PINK FLOYD: POST WATERS

Voiced by Amazon Polly

Astoria

di Federico Locci

Terzo articolo approfondimento sulla leggendaria band, clicca qui per leggere la prima parte e qui per la seconda.

Nel 1985 i Pink Floyd sorprendono il pubblico decidendo di continuare a fare dischi e pezzi senza il cantante, bassista e cantautore Roger Waters.

Dopo la separazione tra Pink Floyd e Waters sono stati pubblicati due album.

Il 7 settembre 1987 venne pubblicato il disco A Momentary Lapse of Reason, che raggiunse la terza posizione sia nella Official Albums Chart britannica sia nella Billboard 200 statunitense.

Dal momento che Waters era stato in precedenza l’autore della maggior parte dei testi della band, per questo lavoro Gilmour e Mason si rivolsero a figure esterne: Bob Ezrin che fungeva da co-produttore e collaborava ad alcuni testi e Jon Carin che scrisse le parole di Learning to Fly, oltre a essere il tastierista in molti dei brani dell’album; anche Phil Manzanera dei Roxy Music, il poeta inglese Roger McGough e la compositrice canadese Carole Pope furono contattati, ma alla fine la scelta del paroliere ricadde su Anthony Moore degli Slapp Happy.

Le sedute di registrazione iniziarono sull’Astoria, una casa galleggiante trasformata in studio da David, mentre la realizzazione della copertina fu affidata al designer Storm Thorgerson.

The Division Bell, titolo suggerito dallo scrittore Douglas Adams, uscì il 28 marzo 1994 nel Regno Unito e il 4 aprile dello stesso anno negli USA, raggiungendo il numero 1 nelle classifiche di entrambe le nazioni.

Al lavoro parteciparono Guy Pratt come bassista e Rick Wright, rientrato nella formazione, il quale diede un contributo significativo alla registrazione del disco.

Il riscontro della critica non fu affatto positiva e benevola, anche se col passare degli anni si sarebbe ricreduta.

The Division Bell è un concept album che parla, come in The Wall, dell’incomunicabilità tra gli individui, problema con cui i tre componenti avevano avuto a che fare, tra cause legali e divorzi. Nei testi non mancano inoltre riferimenti a Waters, come in Lost for Words, e a Barrett, in Poles Apart.

Il disco è trainato da brani come Marooned, premiato con un Grammy Award come miglior brano strumentale.

All’album seguì un imponente tour mondiale del quale rimane traccia in Pulse, pubblicato l’anno seguente, tratto dai concerti tenuti in diverse località europee.

La qualità del live è altissima: la formazione si avvale di due chitarre, due tastiere, basso, batteria, percussioni, sassofono e tre coriste. Nel film omonimo è possibile inoltre osservare anche la maestosità del gigantesco apparato scenografico che fa da cornice ai concerti del tour: centinaia di luci, raggi laser, fumi e persino fuochi d’artificio si combinavano in coreografie che accompagnavano i brani, battuta per battuta.

Nel 2000 fu pubblicato un altro disco dal vivo intitolato Is There Anybody Out There?: The Wall Live 1980-1981, nel 2001 uscì invece Echoes: The Best of Pink Floyd, una raccolta su disco doppio di ventisei tracce che ripercorrono, non in ordine cronologico, l’intera carriera del gruppo.

Tra le ultime pubblicazioni troviamo: “The Endless River” (2014), l’EP “1965: Their First Recordings” (2015), il cofanetto “The Early Years 1965-1972”  (2016), il cofanetto  “The Later Years 1987-2019” (2019) e il nuovo album dal vivo “Live at Knebworth 1990” (2021).

David Gilmour ha sempre parlato, nel corso degli anni, dei Pink Floyd senza Roger Waters.

Nell’intervista che ha rilasciato  per promuovere il progetto  “The Last Years”  ha affermato: “Dopo l’addio di Roger Waters, ci siamo sentiti liberi. Ho sempre saputo di voler continuare. Nick Mason sembrava appassionato. Mi sono imbattuto in Richard Wright  in Grecia quell’estate e gli ho parlato della possibilità di continuare ed era anche lui molto appassionato

Gilmour ha poi ammesso: “Volevo che si sapesse che le case discografiche volevano farci fare un album, sarebbero felici di prendere un buon album da noi come Pink Floyd. Ovviamente era diverso, Roger non era lì, ma per certi versi ci siamo sentiti liberati dalle tensioni degli ultimi due album, in realtà, in particolare in Final Cut. Scrivendo e mettendo giù le cose siamo andati avanti e c’era un senso di libertà e ottimismo.”

The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains, un’installazione itinerante che dal 2017 partendo da Londra (Victoria and Albert Museum) ha mandato in visibilio migliaia di fan in tutto il mondo (è passata anche da Roma) sarà da considerarsi veramente il loro ultimo atto? I fan sperano di no.


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