La presentazione del libro e i suoi ospiti.

“BAUDRA’. COSA CI TOGLIE LA GUERRA E COSA NON PUÒ TOGLIERE”, IL MEMORIALE DI LUCIO LEVI

Nel tardo pomeriggio del 23 gennaio, il Circolo dei Lettori di Torino ha ospitato la presentazione del libro “Baudrà. Cosa ci toglie la guerra e cosa non può togliere”, scritto dal saggista e memorialista Lucio Levi ed edito da Guida Editori. A pochi giorni dal 27 gennaio, data in cui ricorre la liberazione da Auschwitz, e nell’ambito della Giornata della Memoria, la discussione ha visto la partecipazione di Alessandro Cavalli, Mario Calvo Platero e Antonio Padoa Schioppa.

L’evento commemorativo è iniziato con la citazione che conclude l’opera in questione: “La ricerca della pace è stata la mia inseparabile compagna di viaggio di tutta la vita”. Federalista nato a Torino ma di origine ebraica, Lucio Levi inizia la sua autobiografia nel 2015, quando gli viene chiesto di fare un resoconto della guerra a cui ha assistito con i suoi occhi: così, inizia a compilare due pagine di appunti che, col tempo, si sono trasformate in un vero e proprio libro, la cui genesi è mossa dalla necessità di testimoniare la propria esperienza di guerra, come egli stesso ha affermato al termine dell’incontro di ieri. Nato nel 1938 a Torino, lo scrittore costruisce il tema principale, quindi, intorno alla sua infanzia, trascorsa durante la Seconda guerra mondiale in “esilio” con la sua famiglia nel territorio delle Langhe, in particolar modo a Baudrà, paesino sconosciuto nel cuneese che dà il titolo al testo.

Il primo relatore a intervenire è stato l’editorialista di Repubblica Mario Calvo Platero, il quale, la famiglia di Levi, l’ha conosciuta per davvero: nato a Tripoli nel 1954, Platero scappa, ancora bambino, dalla sua città natale, bombardata dalla guerra libica, insieme ai genitori per recarsi in Piemonte, ivi i Levi accolgono loro nella casa sottostante la loro. Platero giudica il testo dell’amico commovente e letterario, necessitante di essere letto nelle scuole, dove certi contesti personali e dotti non sono conosciuti: molto utile, per i ragazzi d’oggi, sarebbe leggere “Baudrà” anche per via dei vari riferimenti letterari classici (Levi cita, ad esempio, Virgilio), oltre che per le numerose analogie con la situazione che da un anno affligge l’Ucraina. “Non è solo un racconto personale, ma di un’esperienza universale. Il libro recupera la tradizione orale e dimostra la dedizione dei contadini al loro lavoro e ai loro valori. Spesso, si pensa che la lingua contadina sia più povera di quella cittadina, ma non lo è perché deve fare i conti con la lunga esperienza degli stessi contadini” – ha aggiunto.

Successivamente, è intervenuto il professor Alessandro Cavalli, il quale si è soffermato, inizialmente, sul fatto che “Baudrà” sia un libro da leggere e non da raccontare: “Parla di vita, di un’adolescenza, di un’infanzia passata nelle Langhe in un modo agricolo e in un’epoca di forti cambiamenti sociali. Quella mia e di Levi” – ha proseguito – “è l’ultima generazione che possiede ricordi di guerra e che l’ha vissuta schermati dalla presenza dei propri genitori”. Difatti, l’opera è fortemente memorialistica, basati sui ricordi che Levi ha di sé, di Baudrà, della sua famiglia, della guerra, e delle persone che lo circondavano quotidianamente; un bel lavoro mentale se si considera l’età (85 anni) di chi l’ha composta. Ma qual è il valore dei ricordi? Il dottor Cavalli ha specificato che tutti i ricordi sono selezionati, selettivi, perché la mente non può recuperare tutto, quindi ciò che ricordiamo è semplicemente ciò che non abbiamo dimenticato, e rimembrare ciò che ci serve a capire il presente e il futuro.

È seguito a Cavalli il giurista e storico Antonio Padoa Schioppa, anch’egli discendente da famiglia di origine ebraica, motivo per cui fu costretto a scappare dalla sua città e a rifugiarsi in un paesino della campagna ligure. Schioppa ha fatto leva sulla presenza, all’interno di “Baudrà”, di vari livelli testuali: il primo è costituito dal racconto dei primi sette anni di vita di Levi, una giovinezza abbastanza felice trascorsa tra contadini e fienili in un contesto rurale in cui ognuno, in quel periodo storico, o ci nasceva o ci si rifugiava per sottrarsi alle persecuzioni razziali; il secondo piano, invece, si concentra sulla famiglia Levi e sul fatto che tutti, in paese, sapevano della loro natura ebraica ma nessuno osava dirne parola. “Nel libro, ci sono riflessioni che non si possono fare prima dei sette anni di età, ma che sono maturate dalla saggezza di una vita” – ha aggiunto Schioppa – “Lucio si è sempre dedicato all’identità di un’Unione Europea unita per la pace nel mondo, ma solo l’orrore di una guerra poteva renderla una soluzione concreta. Ha devolto la sua vita a una causa nobile; infatti, ciò che troviamo in Baudrà è proprio un resoconto dei suoi anni passati.

 

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