In Iran, nuove proteste sono scoppiate venerdì sera in diverse città del Paese, nonostante la repressione delle forze di sicurezza e le restrizioni all’accesso a Internet. Le manifestazioni, iniziate il 28 dicembre a seguito del crollo del valore del rial, hanno visto la partecipazione di negozianti e studenti, estendendosi rapidamente ad altre città.
Secondo quanto riportato dall’AFP, ampie folle si sono radunate a Teheran, in particolare nel distretto di Sadatabad, dove i manifestanti hanno espresso il loro dissenso contro il leader supremo, l’Ayatollah Khamenei.
La reazione internazionale non si è fatta attendere. L’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che l’Iran è in “grossi guai” e ha lanciato un avvertimento alle autorità. L’Iran, in una lettera al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, ha accusato gli Stati Uniti di fomentare “vandalismo violento e distruzione diffusa”. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha espresso il sostegno degli Stati Uniti “al coraggioso popolo iraniano”.
Il gruppo norvegese Iran Human Rights ha denunciato l’uccisione di almeno 51 manifestanti, tra cui nove minorenni, durante le proteste.
Le attuali proteste rappresentano l’ondata più significativa di disordini dal 2022, quando la morte di Mahsa Amini, una donna curda deceduta in custodia della polizia morale, aveva scatenato ampie manifestazioni. In quella circostanza, secondo i gruppi per i diritti umani, più di 550 persone hanno perso la vita e 20.000 sono state arrestate.
L’accesso a Internet rimane limitato, rendendo difficile la verifica indipendente delle informazioni e la valutazione precisa della portata delle proteste.
Il presidente francese Emmanuel Macron, il primo ministro britannico Keir Starmer e il cancelliere tedesco Friedrich Merz hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui chiedono all’Iran di proteggere i suoi cittadini e di garantire la libertà di espressione e di riunione pacifica “senza timore di ritorsioni“.
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