Durigon, ne abbia detto una delle sue… cosa ne pensano i giovani?

Le affermazioni di Durigon, cosa ne pensano i giovani

Mi dicono che tale Durigon, ne abbia detto una delle sue… Mentre la legge finanziaria del governo Meloni sta per essere approvata col parere negativo dell’opposizione, “perplessità” degli organi costituzionali, segnali negativi dell’opinione pubblica (compresi quelli che hanno votato per i partiti di maggioranza) ma soprattutto con la disapprovazione di chi incarna il futuro della nazione: i giovani.

Forse il Parlamento approverà la legge finanziaria entro l’anno e non finiremo in esercizio provvisorio. Un documento economico che dai banchi dell’opposizione hanno definito una “trimestrale di cassa”. Non c’era tempo per via delle elezioni il 25 settembre. Però è vero che i primi provvedimenti del governo Meloni sono stati contestati e si sono comportati come quelli che criticavano dai banchi dell’opposizione prime delle votazioni: decreti legge, “tagliola”, voto di fiducia. Ma non erano coerentemente diversi? Boh! Ma quel che è peggio è che alcuni elementi parlino a sproposito ricoprendo posizioni importanti. Passi il presidente del Senato La Russa che alterna momenti dove ricorda la nascita della Costituzione repubblicana e antifascista ad altri dove ricorda chi quella Costituzione osteggiò e cioè la nascita del Movimento Sociale Italiano, all’epoca composto da rigurgiti “repubblichini” che a Salò si saldarono con i tedeschi invasori e un Mussolini che poco dopo sarebbe stato giustiziato. Passi anche la Rauti perché si sa che in virtù del detto “Ogne scarrafone è bell’ a mamma soja” è vero anche il contrario e in questo modo lei ricorda il padre che del MSI fu uno dei fondatori. Ma Claudio Durigon? No, Claudio Durigon poteva stare zitto!

Ma chi è l’improvvido sottosegretario al lavoro che vuole mandare i laureati a “zappare”, lui che è un povero ragioniere (come Fantozzi?) e sindacalista? Nato a Latina poco più di cinquant’anni fa, è un “politico” e sindacalista italiano, sottosegretario di Stato al Ministero del lavoro e delle politiche sociali (incredibile, vero?) nel governo leghista-pentastellato, prima e nell’attuale governo Meloni a dimostrazione che quando uno ha stoffa…

È stato inoltre sottosegretario di Stato al Ministero dell’economia e delle finanze dal 1º marzo al 2 settembre 2021 nel governo Draghi, non è uno scherzo…

Nato a Latina nel 1971, vive a Roma. Il cognome tradisce le sue origini “terrone”: i suoi nonni erano braccianti agricoli veneti, originari della provincia di Treviso, giunti nell’Agro Pontino all’epoca delle bonifiche attuate dal governo Facta, ben prima di Mussolini. Diplomato in ragioneria, non c’è niente di male se uno poi fa il ragioniere… Ha lavorato solo dal 1996 al 2009 come operaio presso la multinazionale farmaceutica Pfizer, quella dei vaccini.

Lo stesso anno che ha iniziato a lavorare si è iscritto al sindacato o forse ha trovato lavoro perché si è iscritto al sindacato (alle volte succede anche questo, non sarebbe né il primo, né l’ultimo). Unione Generale del Lavoro (UGL), nella quale ha svolto attività sindacale ed è stato prima segretario provinciale di Latina (carrierone), quindi segretario generale dei metalmeccanici (grande esperto…) e poi vicesegretario generale della Confederazione dall’ottobre 2014 al gennaio 2018. Quando uno è bravo… Si candida alle elezioni regionali in Lazio del 2013 come consigliere regionale nella Lista Storace (destra destra) per la provincia di Latina, ottenendo 6.077 preferenze e non risultando eletto. Peccato, vero?

Verso la fine del 2017 si è avvicinato alla Lega (coerenza…) ed a gennaio 2018 ne è diventato responsabile del dipartimento lavoro, vi prego di non ridere, è tutto vero. Alle elezioni politiche del marzo 2018 è stato candidato ed eletto alla Camera dei Deputati nel Collegio plurinominale Lazio.

In seguito alla nascita del governo Conte I tra il Movimento 5 Stelle e la Lega, il 13 giugno 2018 è stato nominato sottosegretario di Stato al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, ho detto di non ridere… Durante il mandato da sottosegretario si è principalmente occupato della proposta simbolo della Lega “Quota 100”, che ha dato la possibilità di andare in pensione con 62 anni di età anagrafica e 38 anni di contributi, a quelli che hanno iniziato a lavorare, beati loro, a 24 anni.

