TUVALU: RICHIESTA DI UN TRATTATO DI NON PROLIFERAZIONE DEI COMBUSTIBILI FOSSILI

Il cambiamento climatico sta sommergendo le isole del Pacifico. La dipendenza del mondo da petrolio, gas e carbone rischia di far sparire le terre del Pacifico in mari sempre più caldi, un centimetro alla volta.

Kausea Natano, Primo Ministro di Tuvalu è intervenuto al vertice sul clima in Egitto per un nuovo trattato globale che liberi le isole del Pacifico dai combustibili fossili e per aiutare le nazioni più vulnerabili ad affrontare la devastazione climatica.

Il Primo Ministro chiede ai leader mondiali di aderire a questo trattato di non proliferazione dei combustibili fossili. È importante che le nazioni più vulnerabili ricevano fondi, che attendono da tempo, che sono necessarie per far fronte alle perdite e ai danni causati dai disastri climatici.

Queste isole si trovano a solo pochi metri sul mare, con le inondazioni, anche il sale si deposita sul terreno e questo riduce i raccolti e la vegetazione. Il Primo ministro ha descritto lo scenario ormai inevitabile ossia la paura che queste isole cesseranno di esistere. È importante che si stabilisca fin da subito che cosa avverrà quando gli atolli del Pacifico scompariranno e si chiede un accordo per il trasferimento degli abitanti in altri Stati.

Il futuro di Tuvalu è, infatti, al centro della discussione della conferenza Cop27 che si svolge dal 6 al 18 novembre 22 a Sharm El Sheikh, in Egitto. Purtroppo, però, i precedenti non raccontano nulla di buono in quanto nel 2009, alla conferenza sul clima di Copenaghen, i delegati di Tuvalu lanciarono il primo appello internazionale all’Onu, chiedendo di ridurre le emissioni di gas serra. Da allora la concentrazione di COin atmosfera è aumentata. E alla Cop26 dello scorso anno le nazioni ricche hanno respinto le proposte dei Paesi in via di sviluppo che chiedevano una nuova modalità per affrontare perdite e costi causati dalla crisi climatica.

Il trattato proposto dal primo ministro sarebbe il primo al mondo contro fossili e cambiamenti climatici, il testo vincola i paesi firmatari a bloccare ogni nuova estrazione di combustibili fossili, azzerare i sussidi e a garantire accesso universale all’energia pulita entro il 2030. È un testo che può sembrare utopistico perché è un trattato che difficilmente verrà accolto positivamente dalle nazioni più industriali e dai grandi inquinatori, ma l’obiettivo è quello di mandare un forte segnale a mercati, governi e società di tutto il mondo comunicando che la fine dei combustibili fossili è vicina e le Isole del Pacifico agiscono non come vittime del climate change ma come agenti di cambiamento.

Sfortunatamente per il primo ministro al momento non hanno sortito un grande risultato nemmeno durante la Cop27 da parte di nessun grande emettitore. L’invito ad oggi, però, è stato sostenuto dal Vaticano, dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e da una rete di sindaci tra i quali quello di Londra, Sadiq Khan.

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