Nella giornata del 12 gennaio, Alberto Trentini e Mario Burlò sono stati rilasciati in Venezuela e trasferiti presso l’ambasciata italiana a Caracas. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha comunicato la notizia, affermando di aver parlato con i due connazionali, che sarebbero “in buone condizioni”, e ha indicato il loro imminente rientro in Italia.
L’annuncio del ministro Tajani, pubblicato in mattinata, ha confermato la svolta nella vicenda. Tajani ha informato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e ha definito la scarcerazione “un forte segnale” attribuito alla presidente ad interim Delcy Rodríguez, un segnale che “il governo italiano apprezza molto”. I due italiani sono ora sotto la protezione diplomatica dell’ambasciata italiana, dove ricevono assistenza consolare.
Nei mesi precedenti, si sono susseguiti silenzi, indiscrezioni e aperture parziali da parte venezuelana. Prima della scarcerazione, Caracas aveva segnalato l’assenza di “veti” al rilascio, alimentando le speranze di una conclusione positiva. La conferma ufficiale è giunta attraverso il canale istituzionale italiano, con un messaggio focalizzato sulle condizioni di salute dei due e sul loro rientro.
Alberto Trentini, 46 anni, è un cooperante umanitario veneziano del Lido. La sua attività decennale nella cooperazione internazionale, in diversi Paesi, e la sua specializzazione nel settore umanitario hanno reso particolarmente difficile accettare il suo periodo di detenzione. Laureato in Storia a Ca’ Foscari, ha svolto studi nel Regno Unito, specializzandosi in interventi legati a bisogni essenziali come acqua e sanificazione.
Trentini si trovava in Venezuela con la ONG Humanity & Inclusion (già Handicap International), organizzazione co-premiata con il Nobel per la pace 1997. Era arrivato nel Paese nell’autunno 2024 ed è stato arrestato il 15 novembre a un posto di blocco mentre si recava da Caracas a Guasdualito per lavoro. Le circostanze dell’arresto sono apparse poco chiare, rendendo cruciali i contatti consolari e la pressione diplomatica.
Parallelamente, si è lavorato al caso di Mario Burlò, imprenditore torinese detenuto in Venezuela. La sua situazione, diversa da quella del cooperante, è stata affrontata nel medesimo contesto diplomatico, con l’obiettivo di tutelare i cittadini italiani detenuti all’estero.
L’ambasciata a Caracas ha mantenuto il dialogo con le autorità venezuelane, monitorando le condizioni detentive e informando Roma. La scarcerazione rappresenta il risultato di questo lavoro, con i due italiani presi in carico dalla sede diplomatica per la verifica delle loro condizioni e la preparazione del rientro.
La permanenza in ambasciata ha lo scopo di garantire la sicurezza dei due e di ricostruire il quadro sanitario e documentale necessario al viaggio. Il rientro in Italia, annunciato come imminente, dipende da aspetti pratici e dalla necessità di completare le procedure senza ulteriori rischi.
La liberazione è considerata un segnale positivo nei rapporti tra Italia e Venezuela. Resta da valutare il peso delle leve diplomatiche e degli interessi in gioco in un contesto complesso. Il dato centrale è la fine della detenzione e l’imminente ritorno a casa dei due italiani.
i due italiani sono all’ambasciata a Caracas, rientro vicino
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