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Amore tragico e cospirazione al Consiglio della Federazione

Un documentario del regista svizzero Stefan Jung, intitolato “Lydia”, racconta la tragica storia di Lydia Welty-Escher, figlia di Alfred Escher, noto politico e imprenditore svizzero. Il film esplora la sua vita e le circostanze che portarono alla sua morte, avvenuta a seguito di un complotto ordito contro di lei.

Lydia Welty-Escher crebbe in una famiglia benestante. Suo padre, Alfred Escher, figura chiave nello sviluppo della Svizzera moderna, sostenne sempre la figlia. Lydia ricevette un’educazione completa, imparando diverse lingue e coltivando il suo talento musicale nel canto e nel pianoforte.

Fin da giovane, Lydia affiancò il padre, occupandosi della corrispondenza e svolgendo il ruolo di hostess presso il Belvoir, di proprietà della famiglia a Zurigo. Nel 1883, all’età di 25 anni, sposò Friedrich Emil Welty, figlio del deputato federale Emil Welty. Tuttavia, come lei stessa ammise, provava per il marito più “rispetto e affetto fraterno” che vera passione.

La vita di Lydia prese una svolta quando divenne amica del pittore Karl Stauffer. Inizialmente, Lydia reagì con prudenza all’amore del pittore, ma, dopo il trasferimento a Firenze nell’ottobre 1889, i due si avvicinarono e Lydia si innamorò di lui.

La relazione extraconiugale portò a una crisi. Lydia decise di divorziare, scatenando una reazione da parte del padre e del suo entourage. Secondo il documentario, fu ordito un complotto per farla dichiarare pazza e rinchiuderla in un ospedale psichiatrico a Roma. Nonostante due medici non riscontrassero segni di disturbi mentali e la rilasciassero dopo alcuni mesi, la sua reputazione era ormai compromessa.

Nel documentario, Stefan Jung utilizza le trascrizioni dei colloqui tra Lydia e i medici romani, tradotte in tedesco e lette dall’attrice Judith Hoffman. Il film evidenzia il tormento emotivo di Lydia e le convenzioni sociali dell’epoca che la imprigionarono.

I tentativi di Lydia di rifarsi una vita dopo il divorzio si rivelarono vani. Trasferitasi a Ginevra, fondò una fondazione per sostenere la creatività femminile, ma contro la sua volontà, la fondazione fu rinominata Fondazione Gottfried Keller e si concentrò sull’assistenza agli uomini. Un anno dopo, all’età di 33 anni, Lydia si tolse la vita. Anche il suo amante, Karl Stauffer, si suicidò.

Nel film, l’attrice Anja Andersen Rügg interpreta Lydia, muovendosi tra le stanze di una vecchia struttura italiana. Jung ha spiegato che “le storie dei nostri pazienti sono conservate nella patina delle rovine”.

Nonostante l’ambientazione suggestiva, il film si concentra sui documenti e sui verbali che testimoniano le speranze e le sofferenze di una donna intrappolata nelle convenzioni del suo tempo.

Il film di Stephen Jung si intitola: “Lydia – Appunti da una stanza pazza” (68 minuti).

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