Dopo vent’anni, Tivoli ritrova la Stella Michelin grazie al ristorante Al Madrigale e all’impegno del manager tiburtino Andrea La Caita. Il riconoscimento giunge a distanza di anni dalla chiusura del Vesta, ristorante che aveva ottenuto il premio nel 2005.
Al Madrigale – Nuova Cucina Rurale, progetto nato all’inizio del 2024, è frutto dell’iniziativa di La Caita, con la supervisione dello chef Daniele Lippi e del restaurant manager Benito Cascone, entrambi provenienti dal ristorante Acquolina (2 Stelle Michelin). La cucina proposta si concentra sulla valorizzazione delle radici locali, trasformando i sapori tradizionali in esperienze gastronomiche.
Lo chef Gian Marco Bianchi guida la cucina, combinando tecnica e istinto. Il 2025 si preannuncia un anno importante per Al Madrigale, che ha ottenuto la Stella Michelin, il premio Opening of the year 2026 e il riconoscimento per il Miglior servizio del pane. Precedentemente, il ristorante aveva ricevuto una forchetta dal Gambero Rosso e 2 cappelli dalla Guida de L’Espresso, oltre al premio Migliore Novità dell’Anno dal Gambero Rosso.
Lo chef Gian Marco Bianchi ha raccontato, ad una settimana dal riconoscimento, del progetto nato con Daniele Lippi e Andrea La Caita con l’obiettivo di portare un progetto di alto livello a Tivoli e catturare l’interesse della Michelin. Ha descritto la gioia per il premio inaspettato e l’impegno profuso nel progetto.
Bianchi ha ripercorso il suo percorso professionale, iniziato con un’esperienza presso Il Convivio (1 Stella Michelin) dei fratelli Troiani, proseguito con esperienze all’estero, tra cui il Maaemo in Norvegia (3 stelle Michelin), e poi ad Acquolina con Daniele Lippi, fino all’opportunità di guidare la cucina de Al Madrigale.
Bianchi ha sottolineato l’importanza della presenza di Daniele Lippi, descrivendolo come un esempio e un punto di riferimento nei momenti di difficoltà. Ha inoltre evidenziato il ruolo del suo team, composto da Giorgia Serra, Nicolò Curzi, Edoardo Marchetti, Danilo Alessi e Lorenzo Genga.
Lo chef ha espresso il suo pensiero sul riconoscimento per la città di Tivoli, sottolineando l’importanza di offrire una cucina che sia accessibile e che sappia evocare ricordi ed emozioni nei clienti.
Infine, parlando dei piatti a cui è più legato, ha citato il raviolo del pastore, l’agnello cacio e ova e l’animella e lupini, sottolineando l’importanza di suscitare emozioni nei commensali.
“Al Madrigale”, e Tivoli torna nell’Olimpo della ristorazione
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