Nel 1995, il giudice Guido Salvini emise un’ordinanza, denominata “Azzi+25”, relativa agli eventi di Piazza Fontana. L’inchiesta mirava ad accertare responsabilità e complicità a distanza di oltre vent’anni dai fatti. Il documento includeva stralci relativi a un appunto del generale Gianadelio Maletti, risalente al 1975, riguardante il “Caso Padova”.
L’11 novembre 1980, durante una perquisizione nell’abitazione del generale Maletti, furono sequestrate due cartellette contenenti appunti manoscritti relativi a comunicazioni con il Capo Servizio. Tra questi, un appunto-promemoria datato 5 giugno 1975 riportava un colloquio con il Capo Servizio e conteneva annotazioni relative al “Caso Padova”.
L’appunto menzionava un certo Casalini, appartenente alla cellula di Padova, che sembrava intenzionato a collaborare con le autorità, ammettendo la propria partecipazione ad attentati sui treni nel 1969 e rivelando la presenza di esplosivo e armi in uno scantinato a Venezia. Casalini, inoltre, puntava a coinvolgere altri membri del gruppo padovano, Stefano Delle Chiaie e Guido Giannettini, affermando che operavano con l’appoggio del S.I.D. L’annotazione concludeva con la necessità di “chiudere entro giugno” la questione, convocare D’Ambrosio e incaricare il gruppo carabinieri (Del Gaudio) di procedere.
L’annotazione (SI) in calce all’appunto indicava che l’incarico all’ufficiale dei Carabinieri era stato effettivamente affidato e che si era proceduto nei confronti di Casalini.
Secondo l’appunto, Casalini aveva iniziato a collaborare, divenendo una “fonte” del Centro C.S. di Padova, ammettendo responsabilità in episodi minori e indicando un’abitazione a Venezia come deposito di materiale logistico del gruppo.
Casalini era intenzionato a rivelare i rapporti tra il gruppo di Padova, Stefano Delle Chiaie e Guido Giannettini, confermando una copertura da parte del S.I.D.
L’appunto suggeriva preoccupazione per la collaborazione di Casalini, e indicava la necessità di un colloquio con il Ministro della Difesa e l’incarico a un ufficiale del Gruppo Carabinieri di Padova (Del Gaudio) di “procedere” e “chiudere entro giugno”, con l’obiettivo di disattivare la fonte prima che potesse causare danni.
L’Autorità Giudiziaria di Roma aveva trascurato l’appunto, che era rimasto tra il materiale sequestrato durante la perquisizione, nell’ambito del processo relativo all’attività della P2.
Nel 1987, il G.I. di Venezia, dr. Felice Casson, aveva tentato di accertare l’esistenza della fonte Casalini, le sue notizie e le ragioni della sua “disattivazione”, acquisendo copia delle cartelline sequestrate nell’abitazione del generale Maletti.
Il Giudice Istruttore di Venezia accertò che Gianni Casalini era stato “fonte” del Centro C.S. di Padova, presentato ai suoi colleghi del S.I.D. da Michele Guerriero, un maresciallo del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di tale città.
Gianni Casalini era già apparso marginalmente negli atti istruttori relativi alla strage di Piazza Fontana.
Le indagini proseguirono con l’audizione di Gianni Casalini, il quale confermò di aver frequentato la libreria Ezzelino di Padova ed essere stato informatore del S.I.D. per il Centro C.S. di Padova.
Casalini negò di sapere alcunché delle notizie accennate nell’appunto, limitandosi ad accennare ad un traffico d’armi con la Turchia.
Aggiunse che suo padre, Mario Casalini, era in buoni rapporti di conoscenza con il comandante del Gruppo Carabinieri di Padova, capitano Manlio Del Gaudio.
Il Giudice Istruttore di Venezia procedette a ripetute audizioni dell’ufficiale Del Gaudio, il quale inizialmente negò ogni coinvolgimento, per poi ammettere di conoscere il padre di Casalini.
La versione del capitano Del Gaudio fu smentita dall’acquisizione di due relazioni a sua firma concernenti l’attività a Padova del movimento Ordine Nuovo, in cui si faceva esplicito riferimento a Gianni Casalini quale appartenente a tale gruppo.
Emergeva inoltre che il capitano Del Gaudio era iscritto alla massoneria e poi alla loggia P2, come il generale Maletti, e che conosceva Licio Gelli per il quale aveva svolto un ruolo di “segretario”.
Sulla base di tali elementi, il capitano Del Gaudio veniva rinviato a giudizio per falsa testimonianza.
Nel 1986, il generale Gianadelio Maletti fu interrogato a Johannesburg sull’appunto relativo al “Caso Padova”, ma dichiarò di non ricordare nulla su Gianni Casalini e sul nascondiglio di armi a Venezia.
Un ulteriore tentativo di approfondire il contenuto dell’appunto venne effettuato cercando di identificare il D’Ambrosio che, secondo l’appunto, era opportuno “convocare”.
La direzione del Sismi fornì una risposta che fu considerata un depistaggio, omettendo informazioni rilevanti sull’identità di un ufficiale di nome D’Ambrosio in servizio presso il S.I.D.
Nel 1992, ulteriori ricerche accertarono che il tenente colonnello dell’Esercito Armando D’Ambrosio era stato in forza presso l’Ufficio “S” del S.I.D. dal settembre del 1972 al Maggio del 1978.
Gli ostacoli posti all’inquirente non consentivano di proseguire nelle indagini, anche se era possibile accertare che il nome in codice usato dal S.I.D. per la fonte Gianni Casalini era “Turco”.
Nel 1992, le indagini sul “Caso Padova” furono riprese, chiedendo al Sismi la trasmissione di copia integrale della “produzione” della fonte Turco.
Il Sismi trasmetteva la copia integrale del fascicolo relativo alla fonte Turco.
Si confermava che Gianni Casalini era stato “fonte” registrata del Centro C.S. di Padova dall’11 giugno 1973 al 17 dicembre 1975 e aveva fornito numerose notizie sull’attività del gruppo di Ordine Nuovo.
Nel fascicolo trasmesso dal Sismi non compariva nessuna delle importanti notizie accennate nell’appunto del generale Maletti.
La fonte Turco risultava dismessa e disattivata alla fine del 1975 senza che dagli atti ne emergesse la ragione.
Nel Maggio 1992, Gianni Casalini veniva sentito per la prima volta da questo Ufficio.
L’appunto del generale Maletti sul neofascista con la crisi di coscienza
Ricevi le nostre ultime notizie da Google News
clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella.
