorizzare l’espressione artistica come canale privilegiato per il contatto con la nostra natura. L’arte è sempre una metafora efficace ed affascinante che porta alla riscoperta delle emozioni, della bellezza e dell’amore. 

In una visione olistica del nostro benessere psicofisico, contempliamo il concetto di equilibrio energetico e in particolare di energia maschile e femminile. Si tratta appunto di due forze opposte e complementari che trovano equilibrio tra loro generando dentro di noi uno stato di benessere e di contatto con la nostra parte più profonda.

La millenaria tradizione filosofica orientale e la medicina cinese descrivono benissimo queste due forme di energia e conoscono una serie di tecniche per poterle influenzare. L’energia femminile è anche conosciuta come yin, opposta a quella maschile dello yang. Il femminile è ciò che noi manifestiamo nell’esprimere forza vitale, empatia, intimità, accoglienza, creatività, flessibilità, nutrimento e contatto con la natura. E’ anche simbolo del rapporto con la Madre e con la Terra. E’ un’energia che nutre il nostro senso di sicurezza e stabilità, quindi legata al soddisfacimento dei bisogni primari. Un disequilibrio in quest’area del nostro benessere ci fa avvertire uno scarso radicamento, un senso di insicurezza e di dipendenza; tanto da condurci verso relazioni disfunzionali in cui ricercare simbolicamente il nutrimento materno.

Come riequilibrare e rigenerare la nostra energia femminile? Il contatto con la natura, la meditazione, l’espressione artistica e l’esercizio all’ascolto delle emozioni ci aiutano a ritrovare rapidamente equilibrio e uno degli effetti sarà la ritrovata vitalità. L’arrivo della bella stagione è un’ottima occasione per sfruttare questa opportunità e ritrovare benessere. Anche le tecniche di equilibrio energetico-emozionale offrono un potente strumento che vale la pena conoscere e padroneggiare. Per saperne di più, non esitare a contattare il tuo personal coach. www.corinnevigocoach.it

Quando parliamo del coaching, solitamente facciamo riferimento alle tre principali aree di applicazione: life, business e sport. Ma in realtà questo metodo di formazione fortemente personalizzato si presta ad essere applicato ai più svariati ambiti. Negli ultimi anni ho supportato gruppi artistici e giovani studenti nel consolidamento di un metodo di apprendimento che permettesse loro di raggiungere eccellenti performances. La preparazione mentale si serve di svariati strumenti, che vanno dagli esercizi di memorizzazione, concentrazione, apprendimento veloce, focalizzazione sull’obbiettivi, visualizzazione guidata, al lavoro sulla motivazione personale e sulla comunicazione efficace. Il lavoro di un bravo professionista si deve sposare col giusto atteggiamento del cliente, con la sua perseveranza e con le sue risorse interne e non può prescindere dalla profonda conoscenza degli stili di apprendimento e di comunicazione.

Si tratta di un lavoro differente da quello svolto dall’insegnante a scuola, che profondo conoscitore della materia d’insegnamento e della didattica, svolge il proprio lavoro, spesso imbrigliato all’interno dei tempi di svolgimento di un programma curricolare e della standardizzazione dei metodi. Il coach aiuta lo studente a rifornire la propria cassetta degli attrezzi con tanti strumenti che egli potrà poi padroneggiare sia nello studio che al suo ingresso nel mondo del lavoro. Il miglioramento dei risultati scolastici e il superamento delle prove e degli esami, passa per un percorso appassionante, stimolante e ricco di scoperte, i cui punti principali sono:

  • La consapevolezza delle proprie risorse e dei propri talenti
  • L’apprendimento di tecniche di memorizzazione e apprendimento veloce
  • L’aumento della capacità di concentrazione ed attenzione
  • La gestione dell’ansia e delle emozioni in generale
  • Il potenziamento della propria autostima
  • L’orientamento verso un particolare percorso di studio e la capacità di scelta
  • La pianificazione dei propri obbiettivi e la gestione del tempo a disposizione
  • L’acquisizione di competenze comunicative

Per conoscere meglio i vantaggi del coaching per gli studenti di tutte le età, visita il sito www.corinnevigocoach.it e chiedi un primo incontro gratuito. A presto!

