ADDIO A PELE’, RATZINGER E GIANNI FILIPPINI

Gli ultimi ad andarsene in un tragico anno 2022. Il mio personale ricordo.

Non me ne vogliano altri illustri scomparsi in questo tragico anno. Il 2022 si è portato via fior di personaggi. Alcuni già anziani, altri più giovani. Ne cito alcuni: Sidney Poitier, David Sassoli (leggi), Nino Cerruti, Anna Addis (Leggi), Tito Stagno (Leggi), Monica Vitti, Mark Lanegan, William Hurt, Madeleine Albright, Letizia Battaglia, Giusi Ferrè, Catherine Spaak, Mino Raiola, Vangelis, Ciriaco De Mita, Ray Liotta, Abraham Yehoshua, Jean-Louis Trintignant, Leonardo Del Vecchio, Shinzo Abe, Ivana Trump, Eugenio Scalfari, Giorgio Oppi, Olivia Newton-John, Piero Angela, Mikhail Gorbaciov, Elisabetta II, Jean-Luc Godard, Bruno Arena, Coolio, Angela Lansbury, Jerry Lee Lewis, Roberto Maroni, Renato Balestra, Davide Rebellin, Sinisa Mihajlovic, Lando Buzzanca, Vivienne Westwood, Arata Isozaki, Franco Frattini, Francesco Pilu, Mario Sconcerti, Fabián O’Neill.

Io però mi voglio soffermare sugli ultimi tre: Pelé, Ratzinger e Gianni Filippini.

Il primo, Pelé, al secolo Edson Arantes do Nascimento, è considerato da tutti il più grande giocatore esistito. Oggi si contendono il titolo Messi e Ronaldo, che non sono paragonabili a Maradona che è comunque una spanna sotto Pelé.

Per ripassarvi tutti i record, dai tre mondiali (e coppa Rimet assegnata definitivamente al Brasile) al record ufficiale di goal, vi rimando a: leggi

Io associo il ricordo di Pelé alla mia prima partita vista in tv: il 21 giugno del 1970, la finale del Campionato del Mondo del Messico contro l’Italia. Per gli azzurri: Albertosi, Burgnich, Facchetti, M. Bertini (74’ Juliano), Rosato, Cera, Domenghini, A. Mazzola, Boninsegna (84’ Rivera), De Sisti, Riva. Ct: Ferruccio Valcareggi. Una Nazionale con tanto Cagliari, che vinse lo scudetto 1969-’70 e Inter che lo vinse nel 1971. L’Italia era reduce da uno splendido 4-3 ai supplementari contro la Germania Ovest di Franz Beckenbauer e Gerd Müller di quattro giorni prima. Ma dall’altra parte c’era il Brasile: Felix, Carlos Alberto, Everaldo, Clodoaldo, Piazza, Brito, Jairzinho, Gerson, Tostão, Pelé, Rivelino. Ct: M. Zagallo.

Boninsegna pareggiò il gol iniziale di Pelé. Ma poi fu un impietoso 4-1 con Gerson, Jairzinho e Carlos Alberto.

Io mi consolai con l’album delle figurine Edizione ERI.

Poi ogni volta che entro al Bar Marius in viale Trento a Cagliari, vedo quella magnifica foto di Gigi Riva con Pelé e mi si allarga il cuore pensando al Grande Calcio e per un attimo riesco a dimenticare le nefandezze della rubentus…

Sulla morte di Ratzinger c’è poco da dire. Non si può applicare nemmeno il detto “morto un papa se ne fa un altro” perché c’è già Papa Francesco! Quello che resterà alla storia sono le dimissioni di Benedetto XVI dopo meno di otto anni di pontificato e ben dieci da “emerito”. Qualcuno dice che le dimissioni furono un atto di coraggio, perché in genere nessuno si dimette da un buon “posto”. Per altri fu una necessità, una presa d’atto, per qualcuno, infine, una vigliaccata, una codardia, una posizione di comodo.

Certo la “sfortuna” di Ratzinger è stata quella di succedere a un grande papa, Giovanni Paolo II e precederne un altro, forse anche più grande, Francesco.

Quello che mi colpisce è che Ratzinger nel 2005 fu incalzato per numero di preferenze da Jorge Mario Bergoglio che sarebbe stato eletto nel 2013. Chissà cosa sarebbe successo se i cardinali avessero eletto Francesco otto anni prima…

E anche se la seconda guerra mondiale era finita da un pezzo, che un papa tedesco succedesse a un papa polacco, lasciò a molti più di una perplessità. Ora, per di più, Ratzinger ha scelto di farsi tumulare in quella tomba che ha ospitato Karol Wojtyla – Giovanni Paolo II.

