No alla Sanità Differenziata!

Gentile Direttore, con l’Autonomia Differenziata si sta giungendo a una sanità e ad una salute differenziata. Questo progetto, infatti, non si base sul sostantivo “autonomia”, che potrebbe essere anche avere anche risvolti positivi quando si occupa della specificità del territorio, ma sull’aggettivo “differenziata”.

In tema di diritti, differenziare è un grande rischio perché questa logica porta inevitabilmente ad avere diritti differenziati e libertà differenziate frutto di risorse differenziate. Non è un caso che a sostenere questo progetto siano infatti le regioni più ricche del settentrione che già erogano migliaia di prestazioni sanitarie per i cittadini del Centro e del Sud che devono “emigrare al Nord per curarsi”, con i cosiddetti viaggi della speranza.

In Sardegna, invece, c’è da registrate, che rispetto al Paese l’età media negli ultimi anni la speranza di vita delle persone sta diminuendo anche a causa di una spoliazione del sistema sanitario avvenuta incessantemente e inesorabilmente negli ultimi decenni.

L’abbassamento della longevità dei cittadini sardi (così come avviene in altre regioni del centro-sud) si riscontra soprattutto nelle fasce della popolazione che hanno meno possibilità di accesso alle cure.
Basta vedere come le liste di attesa per le viste specialistiche incidono sul bisogno di salute dei cittadini sardi a causa dei ritardi nelle diagnosi.

Con l’Autonomia Differenziata questa tendenza si accentuerà in quanto la nostra regione avrà disposizione risorse solo e quasi esclusivamente derivanti del gettito fiscale regionale, senza più o quasi nessun riparto di tipo perequativo nella distribuzione delle risorse nazionali.

In Sardegna tutti gli indicatori ci dicono che la sanità è in crisi; le cause sono la mala gestione perpetuata da anni che ha determinato una cattiva programmazione sanitaria. Un esempio su tutti è rappresentato dalla curva pensionistica di medici e operatori sanitari in generale, in particolare innalzamento costante dell’età dei medici di medicina generale che anche nella nostra regione fa sì che più della metà dei colleghi abbia superato i 60 anni. Nonostante gli allarmi lanciati nel corso degli ultimi decenni, non si sono avute risposte degne di nota.

Come inevitabile conseguenza molti cittadini sardi, già ora da subito , non riescono ad avere un proprio medico di famiglia. Questo quadro già a tinte fosche peggiorerà inevitabilmente con il taglio delle risorse per la sanità conseguente al progetto di legge Calderoli sull’Autonomia Differenziata. Basta vedere come il Servizio del Bilancio del Senato, a maggio 2023 abbia passato al setaccio il disegno di legge, rilevando diverse criticità importanti. A cominciare dal trasferimento alle regioni di un consistente numero di funzioni oggi svolte dallo Stato (e delle relative risorse umane, strumentali e finanziarie), ci sarebbe così una forte crescita del bilancio regionale in alcune regioni e una altrettanto forte decrescita in tutte le altre col rischio concreto per queste ultime di non riuscire a conservare i livelli essenziali delle prestazioni. Le regioni più povere, oppure quelle con bassi livelli di tributi erariali maturati nel proprio territorio, avrebbero così maggiori difficoltà a finanziare, e dunque ad acquisire, le funzioni aggiuntive.

Per queste ragioni ci rivolgiamo a tutti i colleghi, ai cittadini, alle associazioni dei malati, affinché si realizzino in Sardegna e in tutte le altre Regioni tutte le iniziative possibili utili a contrastare la legge sull’ Autonomia Differenziata, perchè il Servizio Sanitario Nazionale deve ritornare ad essere sempre più equo, universale e pubblico.

Autori

2024-01-17