Tutti i nostri comportamenti hanno un obbiettivo, anche se a volte non ne siamo pienamente consapevoli. Anche la nostra comunicazione, ovvero l’atto di mettere qualcosa in comune col nostro interlocutore, deve prima di tutto soddisfare il requisito di chiarezza nell’obbiettivo. Ciò è indispensabile per dare una direzione alle nostre azioni ed ottenere così i risultati desiderati. Il goal setting è il primo passo verso la realizzazione dei nostri sogni e necessita di un lavoro introspettivo accurato e consapevole, durante il quale si delinea un percorso tra il nostro stato attuale e lo stato desiderato, passando per un bilancio delle competenze ed un’indagine delle nostre aree di miglioramento.

Il nostro cammino verso la felicità non ha alternative. Non avere chiarezza riguardo il nostro scopo di vita ci rende manipolabili e rischia di farci prendere direzioni che non desideriamo affatto, divenendo strumento per la realizzazione di progetti altrui. Può persino allontanarci dalla nostra natura oltre che dai nostri sogni. Per questo è indispensabile investire sui tre principali pilastri della leadership personale:

  1. Chiarezza nel nostro scopo di vita: cosa voglio veramente per essere felice?
  2. Autostima: che concetto e considerazione ho di me stesso?
  3. Autoefficacia: quanto mi ritengo capace di raggiungere i risultati desiderati?

Se ci siamo sentiti coinvolti in una relazione manipolatoria, nella nostra vita sentimentale o professionale, forse non avevamo rafforzato adeguatamente uno dei nostri pilastri e questo ci ha fatto perdere stabilità e sicurezza. Vediamo insieme quali requisiti devono essere soddisfatti per una corretta formulazione e pianificazione dei nostri obbiettivi. E’ indispensabile che ciascuno di noi si ponga queste domande e trovi una risposta sincera dentro di sé, prima di procedere a compilare il proprio piano di sviluppo personale:

  1. E’ quello che veramente voglio?
  2. Il mio obbiettivo è motivante per me e mi fa emozionare?
  3. E’ possibile e raggiungibile?
  4. Mi merito di raggiungerlo?
  5. E’ misurabile?
  6. E’ ecologico? Cioè rispetta le persone che mi circondano?

Se tutti questi requisiti sono soddisfatti, possiamo procedere… afferriamo il destino per la chioma e… avanti verso la vittoria!

Goal setting and time management, prossimo incontro formativo del percorso Eclectic Evolution, si svolgerà a Cagliari, Sabato 5 Maggio dalle 9:30 alle 13:00 – Per info e adesioni: info@corinnevigocoach.it www.corinnevigocoach.it

Anche tu ricordi quell’insegnante che a scuola parlava con tanta monotonia? Ti sarebbe piaciuto poter ascoltare la stessa lezione resa interessante da un oratore carismatico, interessante o divertente? E se fossi stato al suo posto, avresti saputo comunicare in modo più efficace?

L’abilità di parlare davanti ad un pubblico è importante, non soltanto per gli artisti o i professionisti della politica, ma anche per tutti coloro che nella propria professione hanno la necessità di trasmettere dei contenuti importanti. Il lavoro dell’insegnante o quello del manager impegnato in convegni o riunioni con i propri collaboratori sono tipici casi in cui questa abilità può rivelarsi fondamentale. Vediamo insieme quali sono i principali elementi su cui prepararsi bene, magari con un breve percorso formativo personalizzato:

  1. Curare la preparazione del discorso: padroneggiare i contenuti ci fa sentire più sicuri, oltre che essere indice di affidabilità e professionalità. Possiamo suddividere il nostro discorso in 3 parti principali (introduzione, corpo del discorso e conclusione) ricordandoci di fare un breve riepilogo prima della chiusura e avendo cura di esporre degli esempi o brevi aneddoti che possano rimanere impressi agli uditori.
  2. Gestire il tempo a disposizione, distribuendo i contenuti in maniera chiara, senza fretta, ma allo stesso tempo rispettando l’eventuale alternarsi di altri relatori o orari prestabiliti.
  3. Usare la voce in modo appropriato, modulando il volume, il tono, il ritmo e le pause.
  4. Gestire lo spazio fisico con efficaci spostamenti e con una gestualità che accompagni in maniera congruente i contenuti.
  5. Gestire l’ansia che potrebbe influire sulla vostra prestazione. Oltre alla sicurezza che deriva dal padroneggiare la materia oppure dagli esercizi di public speaking, esistono efficaci training per gestire con proprietà le emozioni, senza perdere autenticità ed aumentando il proprio livello di attenzione e concentrazione.
  6. Aver cura del proprio aspetto: “l’abito fa il monaco” e ci aiuta a meglio rappresentare un ruolo con autorevolezza, poiché fa parte della comunicazione simbolica, che si serve anche di stereotipi e i pregiudizi.

