Sul palco Valerio Aprea, attore noto al grande pubblico per la serie cult Boris, per i monologhi di Propaganda Live su La7 e per film come Smetto quando voglio e Figli – quest’ultimo scritto da Mattia Torre – si misura per la prima volta con la scrittura pungente e “sovversiva” di Atzeni, scomparso prematuramente ma ancora tra le voci più originali della letteratura sarda contemporanea. Accanto a lui, la violinista e compositrice Adele Madau, autrice della colonna sonora originale, eseguita dal vivo.
Lo spettacolo, prodotto da 369gradi, sarà anticipato da un’anteprima venerdì 11 luglio alle 21.30 al Nuraghe Albucciu di Arzachena, in collaborazione con Demater, e replicato domenica 13 luglio alle 21.30 a Lo Quarter di Alghero, nell’ambito della rassegna Alghero Estate 2025.
In Città è una mise en lecture che raccoglie quattro racconti – Delirio Maschile, Storia della monaca, Caro Leonardo Sole e Destino Questurino – restituendo la cifra stilistica di Atzeni, tra realismo magico, umorismo caustico e una profonda malinconia esistenziale. Protagonisti di questa narrazione, personaggi “ai margini”, eccentrici ed emblematici, come Burriba, impiegato ribelle contro la noia quotidiana e il potere; Maddalena, figura femminile audace e controversa, sospesa tra spiritualità e sensualità; e ancora uomini in divisa, statue di legno e piante pensanti, in una vertigine narrativa tra sogno e realtà.
Un’occasione imperdibile per riscoprire l’universo letterario di Sergio Atzeni e per lasciarsi trasportare, tra musica e parola, nel cuore segreto della sua città bianca.
Per ulteriori informazioni:
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PRIMA NAZIONALE
La tournée nell’Isola:
venerdì 11 luglio – ore 21.30 – Nuraghe Albucciu – Arzachena – ANTEPRIMA
sabato 12 luglio – ore 20 – area archeologica di Nora (Pula) – PRIMA NAZIONALE
domenica 13 luglio – ore 21.30 – Lo Quarter – Alghero (per Alghero Estate)
Omaggio a Sergio Atzeni con “In Città” (produzione 369gradi) da “I Sogni della Città Bianca” (Il Maestrale), nell’interpretazione di Valerio Aprea – attore di teatro e cinema, volto noto del piccolo e del grande schermo grazie alla serie cult “Boris” e ai monologhi per Propaganda Live su La7, accanto a films come “Smetto quando voglio” di Sydney Sibilia e “Figli”, scritto da Mattia Torre e diretto da Giuseppe Bonito – che si confronta per la prima volta con lo stile ironico e “sovversivo” delle scrittore prematuramente scomparso. Viaggio tra atmosfere metropolitane, in una Cagliari immaginifica e surreale, “In Città” debutta in prima nazionale sabato 12 luglio alle 20 nell’area archeologica di Nora per il XLIII Festival “La Notte dei Poeti” organizzato dal CeDAC Sardegna, con un’anteprima venerdì 11 luglio alle 21.30 presso il Nuraghe Albucciu di Arzachena (in collaborazione con Demater) e una replica, domenica 13 luglio alle 21.30 a Lo Quarter di Alghero per Alghero Estate 2025 (sempre sotto le insegne del CeDAC). Una mise en lecture di quattro racconti – “Delirio Maschile”, “Storia della monaca”, “Caro Leonardo Sole” e “Destino Questurino” – che riflettono la poetica e lo stile caustico, tra cupo umorismo e una vena di malinconia, dell’autore dell’“Apologo del giudice bandito”, “Passavamo sulla terra leggeri” e “Il quinto passo è l’addio”.
Un’occasione per riscoprire le opere di Sergio Atzeni con un ideale itinerario nella “sua” Cagliari, avvolta nella luce abbacinante del Mediterraneo: Valerio Aprea, già apprezzato interprete di “Qui e Ora” e dei monologhi “In mezzo al mare” e “Gola” firmati da Mattia Torre, oltre alla recente nomination ai Nastri d’Argento per la serie “A casa tutti bene”, sulla suggestiva colonna sonora creata e eseguita dalla violinista, compositrice e performer Adele Madau, dà voce a personaggi stravaganti e “ai margini”. Tra gli “eroi” di una epopea urbana, Burriba, impiegato amareggiato e in rivolta contro la noia della routine e gli arbitri e l’arroganza del potere, accanto a Maddalena, “scandalosa” donna moderna con un’esistenza in bilico tra estasi mistica e piaceri terreni, tra le divagazioni su una ipotetica vita interiore delle piante, ispirate da una statua in legno di una quercia e le strane avventure di un uomo in divisa, tra sogno e realtà.
