Il governo italiano è intervenuto sulla riforma dell’edilizia attraverso una legge delega per il nuovo Codice delle costruzioni e una sanatoria mirata per gli abusi edilizi pregressi. Questa azione mira a sbloccare cantieri, compravendite e piani urbanistici che risultano bloccati da anni. Le misure avranno un impatto diretto su Roma e su tutto il Lazio, dove la presenza di edifici datati e la complessità delle procedure richiedono una semplificazione delle regole.
Il Testo Unico dell’edilizia (Dpr 380 del 2001) risente del diverso riparto di competenze fra Stato e Regioni precedente alla riforma costituzionale del Titolo V. Il nuovo Codice delle costruzioni intende chiarire le competenze statali e regionali, stabilendo criteri omogenei per abusi edilizi, parametri di abitabilità e titoli necessari.
Per Roma e i comuni del Lazio, ciò potrebbe tradursi in meno contenziosi e maggiore prevedibilità delle decisioni. Standard come l’altezza minima dei locali o i requisiti di abitabilità dei sottotetti non dovrebbero variare in base all’interpretazione dei singoli comuni.
Un punto centrale è la sanatoria per gli abusi “storici”, relativi a immobili realizzati prima del 1° settembre 1967 (Legge Ponte). Molte aree del Lazio, sviluppatesi negli anni ’60, presentano fabbricati costruiti quando l’obbligo di licenza non era applicato in modo uniforme.
La regolarizzazione è stata finora ostacolata dal principio della doppia conformità, che richiede la conformità dell’opera sia alle regole vigenti al momento della realizzazione sia a quelle attuali. La riforma mira a sanare tali interventi, a condizione che non incidano sulla sicurezza strutturale e sui vincoli paesaggistici o storico-artistici.
Questo offre ai cittadini del Lazio la possibilità di regolarizzare case ereditate, appartamenti acquistati decenni fa o immobili rurali trasformati in abitazioni.
Il nuovo quadro normativo si basa sulle semplificazioni introdotte dal decreto “Salva Casa”, che ha allentato alcuni parametri e ampliato le tolleranze per difformità minori. La legge delega attuale va oltre, riordinando l’intero sistema e aggiornando definizioni, nomenclature degli interventi e collegamenti tra tipologia di lavoro e titolo abilitativo.
Per i proprietari, il Codice dovrebbe definire in modo chiaro quando è sufficiente una comunicazione, una Cila, una Scia o un permesso di costruire, evitando interpretazioni diverse a seconda dell’ufficio.
Resta ferma la linea dura verso le opere integralmente abusive o realizzate in zona sismica senza i necessari calcoli. In tali casi, la regolarizzazione sarà possibile solo con adeguamenti strutturali verificabili.
Una novità importante riguarda i tempi delle amministrazioni. La riforma mira a rendere perentori i termini entro cui gli uffici devono pronunciarsi sulle richieste. Il silenzio-assenso scatterà se il Comune non risponde entro i termini, determinando l’accoglimento della domanda in presenza dei requisiti di legge.
Per i casi complessi, che coinvolgono più enti, è prevista la figura di un commissario ad acta, che potrà sostituirsi all’ente inadempiente e concludere il procedimento. L’obiettivo è evitare che un parere mancante blocchi per anni il destino di un edificio.
Un altro aspetto rilevante è la revisione delle categorie di intervento. La classificazione attuale sarà sostituita da una basata su rilevanza, natura e impatto sul territorio, a cui corrisponderà un titolo abilitativo uniforme a livello nazionale.
Per i professionisti del Lazio, ciò significa maggiore certezza nella programmazione dei lavori. La riforma punta anche sulla digitalizzazione delle procedure: modulistica uniforme, invio telematico delle domande, tracciamento dello stato delle pratiche.
Se attuate in modo coerente, queste misure consentiranno a imprese e tecnici di seguire in tempo reale l’avanzamento delle pratiche.
Nel Lazio, il dibattito è vivace. Proprietari e imprese vedono nella sanatoria degli abusi storici un’opportunità, mentre alcuni ambientalisti temono un condono mascherato.
L’esito dipenderà dai decreti attuativi, dalle condizioni di accesso alla sanatoria, dalle sanzioni e dai vincoli su sicurezza, rischio sismico e tutela del paesaggio. Per Roma e il Lazio, la riforma dell’edilizia rappresenta un passaggio cruciale per colmare il divario tra norme e realtà, mettendo alla prova capacità amministrativa, trasparenza e responsabilità dei professionisti.
Solo un’applicazione rigorosa, accompagnata da controlli efficaci, potrà trasformare il nuovo Codice delle costruzioni in uno strumento di certezza del diritto.
cosa cambia nel Lazio e a Roma
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