Amnesty International Italia, attraverso il suo portavoce Riccardo Nouri, ha espresso preoccupazione per le politiche del governo Meloni in materia di sicurezza e ordine pubblico. L’organizzazione teme una deriva autoritaria e una limitazione degli spazi di dissenso, in particolare durante le manifestazioni.
Secondo Nouri, il primo segnale di questa tendenza risale al G8 di Genova. L’analisi di Amnesty International si basa su una serie di elementi, tra cui l’aumento delle misure di sicurezza, il maggiore utilizzo di gas lacrimogeni nelle manifestazioni e la criminalizzazione di alcune forme di protesta.
Nouri ha criticato il pacchetto sicurezza del governo, che include uno scudo penale e una detenzione di 12 ore per gli agenti di polizia. A suo avviso, queste misure aumentano le garanzie per la polizia a scapito dei manifestanti pacifici. “Operare nello spazio tipico del dissenso, la piazza, è a rischio”, ha affermato, sottolineando che questa è una preoccupazione condivisa da altre organizzazioni europee.
In particolare, Nouri ha evidenziato l’uso regolare di gas lacrimogeni negli scontri di strada tra polizia e manifestanti. Citando un comunicato della Questura di Udine, ha affermato che in una manifestazione sono stati utilizzati gas lacrimogeni in un rapporto di uno ogni due persone rispetto al numero dei manifestanti. Secondo Amnesty International, i gas lacrimogeni vengono spesso utilizzati indiscriminatamente, in grandi quantità e ad altezza d’uomo, minando il diritto alla protesta pacifica.
Nouri ha criticato le dichiarazioni di esponenti del partito Fratelli d’Italia, secondo cui la polizia avrebbe “le mani troppo legate”. A suo avviso, tali affermazioni sono pericolose e intimidatorie, suggerendo implicitamente che la polizia non possa svolgere il proprio lavoro senza ricorrere alla tortura. Ha inoltre ricordato che Giorgia Meloni si è in passato espressa a favore della modifica o della rimozione dei reati di tortura.
Amnesty International ha monitorato l’attuazione dell’ordinanza anti-rave, considerandola un segnale della volontà di adottare misure legate alla sicurezza. Nouri ha ricordato lo sgombero di un rave party a Campo Gagliano, in provincia di Modena, nel 2025, caratterizzato da una massiccia presenza della polizia, violenze e uso di gas lacrimogeni.
Nouri ha ribadito la necessità di introdurre leggi sui codici identificativi per le forze dell’ordine, una richiesta avanzata da Amnesty International da 25 anni, a partire dai processi per tortura e altre violazioni dei diritti umani commessi durante il G8 di Genova. Secondo Nouri, l’introduzione dei codici identificativi rafforzerebbe le garanzie verso il pubblico e assicurerebbe che i singoli membri della polizia sospettati di violazioni dei diritti umani non restino impuniti.
L’organizzazione ha espresso preoccupazione per l’aumento del numero di persone uccise da pistole a impulso (Taser). Nouri ha affermato che, se le armi non letali vengono utilizzate in modo improprio, il rischio è che diventino armi normali.
Concludendo, Nouri ha affermato che l’Italia si sta muovendo verso la limitazione dello spazio civico e l’uso indiscriminato della forza, in una direzione che definisce “autoritarismo”. Ha espresso preoccupazione per il futuro, sottolineando la necessità di esaminare il comportamento della polizia e la narrativa che divide le vittime buone da quelle cattive.
“L’Italia della Meloni va verso l’autoritarismo”
Ricevi le nostre ultime notizie da Google News
clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella.

