I PINK FLOYD DI ROGER WATERS

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the wall

di Federico Locci

Secondo articolo approfondimento sulla leggendaria band, clicca qui per leggere la prima parte.

Divenuto simbolo della divisione tra Germania tra Est e Ovest, l’album “The Wall” dei Pink Floyd è allo stesso tempo il capolavoro che li salvò e li distrusse: era il 30 novembre 1979 quando Roger Waters trasformò la band e il suo suono salvandola dall’alienazione e dall’essere fuori moda. Il prezzo da pagare fu però la distruzione della band, che non fu mai più quella di prima.

Usciva il 30 novembre del 1979 “The Wall”, album epocale dei Pink Floyd in realtà in gran parte frutto del genio (e dei demoni personali) del bassista e cantante Roger Waters.

Separazione fisica e psicologica sono i temi portanti di un doppio album che ha lasciato canzoni come “Another Brick In The Wall” e “Confortably Numb“.

Caso vuole che il quarantennale del disco cada in coincidenza con i trent’anni dalla caduta del muro di Berlino. Muro al quale l’opera è legata sia per motivi simbolici che pratici.

Infatti nel 1990 Waters metterà in scena l’opera in un maxi evento davanti alla Porta di Brandeburgo per celebrare la caduta del muro che divideva Berlino Est da Berlino Ovest.

Ma facciamo un passo indietro. La lunga storia della formazione inglese ha inizio a metà degli anni Sessanta, quando tre studenti di architettura e un estroso studente di pittura gettano le basi per entrare a pieno titolo nella leggenda del rock, partendo dai club della Londra underground e lisergica per arrivare, non senza radicali cambiamenti di stile e di formazione, al successo planetario.

La band nasce dall’incontro dello studente di pittura Roger Keith Barrett (per tutti Syd) con Roger Waters, studente di architettura e chitarrista di una formazione dal nome cangiante nella quale suonavano altri due aspiranti architetti: Nick Mason e Rick Wright oltre al bassista Clive Metcalf e ai cantanti Keith Noble e Juliette Gale.

Nel ’65, dopo lo scioglimento del gruppo, Waters (al basso), Barrett (chitarra), Wright (tastiere) e Mason (batteria) decidono di formare una band: il nome, scelto da Barrett, è Pink Floyd e deriva dai nomi di battesimo di due bluesmen americani, Pink Anderson e Floyd Council.

A cavallo tra il ’66 e il ’67, i Pink Floyd entrano in sala d’incisione, per i primi demo, con risultati poco incoraggianti: bisognerà attendere ancora qualche mese, infatti, per la pubblicazione del primo singolo del complesso, “Arnold Layne/ Candy and a Currant Bun” (prodotto da Joe Boyd).

Il successo è  immediato ed è seguito a breve distanza da un secondo singolo-hit, “See Emily Play/ The Scarecrow“: la band partecipa per ben tre volte consecutive a “Top of the Pops” ed è finalmente pronta per il primo album, pubblicato nell’estate del ’67: The Piper At The Gates Of Dawn.

In seguito a questo successo, ormai lanciati verso una folgorante carriera, i quattro partono per gli Stati Uniti in tour, ma è proprio qui che conosceranno le prime difficoltà.

Barrett, infatti, comincia a manifestare i sintomi della schizofrenia (causata molto probabilmente dall’assunzione sistematica di LSD), assentandosi sempre di più dalla vita del complesso.

Gli spettacoli dal vivo si fanno insostenibili e la band opta per una soluzione di compromesso ingaggiando il chitarrista David Gilmour, già amico di infanzia di Barret e Waters.

La band non si perde d’animo e rientrano in studio per incidere il loro secondo album: A Saucerful Of Secrets (1968).

Album segnato soprattutto  dal ‘chitarrismo’ di David che riporta la musica del gruppo alla tradizione rock-blues.

Alla fine del 1969, i quattro pubblicano anche il monumentale Ummagumma, destinato a essere annoverato tra i loro capolavori.