Per informazioni: www.lanottedeipoeti.it – www.cedacsardegna.it

COMUNICATO del 09.07.2025
Viaggio in una Cagliari onirica e fantastica con “In Città” (produzione 369gradi) da “I Sogni della Città Bianca” di Sergio Atzeni (Il Maestrale 2005 – nuova edizione 2025), con Valerio Aprea (voce narrante) e Adele Madau (violino) in cartellone in prima nazionale sabato 12 luglio alle 20 nell’area archeologica di Nora per il XLIII Festival “La Notte dei Poeti” organizzato dal CeDAC Sardegna, con un’anteprima venerdì 11 luglio alle 21.30 presso il Nuraghe Albucciu di Arzachena (in collaborazione con Deamater) e una replica, domenica 13 luglio alle 21.30 a Lo Quarter di Alghero per Alghero Estate 2025 (sempre sotto le insegne del CeDAC).
Omaggio all’intellettuale, scrittore e poeta, nonché giornalista, prematuramente scomparso nel 1995 nel mare di fronte a Carloforte, autore di romanzi come “Apologo del giudice bandito”, “Il figlio di Bakunìn”, “Passavamo sulla terra leggeri” e “Il quinto passo è l’addio”, accanto ai racconti come “Araj Dimoniu” e “Bellas Mariposas”, con le due raccolte de “I sogni della città bianca” e dei “Racconti con colonna sonora e altri in giallo”. Tra i suoi scritti in versi, “Quel maggio 1906 – Ballata per una rivolta cagliaritana”, “Due colori esistono al mondo, il verde è il secondo” e la silloge “Versus”, e poi ancora le “spigolature” letterarie di “Raccontar Fole”, “Si… otto!” e le “Fiabe Sarde” trascritte e reinventate insieme a Rossana Copez.
Artefice di una moderna mitologia sulle origine dell’Isola e narratore abilissimo e fecondo di storie stralunate e favole crudeli, Sergio Atzeni si conferma tra gli autori di spicco della letteratura italiana e sarda contemporanea, con una cifra immaginifica che spazia dai toni umoristici e feroci della satira alla pungente e divertita ironia, a una dimensione lirica e surreale. Ne “I sogni della città bianca” affiorano i differenti registri, tra una scrittura vertiginosa che si avventura nei labirinti della mente e del cuore umano, fino a svelare il lato oscuro e toccare le corde della più cupa malinconia, ma sa dar voce all’indignazione e trasfigurarsi in poesia, per precipitare altrove nell’invettiva. Una rara bravura mimetica consente all’artista di adattarsi agli umori e alle circostanze, come di sottolineare le stridenti contraddizioni e le tristi perversioni, fino immedesimarsi nella stanca e velleitaria ribellione di un’impiegato come nell’esistenza “scandalosa” di una donna che rinuncia alla tensione spirituale per abbandonarsi ai piaceri della carne, dalle riflessioni su un’ipotetica vita interiore delle piante alle divagazioni e i sogni a occhi aperti, tra antiche ambizioni e disincanto, di un uomo in divisa.
“In Città” rappresenta una sintesi della suggestiva antologia, con quattro racconti emblematici – “Delirio Maschile”, “Storia della monaca”, “Caro Leonardo Sole” e “Destino Questurino” – in cui emergono temi cari all’autore, da un certo gusto quasi goliardico per i falsi miti della virilità alla descrizione in forma di pettegolezzo della presunta sfrenatezza di una figlia e sorella “ingrata”, alla contemplazione di una scultura in legno che solletica la fantasia fino alla full immersion in una giornata qualunque nella routine di un agente di polizia.
Nell’incipit che regala anche un’esplorazione della città, attraverso lo sguardo del protagonista, “Delirio Maschile” ovvero la cronaca di una rivolta individuale (e segreta) contro la banalità e lo squallore dell’esistenza, in cui la distruzione dei simboli della onnipresenza dei mass media così come di un’autorità, ma anche uno sconvolgimento delle proprie abitudini con un netto rifiuto delle proprie debolezze si traducono nell’impresa tragicomica e grottesca di un novello (super)eroe… con un esito forse prevedibile che non inficia la forza catartica del gesto… e il gusto di sentirsi un Caino… «Purché, domattina, non ricominci l’emicrania».
