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foto ricordo al colle.

Colle di Sampeyre e Vallone d’Elva: due capolavori naturali del cuneese fra la terra e il cielo, ammirando il Monviso.

Come amatore, ho sempre visto la bicicletta da corsa non come un mezzo per gareggiare, ma principalmente come un portale per visitare il territorio “a misura d’uomo”: la bici fa passare attraverso numerosi luoghi in poco tempo, non c’è niente fra di noi e il mondo esterno, solo il vento che sbatte sulla pelle.

Torino, città in cui vivo, permette a un ciclista numerose opzioni: il canavese, la collina torinese, fino ad inoltrarsi all’astigiano, al roero o alla langa; oppure verso le montagne, fra le tante valli che si dipanano, talvolta, fino alla Francia.

Il treno è spesso una buona possibilità per avvicinarsi a nuovi luoghi, e d’estate lo uso per partire ai piedi delle alture, alla ricerca anche di un po’ di refrigerio. Il 4 giugno scorso feci la mia prima escursione in quota dell’anno, provando ad approcciare il selvaggio Colle di Sampeyre, passo che scoprii qualche tempo fa in rete.

La ferrovia che passa più vicino alla Val Varaita, all’interno della quale sale il colle, è la Torino-Fossano: decido di fermarmi a Savigliano, una stazione a circa 20 km dall’imbocco della valle. Ci arrivo alle 9:50 ma fa già piuttosto caldo e purtroppo sono sempre sotto il sole, in aperta campagna. Ma c’è un leggero vento favorevole che quasi sempre, fino al pomeriggio, risale le valli, un toccasana per noi ciclisti. Arrivo in meno di un’ora a Costigliole Saluzzo, porta delle Val Varaita, e vedo in lontananza una bici leggermente più lenta di me: dopo qualche tempo la raggiungo e inizio una conversazione con un simpatico signore sulla sessantina, del posto, che mi accompagnerà per buona parte del viaggio.

La dolce salita che porta fino a Sampeyre è ancora più semplice se si discorre; Franco (si chiama così) mi parla delle sue lunghi viaggi in bici in tutta europa, e io rimango piuttosto stupefatto. Dopo altri venti km siamo a Sampeyre, all’incirca a quota mille metri, ma la la vera salita inizia ora: da Sampeyre, ridente paesino, parte una strada abbastanza stretta, fra i boschi, che impiega ben 16 km all’8% di pendenza media per arrivare ai 2280 metri del colle. Lentamente cominciamo, e ognuno va al proprio ritmo: dopo pochi metri sono già davanti, da solo. Mi supera un altro ciclista e torno con i piedi per terra.

Dopo qualche kilometro il fitto bosco si apre di tanto in tanto, lasciando spazio a prati verdissimi, con vista sulla valle; il cielo è nuvoloso e a circa metà della salita scende una leggera pioggerella che rinfresca piacevolmente, e mette in pace con il paesaggio e la natura circostante. L’atmosfera diventa ancora più cupa quando entro nelle nuvole, in mezzo alla nebbia, sperando che la pioggia non aumenti di intensità. Si sale sempre di più e invece di aumentare la pioggia cessa; il sole esce improvvisamente e sono oltre il mare di nebbia, con gli alberi che ormai si diradano (nelle alpi sempre attorno ai duemila metri di quota). Inizio ad intravedere in lontananza la cima del colle, ma a destra mi si pone una visione spettacolare: Il Monviso, il gigante di pietra, che svetta impassibile in tutta la sua imponenza. Nonostante abbia tenuto un’andatura blanda, la fatica inizia a farsi sentire per l’aria rarefatta, ma so che manca poco e stringo i denti: arrivo al colle dopo un’ora e mezza da Sampeyre.

Decido di fermarmi per aspettare il mio nuovo compagno di “avventure”; vedo un piccolo monumento, qualche auto e altri ciclisti che si godono il paesaggio. Il cielo sopra di me alterna le nuvole al sole, e talvolta si alza il vento e scende un scroscio di acqua gelata. La vista sulla valle Macra, quella che percorreremo al ritorno, è anch’essa spettacolare e mi riserverà una sorpresa più in basso. Spunta Franco, foto di rito, mantellina, e giù per la discesa.

