Una videointervista agli avvocati Danilo Granata e Dario Sammarro chiarisce meglio le ragioni del ricorso che molti “esperti” intenteranno per difendere i loro interessi nel concorso contro quello di un numero maggiore di neolaureati. E all´interesse dei cittadini che si aspettano che i soldi pubblici siano gestiti al meglio, chi ci pensa?

https://www.facebook.com/watch/?ref=external&v=222500509717859

Molti di voi si ricorderanno l’articolo sul mistero della riapertura del bando ai settantamila esclusi per carenza di titoli per il concorso di esperti che dovrebbero progettare e rendicontare i miliardi europei del Recovery Fund  (link).

Ebbene, abbiamo voluto saperne di più e ci siamo affidati ai professionisti, alle “fonti”. Riportiamo l’intervista integrale che ha cercato di rispondere a diverse domande legittime sia per chi ha dato il concorso e non ne conosce ancora gli esiti, sia per i cittadini italiani che contano su quei miliardi e che vorrebbero gestiti da mani esperte e non da chi è alle prime armi (neolaureati),

Sono 2.800 posti per tecnici specializzati nelle Politiche di coesione che dovrebbero essere assunti a luglio per gestire i fondi comunitari del Recovery Fund, perché non c’è tempo da perdere: l’Europa ci guarda. Ecco perché il ministro mette in piedi un concorso che in cento giorni dovrebbe portare all’assunzione dei migliori su piazza. Ma non tutto va liscio. Gli 8.500 candidati selezionati per titoli di studio e professionali, inseriti nella graduatoria pubblicata dal Dipartimento della Funzione Pubblica e dal Formez, si cimentano in prove astruse con limiti di punteggio che probabilmente non produrranno risultati apprezzabili (e che non vengono pubblicati).

Che sta accadendo? Procediamo con ordine. Come già scritto in un precedente articolo, il concorso rapido della nuova “era Brunetta” inizia il percorso con il deposito di una vera e propria class action al TAR per presunta illegittimità del nuovo avviso e disparità di trattamento degli 8.500 titolati rispetto ai 70.000 esclusi per mancanza di titoli “dalla porta” e riammessi “dalla finestra” sine titulo. Palese la disparità di trattamento anche e soprattutto nelle prove concorsuali, con domande ‘accessibili’ solo per la seconda tipologia di candidati, rispetto alle precedenti, indecifrabili, piene di refusi e decontestualizzate sottoposte invece ai primi, più ‘titolati’, per le quali si attende ancora, non solo la pubblicazione dei quesiti (per il principio della trasparenza) per cogliere le differenze tra le prove, ma anche per rendere tutti edotti dei risultati che non sono stati ancora pubblicati.

Eppure dalle prove del 9 e 11 giugno è passato quasi un mese ed essendo la prova telematica, i risultati avrebbero potuto essere conosciuti in pochi minuti.

Da qui la class action che molti interessati hanno intentato per il tramite degli avvocati Danilo Granata e Dario Sammaro. Il TAR si pronuncerà il 12 luglio. Non si sa se riuscirà a contemperare gli interessi delle due parti, se preferirà favorire l’interesse pubblico al buon andamento della Pubblica Amministrazione con quello degli esperti con titoli penalizzati dai quiz o se in nome di una ambigua “ragion di Stato” e di una parte considerevole di neolaureati senza esperienza farà gestire i soldi del Recovery Fund a mani inesperte.

Di sicuro è un duro colpo per la credibilità di chi era convinto di terminare, e bene, le procedure concorsuali ed arrivare all’assunzione di 2.800 tecnici esperti, in soli cento giorni.

 

 

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