Nella “Storia della monaca” il ritratto a tinte forti della defunta, di cui certo non si dovrebbe dir male, si trasforma in un monologo fiume contro colei che ha osato infrangere limiti e tabù, con scelte di vita estreme come il ritirarsi in un monastero ovvero convivere con uno straniero, dopo aver imposto alla famiglia duri sacrifici per pagarle gli studi e senza mai contribuire al bilancio salvo poi insediarsi nella casa della madre e dar prova anche fisica della sua inesauribile voracità, tanto da trasformarsi da fanciulla magrissima in una voluminosa matrona… una narrazione velenosa in cui affiora forse una punta di invidia se non di ammirazione, oltre al biasimo, per le sfrenatezze di quella sorella che fino alla fine è riuscita a farsi beffe della morale e della religione ma soprattutto delle aspettative altrui…
Riaffiora invece l’ombra di Pinocchio, il celebre burattino inventato da Carlo Collodi, in “Caro Leonardo Sole” – quasi una dedica all’insigne studioso, drammaturgo e poeta – in cui Sergio Atzeni trae spunto da una figura di legno, muta e immobile, per immaginarne le origini e il destino, partendo dalla quercia da cui è stata tratta, analizzandone i dettagli, come se improvvisamente potesse animarsi e impugnare magari una penna, invece di una vanga o un coltello, o di un fucile e cercando di coglierne lo sguardo obliquo, in cui si celano le intenzioni di un presunto artista… mentre affiorano eci di antichi amori all’ombra della veccia pianta… Ma in fondo, «Se c’è una qualità della legna di quercia secca, è di saper bruciare bene, crepitando. Anche le memorie, i ricordi, i sogni, la volontà, possono essere persi in fumo».
Infine “Destino Questurino” racconta pensieri e sensazioni del protagonista, le speranze sopite e le fantasticherie diurne e soprattutto notturne, che rompono lo schema di un’esistenza ordinata e forse ordinaria, in cui gli eventi si ripetono quasi sempre uguali secondo rituali prevedibili, gli arresti e gli interrogatori, le dichiarazioni mendaci, i silenzi e le mezze confessioni… mentre da un remoto passato affiorano gli echi di vaghe passioni e desideri dimenticati, per evadere finalmente da una stanca e soffocante routine per ritrovare la curiosità e la voglia di vivere, in un incrocio di sguardi, un sorriso, un ipotetico intrecciarsi di destini… forse solo un sogno a occhi aperti…
“In Città” compone un vivido affresco della “città bianca” e rappresenta un implicito invito a riscoprire la figura e le opere di Sergio Atzeni, il suo immenso talento e la sua capacità di restituire dignità e umanità agli ultimi, gli emarginati e gli invisibili, come agli spiriti inquieti e (spesso) solitari in transito tra le architetture imponenti e ricche di storia della rocca medioevale e il degrado delle periferie, tra scorci di cielo e mare nella capitale dell’Isola al centro del Mediterraneo.
«Il reading diventa un tributo poetico e civile, che celebra l’attualità della scrittura di Atzeni e il suo legame profondo con la Sardegna, nel segno della memoria e della vitalità letteraria» – si legge nella presentazione –. «Lo spettacolo è pensato come un omaggio sobrio ma potente, che rilancia il patrimonio narrativo di Sergio Atzeni a un nuovo pubblico, in occasione del trentennale della sua scomparsa».

GLI ALTRI APPUNTAMENTI: “HAMLET IN PURPLE” – VENERDI’ 11 LUGLIO
Tra le rovine dell’antica città sommersa – venerdì 11 luglio alle 20 – debutta in anteprima nazionale “Hamlet in Purple”, uno spettacolo di e con Valentino Mannias, tratto da “The Tragedy of Hamlet, Prince of Denmark” di William Shakespeare, con musiche originali e sound design di Luca Spanu, collaborazione de Is Mascareddas per il teatro di figura e disegno luci di Andrea Gallo, produzione Valentino Mannias e Bluemotion. Una pièce originale ispirata al dramma elisabettiano, incentrata sulla figura del giovane erede al trono, costretto a rivivere in eterno la sua storia: in un intrigante gioco metateatrale, un attore intento a studiare la parte si trasforma nel celebre personaggio mentre gli oggetti intorno si animano, come guidati da uno spettro. Sulla colonna sonora del polistrumentista e compositore Luca Spano, tra le melodie del liuto e il tintinnio di cristalli di un glass harp, Valentino Mannias (Premio Hystrio 2015 e Premio Ubu 2024 come miglior attore /performer under 35) incarna il malinconico principe danese, indeciso se impugnare le armi o subire i colpi dell’avversa fortuna. Il fantasma del padre assassinato chiede vendetta e Amleto, diviso tra l’affetto per la madre e l’amore per Ofelia, l’odio per l’usurpatore e il desiderio di quiete («morire, dormire… sognare forse») si spinge sull’orlo della follia: il viola è il colore del lutto, per la morte del teatro e per un cuore ferito davanti alle scandalose nozze dopo il funerale, in una sorta di sogno a occhi aperti tra verità e finzione.