La discesa sembra ancora più panoramica della salita, la temperatura è piacevole; di un tratto, però, le nuvole diventano nere e per qualche minuto ci sono circa tredici gradi (il clima è davvero imprevedibile in queste zone). E poi la sorpresa: il Vallone di Elva, una gola profondissima che potrebbe ospitare un film fantasy alla “Signore degli Anelli”. Franco mi racconta che queste zone, nonostante siano paesaggisticamente incredibili, sono poco battute ed esenti dal turismo di massa: “Ci sono più tedeschi che italiani” dice. Dopo alcune storie su queste zone, proseguiamo per la discesa lasciandoci alle spalle alcune graziose frazioni. Arrivati alla base della valle le nostre strade si separano: io mi fermo all’Ape Maira, piccolo bar e ristorante, per rifocillarmi, e lui ritorna subito verso casa.

Dopo la pausa si sono fatte già le sedici e decido di tornare velocemente verso Savigliano: ancora cinquanta km, tutti in leggera discesa. Macra, Cartignano, Dronero e Busca sono alcuni dei comuni che attraverso, prima fra le montagne e poi fra le fattorie e i campi di grano. Raggiungo Savigliano intorno alle diciotto, esausto ma felice, con la consapevolezza di avere scoperto delle zone magnifiche e ancora inesplorate. Nel treno di ritorno parlo con una ragazza del conservatorio di Torino – mi sono incuriosito dopo aver visto una custodia di un violoncello, tutta di colore giallo – : e condivido l’esperienza con lei. E’ importante per me fare conoscere le potenzialità nascoste del nostro territorio. Le opportunità di turismo in Piemonte e in tutta Italia sono infinite, molte ancora da scoprire.

foto ricordo al colle.
Foto ricordo al colle.
il cupo panorama, più in basso
Le nuvole cupe, più in basso.
Il vallone d’Elva.

http://www.vallidelmonviso.it/valle-varaita

https://www.vallemaira.org/

Intervista al Prof. Vittorio Tola che ci ha spiegato in cosa consiste il progetto “Prometh2eus” che può rappresentare una svolta sul piano del recupero di fonti energetiche ecosostenibili. 

In un periodo storico come quello che stiamo vivendo, dove la necessità di un cambiamento indirizzato verso l’uso sempre più esteso di fonti di energia rinnovabile per salvaguardare un pianeta affaticato dall’inesorabile sfruttamento delle sue risorse si fa sempre più sentire, un progetto come “Prometh2eus”, finanziato dal Mite e proposto dal partenariato tra l’Università di Cagliari e quelle di Genova e Brescia nell’ambito del PNRR, potrebbe rappresentare una soluzione più che valida per quanto riguarda il panorama delle tecnologie innovative e, in questo caso specifico, un uso strategico ed ecosostenibile di idrogeno prelevato direttamente dalle acque dei nostri mari. 

Uno degli ideatori dei questo interessante progetto è il Professore Vittorio Tola, docente presso la facoltà di ingegneria dell’Università di Cagliari nel dipartimento di ingegneria meccanica, chimica e dei materiali dove si occupa principalmente di impatto ambientale e gestione dei sistemi energetici. Abbiamo avuto l’onore di potergli fare alcune domande riguardanti questo progetto per capire meglio in cosa consiste e come sia attuabile. Il professore, prima ancora di porgli le domande, ha tenuto a sottolineare le caratteristiche del problema che si vuole tentare di eliminare, o comunque ridurre in maniera considerevole, tramite Prometh2eus. Infatti, sebbene la produzione di energia derivante dall’idrogeno venga già attuata da parecchio tempo, bisogna tenere in considerazione come l’utilizzo di questo elemento chimico trova un ostacolo nelle difficoltà che si riscontrano al momento dello stoccaggio. Proprio per questa ragione l’idrogeno viene impiegato più come vettore energetico che come combustibile vero e proprio in quanto per questo scopo bisognerebbe accumularlo da qualche parte e per farlo le soluzioni sono comprimerlo a pressioni molto elevate oppure raffreddarlo a bassissime temperature ma entrambi i metodi risultano complessi da realizzare e richiedono costi elevati. Un’altra soluzione può essere trasformare l’idrogeno in altri combustibili come ad esempio il metanolo, sostanza che si ottiene dall’unione degli atomi di idrogeno con le molecole di anidride carbonica, ma anche questa idea ha il difetto di non essere completamente “green” in quanto, una volta utilizzato, il metanolo immette nell’aria l’anidride carbonica di cui è composto con tutti danni che ne conseguono. È proprio qui che entra in gioco la fonte di idrogeno forse più scontata ma che allo stesso tempo presenta più difficoltà: l’acqua. Una volta utilizzata per estrarre l’idrogeno è chiaro che questa non si possa recuperare poiché rimarrebbe solo l’ossigeno e ciò restringe considerevolmente il campo di utilizzo di una simile tecnologia, ma a questo punto c’è solo una fonte d’acqua che ci possiamo permettere di adoperare per tale scopo, ovvero quella marina. L’unico intoppo può essere la grande presenza di sali ed è proprio l’obiettivo del progetto Prometh2eus quello di trovare dei sistemi che permettano la creazione di estrattori (detti anche elettrolizzatori) che possano sopperire a questo problema. 

