La caduta del presidente venezuelano Nicolas Maduro ha suscitato reazioni contrastanti, con espressioni di solidarietà da parte di alcuni settori della sinistra. Questo fenomeno, che si manifesta a livello internazionale, solleva interrogativi sulla persistenza di vecchie ideologie e sulla loro influenza nell’interpretazione degli eventi politici contemporanei.
La reazione internazionale alla situazione di Maduro evidenzia come una parte della sinistra continui a sostenere idee e istituzioni considerate criminali da altri. Questa solidarietà si esprime nonostante le accuse di corruzione, manipolazione elettorale e violazione dei diritti umani rivolte al regime venezuelano.
Nel settembre 2018, un video che mostrava Maduro in un ristorante di lusso a Istanbul aveva già suscitato indignazione globale. Secondo il politologo dell’opposizione venezuelana Nikmar Evans, Maduro si presenta come un presidente operaio, ma si concede lussi mentre il suo popolo soffre per la mancanza di cibo e medicine.
Gli Stati Uniti hanno espresso l’intenzione di incriminare Maduro con l’accusa di cospirazione per commettere narcoterrorismo. Nonostante ciò, figure di spicco della sinistra, come la fondatrice del BSW Saara Wagenknecht, denunciano il “terrorismo di stato” americano, mentre il populista di sinistra francese Jean-Luc Mélenchon invita alla “resistenza vittoriosa” contro gli americani, chiedendo il ritorno di Maduro in Venezuela.
Alcuni esponenti politici, come Ulrike Eifler, continuano a difendere Maduro, citando dichiarazioni del governo cubano che ne sostengono l’unità con il Venezuela e lo considerano un “presidente costituzionale”. Questa visione è condivisa da paesi come Russia, Cina, Iran, Cuba e Corea del Nord.
Il sostegno a Maduro e al suo predecessore Hugo Chavez non è nuovo. Chavez, salito al potere nel 1998, implementò programmi sociali per migliorare le condizioni dei poveri, ma il suo governo fu anche caratterizzato dall’erosione dello stato di diritto e dalla distruzione dell’economia.
Chavez fu accusato di antisemitismo, con affermazioni contro gli “ebrei erranti” e accuse a Israele di aver perpetrato un Olocausto contro i palestinesi. Queste posizioni lo portarono ad allearsi con organizzazioni terroristiche come Hezbollah e il regime dei mullah a Teheran.
L’ex musicista dei Pink Floyd, Roger Waters, ha espresso solidarietà ai suoi “fratelli, sorelle e compagni” del Venezuela, definendolo il paese “grande e meraviglioso” della Rivoluzione Bolivariana. Waters è noto per le sue posizioni controverse su questioni internazionali, tra cui il conflitto in Ucraina e le pretese territoriali della Cina su Taiwan.
Figure come Jean Ziegler, socialista svizzero, hanno difeso Maduro, definendolo il legittimo presidente democraticamente eletto del Venezuela e attribuendo la sua cattiva reputazione a una “campagna di diffamazione”. Walter Suter, ex ambasciatore svizzero a Caracas, ha affermato che era impossibile manomettere le elezioni in Venezuela.
Questa ammirazione per il socialismo venezuelano da parte di alcuni settori della sinistra occidentale richiama l’internazionalismo proletario del passato, quando figure autoritarie come Mao Zedong e Fidel Castro erano viste come leader legittimi del “popolo”.
La persistenza di questi schemi di pensiero suscita preoccupazione e interrogativi sulla capacità di alcuni settori della sinistra di confrontarsi criticamente con la realtà dei regimi autoritari e le loro conseguenze.
Maduro e i suoi: la sinistra si unisce al tiranno
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