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“PIÙ LIBRI, PIÙ LIBERI”: MA SIETE SICURI?

La manifestazione fieristica romana in mezzo alle polemiche per aver accolto una casa editrice che fa apologia del fascismo e del nazismo e che ha provocato la contestazione di molti scrittori e la mancata partecipazione di altri: il cartone di ZeroCalcare.

“Ciao, purtroppo non sarò alla fiera romana Più libri Più Liberi. Purtroppo, ognuno c’ha i suoi paletti, questo è il mio. Quando l’ho deciso, quindici anni fa, mi pareva semplicissimo da applicare. Oggi è una specie di campo minato. Penso che questo ci costringa a rifletterne insieme, di più, e in modo più efficace. Gente a cui voglio bene ha fatto scelte diverse, sono sicuro che sapranno far sentire le loro voci e faccio il tifo per loro. Mi spiace davvero per chi veniva apposta, cercheremo di trovare un’altra occasione per chi voleva un disegnetto sul libro nuovo. Ciao” Questo il post che ZeroCalcare ha pubblicato su facebook per protestare contro la decisione degli editori promotori della manifestazione “Più libri, più liberi” che hanno deciso di “sdoganare” una casa editrice che in un paese normale andrebbe chiusa per apologia del fascismo e del nazismo o per l’articolo 643 del Codice penale (circonvenzione di persone incapaci) o dell’articolo 641 C.P. (abuso della credulità popolare) perché tentare di vendere certa robaccia è pure peggio che riempire il mondo di fakenews. Di seguito il cartone di ZeroCalcare che spiega benissimo le motivazioni del suo gesto di non partecipare alla manifestazione:  https://www.facebook.com/reel/733041136483243

L’Associazione Italiana Editori è incorsa in un grave infortunio, una scivolata, non fatemi scrivere su cosa, che produrrà conseguenze sul mercato e la partecipazione di pubblico e autori. Una raccolta di firme di proteste da parte di autori e case editrici, alla quale mi permetto di aggiungere anche la mia (Anna Foa, Alessandro Barbero, Antonio Scurati, Zerocalcare, Domenico Starnone, Carlo Ginzburg, Domenico Procacci, Loredana Lipperini, Christian Raimo, Caparezza, Valerio Renzi, Massimo Giannini, Daria Bignardi, Diego Bianchi, Edizioni E/O, Giovanni De Mauro, Simone Pieranni, Valerio Nicolosi, Francesco Cancellato, Claudio Santamaria, Pietro Sermonti, Elio Germano, Stefano Feltri, Maicol e Mirco, Minimum Fax, Scomodo, Vera Gheno, Tomaso Montanari, Davide Coppo, Riccardo Meozzi, Arianna Montanari, Marina Pierri, Marino Sinibaldi, Paolo Di Paolo, Valentina Mira, Vincenzo Latronico, Giulia Caminito, Serena Mazzini, Valerio Mastandrea, Fandango Libri, Paolo Berizzi, Alessandro Portelli, Coconino Press, Becco Giallo, Paolo Rossi, Pietro Turano, Vincenzo Ostuni, Giacomo Papi, Alfredo Pedullà, Lucia Calamaro, Momo edizioni, Bao Publishing, edizioni Tlon, Add Editore, Eddi Marcucci, Davide Lerner, Leila Belhadj Mohamed, Paolo Ruffini, Miguel Gotor, Simonetta Sciandivasci, Ascanio Celestini, Carlo Greppi, Tiziana Triana, Marco Balzano, Gabriele Pedullà, Micol Meghnagi, Roberto Recchioni, Fiamma Ficcadenti, Simone Tempia, Oiza Q. Obasuyi, Francesco Pacifico, Massimiliano Tarantino (Fondazione Feltrinelli), Caissa Italia editore, Erickson edizioni, Hacca Edizioni, Red Star Press, Elio Germano, Giulio Calella (Alegre Edizioni), Nicola Villa (Edizioni Altreconomia), Futura Editrice, Nottetempo Edizioni, Matteo Pucciarelli, Giovanni Scifoni, Lia di Trapani, Barbara Leda Kenny, La Revue, Il Tennis Italiano, Bruno Montesano, Costanza Jesurum, Oscar Gilioti, 66thand2nd Edizioni, Giovanni Piperno, Tamu Edizioni, Bruno Maida, Cristiano Corsini, Giovanni Carletti, Alessio Spataro, Paolo Bacilieri, Alba Nabulsi, Mosè Vernetti, Marco Rossari, Alice Spano, Èxorma edizioni, Luca D’Ascanio, Michele Riondino, Alberto Molinari, Pierluigi Musarò, Le Plurali Editrici, Giancarlo Piacci, Camilla Folena, Elena Giacomelli, Camilla Ioli) in un documento che riportiamo di seguito.

