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Iran: Trump valuta “risposta corretta”

L’amministrazione Trump sta valutando diverse opzioni, incluse azioni militari, nei confronti dell’Iran. La decisione arriva in un momento di crescente tensione tra i due paesi.

Secondo quanto riportato dai media statunitensi, Donald Trump sta considerando l’idea di attaccare l’Iran, pur privilegiando al momento le vie diplomatiche. Alleati senior dell’amministrazione statunitense, guidati dal vicepresidente J.D. Vance, avrebbero convinto il presidente Trump a tentare un’azione diplomatica prima di intraprendere un’azione militare.

Nonostante le affermazioni iraniane di mantenere aperti i canali di comunicazione con Washington, il presidente Trump ha annunciato un decreto, con effetto immediato, che impone una tariffa del 25% ai Paesi che hanno rapporti commerciali con la Repubblica islamica.

Il Dipartimento di Stato americano e l’ambasciata virtuale a Teheran hanno emesso un avviso urgente a tutti i cittadini americani di lasciare l’Iran.

Il presidente Trump incontrerà i consiglieri senior per discutere le possibili opzioni sul campo, tra cui attacchi militari, l’uso di armi informatiche segrete, sanzioni estese e fornitura di supporto online alle fonti ribelli. Secondo il Wall Street Journal, la prima opzione è per ora esclusa a causa dei pericoli legati alla presenza di aree densamente popolate vicino alle installazioni militari.

Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià iraniano, ha chiesto l’intervento del presidente Trump, suscitando reazioni tra gli iraniani e affermandosi come leader ad interim del paese.

In risposta a un possibile attacco da parte degli Stati Uniti, il presidente del parlamento iraniano Mohammad Qalibaf ha avvertito che, in caso di attacco, sia Israele che tutte le basi militari e le navi statunitensi sarebbero considerati obiettivi legittimi.

L’organizzazione per i diritti umani HRANA ha affermato che in Iran sono state confermate la morte di 656 persone, tra cui almeno 505 manifestanti e 113 militari, aggiungendo che altri 579 decessi sono sotto inchiesta. Dall’inizio delle proteste, il 28 dicembre, sono state arrestate 10.721 persone.

L’Iran attribuisce lo spargimento di sangue all’intervento degli Stati Uniti e a quelli che definisce “terroristi sostenuti da Israele e dagli Stati Uniti”.

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