Tra i loro lavori ricordiamo anche: “Atom Heart Mother” (1970), “Meddle” (1971), “Relics” (1971), “Obscured By Clouds” (1972), “The Dark Side Of The Moon” (1973)e “Wish You Were Here” (1975).

L’album Animals, del 1977, inizia a mostrare una prevalenza di Waters come autore e il tour che ne segue negli Stati Uniti, si svolgerà in stadi sempre più grandi e sempre più pieni. Sarà in questa occasione che Waters, anche a causa di spiacevoli episodi e screzi con il pubblico, comincerà a sviluppare l’idea che porterà alla band alla costruzione del loro ultimo capolavoro: The Wall.

Waters iniziava a odiare quella situazione, al punto che durante un concerto arriva a sputare a un fan delle prime file.

In un’altra occasione, durante l’esecuzione di Pigs On the Wing (part II), Waters interrompe tutto ed inizia ad insultare un fan con queste parole: “Oh, cazzo. Smettila di lanciare fuochi d’artificio e di gridare. Sto cercando di cantare una canzone”.

La folla esulta e Roger continua: “Non mi interessa. Se non vuoi ascoltarla, beh, vaffanculo! Sono sicuro che c’è un sacco di gente qui che vuole ascoltarla. Quindi perché non te ne stai buono e tranquillo? Se vuoi sparare i tuoi fuochi d’artificio vattene fuori e falli esplodere là. E se vuoi metterti a urlare, va’ a farlo fuori. Sto cercando di cantare una canzone che certa gente vuole ascoltare”.

L’album come ben si può capire è ispirato a quella sorta di “muro” di incomunicabilità che si era venuto a creare tra la band e il pubblico, un muro che col passare del tempo si arricchirà nella testa di Waters di tanti mattoni fino a farlo diventare un emblema dell’alienazione dal mondo.

The Wall è sviluppato su due dischi e abbraccia diverse tematiche come discriminazioni, istruzione, show-business, fascismo e implicazioni autobiografiche di Waters, sempre più “padre padrone” del gruppo.

Waters menziona più volte anche come la perdita del padre, quando aveva solo 5 mesi, ha cambiato la sua vita e inciso sul suo lavoro da musicista.

Il tenente Erich Fletcher Waters perse la vita durante la seconda guerra mondiale nella battaglia di Anzio in Italia nel 1944 e solo grazie a un veterano di guerra, nel 2014, Roger è riuscito a individuare nei pressi di Aprilia il luogo esatto di sepoltura del padre.

Another Brick In The Wall, part 2“, in particolare, si rivelerà uno dei più grandi hit della band.

Il celebre verso del ritornello “non abbiamo bisogno di istruzione, non abbiamo bisogno di controllo del pensiero” sarà utilizzato dai manifestanti neri in occasione dell’anniversario della sommossa di Soweto repressa nel sangue: il governo razzista del Sud Africa proibirà la diffusione del brano e ne ritirerà tutte le copie dai negozi.

L’album sarà premiato dal successo di vendite e si presterà a una difficile quanto magnifica rappresentazione dal vivo: gli spettacoli saranno pochissimi ma memorabili, con il muro costruito a poco a poco sul palco, enormi pupazzi gonfiabili e coinvolgenti proiezioni.

Da The Wall sarà tratto anche il film omonimo, con la regia di Alan Parker e Bob Geldof nel ruolo del protagonista Pink.

“The Wall” segna anche la fine dei Pink Floyd.

La divisione tra Waters e il resto del gruppo si farà sempre più profonda: durante le registrazioni nascono forti contrasti con Gilmour e, al termine della gestazione dell’album, Wright viene allontanato.

Il successivo album “The Final Cut” (opera in pratica del solo Waters ) sarà ancora più personale nei temi e nelle idee musicali, al punto che subito dopo Waters lascerà il gruppo considerandolo morto e seguiranno anni di battaglie legali con Gilmour e gli altri che invece vogliono proseguire e riusciranno a farlo.

I Pink Floyd mixano Obscured by Cloud
I Pink Floyd registrano Meddle
Famiglia di Roger Waters

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