50 anni di divorzio

Il 1° dicembre del 1970 venne approvata in parlamento la legge 898 (“Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio”), meglio conosciuta come legge Fortuna-Baslini.

La lotta per il riconoscimento dello scioglimento del matrimonio risale all’Unità d’Italia. La proposta fu presentata in Parlamento nel 1878 da Salvatore Morelli, tuttavia il suo progetto sociale riguardante l’unità familiare non ebbe risultati positivi. Dopo la sua morte si susseguirono altre figure che riportarono alla luce la problematica del divorzio; ad esempio nel 1902 il governo di Giuseppe Zanardelli presentò un disegno di legge che prevedeva il divorzio in caso di adulterio, ma ancora una volta i voti contro furono in numero maggiore rispetto a quelli a favore. La questione del divorzio fu nuovamente affrontata dal Parlamento solo dopo le due guerre mondiali.

L’Italia rimase a lungo senza una legge per il divorzio anche a causa della forte presenza della Chiesa cattolica in tutto il territorio. In questi anni chi poteva, come le persone più facoltose, si rivolgeva alla Sacra Rota per l’annullamento del rito religioso, mentre altri si rivolgevano ai tribunali di altri Paesi dove la legislazione locale consentiva anche il divorzio ai cittadini stranieri, così da ottenere lo scioglimento del matrimonio civile; altri ancora si separavano in casa, senza poter regolarizzare le unioni con nuovi compagni e riconoscere i figli nati da queste nuove relazioni extraconiugali.

Nel 1954 venne presentata un disegno di legge noto come “piccolo divorzio” da Luigi Renato Sansone, che prevedeva il divorzio unicamente in caso di scomparsa del coniuge, condanna a lunghe pene detentive, malattia mentale o di tentato omicidio. La proposta, nemmeno discussa in quell’anno, venne ripresentata dallo stesso autore, insieme a Giuliana Nenni, nel ’58 al Senato. Anche in questo caso non venne discussa.


Nel 1965 il deputato Fortuna diede avvio alla mobilitazione del Partito Radicale per la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul tema dell’istituzione del divorzio in Italia.

Arrivò poi l’anno decisivo e il 1° dicembre del 1970 il divorzio venne introdotto nell’ordinamento giuridico italiano, risultato della combinazione del progetto di legge di Loris Fortuna e di Antonio Baslini. Non fu una battaglia semplice e gli antidivorzisti si organizzarono per tentare di ottenere l’abrogazione della legge attraverso il ricorso al referendum. Nel gennaio del 1971 venne depositata in Corte di Cassazione la richiesta di referendum da parte del “Comitato nazionale per il referendum sul divorzio”, sostenuto dall’Azione Cattolica con l’appoggio della CEI, di DC e del Movimento Sociale Italiano.

Il 12 maggio 1974 gli italiani furono chiamati al voto del “Referendum sul divorzio”, per decidere se abrogare la legge. Gli italiani decisero di non abrogare la legge, la quale tuttavia venne modificata, riducendo i tempi necessari per giungere a una sentenza definitiva (da cinque anni a tre).

Questa legge rappresentò una fondamentale conquista per la società civile e diede la possibilità soprattutto alle donne di abbandonare situazioni coniugali di violenza e sopraffazione. Le donne iniziarono inoltre a maturare una maggiore consapevolezza dei propri diritti e del proprio valore e a desiderare una loro indipendenza economica e decisionale, rifiutandosi di vedere il matrimonio come unico mezzo di sostentamento.

In questi 50 anni la società italiana è stata al centro di un lento cambiamento che ha portato alla diminuzione dei matrimoni, all’aumento dell’età anagrafica in cui ci si sposa, ad una maggiore, anche se parziale, apertura verso il riconoscimento giuridico della convivenza e alla progressiva riduzione delle nascite.

Celebrare questa giornata è fondamentale perché significa porre l’attenzione sullo sviluppo delle libertà individuali, oltre che celebrare una legge vista ancora oggi come una liberazione.


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