Il Tribunale del Riesame ha confermato gli arresti domiciliari per Roberto Palumbo, primario di nefrologia dell’Ospedale Sant’Eugenio, accusato di corruzione. L’inchiesta riguarda presunte pratiche per “massimizzare i guadagni” sfruttando le difficoltà del sistema sanitario pubblico nel fornire risposte tempestive ai pazienti dializzati. Secondo i giudici, Palumbo avrebbe creato un “sistema” per favorire interessi privati attraverso la sua funzione pubblica.
Secondo il Tribunale del Riesame, le indagini rivelano una “spregiudicatezza” nel primario, che avrebbe messo “in vendita la propria funzione”. L’accusa principale è di aver trasformato la sua posizione apicale in un canale per indirizzare pazienti verso centri di dialisi privati, ottenendo in cambio vantaggi economici.
Palumbo è stato arrestato il 5 dicembre mentre, secondo l’accusa, riceveva 3.000 euro da Maurizio Terra, imprenditore, come compenso per aver indirizzato una paziente alla clinica Dialeur. La Procura sostiene che questa pratica era in corso dal 2020.
I giudici sottolineano la necessità del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) di collaborare con strutture private accreditate per coprire il fabbisogno. L’indagine si concentra su come questa collaborazione possa aver creato una “zona grigia” in cui si sarebbe inserita una presunta rete di favoritismi.
L’attenzione non è sull’accreditamento in sé, ma sulla verifica se le decisioni clinico-organizzative siano state influenzate da interessi personali, alterando i criteri di appropriatezza e trasparenza.
Secondo il Tribunale del Riesame, Palumbo avrebbe ricevuto anche “vacanze”, “cene in ristoranti eleganti” e “capi di abbigliamento firmati” per sé e per la compagna, che avrebbe ottenuto un “contratto di collaborazione professionale fittizio”.
Il Riesame ha analizzato i dati relativi all’attività della struttura privata Dialeur, evidenziando una crescita dei pazienti da 32 nel 2020-21 a 85 nel 2023-2024, definita “esponenziale” dai giudici. Anche Maurizio Terra risulta agli arresti domiciliari.
Nelle carte si legge che Palumbo aveva espresso l’intenzione di lasciare il suo incarico pubblico, senza mai farlo. I giudici ritengono che il mantenimento della “funzione pubblicistica” fosse funzionale all’invio di pazienti verso centri “di suo interesse”, evitando un conflitto di interessi.
Il caso solleva interrogativi sui controlli interni, la governance delle prescrizioni e la trasparenza nei rapporti con il privato accreditato.
“Sistema Palumbo” basato su dialisi e rimborsi al privato
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