Grande successo per il ritorno del Festival Dell’Oriente 

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Dopo lo stop dovuto alla pandemia ritorna alla Fiera di Cagliari uno degli eventi più attesi dell’anno  

Non sarebbe un’esagerazione dire che ci vorrebbe un’enciclopedia per riuscire ad elencare le caratteristiche che rendono l’intero continente asiatico un autentico mondo fatto di cultura, tradizioni e di una vastissima varietà di prodotti culinari e naturali. Nonostante questa missione possa sembrare impossibile, il Festival dell’Oriente che si è svolto per due fine settimana consecutivi, il 15/16 ed il 22/23 ottobre, ce l’ha messa tutta per riuscire ad affascinare e ad ampliare il bagaglio culturale delle migliaia di visitatori che in queste quattro giornate hanno letteralmente invaso la Fiera di Cagliari per un evento che mancava dal 2019, ovvero da prima che la pandemia bloccasse ogni evento di questo tipo. 

Già soltanto a partire dall’ingresso, si è subito catapultati in una varietà di culture rappresentata dalle 12 nazionalità che hanno rappresentato l’Asia nei suoi molteplici aspetti culturali. Nel padiglione centrale, quello più grande, il primo impatto è dato dal grande numero di stand che proponevano i prodotti culinari, naturali e rappresentativi della nazione di appartenenza. Il forte odore di incenso trasportava il visitatore in un ambiente che sicuramente aveva poco a che fare con la nostra cultura ma che proprio per questa ragione stimolava una curiosità verso l’esotico che non si poteva frenare. Si sentiva la necessità di soddisfare questo bisogno girando per i vari padiglioni della fiera. Erano presenti diverse attività a cui il visitatore poteva prendere parte in maniera attiva come massaggi di diversi tipi, degustazioni gratuite di prodotti gastronomici ed esperienze tipiche che rimandavano alle tradizioni di alcuni stati come il Giappone (nazione alla quale è stato dedicato un intero stand) con una full immersion nella celebre e contemplativa cerimonia del tè e come l’India con una dimostrazione delle basi dello yoga e delle tecniche volte a rilassare la mente e il corpo. 

Erano inoltre presenti due palchi all’interno di due diversi padiglioni nei quali si sono esibiti per tutto l’arco della giornata diversi artisti che si sono cimentati nell’arte a cui hanno dedicato tanto allenamento e dedizione. Elencare tutti gli spettacoli non renderebbe di certo il fascino che queste esibizioni hanno avuto sugli spettatori. Si rimaneva incantati ad osservare balli, che spaziavano da quelli di tradizione millenaria che si rifanno alla religione e alla componente spirituale fino a danze più moderne come il K-pop proveniente dalla Corea del Sud che negli ultimi anni stanno ottenendo un notevole riscontro tra i giovani di tutto il mondo, coreografie volte a mostrare mosse di arti marziali come il karate ed il kung-fu e spettacoli a carattere culturale come l’esibizione di pittura e scrittura artistica tipica del Giappone o i canti profondi e particolari che richiedono l’uso della parte inferiore della gola per creare suoni quasi metallici che sono tipici della Mongolia. 

Se a tutto questo aggiungiamo anche un intero padiglione dedicato allo street food dove poter riempire lo stomaco e sedersi un attimo dopo aver girato da cima a fondo tutti gli altri padiglioni nelle ore precedenti, l’esperienza che si ottiene non può che essere composta da divertimento ma soprattutto dal fattore “scoperta”. Questo ha certamente caratterizzato tutte le giornate e ha fatto uscire lo spettatore con un qualcosa in più che non si limita soltanto ai souvenir e all’oggettistica. 

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