Problemi di sicurezza stradale: occorrono azioni mirate e multilivello

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La crisi di COVID-19 ha mostrato a tutti noi quanto è importante disporre di strade sicure, pulite e vivibili. Esse si rivelano necessarie per la salute pubblica, per il clima e per il benessere dei membri più vulnerabili della nostra società, ma l’impegno delle amministrazioni alla moderazione del traffico ha origini lontane.

Essa nasce nel 1971 nella cittadina olandese di Delft, grazie agli abitanti di alcuni quartieri nei quali, a causa della velocità eccessiva delle auto, il numero di incidenti (di cui erano vittime pedoni e bambini) non accennava a diminuire; ma la realtà olandese è ben diversa da quella italiana per via di motivi prettamente urbanistici.

Nelle città italiane, sono gli utenti deboli della strada a pagare il prezzo più alto, soprattutto in termini di mortalità. La loro intrinseca fragilità li porta ad essere i più esposti a conseguenze tragiche in caso di incidente.

Nello specifico l’articolo 142 comma 1 del Codice della Strada dispone che “ai fini della sicurezza della circolazione e della tutela della vita umana la velocità massima nei centri abitati non può superare i 50 km/h, con la possibilità di elevare tale limite fino a un massimo di 70 km/h per le strade urbane le cui caratteristiche costruttive e funzionali lo consentano, previa installazione degli appositi segnali”. Quindi, il limite di velocità in città è di 50 km/h, oppure di 70 km/h ma solo sulle strade che consentono di farlo, ed essi rappresentano il limite massimo, dato che ogni Comune può stabilire soglie più basse come è avvenuto recentemente a Quartucciu (istituendo in tutto il territorio le ‘zone 30’ all’interno delle quali non si possono superare i 30 km/h).


La zona 30 si delinea come un’area circoscritta di una città, circoscritta in genere da assi di viabilità principale, istituita con lo scopo di proteggere gli utenti deboli, migliorare la funzionalità e la sicurezza delle strade e ridurre l’inquinamento atmosferico, acustico e visivo.

Conseguentemente in quest’area la velocità dei veicoli a motore è ridotta a 30 km/h proprio per permettere una migliore convivenza con velocipedi (biciclette, monopattini elettrici, ecc.) e pedoni.

Però, per essere funzionale l’intero progetto di una zona 30 deve prevedere interventi che favoriscano ciclisti e persone a piedi a scapito delle auto, come la creazione di piste e corsie ciclabili e di percorsi pedonali.

A questo riguardo può essere utile per far capire quali siano i vantaggi apportati dalla moderazione del traffico, vantaggi che vanno alla città intera, inclusi gli automobilisti, realizzare interventi temporanei di moderazione del traffico. Ciò avrebbe due vantaggi: il primo, con una spesa irrisoria si può realizzare una struttura leggera e temporanea di moderazione del traffico, quando necessario accompagnati dall’installazione di piste ciclabili temporanee, e il secondo, vedere gli effetti di tale intervento.

Ciò serve all’amministrazione proponente, una volta ultimato il periodo di sperimentazione, e in caso di riscontro positivo che porterà ad avere anche il consenso di residenti e commercianti qualora si decida di rendere definitive le misure sperimentate. E il materiale usato potrà essere riutilizzato in un’altra strada.

C’è da dire che questo metodo è stato usato in Italia, su tutti l’esempio di Terni nel 2013 quando si è deciso di sperimentare una zona 30, oltre a una zona 10 (il numero indica la velocità massima che possono tenere le automobili in quelle strade).


A Quartucciu, città in cui vivo, attualmente vige il limite di velocità di 30 km orari in tutto il centro abitato, ma ciò non basta a limitare gli eccessi di velocità compiuti dagli automobilisti.

Quali sono i motivi per cui questa misura non è sufficiente?

In primo luogo, sarebbero opportuni maggiori controlli, e in tal senso sarebbe auspicabile un aumento in pianta organica della polizia locale in servizio al comune di Quartucciu.

In secondo luogo, dal momento che è obbligo di un’Amministrazione locale garantire la salvaguardia e la sicurezza degli abitanti, e quindi dei pedoni, si potrebbe prendere ad esempio un progetto molto interessante portato avanti da un altro comune della Città Metropolitana di Cagliari, Monserrato, con l’iniziativa chiamata “pedone Smart”, che tutela i pedoni e gli automobilisti. Si tratta di un innovativo sistema per la segnalazione e l’illuminazione dei passaggi pedonali, e rappresenta uno strumento rivoluzionario per la messa in sicurezza dei centri urbani e anche extra-urbani.

Fondamentali saranno anche campagne di sensibilizzazione e veri e propri inviti a non sottovalutare la pericolosità delle strade di tutti i giorni con percorsi di studio nelle scuole di ogni ordine e grado, con progetti di educazione civica e stradale da portare avanti negli Istituti scolastici.


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