Il Studio Museum di Harlem, pur non essendo il più grande o il più completo dei musei di New York, si distingue per la sua dedizione agli artisti di origine africana fin dalla sua apertura nel 1968. L’istituzione ha inaugurato la sua nuova sede, progettata da Adjaye Associates con un investimento di 160 milioni di dollari, aprendo al pubblico il 15 novembre.
La nuova sede del museo, dopo una chiusura di sette anni, offre più spazio espositivo per la sua collezione, che include opere come il primo dipinto di Basquiat acquisito nel 2023.
Tra le opere esposte spicca **Lauren Halsey, yes we’re open and yes we’re black owned, 2021**, una scultura cubica con testo che allude alla proprietà nera di idee e spazi, in linea con la missione del museo.
Anche **William T. Williams, Trane, 1969**, è presente nella collezione. Williams, che propose il programma di residenza del museo nel 1968, è rappresentato da quest’opera astratta influenzata dal sassofonista jazz John Coltrane.
**Kerry James Marshall, Silence Is Golden, 1986**, un classico del Studio Museum, riflette sull’invisibilità delle persone nere, ispirato dal romanzo Invisible Man di Ralph Ellison.
**Malvin Gray Johnson, Swing Low, Sweet Chariot, 1928–29**, artista di spicco dell’Harlem Renaissance, combina il modernismo europeo con la spiritualità nera.
**Barkley L. Hendricks, Lawdy Mama, 1969**, ritrae Kathy Williams con un afro simile a un’aureola, su uno sfondo dorato che ricorda le icone religiose.
**Camille Norment, Untitled (heliotrope), 2025**, una nuova commissione, presenta tubi di ottone e fili, accompagnati da suoni di voci che evocano un “coro” di cantanti invisibili.
**Faith Ringgold, Echoes of Harlem, 1980**, una trapunta con ritratti di residenti di Harlem, segna un momento di transizione nella carriera e nella vita personale dell’artista.
**Howardena Pindell, Autobiography: Scapegoat, 1990**, riflette sulle dinamiche complesse affrontate da Pindell come donna nera nel mondo dell’arte.
**Ranti Bam, Ifa 3, 2024**, una scultura in argilla dell’artista nigeriana, esplora il concetto di “divinazione” attraverso una forma che ricorda un torso umano.
**Carrie Mae Weems, Untitled (Black Love), 1999/2001**, un trittico fotografico che suggerisce una seduzione e una relazione romantica.
**Georges Liautaud, Maitre au Bois, n.d.**, scultore haitiano in metallo, rappresenta una figura folkloristica caraibica che protegge la foresta.
**Maren Hassinger, In a Quiet Place, 1985**, un’installazione con corde sfilacciate che evocano una foresta spoglia.
**Tony Cokes, Evil.13.5 (4 OE), 2022**, un video che utilizza testi di Okwui Enwezor, curatore che ha promosso artisti africani, asiatici e latinoamericani.
13 Masterpieces to See at the Newly Reopened Studio Museum in Harlem
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