Carrierone nella Lega romana e nuovo incarico il 1º marzo 2021 come sottosegretario di Stato al Ministero dell’economia e delle finanze nel governo Draghi, fino alle dimissioni meno di sei mesi dopo.

Verrà rieletto il 25 settembre 2022 e riproposto sottosegretario al Lavoro (quello che ha praticato per pochi anni) e politiche sociali nel Governo Meloni.

Ma se questi erano i pregi, ora sentite i difetti. Nel mese di aprile 2021, un mese dopo la nomina, è finito al centro dell’inchiesta giornalistica di Fanpage.it “Follow the money”, nella quale si è ricostruita la collaborazione tra il suo sindacato UGL e la Lega di Salvini, prima delle politiche 2018, suggellata da Durigon stesso. L’UGL fornisce alla Lega supporto durante gli eventi pubblici, la sua sede al primo piano in via delle Botteghe Oscure (la stessa via dove aveva casa il PCI) per il team social di Matteo Salvini (la “Bestia”) e uomini nelle aree in cui la Lega cercava di radicarsi, come Rossano Sasso e Francesco Zicchieri. Inoltre, ripreso con una telecamera nascosta, confida il motivo per cui non è preoccupato dalle indagini dei 49 milioni dei rimborsi elettorali confiscati alla Lega dalla procura di Genova: «quello che fa le indagini, il generale della Guardia di finanza, sulla Lega lo abbiamo messo noi».

Il 3 maggio, lo stesso giornale informa che il deputato de L’Alternativa c’è Andrea Colletti depositerà una mozione di revoca rivolta al sottosegretario. Il giorno successivo anche il deputato di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, deposita un’interrogazione scritta indirizzata al Ministro dell’economia e delle finanze Daniele Franco e al Presidente del Consiglio Mario Draghi «per sapere quali iniziative intendono assumere» in merito alla vicenda. Il successivo 7 maggio, anche il Movimento 5 Stelle deposita una mozione di revoca nei suoi confronti.

Non contento, il Durigon (ex Pfizer) che non è un medicinale, nel mese di agosto 2021 suscita molto scalpore e polemiche tra le forze politiche, in considerazione del suo incarico di sottosegretario ricoperto nel Governo Draghi, per la proposta di rimuovere l’intitolazione a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino di un parco pubblico a Latina, per ripristinare la vecchia denominazione ad Arnaldo Mussolini, fratello minore di Benito Mussolini, quello che faceva il “ragioniere” per la famiglia, trafficando petrolio lucano con gli “odiati” inglesi.

Il Partito Democratico, Sinistra Italiana e alcuni esponenti di Forza Italia annunciano di voler sottoscrivere la mozione di censura presentata nel mese di maggio alla Camera dal Movimento 5 Stelle. Inoltre molte testate giornalistiche e numerosi primi cittadini hanno avviato delle petizioni online volte alla rimozione di Durigon dal ruolo di sottosegretario.

E, miracolo, riescono a mandarlo a casa… Il 26 agosto 2021, dopo un incontro con il segretario federale della Lega Matteo Salvini, il povero Durigon rassegna le dimissioni da sottosegretario. Peccato, vero?

Non contento, però, conseguita la nuova nomina prosegue nel parlare a vanvera, o per lo meno così pare a molti. Infatti ritiene che i giovani laureati possano lavorare anche per posti ai quali non ambiscono mentre lui resta sottosegretario diplomato.

Abbiamo chiesto il pensiero a persone più competenti del Durigon, in quanto studenti universitari e ci hanno risposto così.

