DDL ZAN: LA SARDEGNA SI FA SENTIRE, NO ALLE DISCRIMINAZIONI!

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Di Michela Vargiu

Cagliari e la battaglia del noi, a manifestare sono state centinaia di persone accompagnate da Alessandro Zan verso i diritti della comunità LGBTQ+. “Bregúngia”, tradotto in italiano “vergogna”, è lo slogan della protesta, rivolta al Senato per aver girato le spalle ai diritti umani suscitando appunto bregúngia e indignazione nel vivere in un paese che non ti tutela.

Sono stati numerosi i cartelli creati dalle persone, uno di questi ha racchiuso la motivazione per la quale si dovrebbe approvare una legge come quella del DDL Zan, legge che in altri paesi come la Francia, è stata approvata già nel 2004, mentre in Italia si è ancora così; il cartello in questione dice: “subire violenza perché di diverso orientamento sessuale o identità di genere, o ancora perché disabile è discriminante tanto quanto subirla perché di diversa etnia razza, nazione o religione. Sono egualmente differenze che ledono”; altri come: “applausi come coltelli” citando gli applausi del Senato una volta votato l’affossamento del disegno di legge. Il dolore è il sentimento che circonda l’Italia da un paio di giorni.

Centinaia di persone presenti al presidio pacifico, tra cui in stragrande maggioranza voci giovanili, che non si arrendono all’idea che il loro paese possa essere rappresentato da persone che diffondono odio. Come ha detto Alessandro Zan: “l’applauso al Senato è un lasciapassare all’odio, nell’agire in violenza. C’è una responsabilità nel chi fa politica; si dovrebbero dare dei messaggi d’amore, gentili e di ponderatezza”.


A dare una speranza è proprio Alessandro Zan, che durante l’intervista della presentazione al suo libro: “Senza paura. La nostra battaglia contro l’odio”, afferma che nelle prossime politiche i diciottenni potranno votare al Senato, facendo così la differenza. “Da oggi ricominciamo ancora più forti di prima” un invito a non mollare, a non smettere di credere nei propri diritti, a combattere, per rendere la società un posto sicuro, in cui “inclusività” sia la parola e il mezzo d’ordine.

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