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Architettura e paesaggio ligure: il dialogo

Si è tenuto a Genova un convegno dedicato all’architetto Ignazio Gardella, figura chiave dell’architettura italiana del Novecento, nel Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi. L’evento, dal titolo “Ignazio Gardella: progettare il paesaggio ligure”, si è svolto nel pomeriggio di oggi.

L’iniziativa, a cura di Emanuele Piccardo/plug_in in collaborazione con la Fondazione Ordine Architetti di Genova e con il patrocinio di Comune di Genova, Archivio Storico Gardella e associazione Docomomo Italia, ha proposto una riflessione sul metodo progettuale di Gardella, fondato su rigore, misura e rifiuto dell’ornamento superfluo, nel rispetto del contesto urbano, storico e paesaggistico.

Ad aprire il convegno sono stati i saluti dell’assessore alla Cultura Giacomo Montanari. Sono poi intervenuti Emanuele Piccardo (“Ignazio Gardella: progettare il paesaggio ligure”), Andrea Vergano (“La città di Gardella”) e Simona Gabrielli, presidente della Fondazione Ordine Architetti di Genova. Le conclusioni sono state affidate all’assessora comunale all’Urbanistica Francesca Coppola.

Coppola ha dichiarato: “Chiudere un evento su Ignazio Gardella non significa riporre un capitolo in archivio. Significa, piuttosto, portare fuori, nelle scelte quotidiane della città, uno sguardo, un metodo, una responsabilità. Gardella ci parla ancora oggi perché ci ricorda una cosa semplice e difficile al tempo stesso: la modernità è una misura, è la capacità di fare architettura e città con rigore, sobrietà, rispetto del contesto e attenzione profonda a come le persone vivono gli spazi. Non un’idea di qualità come immagine, ma come esperienza: camminare, attraversare, sostare, riconoscersi in un luogo”.

“Valori che per la nostra Amministrazione – evidenzia l’assessora Coppola – diventano una direzione politica: rigenerare prima di espandere, prendersi cura dei quartieri che sono stati più a lungo trascurati, alzare la qualità dei progetti non solo nei luoghi ‘vetrina’ ma ovunque, perché la dignità dello spazio è un diritto di tutte e tutti”.

Montanari ha richiamato il forte legame tra l’architetto e la città: “Il pensiero e le opere di un grande architetto come Ignazio Gardella sono ancora oggi perfettamente visibili nella nostra città, grazie alla sua straordinaria capacità di far dialogare l’antico con il contemporaneo. Ricordiamo Gardella, ad esempio, per il rispetto con il quale ha saputo intervenire nel recupero di una porzione di centro storico, quella di Sarzano, completamente devastata dagli eventi bellici e che ha rischiato, per un progetto di rifacimento integrale che non teneva conto delle preesistenze, di essere totalmente cancellata dal corpo e dalla memoria della nostra città”.

“Ancora oggi – prosegue Montanari – credo che l’intervento proposto e realizzato negli anni successivi per il recupero di San Silvestro e della sede vescovile sia, in assoluto, tra i più rispettosi del patrimonio architettonico monumentale genovese. Gardella, come detto, è riuscito, come pochi altri a intervenire sull’antico, tributandogli quel rispetto che oggi vediamo, ad esempio, in un importante edificio a funzione pubblica come la Facoltà di Architettura dell’Università di Genova che incarna alla perfezione l’idea gardelliana di un’architettura capace di dialogare con il territorio”.

Simona Gabrielli ha sottolineato: “A distanza di vent’anni dalla mostra a Palazzo Ducale il lavoro su Ignazio Gardella ci invita a interrogarci sull’attualità del suo messaggio. Il suo modo di leggere Genova come città stratificata, in cui il progetto nasce dal confronto con la morfologia urbana e con la memoria dei luoghi, resta un riferimento ancora valido per riflettere oggi sul rapporto tra architettura contemporanea e contesto”.

Il convegno ha ripercorso la carriera di Ignazio Gardella (1905-1999), architetto, ingegnere e designer, tra i maggiori esponenti dell’architettura novecentesca italiana. Nato a Milano ma di origini genovesi, Gardella mantenne per tutta la vita un legame profondo con la città, ereditato anche attraverso una tradizione familiare di architetti risalente all’Ottocento e alla figura di Carlo Barabino.

Tra i momenti centrali ricordati, il Piano Particolareggiato di San Donato e San Silvestro (1969), con cui Gardella ridisegnò la porzione più antica del centro storico genovese, innescando il processo di recupero culminato con la Facoltà di Architettura dell’Università di Genova (1975-1989), edificio simbolo del suo modo di costruire parti di città in dialogo con il tessuto esistente.

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