Ed infine… GO FIRST!

Il nostro pubblico desidera emozionarsi e portare a casa una bella esperienza da raccontare. Ma trasmetteremo sempre e soltanto l’emozione che è dentro di noi e non quella che fingiamo di provare. Quindi, una volta che per noi è chiaro quale sia l’obbiettivo che vogliamo raggiungere con la nostra comunicazione, abbiamo il dovere di entrare in contatto con noi stessi e darci in pasto alle emozioni. Solo così risulteremo autentici, etici e rispettosi del nostro interlocutore! Lui ci seguirà dove noi vogliamo condurlo, solo se sapremo ispirare fiducia!

Possiamo imparare a parlare in pubblico con sicurezza e disinvoltura? La risposta è certamente sì! Il corso di public speaking di Eclectic Evolution ti insegna in modo divertente tutti i piccoli segreti per vincere le tue paure e diventare un relatore efficace ed attraente. 

L'attore. Chi è costui? È proprio vero che l'attore sul palco scenico recita?

-Come attrice e life coach mi permetto di fare una riflessione su come negli ultimi anni siano sempre più numerose le persone che sentono la necessità di intraprendere un percorso di sviluppo personale con l’obbiettivo di riscoprire sé stessi, quasi a ripercorrere al contrario una strada che ha condotto inevitabilmente, nel tempo, a costruire delle sovrastrutture e delle maschere, perdendo, appunto, il contatto con la propria natura. L’educazione familiare ed i processi di socializzazione forgiano l’essere umano su un modello che la società di appartenenza considera accettabile e al quale dispensa premi e punizioni. Ma dentro ciascuno di noi convivono tanti personaggi che reclamano il loro diritto di esprimersi e ci chiedono di dar loro corpo e voce. Allora sotto questa spinta sentiamo la necessità di abbandonare i ruoli che fino a quel momento abbiamo interpretato e gettar via le maschere che abbiamo indossato per poter mostrare a noi stessi e al mondo la nostra vera essenza. L’essere quindi, non più il fare! Ma cosa succede quando entriamo a contatto con la parte più profonda di noi e sentiamo il sapore delle nostre emozioni? Ecco che improvvisamente scopriamo qualcosa di nuovo, una parte di noi che giaceva dimenticata in un angolo e che a volte ci fa paura perché è estremamente luminosa e potente-

Il teatro rappresenta una metafora della vita e può essere utilizzato nella formazione, come strumento per acquisire maggiore consapevolezza e sviluppare abilità relazionali e comunicative. Negli ultimi anni le scuole si sono aperte ad accogliere artisti e professionisti che hanno portato questa forma di insegnamento ed espressione attraverso i laboratori teatrali, spesso ottenendo un migliore coinvolgimento proprio in quegli studenti che presentano comportamenti a rischio e difficoltà di apprendimento o integrazione.

“Non andare a teatro è come fare toeletta senza uno specchio” (Arthur Schopenauer).

-Conduco da diversi anni i laboratori sul training dell’attore, sia per gli adulti che per gli adolescenti e ho ottenuto quasi sempre risultati che andavano al di là delle mie aspettative. L'utilizzo della mediazione artistica ed in particolare della recitazione nel lavoro di gruppo, si rivela un ottimo ed innovativo strumento per favorire la capacità di ascolto, l'empatia e la comprensione nelle relazioni. Inoltre gli esercizi fisici individuali e di gruppo sono strutturati in modo tale da ottenere un’integrazione neuroemozionale, quindi favorire lo sviluppo della creatività, della flessibilità cognitiva, della capacità di attenzione e concentrazione, nonché il contatto con le emozioni. Il training corporeo ed emozionale è alla base del lavoro dell’attore. Il corpo è il contenitore sensibile e ricettivo della nostra storia personale, dei nostri vissuti, dei nostri personaggi. E così nel palcoscenico della vita questi personaggi entrano in scena determinando la bontà delle nostre relazioni-.