IL TRAVAGLIO NEL M5S

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Luigi Di Maio, ministro degli Esteri, uno dei principali esponenti del M5S, fonda un nuovo gruppo politico con 62 parlamentari.

Luigi Di Maio lascia il suo gruppo di appartenenza “dopo aver dato e ricevuto molto” dal M5S. Il ministro degli Esteri, dopo una carriera tutta interna a quel gruppo politico, fonda con altri 62 parlamentari il gruppo “Insieme per il Futuro”.

Il movimento cinque stelle, fino a qualche tempo fa, era un cartello elettorale di persone per la maggior parte politicamente immature, giovani, senza competenze particolari e di opposte tendenze: il sito del M5S era movimentato da partite IVA al Nord, da disoccupati o lavoratori dipendenti al Sud, prevalentemente giovani sotto trenta anni o pensionati e anziani delusi dalle politiche dei partiti tradizionali di destra e di quel che resta della sinistra.

All’interno del MoVimento si potevano trovare delle persone che, grazie allo slancio iniziale di Beppe Grillo, fossero disposti a dare fiducia a un movimento di lusso (come gli alberghi a 5 stelle).


Il comico genovese infatti, dagli anni ’90 portava in giro nei suoi spettacoli la consapevolezza che la politica andava capovolta e che i cittadini contavano e i politici dovevano rappresentarli ed essere cacciati se avessero rubato.

Il M5S di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio ha compiuto un’operazione meritoria e tendenzialmente democratica grazie al controllo dal basso sul web (che però era controllato dall’alto dai Casaleggio padre e figlio) e che indirizzava costruttivamente in positivo la forza elettorale prodotta dal M5S. Lo stesso non accadde in Grecia col partito nazionalista di destra “Alba Dorata”.

Educandosi alla democrazia parlamentare e venendo a contatto con problematiche complesse e non comprimibili in una scatoletta di tonno, molti parlamentari 5 stelle sono cresciuti, non solo anagraficamente.

Lo dico da tempi non sospetti, unendo simpatia e senso critico verso il movimento.

Ad esempio, l’attacco iniziale ai giornalisti in quanto persone e professione era sbagliata (anche se è vero che forse ci sono persone che non esercitano la professione deontologicamente come in tanti altri mestieri e professioni). Ritenevo sbagliato non rilasciare dichiarazioni alla stampa, così come ritengo che certi programmi TV non siano da vedere.

Esiste una soluzione?


A mio avviso sì, con riforme costituzionali e istituzionali.

Non bisognava ridurre il numero di parlamentari della metà ma ridurne gli stipendi dividendoli per quattro.

Non serve la separazione delle carriere dei magistrati ma quella dei politici: o amministri e governi o fai il rappresentante nei consigli comunali o in parlamento, perché l’ala pragmatica e governista, non può coincidere con chi tutti i giorni è in campagna elettorale e afferma tutto e il suo contrario a giorni alterni.

Che non debba esistere il vincolo di mandato solo nei confronti dei tuoi elettori, è giusto. Ma non si può obbedire ciecamente al tuo segretario di partito e diventarne un suo dipendente. Le tue idee o quelle del tuo segretario possono cambiare o non coincidere, ci mancherebbe. Ma non dovresti poter essere candidato per lo stesso organo per più di due legislature: 2 mandati da consigliere comunale, 2 in consiglio regionale, 2 alla Camera, 2 al Senato, 2 al Parlamento Europeo.

Se invece hai o maturi competenze, puoi amministrare come sindaco o assessore comunale o regionale o ministro.


È impensabile avere, ad esempio, la Meloni da una vita in Parlamento, o avere Salvini ministro o Berlusconi candidato (meno male abbiamo la legge Severino che impedisce ai condannati di poter essere candidati).

Personalmente preferivo Giuseppe Conte come primo ministro e non segretario di partito, Luigi Di Maio come ministro e non parlamentare, e va bene Roberto Fico come parlamentare. Auguri a tutti!

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