Simona B, 20 anni, studentessa al secondo anno di Lettere Moderne. “Secondo me sarebbe semplicistico esprimere un’opinione senza tener presente che nella proposta/questione coesistono aspetti diversi e talora contrastanti. Da una parte infatti io sono del tutto convinta che lo Stato debba supportare, valorizzare e incentivare la formazione scolastica e di conseguenza debba offrire un’occupazione specializzata e coerente con il percorso di studi effettuato. In linea generale e teorica credo che il sistema dovrebbe poter offrire ai laureati un posto di lavoro che tenga conto del titolo conseguito, tuttavia immagino che questa rappresenti un’aspettativa molto alta rispetto a cui sia quasi impossibile misurarsi senza incappare in un elevato grado di frustrazione dovuto alla situazione economica del periodo. Detto questo, non dico che ci si debba “accontentare” e “adagiare” sulle difficoltà del momento ma ritengo che sia ragionevole e realistico tenerne conto per non ingaggiare lotte basate su prese di posizione che non portano a nulla. Su queste premesse ritengo quindi che sia necessario accogliere di buon grado ed anzi apprezzare le opportunità che ci vengono offerte, ricordando inoltre che qualsiasi lavoro, purché onesto, nobilita e forma l’individuo. Una qualunque occupazione infatti, se svolta seriamente e con buona disponibilità, può essere formativa anche se non strettamente e necessariamente nel campo su cui ci siamo orientati. Il lavoro in quanto tale è in grado di insegnare, ha una forte valenza sociale ed è un passo sul cammino verso l’autoaffermazione e l’autonomia. In linea generale quindi tenderei ad ambire all’occupazione specialistica e specializzata ma non rifiuterei e sicuramente non sminuirei l’offerta di un’esperienza lavorativa, anche se umile e più modesta di quella per cui mi sto formando”.

Charlotte C. 22 anni, studentessa in Scienze della comunicazione: “È vero, di lavori dignitosi ne esistono, ma qui non è il lavoro a dover essere dignitoso, è la dignità della persona a dover esser rispettata dal lavoro. Nessuno dice che fare il cameriere, il commesso etc. non sia un lavoro che meriti rispetto e che non debba essere accettato, soprattutto quando si ha bisogno di entrate. L’inghippo sta nel momento in cui in un’Italia come quella odierna un neo laureato percepisce uno stipendio che a malapena gli permette di arrivare a fine mese. Io mi chiedo come una persona possa essere incentivata a lavorare se gli sforzi di una vita passati a studiare vengono “premiati” in questo modo. Certo, la grinta, la passione, la voglia di fare, ma dopo un po’ a forza di porte in faccia ci si demoralizza e scoraggia. Io sto ancora studiando e per mantenermi gli studi mi è capitato di accettare lavori disumani, da stare 12h in piedi per essere pagati 5 euro l’ora, ma l’ho accettato perché purtroppo ogni singola entrata non poteva che favorire la mia situazione. Nel mondo del lavoro giovanile ho fatto la mia esperienza, ed è per questo che sento di poter dire la mia. Il punto non è che noi giovani cerchiamo e accettiamo solo il lavoro dei nostri sogni, perché molte volte non sappiamo nemmeno noi quale sia, il punto è che al giorno d’oggi molti lavori puntano allo sfruttamento della persona perché ‘tanto ha bisogno di soldi’. Sono d’accordo che una persona non debba farsi mantenere dallo Stato, e debba cercare in tutti i modi una propria autonomia economica, ma d’altra parte è necessario che lo Stato offra lavori che rispettino la dignità dei propri cittadini”.

Stefania A. studentessa in Scienze della comunicazione, 23 anni. “I nostri politici si lamentano che in Italia c’è tanta ignoranza e poca gente laureata, ma il leghista Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro e politiche sociali, ci dice che ‘è giusto che un laureato accetti un posto da cameriere’. Si lamentano che i giovani si spostano all’estero per lavoro, ma la Premier Meloni ci dice che ‘non ci sono soldi per chi aspetta il lavoro dei sogni’. La signora Meloni sottolinea che lei è uscita con il massimo dei voti e ha fatto la cameriera, come tantissime persone in Italia. Non trovo nulla di male in ciò e non affermerei mai che il lavoro del cameriere, così come quello del muratore o del camionista, sia una professione degradante e da respingere. Tuttavia, mi trovo in disaccordo con i due politici sopracitati. È giusto che i giovani vengano spinti a studiare, a specializzarsi in un campo e, soprattutto, a inseguire i propri sogni. Non c’è nulla di più brutto che accontentarsi della prima opportunità se essa non coincida con ciò che si vuole davvero fare, a parer mio. Bisogna sognare e lottare per i propri obiettivi, almeno per i primi anni dall’entrata nel mondo del lavoro. Dopodiché, se non si riesce a raggiungere il proprio scopo, sarebbe giusto anche accontentarsi. Però, non trovo che sia carino che chi ci governa dica a noi giovani che non potremo essere aiutati se inseguiamo il nostro obiettivo lavorativo. Trovo sia ingiusto e poco stimolante. Penso che nessuno voglia un paese di ragazzi infelici e insoddisfatti. ‘Lavori dignitosi ci sono e si trovano’, ha dichiarato il nostro Primo Ministro, e son d’accordo, ma come può un ragazzo o una ragazza di 25 anni accettare con entusiasmo di lavorare come cameriere dopo che ha studiato per minimo 5 anni e conseguito una laurea triennale e una magistrale e spesso anche un master? Come può pensare che abbia fatto spendere soldi su soldi alla sua famiglia affinché venisse mantenuto all’Università per poi svolgere un lavoro per cui non serve una laurea? Io accetterei un lavoro da cameriera dopo aver conseguito anche la seconda laurea, ma non considerandolo come il lavoro della mia vita, bensì come un’occupazione che mi permetta di mettere da parte del denaro mentre cerco di realizzare il mio scopo di vita in ambito lavorativo. Penso che un po’ di ambizione non faccia male a nessuno, anzi, faccia molto bene allo spirito”.