Lettera sulla presenza di un editore neofascista a Più Libri Più Liberi.

Il problema

“Da autrici, autori, case editrici, e naturalmente persone che frequentano le manifestazioni culturali di questo paese, siamo rimasti sorpresi nello scoprire che, tra gli stand della fiera della piccola e media editoria Più Libri Più Liberi, quest’anno abbia trovato spazio Passaggio al Bosco, casa editrice il cui catalogo si basa in larga parte sull’esaltazione di esperienze e figure fondanti del pantheon nazifascista e antisemita.

Nelle dichiarazioni dell’editore, questi titoli dovrebbero rappresentare “il punto di vista del pensiero identitario”; quale sia precisamente questo punto di vista lo si capisce scorrendo le schede dei libri compilate dall’editore stesso: il pamphlet scritto da Leon Degrelle, fondatore della divisione vallona delle Waffen Ss, rappresenterebbe “impareggiabile contributo alla formazione dell’élite militante”.

Lo stesso Degrelle, insieme a Corneliu Zelea Codreanu, fondatore della Guardia di Ferro e del Movimento Legionario – due tra i più violenti e antisemiti movimenti fascisti degli anni Trenta in Romania – figurano tra gli interpreti delle “Più alte virtù di coraggio, disciplina, senso del dovere, altruismo e dominio di sé”.

I volontari delle brigate nere sono protagonisti della “eroica resistenza degli ultimi fascisti”, la loro adesione fino all’ultimo al sanguinoso progetto dell’Asse rappresenta il proseguimento della “lotta del sangue contro l’oro”, espressione usata da vari movimenti fascisti negli anni Trenta e Quaranta per indicare proprio la guerra mossa alle democrazie liberali e all’ebraismo.

Queste sono solo alcune delle figure cardine di questo “pensiero identitario” di cui il catalogo è ricchissimo. 

Appare evidente che non si tratta di testi di studio o di indagine su determinati fenomeni o periodi storici, ma di un progetto apologetico che dipinge la temperie dei fascismi europei, anche nei loro aspetti più violenti, persecutori e sanguinari, come un’esperienza eroica da cui trarre esempio.

Sorge spontaneo chiedere allora all’Associazione Italiana Editori, responsabile dell’assegnazione degli stand: com’è possibile che, pur nel rispetto di ogni orientamento politico, questo tipo di pubblicazione sia stato ritenuto compatibile con il regolamento che viene sottoscritto da ogni editore? 

Non c’è forse una norma (l’Articolo 24, “Osservanza di leggi e regolamenti”) che impegna chiaramente gli espositori ad aderire “a tutti i valori espressi nella Costituzione Italiana, nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione europea e nella Dichiarazione universale dei diritti umani ed in particolare a quelli relativi alla tutela della libertà di pensiero, di stampa, di rispetto della dignità umana, di libertà della persona senza distinzione alcuna, per ragioni di etnia, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione, rifiutando ogni forma di discriminazione rispetto al godimento di tali diritti”?

Poniamo quindi queste domande e preoccupazioni all’attenzione dell’associazione italiana degli editori per aprire una riflessione sull’opportunità della presenza di tali contenuti in una fiera che dovrebbe promuovere cultura e valori democratici”.

Ci uniamo al grido d’allarme, alle domande, alle preoccupazioni.

Vincenzo Di Dino

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