Un analista indipendente russo, Nikita Smagin, esperto dei rapporti tra Iran, Russia e Medio Oriente, ha dichiarato all’AGI da Baku che la Russia osserva attentamente le dinamiche interne dell’Iran, focalizzandosi in particolare sulle strategie di controllo di internet e di gestione delle proteste. L’attenzione di Mosca sarebbe rivolta sia alle tecniche di isolamento del paese, sia alle tattiche di repressione delle manifestazioni.
Smagin, autore del libro Vsem Iran, ha sottolineato come i leader russi temano che la pressione popolare possa destabilizzare l’alleanza tra i due paesi e che ciò possa rappresentare un precedente pericoloso per altri Stati. Per questo motivo, il governo russo starebbe analizzando attentamente le strategie iraniane, dalla chiusura di internet al controllo delle strade.
Secondo quanto riportato, la Russia ha rapidamente adottato misure di censura digitale ispirate all’esperienza iraniana, a seguito dell’invasione dell’Ucraina nel 2022. Tali misure includono restrizioni e blocchi di app straniere, accesso a internet consentito solo tramite “liste bianche” di siti autorizzati e limitazioni ai servizi bancari, taxi, corrieri e media ufficiali.
L’analista ha evidenziato come le autorità russe siano diventate particolarmente efficienti nel contrastare la libertà online, superando in alcuni casi le tecniche iraniane. L’attuale situazione in Iran fornirebbe a Mosca un ulteriore caso di studio, in particolare riguardo all’interferenza con i segnali Starlink e all’organizzazione e repressione di manifestazioni.
Smagin ha affermato che per il Cremlino, il crollo del regime iraniano rappresenterebbe lo scenario più rischioso, in quanto Mosca non vuole perdere un partner strategico. Un cambio di regime in Iran potrebbe infatti portare a un cambiamento nella politica estera del paese. Inoltre, Mosca teme che un simile evento possa incoraggiare altri paesi a seguire lo stesso esempio.
L’analista ha spiegato che nei primi giorni della chiusura di Internet in Iran, i terminali Starlink sono stati ampiamente utilizzati per diffondere informazioni. Successivamente, il regime avrebbe iniziato a utilizzare sistemi di disturbo militari per bloccare l’accesso a Starlink, una tattica che Mosca starebbe studiando attentamente. Sebbene sia difficile stabilire chi stia insegnando a chi in questo campo, è noto che la Russia ha fornito mezzi di guerra elettronica all’Iran, che a sua volta ha sviluppato tecnologie simili.
Un altro aspetto di interesse per la Russia riguarda le tattiche utilizzate dai manifestanti e dal regime per contrastare le proteste e limitare l’informazione, inclusi i percorsi utilizzati per le manifestazioni, il controllo e l’identificazione dei manifestanti tramite telecamere di sorveglianza. Secondo Smagin, il Cremlino intende sostenere l’Ayatollah Khamenei, ma sarebbe pronto a ritirarsi in caso di una seria minaccia esistenziale al regime iraniano, seguendo un modello simile a quanto avvenuto in Siria.
L’analista ha concluso affermando che, in assenza di segnali di cedimento del regime, la Russia è pronta a fornire consiglieri, informazioni e armi all’Iran, inclusi elicotteri d’attacco e veicoli corazzati Spartak Milap, progettati per contrastare le mine rudimentali e utili in caso di una guerra civile.
In Iran Mosca sta studiando le tecniche di repressione
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