UN MESE DI GUERRA RUSSIA-UCRAINA

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Preferisco non commentare quanto succede al centro dell’Europa che va dai monti Urali alla penisola iberica. Chi ha ragione? Papa Francesco! Concentriamoci sui profughi, come il Conservatorio di Cagliari, per esempio.

Come un più noto collega, mi sono sottratto fino a oggi al giochino del chi ha ragione tra Putin e Zelensky e se sia più giusto per il resto del mondo appoggiare l’uno o l’altro. Hanno entrambi torto, entrambi usano milizie formate da pendagli da forca che si rifanno a ideologie distrutte nel 1945, entrambi sono solo dei nazionalisti falliti, entrambi sono ricchi e disprezzano i loro popoli. Entrambi fanno uso di propaganda più che di corretta informazione. Entrambi cercano di ricattare l’Occidente e non solo anche se con diversi mezzi. In questo mese di guerra RussiaUcraina ognuno ha potuto cercare le fonti che ha preferito, leggere documenti più o meno segreti, verificare le responsabilità attuali o pregresse e non sarò io a tentare di convincervi se questo giustifica un’invasione. Anche perché niente giustifica una guerra e le atrocità che vengono compiute nell’aggressione o nella reazione.

Ha ragione papa Francesco nel chiedere la cessazione delle ostilità, nel ribellarsi al luogo comune che più si è armati e più si è sicuri, a chiedere che quel 2% destinato agli armamenti, invece di andare ai produttori e trafficanti di armi e di morte siano spesi in sanità, istruzione, alimenti, perché queste sono le cose che servono all’Umanità e non armi che possono distruggerla non una ma più volte (da un conflitto nucleare non si salverebbe nessuno).

E ha ragione anche Leonardo Becchetti nel suo bell’articolo su Avvenire a lamentare che i danni alle relazioni saranno molto più gravi e a lungo termine di quelli causati in termini di vite umane, all’economia, alle finanze, le cui ricadute sono già sotto gli occhi di tutti.


Concentriamoci sui milioni di profughi allora, in maggior parte bambini e donne che hanno visto cambiare il loro destino in un attimo per la furia e l’imbecillità di due e più individui. Hanno perso familiari, case, sofferto il freddo e la fame, hanno visto l’abbruttimento della natura umana, hanno raggiunto il confine con l’ultimo treno, con l’auto che si è fermata per mancanza di carburante, a piedi e quanti non ce l’hanno fatta…

Qualcuno è arrivato lontano, fino a noi, qualche volta perché ha un parente qui oppure è solo e ha bisogno di tutto. Dalle prime necessità (un tetto, mangiare, lavarsi) a quelle di tornare a vivere e dimenticarsi delle sofferenze che almeno per il momento si è lasciato alle spalle.

Ecco perché le numerose iniziative che vengono portate avanti sono così preziose e vanno nella direzione indicata prima. E tra queste assume particolare rilevanza quella che illustra la direttrice del Conservatorio di Cagliari, Aurora Cogliandro nella videointervista, oltre alle tante cose belle che mi ha raccontato a telecamere spente. Dopo il primo concerto del 13 marzo, quello del 20 marzo (e altri seguiranno) all’Auditorium dell’ente musicale cagliaritano, in Piazza Porrino 1. La formula del concerto-aperitivo consente ai concittadini la solidarietà che allevia le sofferenze ai rifugiati ucraini. Un ringraziamento quindi a chi ha prestato la propria opera per il programma musicale (Sestetto per pianoforte e fiati op. 6 di Ludwig Thuille e Sestetto per pianoforte e fiati di Francis Poulenc), i docenti Alessandra Giura Longo (flauto), Mario Frezzato (oboe), Enrico Silvestri (clarinetto), Efisio Lilliu (corno), Alessandro Mura (fagotto), Fabio Centanni (pianoforte) e a chi lo farà in futuro.

“Quest’ultima guerra aperta, drammaticamente scatenata sul suolo d’Europa, dovrebbe insegnarci che nessuna conquista è per sempre. Un’intera generazione non ha vissuto le guerre mondiali e si è cullata nell’illusione che democrazia e pace fossero conquiste acquisite una volta per tutte, guardando con poco entusiasmo a manifestazioni e celebrazioni dei nostri padri che ricordavano l’emozione di quelle conquiste” scrive Becchetti “Oggi dobbiamo tutti capire che la pace si deve continuare a costruire giorno per giorno, proprio lavorando e potenziando i meccanismi di democrazia e i giacimenti di ‘terre rare‘ relazionali che sono al fondamento di relazioni di pace e di costruzione di comunità coese. La dolorosa esperienza di queste settimane ci insegna che il fine di tutto questo non è solo dare sostanza a un’economia più civile, ma anche investire concretamente ed efficacemente sulla pace”.

E questo, al Conservatorio di Cagliari, lo stanno realizzando. Prendiamo esempio.

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