Il 21 novembre, l’ex eurodeputato Nathan Gill, già responsabile di Reform UK in Galles, è stato condannato a 10 anni e mezzo di carcere dal tribunale centrale di Londra. Gill aveva ammesso otto capi di imputazione per corruzione: tra il 2018 e il 2019, quando era membro del Parlamento europeo, aveva ricevuto 40 mila sterline in cambio di interventi a favore di interessi russi. Si tratta del primo politico britannico incriminato in base al Bribery Act per questo tipo di reati.
Secondo la giudice Cheema-Grubb, Gill ha “fondamentalmente compromesso l’integrità” del Parlamento europeo nei rapporti con la Russia, abusando in modo “particolarmente grave” della propria posizione e coinvolgendo altri eurodeputati affinché ripetessero la stessa linea filorussa, senza che questi fossero a conoscenza dei pagamenti ricevuti da Gill. La giudice ha motivato la sentenza sottolineando che la corruzione di un eletto costituisce una minaccia persistente alla fiducia dei cittadini nelle istituzioni democratiche, e che tale minaccia deve essere contrastata con una “punizione severa”.
Gill, 52 anni, è cresciuto ad Anglesey, nel nord del Galles. Prima di essere eletto al Parlamento europeo nel 2014 per UKIP, ha svolto il ruolo di consigliere locale. Tra il 2014 e il 2016 ha guidato la sezione gallese di UKIP. Dal 2016 al 2017 è stato membro dell’Assemblea gallese (oggi Senedd) e nel 2021 ha guidato la campagna di Reform UK per le elezioni gallesi, prima di dimettersi a seguito della sconfitta.
Gill è stato a lungo vicino a Nigel Farage, ex leader di UKIP, che lo aveva sostenuto come responsabile del partito per il Galles. Nel 2019, Gill si è candidato al Parlamento britannico con il Brexit Party, successivamente ridenominato Reform UK, arrivando quarto.
La sentenza ricostruisce i meccanismi della corruzione. Eletto nel 2014 come eurodeputato di UKIP e successivamente passato al Brexit Party, Gill è rimasto in carica fino all’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea nel 2020. Nel 2021 è stato per un breve periodo leader di Reform UK in Galles. Tutte queste formazioni politiche erano guidate da Nigel Farage.
Tra dicembre 2018 e luglio 2019, Gill ha accettato denaro da Oleg Voloshyn, ex deputato ucraino considerato una “pedina dei servizi segreti russi”. All’epoca, Voloshyn era legato alla tv privata 112 Ukraine, riconducibile a una persona vicina all’oligarca Viktor Medvedchuk, a sua volta vicino al presidente russo Vladimir Putin. Nella sentenza, Voloshyn è descritto come “l’architetto” delle mazzette e Medvedchuk come la “fonte ultima delle richieste e del denaro” che Gill riceveva.
Secondo la sentenza, tra le attività pagate rientrano:
- – un discorso al Parlamento europeo in cui Gill denunciava presunte derive antidemocratiche dell’Ucraina e attacchi alla libertà di stampa, basato su un testo scritto da Voloshyn;
- – interviste al canale 112 Ukraine a difesa di Medvedchuk da accuse di alto tradimento;
- – il reclutamento di altri eurodeputati britannici e di un collega tedesco per rilasciare dichiarazioni in linea con la narrazione fornita da Voloshyn;
- – la promozione in aula di un “piano di pace per il Donbas” legato a Medvedchuk;
- – un’interrogazione scritta alla Commissione europea che definiva “attacco terroristico” il lancio di un razzo contro la sede di 112 Ukraine e chiedeva un’indagine urgente.
Le comunicazioni tra Gill e Voloshyn avvenivano perlopiù via WhatsApp. I due usavano espressioni in codice come “regali di Natale” o “cartoline” per indicare i pagamenti. Le indagini hanno ricostruito versamenti in euro e dollari, spesso consegnati in contanti a Gill.
Il caso è emerso dopo che, nel settembre 2021, Gill è stato fermato dalla polizia al Manchester Airport, due giorni prima di partire per una conferenza a Mosca. L’analisi forense del suo telefono ha portato alla scoperta dei messaggi con Voloshyn. Gill è stato poi interrogato nel marzo 2022, mantenendo a lungo la linea del “no comment“. Inizialmente aveva annunciato l’intenzione di difendersi nel processo, poi però si è dichiarato colpevole poco prima della sua apertura.