Come dice il professore, quando gli abbiamo chiesto di descrivere in poche parole lo scopo del progetto, l’obiettivo primario è quello di realizzare dispositivi per la produzione di idrogeno utilizzando l’acqua del mare. 

Sulla questione relativa alla quantità di energia potenzialmente recuperabile, Tola sottolinea come il progetto sia volto non tanto al recupero di una certa quantità di idrogeno ma alla creazione di sistemi per la realizzazione di una “economia” basata sull’idrogeno più vasta. 

I tempi previsti per il passaggio dalla sperimentazione alla realizzazione sono difficili da calcolare poiché tutto dipenderà dalle esigenze di mercato, strettamente legate ai costi, e da quanto certe tecnologie possano progredire col passare del tempo. 

Alla domanda alquanto interessante se questo progetto possa porre una soluzione anche al problema dell’innalzamento del livello del mare provocato dallo scioglimento dei ghiacci polari, ci viene detto che tutto dipenderà dalla diffusione dell’utilizzo di elettrolizzatori. 

L’ultima, ma non per importanza, domanda posta al professore è riguardo eventuali rischi a fauna e flora e Tola ci rassicura dicendo che il solo prelevare acqua non comporta di per sé dei danni all’ecosistema marino. 

ANGELO BIANCHI IL VALORE DELLA BELLEZZA

Il valore della bellezza. E’ questo che si percepisce appena si entra nei nuovi uffici di Angelo Bianchi. Ed è questo che si sente dalle sue parole, mentre descrive, con grande passione, i preziosissimi oggetti che con cura colleziona e custodisce. Se ne circonda, ne parla, ne illustra le qualità come fa un attento ricercatore, suscita fascino e curiosità nell’ascoltatore… e io quasi mi dimentico, in quegli istanti, il motivo della mia visita.

Mentre percorro il corridoio che mi porta alla stanza principale della sua agenzia immobiliare, il mio sguardo si perde letteralmente tra macchine per scrivere, lampade d’epoca, radio antiche. Mi siedo e prima di farmi raccontare il suo percorso professionale, inizio a indagare il suo mondo interiore, dove trovo… l’amore per il bello.

<Ho acquistato la prima macchina per scrivere inglese ad Amsterdam, nel 1985, poi ho continuato a circondarmi di oggetti d’antiquariato, belli e allo stesso tempo accessibili, acquistati in tutto il mondo. Ora con l’avvento di internet diventa più facile reperirli, e così oggi fanno parte della mia piccola collezione macchine per scrivere italiane Olivetti, poi le tedesche della prima e seconda guerra mondiale, ma anche lampade, radio antiche e oggetti di design anni settanta. Hanno per me un valore affettivo oltre che storico. Oggi nel mio lavoro di agente immobiliare, quando vado a visitare un immobile, il mio sguardo è attratto dalla bellezza e dalla ricercatezza degli oggetti>

A quel punto la mia attenzione cade su una piccola anfora. E’ evidentemente molto antica, dal certificato di provenienza si legge che risale al 1000 A.C. e proviene da una collezione giapponese. La domanda quindi nasce spontanea: la tua famiglia condivide questa tua passione? Cosa sarà delle tue collezioni tra qualche decennio?

<Non è importante cosa sarà degli oggetti e di tutto ciò che è materiale. Ho cercato di trasmettere alle mie figlie la cura e l’attenzione per i particolari, comprese le regole del buon galateo. Non so se ci sono riuscito, ma so che ho fatto del mio meglio. Oggi Claudia, la mia primogenita, ha 22 anni ed è un’artista, Cristina invece, a soli 19 anni gira il mondo perfezionando le lingue straniere, attraverso i suoi percorsi di studio e lavoro, molto autonoma nonostante la giovanissima età. Vorrei sempre essere sicuro di aver trasmesso loro i valori della correttezza e della trasparenza al di sopra di qualsiasi cosa. Su tutto il resto si può negoziare. E per il resto, la vita per me è fatta per essere vissuta intensamente, per amare, viaggiare, divertirsi, godere, appunto, delle cose belle>.

