Il Primo Ministro Giorgia Meloni si propone come mediatore tra Stati Uniti ed Europa nella Commissione per la pace di Gaza, in un momento di crescenti tensioni tra i leader dell’UE e Washington. La questione è emersa durante una conferenza stampa al termine dell’incontro con il cancelliere tedesco Friedrich Merz a Roma, per il 75esimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Germania.
Secondo quanto dichiarato, l’attuale legge sarebbe “incostituzionale e quindi incompatibile con il nostro sistema”. Il Primo Ministro ha riferito di aver comunicato tale posizione al Presidente degli Stati Uniti e ai suoi interlocutori americani, sollevando la questione della disponibilità a rivedere la configurazione attuale per rispondere alle esigenze di Italia e altri paesi europei.
La Carta costituzionale viene presentata come uno strumento per preservare l’unità tra i due continenti. Fonti anonime suggeriscono che Meloni sperava di ottenere il favore di Trump, suscitando al contempo reazioni negative da parte dei suoi oppositori e potenzialmente contribuendo all’assegnazione del Premio Nobel per la pace.
Parallelamente, emerge l’aspirazione del Primo Ministro di entrare a far parte del consiglio di amministrazione del presidente Trump, che include anche paesi del Golfo con cui l’Italia ha stabilito importanti legami economici. Il Presidente degli Stati Uniti avrebbe menzionato tale interesse durante una conversazione telefonica con Meloni.
Il Primo Ministro riconosce la necessità di sostegno interno europeo per raggiungere determinati obiettivi. Diversi leader dell’UE starebbero temporeggiando, mentre il cancelliere Merz ha sollevato la medesima questione di incostituzionalità presente anche in Italia. Le discussioni sono in corso a Bruxelles.
Un portavoce della Commissione europea ha dichiarato che la partecipazione dell’UE al Consiglio deve rispettare i principi europei riguardanti la regione, esprimendo dubbi su diversi elementi dello Statuto del Consiglio di pace, tra cui portata, governance e compatibilità con la Carta delle Nazioni Unite. La presidente Ursula von der Leyen avrebbe comunque apprezzato l’invito a partecipare.
La Meloni starebbe adottando una strategia di Realpolitik, evitando di rompere con gli alleati e cercando di preservare il rapporto con il presidente Trump. Il Canada sarebbe stato escluso dall’invito al Consiglio dopo un discorso critico del primo ministro Mark Carney a Davos sull’ordine mondiale attuale.
La Spagna, rappresentata da Pedro Sanchez, non partecipa al Consiglio, motivando la decisione con la “politica coerente perseguita dal governo spagnolo riguardo al futuro del popolo palestinese” e con l’impegno verso l’ordine multilaterale, il sistema delle Nazioni Unite e il diritto internazionale.
La Costituzione italiana si configura come uno strumento per il Primo Ministro, in attesa di chiarimenti sulla direzione del Consiglio. Nel breve termine, la risoluzione del problema costituzionale appare complessa. Modifiche alla costituzione richiederebbero un processo di revisione costituzionale che interesserebbe i principi fondamentali dell’ordinamento.
Il professor Fulco Lanchester, professore emerito di studi costituzionali e costituzionali comparati italiani, ha evidenziato le questioni relative all’articolo 11 della Carta, definendo il Consiglio un organo autocratico e rappresentativo dell’ego del presidente Trump. Secondo Lanchester, i cambiamenti minerebbero i principi autoritari alla base della posizione di Washington.
La segretaria del Partito Democratico, Ellie Schlein, ha interrogato pubblicamente Giorgia Meloni sulla possibilità di negare o aver promesso a Trump la modifica dell’articolo 11 della Costituzione.
Meloni, membro del Comitato per la Pace, “calma” Trump. Esiste però un ostacolo chiamato Costituzione.
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