Aprire Orizzonti. Capire i giovani, le speranze e le difficoltà

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Anche l’Ordine dei Giornalisti si interroga sui giovani d’oggi, con il Corso di formazione per i giornalisti che si è svolto a Cagliari venerdì 30 settembre promosso e organizzato da casa Emmaus Cooperativa Sociale.

“Aprire Orizzonti” è il titolo dell’evento organizzato e promosso da Casa Emmaus Cooperativa Sociale, che ha avuto luogo venerdì 30 settembre 2022 a Cagliari presso Il Ghetto degli Ebrei in via Santa Croce, 18, dalle ore 08.30 alle ore 19.00. L’appuntamento è parte del programma di formazione continua dell’Ordine dei giornalisti della Sardegna. I giornalisti partecipanti hanno maturato sei crediti formativi e una serie di preziose informazioni. L’iniziativa, giunta all’ottava edizione, si poneva l’obiettivo di mettere in luce le criticità del sistema di cura per proporre delle soluzioni nuove, che contrastino una cronicizzazione delle patologie e un importante spreco di risorse sanitarie. Il tema scelto per la conferenza del 30 settembre non poteva che riguardare le giovani generazioni, vista la decisione dell’Unione Europa di fare del 2022 l’anno europeo dei giovani, con il proposito di celebrarli, sostenerli e coinvolgerli in una prospettiva post-pandemica. Aprire Orizzonti ha posto al centro della discussione alcune domande: Qual è l’immagine dei giovani che l’Europa pensa di avere? Quali e quanti sono i giovani che faticano nella ricerca di una identità e di una prospettiva futura? Quali le conseguenze della solitudine e della noia che hanno riempito le giornate dei giovani, le difficoltà di relazione implementate dal covid, le dipendenze dai giochi solitari dei computer? Quali le principali patologie di cui soffrono i giovani e come aiutarli? La conferenza come ogni anno è stata divisa in due parti: la prima parte vede protagonisti esperti filosofi, economisti, giornalisti, sociologi che aiutano i partecipanti a riflettere su orizzonti, possibilità, criticità delle politiche di welfare, osservazioni alternative; La seconda parte è dedicata agli esperti tecnici. Dopo i saluti istituzionali, si parte con il primo panel: “La percezione del futuro nei giovani”, che vedrà dialogare Piero Dominici, sociologo, filosofo, docente all’Università di Perugia e delegato permanente all’Unesco, con Luciano Monti, docente di Politiche dell’Unione europea e di Cultural heritage management alla Luiss Guido Carli di Roma (i titoli dei rispettivi interventi sono “Educare all’imprevedibilità per abitare l’ipercomplessità” e “Come i giovani vedono il proprio futuro in questi periodi di crisi”). Moderatore Daniele Lorenzi, presidente regionale di Arci Veneto dal 1977 al 1986. “Il ruolo della comunità educante nella formazione dei giovani”, è il tema affrontato da Ariela Casartelli, vice-direttrice della Scuola IRS di Formazione e aggiornamento per il sociale, che ha scelto di porre l’attenzione su “Adolescenti e giovani fragili: dopo la pandemia una sfida per il Welfare”, e che si è confrontata con Luciano Squillaci, presidente della Federazione Italiana Comunità Terapeutiche (FICT), che ha scelto come titolo per il suo intervento “Tra relazioni negate e sogni interrotti, la risposta della comunità educante”. A Gianni Salis, direttore del distretto sanitario di Cagliari, il compito di moderare. Dopo una breve pausa, alle 11.30 si riprende con il terzo panel “I giovani tra isolamento virtuale e sociale”, affidato a due esperti quali Marco Crepaldi, presidente e fondatore dell’associazione nazionale Hikikomori Italia, impegnato a illustrare l’importanza della comunità nell’aiuto degli hikikomori (isolamento sociale giovanile)”, e di Matteo Lancini, docente al Dipartimento di Psicologia dell’Università Milano-Bicocca e alla Facoltà di Scienze della formazione dell’Università Cattolica di Milano, con una dissertazione su “Adolescenti in internet: tra nuove normalità, nuovi disagi e ritiro sociale”. A far dialogare i due relatori la giornalista Angela Iantosca, collaboratrice dal 2018 al progetto WeFree della comunità di San Patrignano dal 2018.

La seconda parte di “Aprire Orizzonti” alle 14.30, dopo la pausa per il pranzo, con il quarto panel intitolato “Quando è il corpo a parlare”, che vedrà dialogare fra loro Michela Marzano, professoressa ordinaria di filosofia morale all’università Paris Cité e romanziera, con l’intervento “Fame di amore e di riconoscimento”, e Leonardo Mendolicchio, direttore del reparto di Riabilitazione DCA dell’Ospedale “Giuseppe Piancavallo dell’Istituto Auxologico Italiano e collaboratore, fra gli altri, de “Lo Specchio” DCA Iglesias, con un intervento dal titolo “I disturbi alimentari come sfida sociale, culturale e sanitaria”. Moderazione dell’incontro affidata a Mauro Cibin, coordinatore scientifico del Centro Soranzo, a Venezia. L’ultimo panel, dal titolo “I giovani e la ricerca dell’equilibrio”, ha dato vita a un dibattito fra tre ospiti: Arianna Terrinoni, dirigente medico presso il reparto Emergenze psichiatriche in adolescenza del Policlinico Umberto I – Università Sapienza Roma (”Se l’orizzonte è piatto: le identità negate degli adolescenti”), Emanuela Roder, consulente presso il Servizio di Psicologia clinica e Psicoterapia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele Turro di Milano (“La regolazione delle emozioni in adolescenza: questioni cliniche e indicazioni terapeutiche”), e Cesare Maffei, professore ordinario di psicologia clinica presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano”; “I comportamenti disadattivi nell’adolescenza: dal processo evolutivo alla psicopatologia”). Moderazione a cura di Biagio Sciortino, presidente nazionale dell’Intercear (Coordinamento Nazionale dei Coordinamenti Regionali). Infine spazio per la discussione finale, i saluti e la somministrazione dei crediti ECM. L’evento è stato molto partecipato con l’iscrizione di oltre cento persone tra medici, psicologi, assistenti sociali, educatori e giornalisti, che al termine della giornata potranno acquisire anche i crediti formativi ECM richiesti dagli Ordini professionali per l’aggiornamento e la formazione continua. Come sottolinea Giovanna Grillo, la presidente di Casa Emmaus: «Ogni giorno il nostro lavoro osserva impotente le ambiguità profondissime che questa società ci fa vivere. Da un lato tutti esprimono la preoccupazione verso i giovani e la necessità di occuparsi delle loro difficoltà, dall’altra, nei fatti i servizi che si occupano di loro chiudono o non riescono a funzionare in modo ottimale. La prima cosa che i nostri giovani osservano è la nostra genuinità e coerenza, poi la nostra capacità di vederli e amarli. Per entrambe le cose ognuno di noi deve riconoscere il proprio fallimento educativo e impegnarsi perché ciò che si fa di bello e di buono venga protetto e fatto crescere. Questa conferenza vuole essere uno spazio di confronto per aiutarci in questo difficile obiettivo».

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