In che modo la nostro lavoro può incarnare i nostri valori? Angelo me lo racconta tornando alla sua infanzia e poi ripercorrendo le principali tappe della sua vita professionale.

<Sono il primogenito di 3 figli, sono nato in una famiglia non abbiente e le difficoltà non sono mancate, a partire dalla prematura scomparsa del mio fratello minore, a soli vent’anni. Però ho potuto contare sull’educazione e i valori saldi trasmessi dai miei genitori. Ho iniziato la professione di agente immobiliare nel 1986, col mio diploma di geometra, quando a Cagliari c’erano non più di quindici agenzie. Mi avevano affidato la ricerca di immobili col sistema del porta a porta. Anche quella era un’opportunità per esplorare il mondo e conoscere la gente. Mi sedevo a parlare nella bottega del calzolaio e ascoltavo le sue storie. Forse economicamente avrei potuto ottenere di più, ma umanamente mi sono arricchito tanto. Conosco gente in tutta Italia e curo le relazioni, vivendo all’insegna della condivisione. La professione la impari sui libri, ma devi sempre scoprire e coltivare i tuoi talenti. Quelli non te li insegna nessuno!>

Mentre riflettiamo sul fatto che questo periodo storico forse abbia segnato una crisi nei valori della trasparenza e dell’autenticità, nonché il dilagare di un sistema comunicativo manipolatorio e fuorviante, chiedo al mio ospite se la sua vita sia attraversata anche da paure e sogni ricorrenti.

<Forse la paura della solitudine e dell’incompiutezza. Ricerco ovunque il nuovo e il bello, ho tante passioni. A volte però sogno di percorrere una salita rapidissima in cui faccio fatica per arrivare in cima. Chissà se è una metafora della mia vita. Sono uno che non si accontenta e ha bisogno di crescita, evoluzione e varietà. Vorrei vivere in un luogo dove alzarmi col sorriso, con tanto da fare ma senza essere rincorso da nulla. Oggi, dopo 36 anni di professione, sono fiero del fatto che i miei collaboratori e collaboratrici qui dentro abbiamo costruito una loro carriera ma anche consolidato una vita familiare e delle certezze economiche su cui contare. Spero di proseguire con lo stesso impegno anche il mio incarico di Presidente regionale FIAIP, che ricopro dal 2017 dopo aver guidato il Collegio provinciale di Cagliari per 12 anni. Qui c’è ancora necessità di sostenere e formare i giovani che si affacciano al lavoro di agente immobiliare. Vorrei che la categoria godesse di sempre maggiore considerazione e che le competenze dei nuovi colleghi e collaboratori si consolidassero nel tempo. Bianchi Immobiliare è nata del 1996 e ha visto crisi e successi. Però bellezza, correttezza e trasparenza continuano a guidarmi come fari, nella vita così come nella professione>.

Vado via, col mio quaderno degli appunti, la ricchezza di questo incontro, un arrivederci a presto… pronta a condividere questa storia di vita con i nostri lettori.

Di Michela Vargiu

La nuova iniziativa del comune di Monserrato offre ai cittadini e alle cittadine il servizio di effettuare in modo gratuito il tampone per il Covid-19; grazie ai fondi del governo, come in altre città italiane, visto l’aumento dei contagi.

Lo screening verrà effettuato nella sede di: via Giulio Cesare n. 232 nei seguenti orari:

  • Lunedì dalle ore 9,00 alle ore 12,40 (Chiusura servizio ore 13,00)
  • Martedì dalle ore 15,00 alle ore 18,40 (Chiusura servizio ore 19,00)
  • Giovedì dalle ore 9,00 alle ore 12,40 (Chiusura servizio ore 13,00)
  • Sabato dalle ore 9,00 alle ore 12,40 (Chiusura servizio ore 13,00)

L’esigenza di offrire gratuitamente i tamponi è dovuta all’elevato numero di positivi nel paese, inoltre è un modo per tenere più controllata la situazione e capire effettivamente anche quanti positivi ci siano nei vari comuni; soprattutto con le riaperture delle scuole, le famiglie necessitano di fare regolarmente dei controlli in quanto capita giornalmente di sentire di un/a compagno/a positivo/a in classe. Uno dei motivi principali, infatti, è stato proprio questo.