LA PROSSIMA SETTIMANA
Il fascino della parola poetica – giovedì 17 luglio alle 20 – nell’incontro con Jonida Prifti, autrice di “Sorelle di confine” (Marco Saya Edizioni), nella rosa dei finalisti del Premio Strega Poesia 2025, promosso dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci e da Strega Alberti Benevento: sul palco di Nora approda la poetessa e performer albanese, che spazia tra la scrittura, la poesia sonora, la musica e le arti visive, con progetti come Acchiappashpirt assieme al musicista noise Stefano Di Trapani e il duo J A insieme con la cantautrice e producer Eva Geist, oltre a firmare album da solista come “Annia” (Maple Death Records) dall’omonimo poema ispirato a Appia Annia Regilla. In “Sorelle di confine”, Jonida Prifti disegna paesaggi dell’anima evocando storie emblematiche di vite in transito, in una moderna epopea, dove la natura è specchio di un’identità frammentata: «nebbia, dal fondovalle / detrito di un sole / eclisse indolente, prosciugarsi / in alba persa, allungo confini». Tra letture di versi e riflessioni sulla poesia contemporanea, Jonida Prifti dialoga con Gian Maria Annovi (Finalista al Premio Strega 2024 con “Discomparse”, edito da Aragno), nell’evento coordinato da Stefano Petrocchi (direttore della Fondazione Bellonci): una serata nel segno di Calliope per (ri)scoprire la forza evocativa delle rime, antiche e moderne, in cui emerge il nodo segreto e indissolubile tra fonetica e semantica, con le voci di due poeti che si alternano e ragionano insieme, offrendo ciascuno la propria personalissima visione della realtà.
Viaggio intorno al mondo, sul filo delle note – venerdì 18 luglio alle 20 – con “Arias / canti, cantos, cantileni e corde”, con tre raffinate interpreti come Cristina Renzetti, Daniela Spalletta e Francesca Corrias, provenienti rispettivamente dall’Abruzzo dalla Sicilia e dalla Sardegna, che portano con sé il ritmo e gli accenti delle loro lingue madri per incontrare le corde di Roberto Taufic, chitarrista e cantante nato in Honduras e cresciuto Brasile, trasferitosi in Italia negli Anni Novanta. Voci femminili si intrecciano, si alternano e si sovrappongono per costruire preziose armonie, in un concerto che spazia tra la musica colta e popolare di diverse regioni del mondo. Canzoni d’autore e brani tradizionali, per un’inedita antologia che scaturisce dall’incontro tra le tre artiste e dai differenti percorsi, tra classica e jazz, fino alla musica contemporanea: “Arias” – con un titolo che rimanda ai vertiginosi assoli del melodramma, in cui affiorano pensieri e passioni – è un progetto intrigante dove la musica si conferma linguaggio universale capace di toccare la mente e il cuore, senza confini né barriere. Il talento di Cristina Renzetti, apprezzata interprete della musica brasiliana, della cantautrice siciliana Daniela Spalletta e della cantante e compositrice sarda Francesca Corrias, tre artiste di spicco del panorama italiano e internazionale, si sposa con la chitarra virtuosa di Roberto Taufic per un concerto avvincente e indimenticabile.
Un’antica tragedia riletta con sensibilità contemporanea – sabato 19 luglio alle 20 – con “Antigone e i suoi fratelli” (produzione a.ArtistiAssociati, in collaborazione con Ass. cult. PoEM): tutta l’attualità del capolavoro di Sofocle nella mise en scène firmata da Gabriele Vacis, con scenofonia e ambienti a cura di Roberto Tarasco, per riscoprire lo spirito di ribellione contro gli arbitri del potere. Antigone, figlia di Edipo, sfida l’autorità del re Creonte per dare sepoltura al fratello Polinice, caduto davanti alle mura della città, infrangendo il divieto al prezzo della vita e rappresenta un simbolo della lotta in difesa dei diritti civili e della dignità dei popoli in nome della libertà. Una compagnia di giovani attori – PoEM / Potenziali Evocati Multimediali – si confronta con l’“Antigone” di Sofocle, ma anche con le “Fenicie” di Euripide dove emerge l’antagonismo tra i figli di Edipo, Eteocle e Polinice, in guerra per il trono: alla loro morte in un duello fratricida, si apre il conflitto tra la giustizia umana di Creonte e le leggi divine, cui si appella la giovane eroina, che impongono il rispetto della pietas.
«Antigone nel corso dei secoli, dei millenni, è stata il simbolo della rivoluzione ma anche della conservazione più oscurantista» – sottolinea Gabriele Vacis –. «Sono questo i classici, comprendono la cosa e il suo contrario, contengono i paradossi, sono specchi che riflettono gli sguardi di un’epoca».
