C’era una volta, in un bosco incantato, una famiglia magica venuta da molto lontano. Il papà si chiamava Dad, era un uomo alto e vigoroso, che parlava una lingua strana e misteriosa. La mamma, di nome Mom, era sempre allegra ed indossava ampie gonne svolazzanti e camicie dai colori insoliti. E poi c’erano loro, i tre figli: Uno, Due e Tre.
La più grande era Uno, una bimba bella e gentile, dai lunghi capelli biondi come quelli di Mom. Due e Tre, invece, erano gemelli instancabili, sempre in movimento, con occhi vispi e curiosi che osservavano il mondo con attenzione.
La famiglia trascorreva le giornate insieme nella piccola casetta al centro del bosco, in compagnia di un cavallo, due capre e sette galline, tutti accuditi con amore e dedizione, da grandi e piccoli indistintamente.
Un giorno, mentre il sole filtrava tra le fronde degli alberi come una pioggia di polvere d’oro, accadde qualcosa di inatteso, destinato a portare scompiglio nella serena vita della famigliola. Dal cuore più profondo del bosco comparve Mom, curva sotto il peso di un grande cesto di rami intrecciati, colmo di frutti ed erbe raccolti con la consueta cura.
Uno fu la prima ad accorgersene e corse subito ad aiutarla a trasportare il pesante carico dentro casa. In pochi minuti il pranzo fu pronto e, con la sua voce dolce, Uno chiamò Due e Tre, che rientrarono di corsa, attratti dall’invitante tavola imbandita con le prelibatezze provenienti dal magico cesto di Mom.
I piccoli iniziarono a mangiare felici e chiassosi, come sempre. La minuscola cucina risuonava delle loro risate e la vecchia tavola sgangherata sembrava a stento contenere tutta quell’allegria. Ma all’improvviso, un silenzio cupo calò nella stanza. Uno, Due e Tre smisero di ridere e cominciarono a lamentarsi, tenendosi il pancino con espressioni sofferenti.
Udendo i lamenti, Dad e Mom accorsero in cucina e capirono subito che non c’era tempo da perdere. I bambini dovevano essere portati immediatamente dal vecchio guaritore che viveva nel villaggio ai margini del bosco.
Quando il vecchio Saluzio vide i piccoli, chiese subito cosa avessero mangiato. Appena sentì pronunciare la parola “funghi”, l’uomo ebbe un sussulto. Non ci volle molto per capire che alcuni di essi erano tossici. Preoccupato, Saluzio mandò immediatamente a chiamare il suo aiutante, Liborio.
Ma Liborio non si trovava da nessuna parte. Così la voce si sparse rapidamente per tutto il villaggio. Era partita una ricerca urgente per rintracciare il giovane e un po’ sprovveduto aiutante, ma nel contempo, era stata diffusa a macchia d’olio la notizia dei funghi maledetti nel bosco incantato.
Così non ci volle molto prima che la notizia giungesse alle orecchie degli abitanti del vicino villaggio di Medialandia. Nel giro di pochi minuti, tutti i piccoli gnomi, chiamati Prezzemolini, si misero in gran fermento, desiderosi di scoprire ogni dettaglio della vicenda della famiglia del bosco incantato.
Nel giro di poche ore, alcuni Prezzemolini avevano già invaso i dintorni del bosco, mentre altri presidiavano le strade del villaggio del vecchio Saluzio, alla ricerca dei piccoli, di Dad e di Mom, curiosi e preoccupati allo stesso tempo.
Tutto quel trambusto, che stava sconvolgendo la quiete dei villaggi e la serenità dei loro abitanti, non poteva certo passare inosservato agli occhi del Gran Mago di Lexandia. Dall’alto del suo imponente castello, infatti, egli vedeva e controllava ogni cosa.
Deciso a placare gli animi e a riportare il sereno nelle vite di tutti, il potente Gran Mago impartì un ordine solenne: i suoi fidati folletti avrebbero dovuto prelevare i piccoli Uno, Due e Tre e condurli immediatamente al castello.
Nulla poterono fare Dad e Mom di fronte alla solenne decisione del Gran Mago e alla ferma volontà dei folletti, determinati a portare a compimento l’ordine ricevuto. Così, in breve tempo, i tre fanciulli varcarono l’enorme portone del castello, intimoriti da tanto fervore che li circondava.
Timorosi, ma anche colmi di curiosità, Uno, Due e Tre si ritrovarono in una grande sala luminosa, dove tre giovani fanciulle, gentili e sorridenti, li attendevano in silenzio. All’improvviso, i piccoli si trovarono circondati da altre persone che non erano Dad e Mom. Le loro voci melodiose li accolsero con dolcezza e sguardi colmi di cortesia e umanità li rassicurarono.
Furono loro offerti cibi squisiti, dai sapori mai assaggiati prima, e se inizialmente i bambini esitarono, presto si lasciarono conquistare. Ma ciò che più di ogni altra cosa li colpì fu il caldo tepore che avvolgeva ogni stanza del castello, un abbraccio invisibile che li seguiva ovunque andassero, infondendo calma e sicurezza.
La mossa del Gran Mago, animata dal nobile intento di proteggere i tre fanciulli e di riportare serenità nel regno, produsse però l’effetto opposto. Influenzata dagli onnipresenti Prezzemolini, che si aggiravano ovunque ponendo domande e dispensando giudizi, la popolazione dei villaggi iniziò a interrogarsi: il Gran Mago aveva davvero fatto bene a separare i bambini dai loro genitori? E quei genitori avevano forse mancato nel proteggerli, permettendo che venissero loro sottratti?
Così, in un regno ormai divenuto caotico, ognuno cavalcava le proprie convinzioni, portandole avanti come verità assolute.
Dad e Mom, certi che il bosco magico avesse sempre protetto la loro famiglia, non riuscivano a comprendere perché ora non potesse più farlo.
Uno, Due e Tre, invece, avevano cominciato a convincersi che forse esisteva un mondo diverso, oltre la vita del bosco incantato.
Il vecchio Saluzio, deciso a non dover più soccorrere i piccoli, si era impegnato a far sapere a tutti che quella famiglia del bosco non era poi così magica come molti credevano.
Infine, il Grande Mago, convinto di essere l’unico in possesso dell’assoluta verità, cercava con tutti i mezzi di dare forza a tale convinzione.
E continuarono così a vivere felici e contenti, convinti tutti di aver la ragione dalla loro.
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