Hanno detto alcune cose su Ratzinger che mi guardo bene dal valutare anche se i paragoni con chi l’ha preceduto e chi gli è succeduto sono sotto gli occhi di tutti. Che sarebbe stato un teologo legato alla vecchia scuola europea (in contrasto con le chiese protestanti) e lontano dalla modernità della Chiesa cattolica che oggi è minoranza in Europa e vede in Sud America e Africa un maggior numero di praticanti.

Ma il pastore tedesco (Ratzinger era bavarese) sarebbe stato per alcuni anche molto lontano da una chiesa “povera” al contrario di papa Francesco. E sicuramente è stato meno coraggioso, propositivo e politico di Giovanni Paolo II che riuscì a vivere il suo tempo con una Polonia che cercava di ribellarsi alla stretta del comunismo sovietico e fu una guida autorevole prima e dopo la caduta del muro di Berlino per tutti i cattolici europei per anni discriminati dalle dittature filosovietiche.

La simpatia e il fascino dell’”atleta di Dio”, soprannome dato a Giovanni Paolo II (celebri le sue passeggiate sull’Adamello col presidente della Repubblica Sandro Pertini col quale instaurò una bella amicizia) non sono paragonabili all’anziano teologo. Il teologo, vale per tutte le religioni, è colui che cerca di studiare la conoscenza di Dio e dei misteri ad Esso collegati… cosa che fa ogni credente in quanto è chiamato ad approfondire i misteri della fede in cui crede. Tuttavia non si può non sorridere alla vignetta di Giannelli, il preferito di Ratzinger, che riporto in un link sotto.

Infine Gianni Filippini, la sua scomparsa ha addolorato tutto il mondo del giornalismo sardo e non solo. Un professionista esemplare. Un uomo di cultura come pochi. Una persona alla mano e sempre disponibile a dare consigli ai giovani colleghi. Un giornalista “multimediale”, fu tra i primi a passare dalla carta stampata alla televisione. Direttore de L’Unione Sarda. Sempre interessanti le sue trasmissioni televisive dove presentava libri alla presenza dell’autore.

Gianni Filippini, fu anche il miglior assessore (alla Cultura) di una delle peggiori giunte di Cagliari. Ricordo quando alla fine degli anni ’90, era il 1998, prese la parola dopo l’imbarazzante intervento del sindaco nel corso della presentazione dei volumi sull’opera letteraria di Ottone Bacaredda, in Aula consiliare.

Ebbi anche occasione di chiedergli vent’anni dopo cosa ci facesse in quella Giunta ma lui molto diplomaticamente disse che glielo chiesero e fu contento di dare un contributo nella materia a lui più consona.

Ma il mio ricordo di Gianni Filippini è legato alla sua partecipazione al Festival Letterario & Solidale San Bartolomeo, dove gli venne attribuita la targa “Serata in Onore di…” per aver dato lustro a Cagliari e alla Sardegna. In quella occasione fu offerta una targa anche al giornalista Antonio Lai e alla scomparsa giornalista, poetessa e scrittrice Rosaria Floris.

Gianni Filippini intrattenne i numerosi presenti e raccontò come per caso intraprese la carriera giornalistica. Gli offrirono un posto pubblico solo poco dopo aver firmato per il primo quotidiano dell’Isola.

Apprendemmo della sua passione per i viaggi ovunque nel mondo e sempre in compagnia dell’amata moglie. Di quella volta che per un disguido mancò un aereo che precipitò. Parlò di figli e nipoti ma soprattutto della sua passione per il giornalismo.

I suoi faticosi esordi a piedi e in bicicletta, la soddisfazione per il primo stipendio, le pressioni ricevute e come le respinse, l’etica alla base della professione, l’amore per la sua città e tante altre cose. In seguito continuammo a scriverci messaggi. Auguri per il compleanno, complimenti per le iniziative del Festival, promettendoci che saremmo andati a pranzo insieme un bel giorno che purtroppo non è arrivato.

Mi tengo per me un complimento che mi fece Gianni Filippini col quale si era passati dal Lei al tu, quando lui scoprì che le mie recensioni dei libri per il Festival sono gratuite mentre a causa dell’età avanzata lui non ne effettuava più, né a pagamento, né gratis.

Mi piace ricordarlo sorridente e contento per l’ennesimo premio ricevuto nella sua lunga carriera, nella foto di gruppo inserita nell’articolo di chiusura del Festival del 2019: leggi

Su Pelé consiglio le seguenti letture:

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Su Ratzinger consiglio:

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Su Gianni Filippini consiglio:

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