Secondo quanto ricostruito da Byline Times, Gill ha avuto un ruolo attivo all’interno della strategia russa verso l’Ucraina tra il 2018 e il 2020. In quegli anni, il Cremlino ha rafforzato il controllo militare sui confini ucraini, limitato l’accesso di Kyiv al mare d’Azov e accelerato la passaportificazione nei territori occupati del Donbas. Parallelamente, Medvedchuk ha consolidato un vero e proprio impero mediatico con tre canali tv (112, NewsOne e ZIK) e ha assunto la guida del partito filorusso Piattaforma di Opposizione – Per la Vita, che nel 2019 è entrato in parlamento con decine di seggi.
In questo contesto, Gill ha contribuito a diffondere in Europa la delegittimazione di istituzioni e del governo ucraino, presentando il paese come corrotto e instabile. All’opposto, Medvedchuk era dipinto come interlocutore necessario per la pace. Alcuni discorsi e interventi in tv del politico gallese, fa notare Byline Times, riprendevano quasi alla lettera i punti di discussione forniti da Voloshyn e dalla cerchia di Medvedchuk.
Secondo Spotlight on Corruption, il processo Gill “ha sollevato il coperchio sulla vulnerabilità della politica britannica alle operazioni di influenza straniera”. L’ONG sottolinea come attori legati a un “paese ostile” siano riusciti, con somme relativamente contenute, a comprare la voce di un eletto europeo in un momento di forte tensione tra UE e Cremlino. Per Spotlight on Corruption il caso deve essere “un campanello d’allarme” per il governo. L’esistenza di un organismo per combattere le influenze straniere (la Defending Democracy Taskforce) non basta se non si conoscono portata e risultati del suo lavoro. Per Spotlight on Corruption occorre un’agenzia di contrasto dotata di risorse specifiche e di un mandato chiaro.
Anche Transparency International UK ritiene paradigmatica la sentenza. La condanna di Gill “mostra come agenti che agiscono per conto di interessi ostili al Regno Unito abbiano cercato di corrompere i nostri processi democratici attraverso pagamenti diretti a un politico eletto” e rappresenta “un momento significativo” nella comprensione delle minacce di interferenza straniera. L’organizzazione sottolinea che il pericolo è “reale e urgente”.
La condanna ha rilanciato le accuse di legami tra Reform UK e interessi russi. Keir Starmer ha chiesto a Nigel Farage di avviare “con urgenza” un’indagine interna per accertare eventuali altri legami tra il partito e la Russia. Starmer ha inoltre sollecitato una risposta più ampia alle ingerenze straniere nella politica britannica. Da parte sua, Farage ha dichiarato di conoscere bene Gill, e di essere quindi rimasto “scioccato” nello scoprire di avere avuto a che fare con una “mela marcia” che lui riteneva un “devoto cristiano”. Il leader di Reform ha inoltre escluso di avviare indagini interne.
Lo scorso 23 novembre la divisione anti-terrorismo della polizia britannica ha confermato che sono in corso indagini su altri ex europarlamentari britannici.
Un ex eurodeputato di UKIP e Brexit Party, David Coburn, viene citato nei documenti processuali: in alcuni messaggi WhatsApp Voloshyn discute con Gill di una somma di 6.500 dollari “per un altro eurodeputato”, identificato come “D” o “David”. Coburn è l’unico David ad aver partecipato a una riunione del direttivo dei due canali 112 e NewsOne in quel periodo. Non ci sono tuttavia prove che siano stati offerti soldi a Coburn, o che li abbia ricevuti. Interpellato dai giornalisti fuori dalla sua residenza in Francia, Coburn ha risposto “no” alla domanda se avesse mai preso denaro in relazione al caso Gill.
Nei giorni successivi alla condanna, una petizione sul sito del Parlamento ha superato in pochi giorni le 100 mila firme, soglia che consente la discussione dell’argomento alla Camera dei Comuni. Il testo chiede un’inchiesta “su scala nazionale” per accertare “profondità e ampiezza” di possibili campagne di influenza russa nella politica britannica.
L’Ukraine Solidarity Campaign (USC) e altre organizzazioni hanno manifestato davanti al tribunale il giorno della sentenza. I manifestanti hanno sventolato cartelli di protesta e intonato cori come “e allora Farage?”. In un comunicato, l’USC ha fatto appello al movimento sindacale e alla sinistra britannica perché chiedano una “inchiesta ampia e approfondita” sull’interferenza russa e pongano Farage e la leadership di Reform UK “al centro” di qualsiasi indagine:
Non occorre attendere l’esito dell’indagine per sapere che Reform UK è un agente dell’influenza russa nel Regno Unito. Questo allineamento è parte integrante della loro politica di estrema destra, anti-lavoratori, anti-migranti e filo-miliardari.