Irene M. è una ragazza di 21 anni, frequenta l’ultimo anno della triennale in Scienze della Comunicazione e commenta così i cambiamenti proposti per il 2023 e il 2024 riguardo al Reddito di Cittadinanza: “Sono parzialmente d’accordo con le nuove misure adottate dal governo Meloni. Sono consapevole del fatto che, anche se mi laureo, probabilmente non avrò subito accesso al “lavoro dei miei sogni” e che quindi dovrò svolgere altri impieghi mentre cerco di ottenerlo. Concordo sul fatto che non si può rimanere a casa con le mani in mano aspettando che i soldi piovano dal cielo, ma sono anche dell’idea che bisogna tenere conto di diverse situazioni. Io sono una ragazza che abita al Nord, dove le condizioni lavorative sono migliori rispetto al Sud, e provengo da una famiglia benestante, che mi ha permesso di proseguire gli studi e che riuscirebbe ad aiutarmi economicamente se all’inizio della mia carriera lavorativa non riuscissi a trovare un impiego adeguatamente remunerato. Ma sono a conoscenza del fatto che molta altra gente non ha la mia stessa fortuna. So che molte persone hanno un lavoro sottopagato che integrano con il Reddito di Cittadinanza, oppure che non riescono nemmeno a trovare un impiego, magari perché vivono in zone isolate e poco collegate dai mezzi alle città o magari perché per certe occupazioni sono richieste delle competenze molto specifiche. E gli esempi potrebbero continuare. Certo, non metto in dubbio che, purtroppo, ci siano delle persone che se ne approfittino, ma non si può fare di tutta l’erba un fascio. Secondo me bisogna intervenire su altri fronti, magari “controllando” chi percepisce il Reddito e cercando di creare più posti di lavoro in Italia. Perché, per quanto sia ritenuto semplice e quasi scontato andare a lavorare come cameriere (e l’ho fatto anche io l’estate scorsa, per mettere da parte qualche soldo, anche se per il futuro ambisco ad altro), non possiamo ridurci tutti a svolgere questo mestiere”.
Carola P., 20 anni, studentessa Lingue e Comunicazione Dopo aver preso visione di quanto affermato dal premier Giorgia Meloni e dal sottosegretario al Lavoro e Politiche Sociali Claudio Duginon, mi sento di dire che se da una parte capisco anche il fatto che lo Stato non possa farsi carico di tutti giovani disoccupati del Paese dall’altra trovo estremamente sbagliato il messaggio che vogliono trasmettere. Perché nessuno dovrebbe accontentarsi di un lavoro come per esempio il cameriere (mestiere che non disdegno affatto dal momento che io stessa lavoro periodicamente come cameriera per poter essere maggiormente indipendente nelle spese universitarie, in una città diversa da quella in cui vive la mia famiglia e in cui, pertanto, devo pagare anche un affitto) o comunque qualsiasi altro lavoro. E non c’è nemmeno bisogno che sottolineino il fatto che ogni lavoro ha la sua dignità, poiché credo che i giovani lo sappiano già da sé. A mio parere, uno dei principali problemi nell’accettare questi lavori è che spesso essi sono sottopagati e i giovani, che magari si trovano in situazioni come la mia o comunque hanno a che fare con delle spese abbastanza elevate, non li accettano proprio per il fatto che non riuscirebbero a sostenere tali costi e pertanto aspettano “offerte” migliori. Non ritengo inoltre corretto che ad accontentarsi debbano essere i laureati o persone qualificate in altro. A mio avviso il governo dovrebbe sostenerli nel trovare il lavoro per il quale hanno studiato, il “lavoro dei loro sogni”, e, in generale, incentivare i giovani sul piano lavorativo con soluzioni che possano aiutarli a sostenere le spese per i loro studi o comunque il costo della vita nel nostro Paese.

*Video di alex_allyfy

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