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Park Chan-wook: “No Other Choice”, un thriller magnifico

Il nuovo film di Park Chan-wook, “No Other Choice” (titolo originale da confermare in Italia), presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, affronta con humour nero e spietata lucidità la crisi occupazionale e la disperazione di un uomo licenziato. Un ritorno al cuore del suo cinema, tra vendetta e grottesco.

Un Regolamento di Conti Cinematografico

A vent’anni da “Lady Vendetta”, Park Chan-wook torna a Venezia con un’opera che molti considerano un punto di svolta nella sua carriera. Il regista sembra voler fare i conti con le proprie ossessioni e con l’industria cinematografica stessa. La genesi del film è stata lunga e complessa, come spiegato dallo stesso Park: “La risposta è breve: i soldi.” Voleva assicurarsi di avere un budget adeguato per realizzare pienamente la sua visione.



Il film trasforma la crisi occupazionale in una tragedia greca, la crudeltà aziendale in un balletto macabro e la disperazione in commedia nera. Park Chan-wook pone una domanda cruciale: cosa accade quando il sistema spinge un individuo oltre il limite?

  • Esplorazione della crisi occupazionale.
  • Riflessione sulla disperazione umana.
  • Critica al sistema aziendale.

La Spirale Discendente di Man-su

Man-su, interpretato da Lee Byung-hun, è un uomo comune, un padre e marito che crede di avere una vita stabile. Lavora come specialista nella produzione di carta, ma la sua esistenza viene sconvolta quando l’azienda lo licenzia, offrendogli un’anguilla come “simbolo” grottesco. Il licenziamento è metaforicamente rappresentato come una decapitazione.

La perdita del lavoro innesca una serie di eventi che portano Man-su a partecipare a gruppi di auto-aiuto per disoccupati, una satira spietata del linguaggio aziendale trasformato in mantra religioso. Il regista, tuttavia, non riduce mai Man-su a una semplice caricatura, mantenendolo un personaggio tragico e profondamente umano.

“Ci dispiace, non avevamo altra scelta”

Questa frase, pronunciata al momento del licenziamento, diventa il leitmotiv del film, evidenziando la mancanza di alternative percepite da Man-su.

Vendetta e Follia: Il “Park-verso” al suo Culmine

Quando Man-su non riesce a trovare un nuovo impiego, decide di “crearsi” il proprio spazio eliminando fisicamente i concorrenti. A questo punto, “No Other Choice” diventa un’opera pienamente in stile Park Chan-wook, mescolando black comedy e violenza in sequenze coreografate con eleganza millimetrica. Lo stile registico è inconfondibile.

Lee Byung-hun offre una performance intensa e sfaccettata, trasformandosi da uomo dignitoso a individuo disperato e sull’orlo della follia. Il personaggio di Man-su è complesso e sfugge alle etichette, suscitando nello spettatore un mix di comprensione e inquietudine. Lee Byung-hun offre una performance intensa.

Il film include momenti di umorismo nero e critica sociale, come la scena in cui la famiglia decide di disdire Netflix per risparmiare. Park Chan-wook suggerisce che il capitalismo non solo impoverisce e umilia, ma distrae e anestetizza, inducendo a ridere della propria rovina. Sul piano tematico, “No Other Choice” sembra dialogare con “Parasite” di Bong Joon-ho, concentrandosi sulla ferocia del mondo del lavoro e sulla disperazione di chi non ha più un posto. Il film solleva interrogativi sul punto di rottura oltre il quale la follia diventa logica e il crimine l’unica via d’uscita.

Nonostante la violenza, “No Other Choice” è un film toccante, un monito sulla fragilità maschile e sulla crisi del modello patriarcale. Park Chan-wook ammette di essersi identificato con il protagonista del romanzo “The Ax” di Donald Westlake, da cui il film è tratto, perché anche lui vede il cinema come la sua ossessione. In definitiva, “No Other Choice” è un autoritratto distorto, una riflessione personale e universale.

‘No Other Choice’, cattivissimo (e magnifico) Park Chan-wook


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