Nelle scuole superiori di Berlino, in Germania, è in corso un acceso dibattito in seguito alla decisione di introdurre versioni semplificate di opere classiche della letteratura. La polemica sollevata ha acceso un faro sui timori di alcuni riguardo al futuro del patrimonio culturale nazionale.
La controversia è nata dalla notizia che le scuole superiori berlinesi sono ora autorizzate a utilizzare versioni abbreviate e linguisticamente semplificate di opere letterarie fondamentali. Tra i testi interessati figurano il “Faust” di Goethe, il “Guglielmo Tell” di Schiller, “Romeo e Giulietta” di Shakespeare e “La brocca rotta” di Kleist, tutti corredati di spiegazioni.
La reazione non si è fatta attendere. Secondo quanto riportato, il Tagesspiegel ha titolato “Goethe e Schiller ci hanno sopraffatto”, mentre il “World” ha scritto “Berlino capitola davanti a Goethe”. Sono state sollevate preoccupazioni sullo “spirito perdente del capitale” e sui “classici castrati”. Un neuropsicologo, citato dal Frankfurter Ranschau, ha definito la situazione “molto preoccupante”, mentre per Focus si tratterebbe di un segno di “povertà sociale”, suggerendo che sarebbe preferibile non leggere affatto i classici.
I critici delle versioni testuali modificate sostengono che la **grande poesia** non può essere ridotta a frammenti. Un insegnante ha espresso il timore che non si confidi più nella capacità degli studenti di apprezzare la bellezza della lingua classica, paragonando la situazione all’impensabilità di semplificare le opere di Mozart.
Secondo gli educatori coinvolti, modificare la letteratura per renderla più accessibile è considerato un sacrilegio, poiché l’arte, a loro dire, non può essere semplificata. Si sottolinea che la tendenza alla semplificazione riflette una **spiritualità discutibile**, in cui le richieste vengono abbassate non appena gli studenti incontrano difficoltà, evitando così sforzi e frustrazioni.
Docenti universitari, educatori e ricercatori del cervello avvertono che un cervello non stimolato perde la capacità di risolvere i problemi in modo autonomo, sottolineando che la scuola non si limita alla trasmissione di conoscenze, ma è anche un “esercizio cerebrale” che include il confronto con testi non immediatamente comprensibili.
Il problema non è limitato a Berlino, poiché i classici semplificati sono utilizzati anche in Svizzera, anche in scuole con un’alta percentuale di studenti che parlano lingue straniere. Il dibattito ha toccato anche aspetti legati alla **politica dell’immigrazione**.
Olkun Ilter, ex presidente del Consiglio studentesco statale di Berlino, ha affermato che Goethe e Kleist offrono pochi punti di contatto agli studenti con background migratorio. A suo parere, la selezione della letteratura nelle scuole è “troppo unilaterale e obsoleta”, auspicando l’inclusione di espressioni linguistiche e culturali più contemporanee, come il rap tedesco.
Si ipotizza l’introduzione di autori contemporanei e **diversi** nel canone scolastico. Tuttavia, si sottolinea che anche la comprensione di questi nuovi testi può presentare delle sfide, richiedendo una conoscenza del contesto culturale e linguistico di riferimento.
Si evidenzia che opere come “Macbeth”, “I dolori del giovane Werther” e “Nathan il saggio” risultano estranee sia agli adolescenti tedeschi che a quelli con radici straniere, rendendole adatte alla lettura scolastica proprio perché affrontano temi universali come il potere, il conflitto tra individuo e società e la tolleranza.
Si sottolinea che la comprensione di tali temi non richiede necessariamente frasi immediatamente comprensibili, ma anzi può essere facilitata da testi complessi che stimolano la riflessione e la formulazione di domande.
Si ribadisce che i libri letti in classe sono stati scritti in contesti diversi, ma affrontano questioni attuali. Si sottolinea l’importanza di percepire l’evoluzione della lingua e la sua influenza sui tempi.
Infine, si afferma che la lettura non deve essere vissuta come una difficoltà, ma come un’opportunità per acquisire una comprensione più profonda di sé stessi e del mondo, rendendo accessibili anche i testi più complessi e mostrando agli studenti il piacere della scoperta.
Si conclude che adattare parole sconosciute o frasi difficili all’uso odierno non rappresenta un crimine contro la letteratura, ma piuttosto un tentativo di rendere i classici più accessibili, anche se qualcosa inevitabilmente si perde nel processo.
Si sottolinea che il dibattito sulla lettura scolastica riflette il rapporto dei tedeschi con i classici, spesso onorati ma raramente letti, e che la reazione indignata di fronte alla loro semplificazione è motivata dal timore di una mancanza di rispetto.
Si conclude affermando che il rispetto non è sufficiente a mantenere in vita i classici e che l’esperienza inglese, dove Shakespeare viene letto in versioni semplificate fin dalle elementari, dimostra come rendere accessibili i tesori culturali possa garantirne la sopravvivenza nel tempo.
La Germania discute di lezioni letterarie
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