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Georgiani: molecole, non atomi. Viaggio a Tbilisi.

Tbilisi, Georgia – La capitale georgiana è al centro di un acceso dibattito sullo sviluppo urbano e sulla coesione sociale. La rapida espansione edilizia, la percezione di un sistema legale inefficace e la persistenza di legami sociali pre-nazionali stanno plasmando il volto della città e le dinamiche della sua società.

A Tbilisi si assiste a una trasformazione urbana significativa, caratterizzata da una crescita edilizia che sta progressivamente riducendo gli spazi pubblici. L’espansione degli appartamenti con verande sui balconi ha portato alla riduzione dei cortili e alla scomparsa dei marciapiedi. In alcuni casi, le autorità cittadine sono intervenute, ma spesso sono state concesse proroghe. Attualmente, anche gli spazi aperti tra gli edifici stanno scomparendo a causa della costruzione di grattacieli. William Edward David Allen aveva già descritto questa “irresponsabilità estetica” nella sua opera “Storia dei popoli georgiani” del 1932.

Secondo alcuni liberali georgiani, lo Stato è percepito come un’istituzione coercitiva che limita la spontaneità e trasforma i cittadini in soggetti non sociali. Tuttavia, l’assenza di uno Stato e di un sistema legale funzionale porterebbe a una situazione definita come “Bellum omnium contra omnes”, ovvero la guerra di tutti contro tutti.

La società georgiana è descritta come divisa, con i georgiani percepiti come “molecole, non atomi”, che esistono solo in relazione agli altri all’interno di gruppi dinamici. Queste relazioni si basano su legami personali, simili a legami feudali. Ad esempio, un vicino di Tbilisi tenderebbe a rivolgersi all’artigiano della porta accanto per riparare la propria casa, privilegiando il legame personale rispetto alla competenza o al costo.

La mancanza di fiducia nello Stato, storicamente percepito come una struttura di potenze straniere, ha portato alla creazione di reti di relazioni personali. Anche sotto il dominio sovietico, il lavoro delle forze dell’ordine era considerato umile e i georgiani si considerano guardiani dell’ordine mondiale.

Questo modello di comportamento persistette anche sotto il dominio sovietico. Pertanto, il lavoro delle forze dell’ordine in Georgia era considerato umile. I georgiani culturalmente consapevoli sono ancora orgogliosi del fatto che questa professione non abbia un vero nome georgiano, ma solo prestiti linguistici. Ogni georgiano si considera un guardiano personale dell’ordine mondiale da lui definito e deve essere immediatamente coinvolto nella sua preservazione, altrimenti il ​​mondo andrà in pezzi.

La società continua a essere in guerra su piccola scala, con regolamenti e leggi ignorati. Le espressioni evidenti di questa guerra civile molecolare sono i contratti commerciali esorbitanti, il traffico non regolamentato o la costruzione abusiva e indisciplinata di alloggi su suolo pubblico. Se le regole non vengono prese in considerazione, ogni cambiamento politico diventa un inganno. Lo spettacolo cambia per intrattenere il pubblico, ma l’essenza rimane la stessa. Vige la legge dei deboli, non la forza della legge.

Il fisico nucleare mingreliano Emsar Chuwicha, che ha paragonato il mondo degli stati a uno stato collettivo della materia, ha spiegato che lo stato georgiano non è un cristallo, ma un gas.

Secondo lo slogan bolscevico di Lenin, “Chi è chi?”, la società georgiana è caratterizzata da un’intensità di conflitto nella vita politica del paese. I continui scontri tra vari gruppi, come gli Svyadisti, gli Shevarnadisti, i Rivoluzionari della Rosa, i Georgian Dreamers e i Myshisti, hanno portato a violenze e scontri armati, principalmente nella capitale.

Alla Georgia manca la coesione nazionale e la solidarietà sociale descritta da Ibn Khaldun come “asabija”. I tentativi di creare una moderna coesione nazionale o sociale sono spesso falliti a causa del clientelismo. Le ONG internazionali che operano nel paese svolgono anche la funzione di “patroni”, sostenendo le loro famiglie e i loro amici.

Inoltre, la questione ambientale è problematica. La mancanza di raccolta differenziata dei rifiuti e la presenza di discariche abusive in zone non turistiche sono evidenti. Un’autostrada tortuosa attraversa il centro della città e i severi standard sulle emissioni automobilistiche sono stati revocati, causando nebbia e inquinamento atmosferico.

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