In questo caso, considerato il grande flusso di utenze che si presentano al servizio di screening gratuito attivato dall’Amministrazione Comunale di Monserrato, è importante rispettare gli orari, in modo che si possa avere un servizio migliore, mantenendo distanziamenti e mascherina. Una volta effettuato il tampone, sarà necessario aspettare il relativo esito in coda.

Nextop&Agal

I Nextop sono una band pop di Pavia formata da Michele Salvemini e Giulia Tosin. In alcune occasioni il gruppo si presenta nella sua formazione ampliata grazie alla presenza  di Paolo Marconi, Federico Mazzocchi, Riccardo Senna e Jacopo Morini.

Il singolo dei Nextop “Fa meno paura”, che a oggi conta tredicimila visualizzazioni solo su YouTube, collabora con l’associazione AGAL (Associazione Genitori e Amici del Bambino Leucemico) e tutto il ricavato sarà devoluto in beneficenza  per il sostegno dei loro pazienti.

A scrivere la canzone il ventenne pavese Michele Salvemini che nel video ufficiale suona  il pianoforte e la batteria accompagnato dalla splendida voce di Giulia Tosin.

L’approccio di Michele all’Associazione è stato quasi casuale. Sentendone parlare da una volontaria storica di Agal e amica della mamma decide di provare l’esperienza del volontario tra quei bambini in corsa per il ritorno alla salute.

La scintilla è scoccata subito. I piccoli pazienti ospiti a Pavia hanno trovato in Michele un compagno di giochi e un buon maestro per le attività di laboratorio.

Così lui decide di ripagare l’affetto dimostrato dai bambini con la cosa che sa fare meglio: la musica.

Così è nata “Fa meno paura”, un singolo che canta la bellezza dell’amicizia, la paura di affrontare una malattia viene meno quando hai vicino un amico, una persona su cui contare.

E’ una canzone nata proprio con l’intento di far conoscere l’Agal e di sensibilizzare la gente sull’esistenza di questa associazione così meritoria – spiega Michele – al nostro gruppo piace affrontare anche tematiche sociali nelle canzoni. Perché la musica è importante, ma lo è anche il messaggio che si può veicolare

Il gruppo con questa canzone continua a  raccogliere i fondi per sostenere l’associazione, rinunciando ad ogni possibile guadagno: “Avevo iniziato questa esperienza con lo scopo di verificare la mia propensione all’arteterapia – commenta Michele – adesso aldilà di quello che sarà il mio percorso di studio ringrazio il giorno in cui ho deciso di cominciare a fare il volontario Agal. Mi sta dando tantissimo”.

Per sostenere l’associazione Agal di Pavia con una donazione visitare il loro sito ufficiale


Sine sed diffundi proximus. Super minantia praeter temperiemque scythiam. Posset: nix aliis acervo magni acervo temperiemque formaeque. Pinus locis? Liquidum montibus quia dedit sui orba margine reparabat. Evolvit mundum nuper pontus. Liquidum iunctarum regna pontus totidem freta qui hominum frigore. Tumescere quae suis.

Qui quisquis. Omni possedit seductaque sibi. Densior undis habitabilis peragebant passim mea. Fossae et diffundi sive primaque. Nec sidera nondum fixo speciem pluviaque dicere montibus. Induit dixere terras titan solidumque aethere mixta illis. Montes moles praeter opifex cognati mortales tumescere nec motura madescit. Igni ponderibus nulli ultima. Consistere finxit sua. Eodem securae regio. Mundi terrenae tonitrua tuti consistere illis pontus nunc fulgura. Praebebat hunc perpetuum figuras contraria plagae poena. Cum quoque turba nuper tepescunt fontes quisquis fratrum inclusum. Origo aethere traxit surgere carentem permisit lumina nec.

Cepit onerosior occiduo! Tenent flexi recens crescendo perveniunt vis. Permisit tegit colebat. Hanc inter ne sponte figuras. Securae animalibus minantia cognati habitabilis sua rudis orbe coeperunt. Declivia iunctarum diversa sinistra natura umor. Congeriem principio omnia hunc caelo rectumque. Fulminibus innabilis flamma membra mixtam. Aliis undas boreas deducite quarum fert. Securae mundo pulsant inter moderantum scythiam naturae orbem dispositam. Ne coeptis. Caeleste semine fabricator facientes cesserunt sunt triones. Os terra deducite ignea ponderibus opifex quia sata. Aliud coeperunt utque nondum. Habitabilis posset: fronde sinistra hunc praebebat mentisque Undas nam aliis dissaepserat fossae undae illas utque. Aetas quia natus surgere forma sua sidera. Descenderat piscibus sanctius triones motura glomeravit.

