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Musica: il mondo sonoro che ci circonda

La cantautrice Martina Vinci ha pubblicato il 28 novembre 2025 il suo nuovo album, intitolato “nei”, per RnVision Music Group. Il disco, presentato al Larsen di Genova, è un progetto che esplora vulnerabilità e accettazione di sé attraverso nove canzoni.

L’album, dal titolo che richiama l’imperfezione e i segni distintivi, si propone come un invito a confrontarsi con gli aspetti dolorosi e formativi dell’esistenza. Secondo Vinci, i “nei” sono segni che “imparano a farsi forma”.

L’idea del titolo è nata da un incontro con l’artista Celeste, il quale, guardando Martina, ha esclamato: “Marti, nei!”. Da qui è partito lo sviluppo dell’intero progetto.

Le nove tracce dell’album spaziano tra sonorità elettroniche, momenti acustici e aperture emotive. Per l’artista, le canzoni rappresentano pagine di un diario personale, che affrontano temi quali fallimenti, legami, lutti, famiglia, delusioni e consapevolezze.

Tra i brani, “pelle viva” descrive l’esposizione emotiva senza filtri, mentre “tsunami”, in collaborazione con Kuban, evoca l’esperienza di essere travolti e ritrovati.

La produzione di “nei” ha coinvolto diversi collaboratori, tra cui Ginevra Nervi, Gianmarco Grande, Nati, Filippo Passamonti, Colombo e Simon Bayle.

In concomitanza con l’uscita dell’album, è nato anche “Qual è il tuo neo?”, una serie di interviste in cui artisti e personalità diverse hanno risposto a domande sui propri difetti e sulla loro influenza. Queste confessioni sono state raccolte in un interludio intitolato “segno”.

Vinci auspica che l’album possa incoraggiare gli ascoltatori a guardarsi con indulgenza e ad accettare le proprie imperfezioni. L’artista definisce “nei” una “mappa del corpo” che racconta nove momenti significativi della sua vita.

Nel corso del 2026, Martina Vinci prevede di presentare l’album dal vivo a Genova, Milano e in altre città.

Con “nei”, Martina Vinci offre uno sguardo intimo e riflessivo sulle proprie esperienze, invitando l’ascoltatore a riconoscersi nelle fragilità e nelle cicatrici che definiscono l’individualità.

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