Un duplice appuntamento fra danza e musica – domenica 20 luglio a partire dalle 19.30 nell’area archeologica di Nora – con “Hit Out” di Parini Secondo x Bienoise, una coreografia che trasforma il salto con la corda in una partitura fisica e sonora e (alle 20) “Tumbarinos in Dub” con Francesco Medda “Arrogalla” e i Tumbarinos de Gavoi.
Tra le vestigia del passato, nello spazio en plein air in riva al mare – domenica 20 luglio alle 19.30 – va in scena “Hit Out” di Parini Secondo x Bienoise, una performance di danza urbana con Sissj Bassani, Martina Piazzi, Camilla Neri e Francesca Pizzagalli, con musica e partitura di Alberto Ricca/Bienoise, voce di Sissj Bassani, costumi e intrecci di Giulia Pastorelli e corde di MarcRope Milano, produzione Parini Secondo e Associazione Culturale Nexus in co-produzione con TanzBozen/Bolzano Danza e Santarcangelo Festival.
«“Hit Out” è la versione agile e compatta di HIT, progetto coreografico e musicale in cui il salto della corda è utilizzato come elemento percussivo per manifestare i ritmi incarnati»: Parini Secondo e Bienoise mettono l’accento sul suono della corda, sviscerandone le possibilità timbriche. Nella pièce le quattro saltatrici eseguono «una partitura ritmica e insieme coreografica in cui single-under, side-swing e double-under sono sia elementi atletici che musicali: combinati a voce e suoni sintetici si armonizzano in una vera e propria HIT». Una performance suggestiva e quasi ipnotica, dove «il susseguirsi martellante dei colpi di corda rappresenta l’eco della ribellione contro quelle forze che ci vorrebbero immobili stese a terra con gli occhi chiusi».
Le sonorità contemporanee si sposano alle metriche incalzanti della musica popolare tra ritmi di danze e echi della festa – domenica 20 luglio alle 20 – con “Tumbarinos in Dub”, il nuovo progetto di Francesco Medda “Arrogalla”, compositore, performer e producer isolano che incontra i Tumbarinos de Gavoi, l’orchestra di musica tradizionale sarda composta da tumbarinos, flauti di canna, triangolo, tumborro e voci. «Un tentativo di unire in una intensa trama poliritmica multi-stratificata, l’elettronica, il dub, la musica popolare sarda e i suoni della natura» – spiega Francesco Medda “Arrogalla”, artista sonoro dalla cifra interessante e originale, con una miscela sofisticata di sonorità popolari sarde, tropicali e mediterranee che incontrano l’hip hop astratto e la musica contemporanea, il tutto elaborato attraverso il linguaggio del dub delle origini.
“Tumbarinos in Dub” propone un inedito connubio tra ritmi e voci senza tempo e musica elettronica, insieme ai suoni della natura, in un’unica e sorprendente partitura dove «interferenze elettroacustiche fanno capolino tra beat e balli sardi, sui quali si incastrano campioni e sintetizzatori». Un concerto affascinante per un ideale itinerario nel cuore dell’Isola, alla riscoperta della cultura e delle tradizioni, come degli strumenti antichi e della musica popolare reinterpretata in chiave contemporanea, tra i rimandi alla civiltà agro-pastorale e ai riti della festa, in particolare del Carnevale barbaricino e le infinite possibilità offerte dalle nuove tecnologie per il campionamento e l’elaborazione dei suoni, in un mix tra passato e futuro.
GLI ULTIMI APPUNTAMENTI
Una storia emblematica e crudele, sull’infanzia abbandonata e sul degrado della società – venerdì 25 luglio alle 20 – con “Ivan e i cani” di Hattie Naylor, nella traduzione di Monica Capuani, con Federica Rosellini, che firma anche sound design e regia e la voce registrata (in russo) di Laura Pasut, per un “a solo” tenero e disperato, di struggente e crudele bellezza.
Una vicenda drammatica, vista con gli occhi di un bambino, «nella Russia degli anni Novanta, la Russia poverissima di Boris Eltsin: la gente era così povera che i padri e le madri cominciarono a sbarazzarsi di quello che nelle case mangiava, beveva e aveva bisogno di cure. I primi a essere abbandonati furono i cani». Ivan, il protagonista, aveva appena quattro anni, quando è andato via di casa. Una “fuga” obbligata, da una situazione insostenibile: il compagno della madre, un uomo brutale, un etilista soggetto a scoppi d’ira e violenza, non prova nessun affetto per il piccolo, anzi manifestamente preferirebbe che sparisse, lo considera un intruso sgradito. E un giorno Ivan indossa un cappotto pesante, i guanti di lana, si mette in tasca due pacchetti di patatine ed esce per le strade di Mosca; ma trovare un posto per dormire non è facile, «fa freddo, la gente che gira sembra ti voglia sbranare, nessuno fa più l’elemosina, non c’è più spazio per la pietà». Fortunatamente, di fronte a quell’umanità smarrita esistono altre creature in grado di offrire rifugio e conforto: per Ivan la salvezza è rappresentata da una muta di cani randagi…
“Ivan e i cani” è «un canto d’anima intimo, personale, ma capace di raccontare, inaspettatamente, l’infanzia di tutti noi».