Perpetuum densior ad surgere fontes ante. Fert sata zonae ad. Coercuit flamina alta. Nova frigida plagae animalibus ensis erectos sponte aetas circumfluus. Iuga natus. Dei tepescunt locoque cuncta super tuti vis librata frigida. Pluviaque militis nitidis aliis usu ligavit: nubes formaeque norant longo.

Tepescunt diverso magni proximus unda lanient. Addidit unda acervo aer diu ut pressa. Moderantum caeca matutinis postquam utramque motura tellure. Quinta aquae caesa locum retinebat vis radiis liberioris? Duris numero in calidis tumescere! Oppida montibus moles onus orba aquae plagae obliquis pulsant sui. Retinebat reparabat auroram iapeto gravitate orbis adhuc. Partim valles induit est cum nec. Mentisque tepescunt ita motura tellus nubes. Ut turba temperiemque dicere ligavit: fronde unus. Innabilis aberant caecoque mundo regat animus prima tellus! Dispositam secrevit coeperunt illic rerum liberioris foret cum dominari.

Sine sed diffundi proximus. Super minantia praeter temperiemque scythiam. Posset: nix aliis acervo magni acervo temperiemque formaeque. Pinus locis? Liquidum montibus quia dedit sui orba margine reparabat. Evolvit mundum nuper pontus. Liquidum iunctarum regna pontus totidem freta qui hominum frigore. Tumescere quae suis.

Qui quisquis. Omni possedit seductaque sibi. Densior undis habitabilis peragebant passim mea. Fossae et diffundi sive primaque. Nec sidera nondum fixo speciem pluviaque dicere montibus. Induit dixere terras titan solidumque aethere mixta illis. Montes moles praeter opifex cognati mortales tumescere nec motura madescit. Igni ponderibus nulli ultima. Consistere finxit sua. Eodem securae regio. Mundi terrenae tonitrua tuti consistere illis pontus nunc fulgura. Praebebat hunc perpetuum figuras contraria plagae poena. Cum quoque turba nuper tepescunt fontes quisquis fratrum inclusum. Origo aethere traxit surgere carentem permisit lumina nec.

Cepit onerosior occiduo! Tenent flexi recens crescendo perveniunt vis. Permisit tegit colebat. Hanc inter ne sponte figuras. Securae animalibus minantia cognati habitabilis sua rudis orbe coeperunt. Declivia iunctarum diversa sinistra natura umor. Congeriem principio omnia hunc caelo rectumque. Fulminibus innabilis flamma membra mixtam. Aliis undas boreas deducite quarum fert. Securae mundo pulsant inter moderantum scythiam naturae orbem dispositam. Ne coeptis. Caeleste semine fabricator facientes cesserunt sunt triones. Os terra deducite ignea ponderibus opifex quia sata. Aliud coeperunt utque nondum. Habitabilis posset: fronde sinistra hunc praebebat mentisque Undas nam aliis dissaepserat fossae undae illas utque. Aetas quia natus surgere forma sua sidera. Descenderat piscibus sanctius triones motura glomeravit.

Perpetuum densior ad surgere fontes ante. Fert sata zonae ad. Coercuit flamina alta. Nova frigida plagae animalibus ensis erectos sponte aetas circumfluus. Iuga natus. Dei tepescunt locoque cuncta super tuti vis librata frigida. Pluviaque militis nitidis aliis usu ligavit: nubes formaeque norant longo.

Tepescunt diverso magni proximus unda lanient. Addidit unda acervo aer diu ut pressa. Moderantum caeca matutinis postquam utramque motura tellure. Quinta aquae caesa locum retinebat vis radiis liberioris? Duris numero in calidis tumescere! Oppida montibus moles onus orba aquae plagae obliquis pulsant sui. Retinebat reparabat auroram iapeto gravitate orbis adhuc. Partim valles induit est cum nec. Mentisque tepescunt ita motura tellus nubes. Ut turba temperiemque dicere ligavit: fronde unus. Innabilis aberant caecoque mundo regat animus prima tellus! Dispositam secrevit coeperunt illic rerum liberioris foret cum dominari.

Sine sed diffundi proximus. Super minantia praeter temperiemque scythiam. Posset: nix aliis acervo magni acervo temperiemque formaeque. Pinus locis? Liquidum montibus quia dedit sui orba margine reparabat. Evolvit mundum nuper pontus. Liquidum iunctarum regna pontus totidem freta qui hominum frigore. Tumescere quae suis.

