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Maurizio Palmieri: Di Criscio racconta il Brasile

Nicola Di Criscio, originario di Riccia e residente in Brasile, è stato intervistato da Maurizio Palmieri. L’intervista, realizzata a Riccia alla fine di luglio 2025, ha toccato temi che spaziano dal calcio alla società e alla politica brasiliana.

Di Criscio, che ha vissuto a San Paolo per 50 anni prima di tornare in Italia, ha condiviso i suoi ricordi e le sue esperienze relative all’immigrazione e alla vita nella metropoli brasiliana.

Alla domanda sui rimpianti, Di Criscio ha risposto negativamente, affermando che rifarebbe tutto della sua vita a San Paolo, conservando solo ricordi positivi, fatta eccezione per la perdita di persone care.

Di Criscio ha raccontato di aver collaborato con la società calcistica del Palmeiras come osservatore di giovani talenti, visionando i ragazzi nei campetti lungo la Marginal, strada che costeggia il fiume.

Tra i calciatori scoperti da Di Criscio figura Casagrande, che ha militato nel Corinthians e successivamente nel Torino.

Di Criscio ha spiegato che il soprannome “porci” attribuito ai giocatori del Palmeiras era uno sfottò amichevole legato alle origini italiane della squadra.

Secondo Di Criscio, gli italiani erano considerati emigranti speciali e spesso ritenuti superiori per via delle loro competenze specialistiche.

Di Criscio ha riferito di essere stato accolto da un compaesano al suo arrivo in Brasile e di essere stato fortunato a trovare sua moglie, che lo ha guidato e aiutato ad ambientarsi.

Ricordando i suoi primi giorni in Brasile, Di Criscio ha raccontato di aver pregato presso la Basilica di Nostra Signora di Aparecida, patrona del Brasile, situata a circa 80 chilometri da San Paolo.

Di Criscio ha affermato che, in generale, gli italiani, i tedeschi e gli olandesi erano considerati un po’ più preparati tecnicamente rispetto ad altre etnie, seguiti da portoghesi, indigeni, neri e spagnoli.

Ha poi aggiunto che i portoghesi erano abili panettieri, mentre gli italiani avevano in mano molte attività commerciali, soprattutto ristoranti, oltre a essere attivi nell’edilizia, nell’artigianato e in campagna. La coltivazione in campagna era gestita principalmente dai giapponesi, specialmente per ortaggi e riso.

Di Criscio ha concluso affermando che le autorità di polizia, in particolare il DOPS (Dipartimento dell’Ordine Politico e Sociale), assicuravano l’ordine.

L’intervista si conclude con Di Criscio che ricorda con orgoglio il suo ruolo di presidente del centro anziani, diventato la sua seconda casa dopo il rientro in Italia.

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