Finale in musica – domenica 27 luglio alle 20 – con “The Kings of Blues”: sul palco di Nora cinque artisti del calibro del pianista Kenny “Blues Boss” Wayne, il chitarrista, cantante, autore e produttore Vasti Jackson, il sassofonista Waldo Weathers, che per anni ha diviso il palco con James Brown e il bassista Russell Jackson e il batterista Tony Coleman, entrambi nella band di B.B. King, per un emozionante concerto all’insegna delle Blue Notes. Uno straordinario ensemble per riscoprire il ricco repertorio della musica nata nel Delta del Mississippi, con radici negli spirituals e nelle work songs, e rendere omaggio all’“anima nera” dell’America. Sul palco il leggendario Kenny “Blues Boss” Wayne (classe 1944), pianista, cantante e compositore di blues, boogie-woogie e jazz, all’attivo una lunga e intensa carriera e oltre dieci albums da solista, vincitore dello Juno Award nel 2006 per “Let It Loose”, accanto al chitarrista, cantante, compositore e produttore Vasti Jackson, che ha collaborato con Z. Z. Hill, Johnnie Taylor, Denise LaSalle, Little Milton, Bobby Bland e Katie Webster e con i Williams Brothers, i Jackson Southernaires e Daryl Coley, una nomination ai Grammy Awards per “The Soul of Jimmie Rodgers”. E ancora il sassofonista Sir Waldo Weathers membro della James Brown Band per più di quindici anni, oltre alle varie collaborazioni con The Nite-Liters, Charley Pride, Johnny Taylor e Phil Collins, e alle tournées con i Funk Circus e la Classical Soul Orchestra; e due musicisti della band di B.B. King, il bassista Russell Jackson, che dopo gli esordi con Otis Clay a Chicago, e le tournées con King, ha collaborato con il progetto Silent Partners e con vari artisti tra cui Buddy Guy, Matt “Guitar” Murphy, Willie Nelson, Kenny Wayne, Marshall Lawrence e Sunny Fournier e il batterista Tony Coleman, che nel corso della sua carriera ha suonato, oltre che con B.B. King, con Otis Clay e O.V. Wright, e con Johnnie Taylor, Albert King, la Bobby Blue Band e con il re del funky James Brown.

Il XLIII Festival “La Notte dei Poeti” è organizzato dal CeDAC / Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna con il patrocinio e il sostegno del MiC / Ministero della Cultura, dell’Assessorato del Turismo, Artigianato e Commercio della Regione Autonoma della Sardegna e del Comune di Pula, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Cagliari e le Province di Oristano e Sud Sardegna, e con il contributo della Fondazione di Sardegna.
INFO & PREZZI
“Hamlet in Purple” – 11 luglio
biglietti: posto unico 7 euro
“Paul McCartney e i Beatles / Due Leggende” – 5 luglio
“In Città” – 12 luglio
“Arias” – 18 luglio
“Antigone e i suoi fratelli” – 19 luglio
biglietti: intero 20 euro – ridotto residenti Pula 12 euro
“Il romanzo della Bibbia” – 6 luglio e “The Kings of Blues” – 27 luglio
biglietti: intero 25 euro – ridotto residenti Pula 12 euro
“Hit Out” + Tumbarinos in Dub” – 20 luglio
“Ivan e i cani” – 25 luglio
biglietti: intero 15 euro – ridotto residenti Pula 12 euro
info e prevendite:
Pula – Infopoint
Biglietteria CeDAC / Teatro Massimo di Cagliari: [email protected] – cell. 3454894565 – www.cedacsardegna.it
BoxOffice Sardegna – viale Regina Margherita n. 43 – Cagliari
prevendite online – www.vivaticket.com

In Città
da I Sogni della Città Bianca
di Sergio Atzeni
con Valerio Aprea (voce narrante)
e con Adele Madau (violino)
produzione 369gradi
Valerio Aprea legge Sergio Atzeni – Omaggio per i trent’anni dalla scomparsa
A trent’anni dalla scomparsa di Sergio Atzeni, uno degli scrittori più visionari e intensi della letteratura italiana del secondo Novecento, Valerio Aprea dà voce a un reading dedicato a “I racconti della città bianca”, ultima opera dell’autore, pubblicata postuma nel 1995 e riproposta quest’anno in una nuova edizione curata da Il Maestrale.