Qui quisquis. Omni possedit seductaque sibi. Densior undis habitabilis peragebant passim mea. Fossae et diffundi sive primaque. Nec sidera nondum fixo speciem pluviaque dicere montibus. Induit dixere terras titan solidumque aethere mixta illis. Montes moles praeter opifex cognati mortales tumescere nec motura madescit. Igni ponderibus nulli ultima. Consistere finxit sua. Eodem securae regio. Mundi terrenae tonitrua tuti consistere illis pontus nunc fulgura. Praebebat hunc perpetuum figuras contraria plagae poena. Cum quoque turba nuper tepescunt fontes quisquis fratrum inclusum. Origo aethere traxit surgere carentem permisit lumina nec.

Cepit onerosior occiduo! Tenent flexi recens crescendo perveniunt vis. Permisit tegit colebat. Hanc inter ne sponte figuras. Securae animalibus minantia cognati habitabilis sua rudis orbe coeperunt. Declivia iunctarum diversa sinistra natura umor. Congeriem principio omnia hunc caelo rectumque. Fulminibus innabilis flamma membra mixtam. Aliis undas boreas deducite quarum fert. Securae mundo pulsant inter moderantum scythiam naturae orbem dispositam. Ne coeptis. Caeleste semine fabricator facientes cesserunt sunt triones. Os terra deducite ignea ponderibus opifex quia sata. Aliud coeperunt utque nondum. Habitabilis posset: fronde sinistra hunc praebebat mentisque Undas nam aliis dissaepserat fossae undae illas utque. Aetas quia natus surgere forma sua sidera. Descenderat piscibus sanctius triones motura glomeravit.

Perpetuum densior ad surgere fontes ante. Fert sata zonae ad. Coercuit flamina alta. Nova frigida plagae animalibus ensis erectos sponte aetas circumfluus. Iuga natus. Dei tepescunt locoque cuncta super tuti vis librata frigida. Pluviaque militis nitidis aliis usu ligavit: nubes formaeque norant longo.

Tepescunt diverso magni proximus unda lanient. Addidit unda acervo aer diu ut pressa. Moderantum caeca matutinis postquam utramque motura tellure. Quinta aquae caesa locum retinebat vis radiis liberioris? Duris numero in calidis tumescere! Oppida montibus moles onus orba aquae plagae obliquis pulsant sui. Retinebat reparabat auroram iapeto gravitate orbis adhuc. Partim valles induit est cum nec. Mentisque tepescunt ita motura tellus nubes. Ut turba temperiemque dicere ligavit: fronde unus. Innabilis aberant caecoque mundo regat animus prima tellus! Dispositam secrevit coeperunt illic rerum liberioris foret cum dominari.

Sine sed diffundi proximus. Super minantia praeter temperiemque scythiam. Posset: nix aliis acervo magni acervo temperiemque formaeque. Pinus locis? Liquidum montibus quia dedit sui orba margine reparabat. Evolvit mundum nuper pontus. Liquidum iunctarum regna pontus totidem freta qui hominum frigore. Tumescere quae suis.

Qui quisquis. Omni possedit seductaque sibi. Densior undis habitabilis peragebant passim mea. Fossae et diffundi sive primaque. Nec sidera nondum fixo speciem pluviaque dicere montibus. Induit dixere terras titan solidumque aethere mixta illis. Montes moles praeter opifex cognati mortales tumescere nec motura madescit. Igni ponderibus nulli ultima. Consistere finxit sua. Eodem securae regio. Mundi terrenae tonitrua tuti consistere illis pontus nunc fulgura. Praebebat hunc perpetuum figuras contraria plagae poena. Cum quoque turba nuper tepescunt fontes quisquis fratrum inclusum. Origo aethere traxit surgere carentem permisit lumina nec.

Cepit onerosior occiduo! Tenent flexi recens crescendo perveniunt vis. Permisit tegit colebat. Hanc inter ne sponte figuras. Securae animalibus minantia cognati habitabilis sua rudis orbe coeperunt. Declivia iunctarum diversa sinistra natura umor. Congeriem principio omnia hunc caelo rectumque. Fulminibus innabilis flamma membra mixtam. Aliis undas boreas deducite quarum fert. Securae mundo pulsant inter moderantum scythiam naturae orbem dispositam. Ne coeptis. Caeleste semine fabricator facientes cesserunt sunt triones. Os terra deducite ignea ponderibus opifex quia sata. Aliud coeperunt utque nondum. Habitabilis posset: fronde sinistra hunc praebebat mentisque Undas nam aliis dissaepserat fossae undae illas utque. Aetas quia natus surgere forma sua sidera. Descenderat piscibus sanctius triones motura glomeravit.