Luke Charters ha ricordato che le affinità elettive tra Reform UK e Cremlino sono numerose, dalle dichiarazioni del 2014 di Farage sull’ammirazione per Putin alle numerose volte in cui ha sostenuto che l’invasione dell’Ucraina sia stata provocata dall’Occidente, senza contare i compensi ricevuti per partecipazioni a programmi di Russia Today. Nel 2024, la testata DeSmog ha rivelato come uno dei principali finanziatori di Reform UK avesse interessi commerciali in Russia.
Il sitoThe Nerve ha pubblicato una timeline che comprende i viaggi di Gill, organizzati da uno stesso uomo del Cremlino, le sue dichiarazioni a favore della Russia e i suoi rapporti stretti con Nigel Farage.
Dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina e le sanzioni inflitte alla Russia, negli ultimi anni diversi paesi europei hanno denunciato reti di influenza che avrebbero usato denaro russo per condizionare politici, media e opinione pubblica.
Nel marzo 2024 le autorità ceche e polacche hanno annunciato di aver smantellato una rete di propaganda filorussa che avrebbe usato il sito Voice of Europe come veicolo per diffondere narrazioni anti-Ucraina e per pagare politici europei non meglio identificati. Secondo le informazioni raccolte dai servizi cechi, esponenti politici di Germania, Francia, Polonia, Belgio, Paesi Bassi e Ungheria avrebbero ricevuto denaro per influenzare il dibattito pubblico in vista delle elezioni europee.
I pagamenti sarebbero avvenuti in contanti, in incontri riservati a Praga, oppure attraverso criptovalute. Dietro la rete ci sarebbe ancora una volta Viktor Medvedchuk, indicato dalle autorità ceche come il principale regista dell’operazione, con la gestione quotidiana affidata ad Artyom Marchevsky, entrambi sanzionati da Praga. Il primo ministro belga Alexander De Croo ha dichiarato che tra i destinatari ci sarebbero stati anche membri del Parlamento europeo.
Petr Bystron, deputato di Alternative für Deutschland (AfD) e candidato alle europee del 2024, secondo l’intelligence ceca è stato filmato mentre riceveva 20 mila euro in contanti da Marchevsky, in una macchina parcheggiata a Praga. La procura di Monaco ha aperto indagini preliminari per sospetta corruzione, e lo scorso maggio Bystron si è visto rimuovere l’immunità da europarlamentare. Nel maggio dello scorso anno gli era stata revocata l’immunità parlamentare e il suo ufficio era stato perquisito.
Un altro esponente di spicco dell’AfD, Maximilian Krah, è stato interrogato dall’FBI nel dicembre 2023 su possibili pagamenti da ambienti vicini al Cremlino, mostrandogli messaggi in cui Voloshyn parla di “compensi” per le sue “spese tecniche” e assicura che, da maggio, “sarebbe stato come prima di febbraio”. Nell’aprile 2024 la procura di Dresda ha aperto due indagini preliminari per corruzione legate a presunti pagamenti da fonti russe e cinesi. Krah ha negato ogni illecito, sostenendo di non essere a conoscenza delle iniziative dei magistrati. Sempre in quel periodo la procura federale tedesca ha arrestato un assistente di Krah, Jian Guo, sospettato di “spionaggio per conto della Cina” e di aver trasmesso ripetutamente informazioni sul funzionamento del Parlamento europeo al ministero della Sicurezza di Stato di Pechino.
Anche il mondo dell’informazione non è rimasto fuori da questa rete. Un’inchiesta congiunta di ZDF, Der Spiegel e Paper Trail Media ha rivelato che il giornalista tedesco Hubert Seipel, autore di due libri su Putin e di un documentario sul presidente russo, ha ricevuto 600 mila euro da società legate all’oligarca Aleksej Mordashov, stretto alleato del Cremlino e sotto sanzioni occidentali. I pagamenti sarebbero arrivati attraverso una società con sede a Cipro per la stesura e promozione di un libro sul “clima politico in Russia”, descritto da molti come un ritratto favorevole di Putin. Secondo i giornalisti, Seipel avrebbe ricevuto denaro già nel 2013, prima della pubblicazione del suo primo volume. Il giornalista ha confermato di aver ottenuto un “sostegno finanziario per mezzo di Mordashov”, ma nega che ciò abbia influenzato il contenuto delle sue opere.
Ecco perché, in un simile quadro, il tema dei rapporti tra Russia e Reform UK, così come le posizioni di Farage sull’Ucraina, potrebbero diventare una spina nel fianco per il partito di estrema destra.
Non solo Reform UK: la condanna di Nathan Gill per corruzione svela la rete russa che influenza l’Europa
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