La raccolta compone un mosaico di narrazioni ambientate in una Cagliari mitica e trasfigurata: una “città bianca” dove il tempo è sospeso e la realtà si fonde con la leggenda. I racconti sono abitati da personaggi marginali, visionari, poetici, che parlano una lingua ibrida e musicale, capace di mescolare italiano, sardo e invenzione narrativa. Un affresco urbano e mediterraneo che restituisce tutta la forza lirica e sociale dello sguardo di Atzeni.
Con la sua voce profonda e la sua sensibilità interpretativa, Valerio Aprea attraversa questo universo narrativo restituendogli corpo e ritmo. Il reading diventa così un tributo poetico e civile, che celebra l’attualità della scrittura di Atzeni e il suo legame profondo con la Sardegna, nel segno della memoria e della vitalità letteraria.
Lo spettacolo è pensato come un omaggio sobrio ma potente, che rilancia il patrimonio narrativo di Sergio Atzeni a un nuovo pubblico, in occasione del trentennale della sua scomparsa e della rinnovata attenzione editoriale per la sua opera.
I racconti:
Delirio Maschile
Storia della monaca
Caro Leonardo Sole
Destino Questurino
I PROTAGONISTI
Valerio Aprea è attore di teatro, cinema e tv. E’ uno dei tre sceneggiatori de ‘Gli occhi del cuore’ nella serie tv ‘Boris’ del trio Torre-Ciarrapico-Vendruscolo e nell’omonimo film. E’ uno dei due latinisti nella saga cinematografica ‘Smetto quando voglio’ di Sydney Sibilia, ruolo che gli vale la candidatura ai David di Donatello 2014. In teatro il lungo sodalizio con Mattia Torre: dal primo monologo ‘In mezzo al mare’ del 2003, passando per ‘Gola e altri pezzi brevi’ del 2012, fino a ‘Qui e ora’ del 2013 tutti trasmessi su Rai3 e Raiplay all’interno dei ‘Sei pezzi facili’ per la regia televisiva di Paolo Sorrentino. Dal 2020 è nel cast di ‘Propaganda live’ su La7 con i monologhi di Torre prima e Marco Dambrosio in arte Makkox poi, questi ultimi raccolti nel volume ‘Il vero problema di questo paese’ edito da Solferino. Su Sky è tra i protagonisti della serie ‘A casa tutti bene’ scritta e diretta da Gabriele Muccino per la quale riceve la candidatura ai Nastri d’Argento 2022. È attualmente in scena con gli spettacoli ‘Lapocalisse’ scritto insieme a Makkox e ‘Il giorno in cui mio padre mi ha insegnato ad andare in bicicletta’ di Sandro Bonvissuto.
In occasione dei 30 anni dalla morte di Sergio Atzeni (1985), viene messa in scena in forma di lettura una selezione tratta dal libro “I Sogni della Città Bianca”. Quattro racconti rappresentativi dello spirito caustico, a volte irriverente, e sicuramente pungente di uno degli Autori più amati in Sardegna
Adele Madau, è una violinista, cuoca, improvvisatrice e performer nata in Sardegna. Spazia dalla musica sperimentale al rock, dalla classica al jazz. Compone musiche di scena per compagnie di danza e coreografi come Cornelia Wildisen, Ornella D’Agostino, Terry Weykel, Giacomo Calabrese, Gabriella Maiorino, Caterina Inesi, Vero Cendoya, Sol Picò. Ha suonato con musicisti come Bruno Tommaso, Giancarlo Schiaffini, Maria Pia De Vito, Rita Marcotulli, Michel Godard, Gianluigi Trovesi, Ettore Fioravanti, Victor Nubla, Alessandro Olla,Tim Hodginkson, Eugenio Colombo, Mireia Tejero, Mariona Sagarra e nella band di Lucio Dalla per il tour “Canzoni”.
Nel 1998 fonda il Myonn Project Group, nel 2000 entra a far parte della compagnia internazionale Teatro de los Sentidos diretta da Enrique Vargas, nel 2001 collabora con la compagnia teatrale partenopea Le Nuvole, per la quale compone le musiche di “Piede Nero”, e fonda il duo Oiamamma.
Nel 2005 partecipa al Jazz Expo’ di Cagliari e al Festival Lem di Barcellona e compone le musiche per lo spettacolo “Thiof & Gazelle”, realizzato per la TV satellitare “Cult” e portato in tournèe in Senegal. Nel 2006 crea il festival “Picnic & arts” di Artena dedicato all’arte sperimentale e partecipa al festival Time in Jazz di Berchidda con il collettivo di musica sperimentale MOEX e la partecipazione di Paolo Fresu.
Nel 2008 forma un duo con la danzatrice catalana Vero Cendoya con la quale vince il concorso coreografico Balla Balla Rodoreda con la performance “El Jardin” cui segue “The Quiz”.