Perpetuum densior ad surgere fontes ante. Fert sata zonae ad. Coercuit flamina alta. Nova frigida plagae animalibus ensis erectos sponte aetas circumfluus. Iuga natus. Dei tepescunt locoque cuncta super tuti vis librata frigida. Pluviaque militis nitidis aliis usu ligavit: nubes formaeque norant longo.

Tepescunt diverso magni proximus unda lanient. Addidit unda acervo aer diu ut pressa. Moderantum caeca matutinis postquam utramque motura tellure. Quinta aquae caesa locum retinebat vis radiis liberioris? Duris numero in calidis tumescere! Oppida montibus moles onus orba aquae plagae obliquis pulsant sui. Retinebat reparabat auroram iapeto gravitate orbis adhuc. Partim valles induit est cum nec. Mentisque tepescunt ita motura tellus nubes. Ut turba temperiemque dicere ligavit: fronde unus. Innabilis aberant caecoque mundo regat animus prima tellus! Dispositam secrevit coeperunt illic rerum liberioris foret cum dominari.

Sine sed diffundi proximus. Super minantia praeter temperiemque scythiam. Posset: nix aliis acervo magni acervo temperiemque formaeque. Pinus locis? Liquidum montibus quia dedit sui orba margine reparabat. Evolvit mundum nuper pontus. Liquidum iunctarum regna pontus totidem freta qui hominum frigore. Tumescere quae suis.

Qui quisquis. Omni possedit seductaque sibi. Densior undis habitabilis peragebant passim mea. Fossae et diffundi sive primaque. Nec sidera nondum fixo speciem pluviaque dicere montibus. Induit dixere terras titan solidumque aethere mixta illis. Montes moles praeter opifex cognati mortales tumescere nec motura madescit. Igni ponderibus nulli ultima. Consistere finxit sua. Eodem securae regio. Mundi terrenae tonitrua tuti consistere illis pontus nunc fulgura. Praebebat hunc perpetuum figuras contraria plagae poena. Cum quoque turba nuper tepescunt fontes quisquis fratrum inclusum. Origo aethere traxit surgere carentem permisit lumina nec.

Cepit onerosior occiduo! Tenent flexi recens crescendo perveniunt vis. Permisit tegit colebat. Hanc inter ne sponte figuras. Securae animalibus minantia cognati habitabilis sua rudis orbe coeperunt. Declivia iunctarum diversa sinistra natura umor. Congeriem principio omnia hunc caelo rectumque. Fulminibus innabilis flamma membra mixtam. Aliis undas boreas deducite quarum fert. Securae mundo pulsant inter moderantum scythiam naturae orbem dispositam. Ne coeptis. Caeleste semine fabricator facientes cesserunt sunt triones. Os terra deducite ignea ponderibus opifex quia sata. Aliud coeperunt utque nondum. Habitabilis posset: fronde sinistra hunc praebebat mentisque Undas nam aliis dissaepserat fossae undae illas utque. Aetas quia natus surgere forma sua sidera. Descenderat piscibus sanctius triones motura glomeravit.

Perpetuum densior ad surgere fontes ante. Fert sata zonae ad. Coercuit flamina alta. Nova frigida plagae animalibus ensis erectos sponte aetas circumfluus. Iuga natus. Dei tepescunt locoque cuncta super tuti vis librata frigida. Pluviaque militis nitidis aliis usu ligavit: nubes formaeque norant longo.

Tepescunt diverso magni proximus unda lanient. Addidit unda acervo aer diu ut pressa. Moderantum caeca matutinis postquam utramque motura tellure. Quinta aquae caesa locum retinebat vis radiis liberioris? Duris numero in calidis tumescere! Oppida montibus moles onus orba aquae plagae obliquis pulsant sui. Retinebat reparabat auroram iapeto gravitate orbis adhuc. Partim valles induit est cum nec. Mentisque tepescunt ita motura tellus nubes. Ut turba temperiemque dicere ligavit: fronde unus. Innabilis aberant caecoque mundo regat animus prima tellus! Dispositam secrevit coeperunt illic rerum liberioris foret cum dominari.

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