Il rosso, simbolo della violenza contro le donne

25 novembre tra ipocrisia e giustificazionismo

“Non piangete le donne morte, piangete quelle vive”, così Valeria Fonte, attivista e autrice di “Ne uccide più la lingua” pubblicato quest’anno da DeAgostini nel suo intervento da brividi per Tedx.

Il 25 novembre, la giornata contro la violenza sulle donne, è evento sinonimo dell’ipocrisia generale verso una questione spinosa e problematica. Palazzo Chigi si è colorato di rosso quando ogni giorno, migliaia di donne subiscono molestie e altre forme di violenza, mai prevenibili e difficilissime da denunciare in uno stato in cui le priorità sono sempre altre. La domanda sorge spontanea, siamo mai andati oltre a giustificazioni banali di una violenza quasi sistemica? Abbiamo finalmente superato la consuetudine di dire: “eh fai attenzione, c’è gente strana in giro” oppure il classico “copriti se sei da sola e cerca di difenderti”?

Ve lo dico io: no. Che poi, principalmente, chi è quella “gente strana in giro”? E da chi mi devo “difendere” quando la violenza non è solo per le strade, ma nelle case e nelle famiglie, sui social, in televisione, a scuola. Come mi difendo se la violenza verso il genere femminile è radicata nella cultura e nel sistema di un paese cieco di fronte alla costante e penetrante brutalità a cui sono esposte le donne che ne fanno parte? La scuola, quello che dovrebbe essere il caposaldo di una nazione, portatrice di valori giusti, di uguaglianza e promotrice di cultura, è il primo luogo in cui una bambina incontra il sessismo, la violenza. Il dress-code insensato e restrittivo in maniera assurda verso le ragazze, permissivo e libero per i ragazzi, ma perché? “Perché le spalle scoperte distraggono” e dodici anni si diventa già oggetto sessualizzabile, anzi, si viene sessualizzate da chi dovrebbe guidarci verso la crescita, da qualcuno con il triplo se non il quadruplo della nostra età. Questa è violenza: cristallizzata nelle nostre istituzioni e nei nostri usi; da qui il titolo, 25 novembre, tra ipocrisia e giustificazionismo, perché anche questa giornata, che sarebbe utile per riflettere sulla società di cui facciamo parte, diventa un mero strumento, abusato da politici per acquisire consenso e da altri per vendere.

Si tende ad utilizzare la frase: “e se fosse tua figlia o tua sorella?” Perché bisogna sempre essere un qualcuno per un uomo, legate ad una figura maschile altrimenti non si ha un valore, altrimenti perché dovrebbero non farlo? Non per umanità o decenza, solo per il fatto che di rappresentare un legame affettivo con un uomo. Creiamo costrutti assurdi per giustificare qualcosa di ingiustificabile, che però non ci è mai stato insegnato: a scuola mica ce lo insegnano, è più importante umiliare una ragazzina con una maglia scollata o la pancia di fuori, che accennare un discorso sui comportamenti violenti del sessismo quotidiano.

Basta feste, basta fiori, basta post su qualsiasi social media con frasi fatte e scontate contro la violenza sulle donne, perché i femminicidi, le violenze domestiche, gli stupri, le molestie, le violenze psicologiche aumentano costantemente.

Il numero anti-violenza e stalking, il 1522, è gratuito e attivo 24 ore su 24, è disponibile il sito online: www.1522.eu e sui siti delle varie regioni sono disponibili gli elenchi dei centri antiviolenza.

Ogni giorno, forza.

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2023-03-15

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