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Brahim Diaz: il calciatore guida l’immigrazione nel calcio africano

A Rabat, durante gli ottavi di finale di Coppa d’Africa tra Marocco e Tanzania, Brahim Díaz ha segnato un gol decisivo al 64′, portando la sua squadra al turno successivo. L’evento ha scatenato scene di gioia tra i tifosi marocchini.

La rete di Díaz è stata celebrata con cori in arabo e francese, che esprimevano rispetto e sostegno per il giocatore. La stella del Real Madrid, Brahim Abdelkader Diaz, ha scelto di rappresentare il Marocco, paese d’origine del padre, anziché la Spagna, dove è nato e cresciuto.

L’allenatore marocchino Walid Regragui ha dichiarato in un’intervista ad Aprile 2025, che Díaz avrebbe potuto giocare per la Spagna, ma ha optato per il Marocco, nonostante fosse in forma al Real Madrid e considerato per la nazionale spagnola.

La scelta di rappresentare un paese diverso da quello di nascita può essere un modo per riscoprire le proprie radici e la propria identità. Molti genitori africani che emigrano in Europa si trovano a dover assimilarsi alla cultura locale, ma la decisione di Díaz gli ha permesso di riscoprire il paese d’origine del padre e di imparare la lingua araba marocchina.

Anche altri calciatori hanno fatto scelte simili, come Ademola Lookman, che ha optato per la Nigeria a 25 anni. Questo fenomeno, unito alla crescente competitività delle nazionali africane, rappresenta una sorta di “migrazione di ritorno” nel calcio.

Il Marocco stesso è un esempio di questa tendenza, con giocatori come Achraf Hakimi e Kemzuddin Talbi che hanno scelto di rappresentare il paese. Un altro caso è quello di Ibrahim Maza, nato in Germania da padre algerino e madre vietnamita, che ha scelto l’Algeria influenzato da ragioni emotive e cercando di esprimersi in arabo nelle interviste.

Anche Ibrahim Mbaye, promessa del Paris Saint-Germain, ha optato per il Senegal, paese natale del padre, nonostante avesse giocato per le nazionali giovanili francesi. Questa scelta sta aprendo la strada ad altre stelle emergenti e contribuendo ad aumentare la competitività delle squadre nazionali africane.

Si ritiene che la differenza tra le squadre africane e quelle europee o sudamericane non sia dovuta alla scarsa qualità dei giocatori, ma piuttosto alle risorse e alle opportunità che storicamente sono state negate al continente africano.

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