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Valentino Mannias – Bluemotion
Hamlet in Purple
da “The Tragedy of Hamlet, Prince of Denmark” di William Shakespeare
con Valentino Mannias e Luca Spanu
traduzione e drammaturgia Valentino Mannias
musiche originali e sound design Luca Spanu
collaborazione teatro di figura Is Mascareddas
light designer Andrea Gallo
regia Valentino Mannias
produzione Valentino Mannias – Bluemotion
«Amleto sei tu, strozzato dai mille soprusi, incapace di fermare una guerra, inetto ad amare».
Un attore nel suo camerino fa memoria della tragedia shakespeariana. Dopo il “chi è di scena”, però, accade qualcosa di strano: luci, rumori, una marionetta e dei burattini sembrano gradualmente prendere vita come sotto l’influsso di uno spettro. Insieme ad un musicista che suona i cristalli, l’interprete scivola così nelle vesti del principe di Danimarca, che rivive la sua storia riprendendone coscienza con la propria morte:
«Absent thee from felicity awhile,/
And in this harsh world draw thy breath in pain/
To tell my story.»
(Rinuncia per un po’ alla beatitudine/ E in questo mondo odioso tu sospira/ Per recitare ancora la mia storia)
William Shakespeare – Hamlet, Atto V, scena II
NOTA MUSICALE
Il suono, talvolta organizzato in musica, funge da attore che interpreta l’invisibile, l’aldilà, la dimensione occulta, e nell’ombra agisce in modo diretto sulla scena e sul pubblico. Mentre il liuto trasporta l’orecchio verso un contesto rinascimentale, il “cristallofono” (“glass harp”, “musical glasses”, o “ghost fiddle”) seduce con un suono ipnotico intriso di mistero, considerato causa di follia nel ‘700.
NOTA DI COLORE
Portare il viola in teatro è come vestire a lutto. Richiama il colore della Quaresima, periodo nel quale, nel Medioevo, gli attori non si potevano esibire. Ancora oggi è una tradizione molto sentita, al pari del rituale “merda merda merda” prima degli spettacoli. Se vestire a lutto in un giorno di festa suscita lo scandalo, come fa Amleto al matrimonio di sua madre con suo zio per ricordare la morte del padre assassinato, vestire di viola in scena ricorda la morte del teatro alle sue nozze infauste con l’intrattenimento di nicchia. Il conflitto scaturito dalla rottura di forma e consuetudini, avvicina così il pubblico a una corte cinquecentesca da “Il libro del Cortegiano”, in un gioco che permette all’interprete di sentirsi di casa ad Elsinore.
Viola come la droga dei bambini
Come acerbo terrore del sentire
Viola come il volto di chi muore
O i paramenti sacri in penitenza
Viola come un sole in declino
Come un veleno o il fiore del pensiero
In cui Laerte augura a Ofelia di rinascere
Durata: 75 minuti
I PROTAGONISTI
VALENTINO MANNIAS
Valentino Mannias è un attore, autore e regista sardo. Dopo gli studi al liceo si trasferisce a Milano dove nel 2013 porta a termine il suo percorso di formazione all’accademia d’arte drammatica Paolo Grassi. Nel 2015 vince il premio Hystrio alla vocazione come miglior attore dopo il quale si concentra anche sulla sua attività di autore e regista. Nel 2018 viene selezionato per partecipare all’École des Maîtres, il prestigioso laboratorio internazionale e itinerante di approfondimento teatrale. Nello stesso anno vince il premio Franco Enriquez con lo spettacolo l’Avvoltoio e nel 2024 vince il premio Ubu come miglior attore italiano under 35. Ultimamente prosegue il suo percorso artistico anche in campo cinematografico come protagonista di una serie in uscita su Netflix prossimamente.
LUCA SPANU
Luca Spanu è un musicista e compositore sardo. Inizia a dedicarsi alla musica all’età di 11 anni attraverso lo studio della chitarra. Dopo aver frequentato vari ensemble, si avvicina al mondo del teatro. Qui scopre che ciò che lo appassiona di più è scrivere musica ed esplorare il suo rapporto con la parola, con l’immagine e con le persone, e trova modo di sperimentare anche nell’ambito del sound design. Inizia così ad occuparsi professionalmente di composizione, arrangiamento e sound design per il teatro di prosa. L’essere polistrumentista nasce dalla necessità di cercare il suono desiderato, e, soprattutto, dal bisogno di esplorare continuamente diversi modi di pensare la musica. Ha studiato al Conservatorio di Cagliari, dove ha conseguito il Diploma Accademico di primo livello in chitarra. Attualmente vive in Sardegna, insegna chitarra e compone musica per teatro, radio, e cinema.
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